Erzelli: Come finisce la favola? “Il re è nudo!”

da: http://sinistracriticagenova.wordpress.com/2012/07/30/erzelli-larrosto-il-fumo-e-i-fantastilioni/

di Sergio Morra (*)

Come finisce la favola? “Il re è nudo!”

Poteva sembrare una bella favola quella che da circa sei anni ci hanno narrato un “governatore” della Liguria, due o tre sindaci di Genova, la Confindustria, le banche e la rispettabile stampa cittadina: una favola in cui industrie e università, con la santa benedizione del mondo politico ufficiale, vivono insieme felici e contente in un grande Polo Tecnologico capace di far decollare la città verso magnifiche sorti e progressive …

Le promesse iniziali prevedevano costi zero per l’università, grandi laboratori, spazi per nuove case dello studente, e naturalmente virtuose sinergie fra ricerca universitaria e aziende private. (Le sinergie coi privati sono sempre per definizione virtuose, chi può sognarsi di metterlo in dubbio?) Nientemeno che Renzo Piano avrebbe dovuto partecipare alla progettazione. Tutti ne avrebbero goduto dei grandi benefici (tranne forse la collina di Erzelli, a cui non è detto che faccia bene essere cementificata come tante altre colline genovesi, ma lasciamo stare questo dettaglio, semmai ne riparleremo la prossima volta che pioverà un po’ troppo). Questa però è solo una favola. Questo è solo il fumo.

E l’arrosto quale sarebbe? L’arrosto sarebbe una bella cementificazione degli Erzelli, con un contributo di 110 milioni di Stato e Regione a tutto vantaggio di GHT e Leonardo Technology, Carige e Intesa S.Paolo. Un altro bell’arrosto sono gli oltre 40 milioni dati dal governo alla Ericsson, di cui una quindicina regalati a fondo perduto, per trasferirsi a Erzelli: la Ericsson ringrazia, incassa e dopo un paio di mesi dimostra tutta la serietà del suo interesse per il Polo Tecnologico licenziando 94 lavoratori, tra cui una bella fetta del reparto Ricerca e Sviluppo… Infine anche l’acquisto degli edifici universitari di Albaro da parte di GHT a un prezzo pari a meno della metà del loro valore poteva essere un arrosto interessante. Ma per giustificare tutto questo giro di soldi, con contributi statali e regionali a fondo perduto, era necessario che tutti continuassero a emanare fumo, raccontando la favola bella del Polo Tecnologico che risolleva il ponente e la città …

Rispetto a questa favola (ma se vi pare poco serio chiamarla “favola” chiamiamola pure Accordo di Programma del 2007, che tanto è lo stesso) le carte in tavola sono parecchio cambiate. I costi previsti sono lievitati. Gli spazi sono diminuiti. I trasporti pubblici non sono garantiti. Le case dello studente sono proprio sparite dal progetto. Renzo Piano, non appena percepita la discrasia tra il fumo fiabesco e l’arrosto reale, giustamente si ritira sottraendo al progetto l’alone del suo carisma. La sinergia con le industrie consiste nel comportamento cialtronesco di Ericsson, che si prende i suoi milioni e poi fa marameo licenziando tutti, e in quello per lo meno un po’ più serio di Siemens, che rifiuta i milioni per non doversi impegnare a collaborare in futuro con l’università. Ma il Partito del Mattone ha bisogno che il progetto vada avanti. I costi sono lievitati? La sovvenzione di 110 milioni pubblici non basta più? Mancano ancora 42 milioni? Ma che ce li metta l’università, per la miseria! In cambio dell’onore di partecipare al favoloso progetto, vorrà pur contribuire con 42 milioni, no?

Il guaio però è che questi 42 milioni non li ha … L’università ci ha pure creduto alla favola del Polo Tecnologico, vorrebbe collaborare e ha cercato dappertutto i 42 milioni, anzi, continua ancora a cercarli. Ma nessuno glieli dà e quindi non ce li può mettere … La Confindustria, il Partito del Mattone e i loro giornalisti urlano sdegnati: la casta dei baroni universitari ferma il progresso, non vuole investire neppure 42 milioni per il bene della città … Certo non è facile dire di no ai poteri forti dell’edilizia, della finanza e della politica; i vertici dell’ateneo si scusano moltissimo e promettono di collaborare se qualcuno gli troverà i 42 milioni famosi… ma allo stato attuale i 42 milioni che GHT, Claudio Burlando e soci chiedono di investire non esistono proprio, sono come i fantastilioni di zio Paperone.

E se non vi sembra serio parlare di fantastilioni, di fumo e di favole citiamo allora le parole di una persona indubbiamente seria, l’ex Preside di Economia prof. P. Ferrando: “Con il passare del tempo, il trasferimento di Ingegneria agli Erzelli si è derubricato a mera operazione immobiliare … È mai possibile che nessuno si fosse accorto che il trasferimento di Ingegneria agli Erzelli mancava di sostenibilità finanziaria, che l’Università non avrebbe mai potuto accollarsi l’operazione? … L’Università certamente avrà in questa vicenda le sue colpe. Ma forse la colpa maggiore è stata … quella di assecondare acriticamente un’operazione che, dall’inizio, avrebbe dovuto esser impostata a un diverso livello di progettualità.” Chiaro, no? Se non lo fosse, traduciamo in italiano: Si poteva capire fin dall’inizio che la storia del Polo Tecnologico era un gran fumo e che l’arrosto era l’operazione immobiliare; l’errore dell’Università è stato dare credito a questa favola, con la conseguenza di sentirsi pure chiedere di pagarne il conto (con soldi che non ha).

I vari governi di centro-destra e di centro-ex-sinistra negli ultimi dieci anni non hanno fatto altro che tagliare i fondi all’università: diminuire il fondo di finanziamento ordinario, far slittare i fondi di ricerca, bloccare il turnover, porre sempre nuovi vincoli di spesa e regole talvolta assurde per la gestione dei pochi fondi disponibili. Se ne accorgono bene anche gli studenti, che ogni momento si vedono aumentare le tasse e ridurre le borse di studio. L’Università di Genova non ha più neppure i soldi per abbonarsi a database essenziali per la ricerca. E dovrebbe indebitarsi per 42 milioni per girarli alla speculazione edilizia?

Eppure Claudio Burlando spara col bazooka, minacciando l’ateneo di fargli causa per danni. Mah, è strano Burlando. Quand’era sindaco è stato qualche settimana in galera, nel 1993, per vicende legate al sottopassaggio di Caricamento. Fu poi assolto, ma con una linea di difesa che sosteneva: sì è vero, ho firmato io quelle carte, ma non ho capito che cosa firmavo, io firmo tutte le carte che mi passano e non mi preoccupo nemmeno di capirle… Dopo che si era dato da solo una simile patente di cretino, il suo partito invece di candidarlo a una pensione per infermità mentale lo candidò alla poltrona di “governatore” della regione. Strano davvero. Non c’è dubbio che Burlando sia un illustre esponente del PD e del PDM (Partito Del Mattone). Ma se firmasse una denuncia contro l’ateneo è molto probabile che qualcuno gli rammenti con quanta perspicacia in altri tempi firmò altre carte a favore del Partito del Mattone …

Il presidente ligure della Confindustria, Giovanni Calvini, è altrettanto minaccioso: le industrie potrebbero interrompere le “partnership” con l’Università di Genova e rivolgersi ad “altri atenei che condividano la visione e le esigenze di sviluppo delle imprese”. Papale papale. Il compito dell’università è farsi dettare la visione e le esigenze di sviluppo delle imprese, mettersi sull’attenti e obbedire, magari contribuendo pure con un bel pacchetto di milioni …

Sul fronte istituzionale, una replica abbastanza chiara è venuta dai direttori dei 4 Dipartimenti di scienze sociali: “Il compito esclusivo di un’Università è quello di utilizzare le risorse disponibili per offrire formazione e fare ricerca. Non è nei compiti di un’Università usare queste risorse a sostegno di progetti economici di qualsivoglia natura.”

Tutto bene allora? L’ateneo ha finalmente imparato la lezione e ha capito che non bisogna dare ascolto alle fiabe della Confindustria e del PDM e accodarsi ai privati interessi delle imprese private? Non credo. L’ideologia dell’adeguamento delle università pubbliche alle richieste dei potenziali finanziatori privati domina da più di vent’anni, dai tempi dei disegni di legge dell’allora ministro Ruberti a cui non oppose alcuna resistenza. Questa ideologia ha trovato la massima espressione negli ultimi anni nella legge Gelmini, contro la quale i ricercatori lottarono strenuamente ma con cui le “alte sfere” delle università, anche a Genova, furono in gran parte conniventi. Anche adesso, nonostante lo sdegno per la sfacciata richiesta di contribuire con 42 fantastilioni, l’atteggiamento prevalente nell’ateneo è di continuare a credere alla favola del Polo Tecnologico e augurarsi che qualcuno ci metta i fondi necessari. Difficile, molto difficile che l’accademia che conta impari la lezione e volti le spalle ai privati. Certo, il compito dell’università sarebbe offrire formazione e fare ricerca. Ma i soldi mancano, il coltello dalla parte del manico lo tengono i privati e un sistema politico a egemonia liberista, per cui è ben difficile che chi governa l’università si ricordi quali sono i suoi veri compiti (tranne quando gli puntano una pistola alla tempia chiedendogli un bottino di 42 milioni). Passata la minaccia, torneranno ad amoreggiare con la Confindustria.

Se c’è speranza di riportare l’università pubblica ai suoi veri compiti, questa può venire solo dal basso: dagli studenti, dal personale tecnico-amministrativo, dai ricercatori, dai precari. Le uniche voci di dissenso collettivo che, sia pure a ondate, negli ultimi vent’anni si siano levate contro l’egemonia del privato sull’università.

(*) del Coordinamento provinciale di Sinistra Critica – Genova

da: http://sinistracriticagenova.wordpress.com/2012/07/30/erzelli-larrosto-il-fumo-e-i-fantastilioni/

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