Università di Attac Italia. Diretta Straming: “I movimenti nel palazzo”

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Confronto collettivo tra Ornella De Zordo, Atessandro Di Battista, Giacomo Russo Spena e Marco Bersani.

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Ornella De Zordo, già docente di letteratura inglese all’Università di Firenze, è da sempre attiva in movimenti e vertenze per la difesa del territorio, dei servizi pubblici e dei diritti. E’ stata eletta in Consiglio comunale a Firenze per due legislature come esponente della lista di cittadinanza di sinistra ‘perUnaltracittà’. Con tale ruolo ha agito per 10 anni – dal 2004 al 2014 – all’opposizione, portando dentro il palazzo le istanze delle realtà insorgenti e delle vertenze antiliberiste attive in città. Attualmente prosegue con l’attività di perUnaltracittà trasformato in Laboratorio politico dal basso.

Alessandro Di Battista, laureato in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo (DAMS) e specializzazione in Tutela Internazionale dei Diritti Umani (Master alla Sapienza). Ha lavorato come cooperante per Amka onlus in Guatemala e in Congo e con l’Unesco sul diritto all’alimentazione. E’ stato per diverso tempo in America Latina: in Argentina, dove ha studiato il fenomeno delle fabbriche recuperate dagli operai; in Cile, dove ha sostenuto la lotta del popolo Mapuche; in Bolivia, dove di è occupato di sovranità alimentare e dei diritti dei minatori; in Guatemala, dove ha studiato l’impatto sulle popolazioni dei progetti Enel; in Ecuador, dove si è occupato di orti urbani e giustizia indigena; in Amazzonia, dove ha lavorato in un lebbrosario; in Colobia, Perù e Nicaragua, dove si è occupato di lotta al transgenico, riforma agraria e movimenti contadini; in Colobia, dove ha studiato i fenomeni criminali legati al narcotraffico e ai paramilitari. Giornalista e collaboratore del blog di Beppe Grillo dal 2011, nel 2013 viene eletto deputato alla Camera per il Movimento 5 Stelle.

Giacomo Russo Spena è giornalista di MicroMega. ha lavorato per Il Manifesto e Il Riformista. Collabora con L’Espresso,it e Il Fatto del Lunedì. Blogger dell’ Huffington Post, ha scritto “Ripuliti, postfascisti durante e dopo Berlusconi” (Castelvecchi, 2012) e “Tsipras chi?” (Alegre, 2014)

Marco Bersani, laureato in filosofia, è dirigente comunale dei servizi sociali. Socio fondatore di Attac Italia, e fra i portavoce del Genoa Social Forum nel luglio 2001, è tra i principali animatori del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che ha dato vita alla vittoriosa campagna referendaria del 2011. E’ fra i promotori del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale e della campagna “Stop TTIP!”. Collabora con Il Manifesto. Ha scritto “Acqua in movimento. Ripubblicizzare un bene comune” (2007), “Nucleare: se lo conosci lo eviti” (2009), “Come abbiamo vinto il referendum” (2011), “CatasTroika. Le privatizzazioni che hanno ucciso la società” (2013), tutti per Edizioni Alegre. E’ co-autore di “Come si esce dalla crisi” (2013, Edizioni Alegre).

Università di Attac. Diretta Streaming – Movimenti fra partecipazione e rappresentanza – I movimenti laboratorio di conflitto e di democrazia

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“Movimenti fra partecipazione e rappresentanza”: confronto collettivo facilitato da Catia Papa e Franco Russo

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Catia Papa è ricercatrice di Storia contemporanea presso l’Università degli studi della Tuscia e collabora con la Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco. I suoi interessi e le sue pubblicazioni spaziano dalla storia delle culture e dei movimenti giovanili, alla storia del movimento femminista e neofemminista, alla storia dei movimenti ambientalisti tra anni Settanta e Ottanta. Recentemente ha condotto una ricerca storico-archivistica sul movimento per l’acqua pubblica in Italia.

Franco Russo, attivo nel movimento del ’68 e poi nei gruppi alla sinistra del PCI, ha partecipato fin dalla sua fondazione a Democrazia Proletaria, di cui è stato per due legislature deputato e poi presidente del gruppo parlamentare. Nel 1990, ha animato le fasi iniziali dell’associazione Antigone e del Forum diritti/lavoro; con esponenti storici dell’ambientalismo (Giovenale e Nebbia), ha dato vita ad associazioni rossoverdi, fra le quali il Forum ambientalista, confluite in maggioranza nel 2000 in RC, del cui dipartimento Democrazia e politiche costituzionali è stato responsabile.

“I movimenti laboratorio di conflitto e di democrazia”: confronto collettivo facilitato da Luca Raffini e Alberta Giorgi

Luca Raffini è un sociologo politico. Si occupa di democrazia partecipativa e deliberativa, di partecipazione e media digitali, di condizione giovanile e di mobilità e migrazioni. Fa parte della redazione della rivista “Partecipazione e Conflitto e SocietàMutamentoPolitica”. È socio fondatore dell’associazione “Sottosopra – Attivare democrazia” (www.democraziasottosopra.it). Tra le sue pubblicazioni recenti, con L. Alteri (a cura di), La Nuova politica. Mobilitazioni, movimenti e conflitti in Italia.

Alberta Giorgi è ricercatrice post-doc presso il Centro de Estudos Sociais dell’Università di Coimbra, si occupa di sociologia politica (partecipazione politica, movimenti sociali, religione e politica). Ha svolto attività di ricerca e insegnamento nelle Università di Milano, Milano Bicocca, Trento. Durante le mobilitazioni dei ricercatori precari ha partecipato al percorso di auto-inchiesta (Alla ricerca dell’Onda – FrancoAngeli 2010). Più di recente si è interessata alle mobilitazioni dei lavoratori dell’arte e dello spettacolo.

Università di Attac Italia. Diretta streaming – La democrazia nei movimenti.

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“La democrazia dei movimenti”: confronto collettivo facilitato da  Mimmo Porcaro

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Mimmo Porcaro ha partecipato attivamente alla stagione di Porto Alegre e di Genova, anche studiando gli effetti dell’emergere dei movimenti sulla teoria tradizionale del partito, della democrazia e del socialismo. Dopo l’esperienza del secondo governo Prodi (che lo ha visto personalmente impegnato sia a Roma che a Bruxelles) e dopo l’esplosione e lo sviluppo della crisi del 2007-2008, ha iniziato a rivedere alcune delle precedenti teorizzazioni e a riflettere sulla debolezza dei movimenti e dei sindacati di fronte alla macchina dell’Unione europea, sul ruolo negativo dell’euro e sulla necessità di connettere una radicalizzazione dei temi del socialismo e una originale ripresa del tema della sovranità nazionale, in funzione della creazione di una nuova unità europea sulle ceneri di quella attuale.

Università di Attac Italia. Diretta streaming – Lo stato della democrazia – La partecipazione oltre le organizzazioni novecentesche

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“Lo stato della democrazia” : confronto collettivo facilitato da Gaetano Azzariti e Donatella Della Porta.

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Gaetano Azzariti è ordinario di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”.E’ stato coordinatore del dottorato di ricerca in Diritto costituzionale e diritto pubblico generale dell’Università di Roma “La Sapienza” e, in precedenza, coordinatore del dottorato di ricerca in Diritto Pubblico dell’Università di Perugia. Ha insegnato Istituzioni di diritto pubblico nell’Università di Torino e Diritto costituzionale nell’Università di Perugia. Ha insegnato Diritto costituzionale, Dottrina dello Stato, Diritto regionale e Diritto ed economia delle fonti di energia nella L.U.I.S.S. “Guido Carli” di Roma. È membro dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti. E’ condirettore della Rivista online “Costituzionalismo.it”. Fa parte della Direzione della Rivista “Politica del diritto”, del Comitato di direzione delle Riviste “Diritto Pubblico” e “Rivista di Diritto costituzionale”, nonché del Comitato scientifico di “Giurisprudenza costituzionale”.

Donatella Della Porta è docente di sociologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali all’Istituto Universitario Europeo, dove dirige il Centro Studi sui movimenti sociali (Cosmos). She is also directs a major ERC project Mobilizing for Democracy, on civil society participation in democratization processes in Europe, the Middle East, Asia and Latin America. Among her very recent publications are: Mobilizing for Democracy (Oxford University Press, 2014); Can Democracy be Saved?, Polity Press, 2013; Clandestine Political Violence, Cambridge University Press, 2013 (with D. Snow, B. Klandermans and D. McAdam (eds.). Blackwell Encyclopedia on Social and Political Movements, Blackwell. 2013; Mobilizing on the Extreme Right (with M. Caiani and C. Wagemann), Oxford University Press, 2012; Meeting Democracy (ed. With D. Rucht), Cambridge University Press, 2012; The Hidden Order of Corruption (with A. Vannucci), Ashgate 2012.. In 2011, she was the recipient of the Mattei Dogan Prize for distinguished achievements in the field of political sociology.

“LA partecipazione oltre le organizzazioni novecentesche” : confronto collettivo facilitato da Lidia Cirillo e Paolo Cacciari

Lidia Cirillo è stata attiva negli anni Sessanta nel Partito Comunista, che ha poi abbandonato alla vigilia del ’68 per aderire alla Quarta Internazionale, in cui ancora oggi milita.

Femminista dai primi anni Settanta è responsabile della collana di testi femministi monotematici Quaderni Viola. Ha collaborato con numerose riviste e giornali tra cui La Sinistra, Liberazione, Bandiera Rossa, Erre, Towanda, Il Paese delle donne, Viento Sur, Actitud, La Revista internacional de filosofia politica. Ha scritto tra l’altro “Mejor Huérfanas”, “Lettera alle Romane”, “La luna severa maestra”, “Da Vladimir Ilich a Vladimir Luxuria”, “Lotta di classe sul palcoscenico” e partecipato a numerosi libri collettivi ,tra I quali “La Storia che non c’era”, “L’Emancipazione malata”, “La straniera”, “Sebben che siamo donne”. Collabora con il sito communianet.org.

Paolo Cacciari è giornalista. E’ stato per vari periodi assessore al Comune di Venezia, occupandosi di partecipazione, servizi pubblici, ambiente, centro pace. E’ stato consigliere regionale e deputato.

Per le edizioni Punto Rosso ha curato il volume: Aa. Vv., Agire la nonviolenza, 2004, e Sulla comunità politica, 2007. Per le edizioni Intra Moenia ha partecipato al volume collettivo La democrazia possibile, 2002 e ha pubblicato Pensare la decrescita. Sostenibilità ed equità, 2006, e Decrescita o barbarie, 2008. Per gli Amici di Tolstoi ha scritto la post fazione del volume Tolstoj e Marx. Oltre il marxismo verso la nonviolenza, Sankara, 2006. E’ curatore dei volumi: La società dei beni comuni, Ediesse, 2010, e Viaggio nell’Italia dei beni comuni, Cafiero & Marotta, 2012. E’ coautore del volume Immaginare la società della decrescita, Terra Nuova, 2012.

Lettera aperta: acqua, profitti gestori mai così alti – violata la legge

Gentile Signor/a Sindaco,

nell’ici permettiamo di segnalarle alcuni fatti poco noti al grande pubblico:

  1. nel 2013 i profitti dei gestori del servizio idrico genovese hanno segnato un record assoluto: oltre 23 milioni di utili netti! E la semestrale di Iren SpA presenta risultati, per il ramo idrico, in ulteriore crescita. L’Autorità per l’Energia e il Gas asserisce che il nuovo metodo tariffario si propone solo di coprire i costi del servizio, rispettando la legge attualmente in vigore per effetto del voto referendario: ma allora da dove vengono questi profitti, in crescita di anno in anno dal 2010? I dati presi dai bilanci delle società di gestione e da documenti dell’ATO indicano due fattori concomitanti: tariffe ben più favorevoli al gestore della precedente; caduta o ristagno degli investimenti;
  2. i maggiore gestore, Mediterranea delle Acque (Gruppo Iren) neglio ultimi 4 anni ha distribuito come dividendi 20 milioni in più degli utili, attingendo alle riserve. Perché gli azionisti di MdA hanno preteso ciò? Mostreremo come gli azionisti di Mda hanno necessità dei dividendi, perché con essi pagano gli interessi dei prestiti accesi per comprare la stessa MdA, oppure per creare la ragnatela societaria improduttiva che l’avvolge. Noi cittadini utenti paghiamo tariffe sempre più alte per permettere ad altri soggetti di comprare le nostre proprietà, e per centralizzare il potere decisionale attraverso piramidi societarie che moltiplicano i costi improduttivi, ma sono necessarie all’organizzazione e agli equilibri interni all’oligarchia partitico-finanziaria;
  3. la caduta delle aziende locali del gas, dell’acqua, dell’elettricità, del trasporto pubblico in mano a società finanziarie (come Iren, per esempio) precedette il Grande Crollo del 1929 e la successiva Depressione, che fu superata solo con la seconda guerra mondiale.
  4. LA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI INIZIATIVA POPOLARE, per la quale cominceremo la raccolta delle 5.000 firme necessarie entro questo mese, si propone appunto di attuare la legge vigente, necessariamente entro i limiti delle normative nazionali ed europee.

Se la proposta di legge sara’ accolta dal consiglio regionale, in liguria realizzeremo un servizio idrico “pubblico”, cioe’ senza fini di lucro, rispettoso dell’ambiente, efficiente nell’uso delle risorse.

Tutto questo e altro ancora è discusso e documentato nel documento allegato.   (clicca qui per scaricare il  documento in pdf)

Assemblea macroregionale Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Per il diritto all’acqua contro la privatizzazione dei beni comuni

 

Genova, 20 Settembre 2014

Nel corso degli ultimi mesi è sempre più evidente come il Governo attuale, in perfetta sintonia con i governi precedenti, stia perseguendo la Acqua-rispetto-resferendummercificazione dei beni comuni, la precarizzazione del lavoro e della vita, la privatizzazione di tutti i servizi pubblici, per non trascurare il  restringimento dei diritti e della democrazia mediante gli attacchi alla Costituzione con le annunciate riforme istituzionali.

La battaglia per il diritto all’acqua, che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua porta avanti da quasi 10 anni, si inserisce esattamente in questo contesto e ne ha saputo cogliere i limiti e le debolezze, riuscendo ad ottenere diverse vittorie, a partire da quella referendaria.
E’ altrettanto evidente, però, che anche nella nostra battaglia rischiamo di essere costretti ad una posizione difensiva, dovuta ad un nuovo, profondo e determinato attacco, che il Governo intende mettere in campo a partire dall’autunno attraverso il rilancio delle privatizzazioni su larga scala.
Un processo che dovrebbe portare ad una riduzione delle aziende partecipate dagli Enti Locali “da 8 mila a mille”, per usare lo slogan governativo, mediante fusioni e incorporazioni in cui le grandi multiutilities rappresenteranno i poli aggregativi, oltre alla collocazione in borsa delle quote azionarie dei comuni. Ciò si configura di fatto come un’operazione lobbistica, estranea agli interessi collettivi e che allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi, invece, serve una gestione dell’acqua, dei rifiuti, del TPL, dell’energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.
Una strategia, questa, figlia delle solite politiche che, con la scusa della riduzione del debito, punta a mettere sul mercato ciò che appartiene a tutte e tutti, producendo una gravissima lesione e compressione dell’autonomia degli Enti Locali, un attacco frontale ai diritti delle cittadine e dei cittadini, una generalizzata privatizzazione e finanziarizzazione dei beni comuni, una rinnovata aggressione all’ambiente e agli ecosistemi. Tutto ciò ha già preso forma con il nuovo decreto “Sblocca Italia” e si concretizzerà definitivamente nella prossima legge di stabilità.

Crediamo sia determinante rilanciare una visione alternativa, costruire un’alleanza sociale per i beni comuni che, a partire dalla valorizzazione delle campagne proprie del movimento per l’acqua, dia vita ad una mobilitazione sociale diffusa e ampia.

Per tutte queste ragioni invitiamo tutte e tutti a partecipare all’assemblea macro-regionale (Valle D’Aosta, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana) del movimento per l’acqua che si terrà a Genova sabato 20 settembre. Per avviare un confronto, anche insieme ad altre realtà che si battono per i beni comuni, su quali proposte, strumenti e iniziative mettere in campo che siano in grado di rispondere efficacemente alla sfida che ci si pone davanti, per impedire la vendita di ciò che a tutte e tutti appartiene e costruire le basi per un altro modello sociale, fondato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e sulla gestione partecipativa degli stessi.

Programma

ALTROVE – TEATRO DELLA MADDALENA
PIAZZETTA CAMBIASO 1 – GENOVA (centro storico)
SABATO 20 SETTEMBRE, ORE 10 – 17

Ore 10.00-13.30 – Assemblea “Per il diritto all’acqua contro la sua privatizzazione”

 Ore 10.00-10.45 Saluti del Comitato Acqua Bene Comune di Genova
Interventi programmati:
 La legge regionale ligure d’iniziativa popolare per l’acqua bene comune (Alberto Dressino – Comitato Promotore)
 Accesso all’acqua: le ragioni di un diritto fondamentale in Costituzione (Alice Cauduro – Comitato Acqua Pubblica Torino)
 Costruire le gestione partecipativa e democratica dell’acqua (Comitato Acqua Pubblica Torino)
 A partire dagli strumenti (Osservatorio popolare) e dalle campagne (Obbedienza civile, ripubblicizzazione) del    movimento  per l’acqua, per contrastare i nuovi processi di privatizzazione e finanziarizzazione dell’acqua e dei beni comuni (Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua)
 Ore 10.45-13.30
Discussione generale
Ore 13.30-14.30 – Pausa pranzo

Ore 14.30-17.00 – Assemblea “Verso una campagna contro la privatizzazione e la finanziarizzazione dei beni comuni”
Come rafforzare i nessi e costruirne nuovi con le realtà sociali, a partire dalla costruzione della “scuola dei beni comuni”, per costruire una campagna contro la privatizzazione e la finanziarizzazione dei beni comuni.

Parigi 2014, Università europea di Attac. Un agosto a Parigi, a scuola dai movimenti sociali

da:   http://www.italia.attac.org/joom-attac/

 

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di Roberto Spini

Di ritorno da Parigi, dove si è tenuta dal 19 al 23 agosto l’Università estiva dei movimenti sociali organizzata dalla rete degli Attac di Europa, tante sensazioni restano addosso. Intanto l’impressione di essere stati testimoni di una grande occasione di incontro: oltre duemila partecipanti registrati dall’organizzazione, arrivati da 44 paesi. Partecipanti in modo attivo, non solo spettatori, nella natura dell’università estiva di Attac, dove non si ascolta semplicemente ma ci si confronta, si portano esperienze e proposte dai propri territori (e comunque anche solamente imparare ad ascoltare gli altri fa sempre bene, come sostiene il comandante ex Marcos ora Galeano).

L’università estiva è stata ospitata nelle strutture dell’Université Paris VII – Diderot Les Grands Moulins, un luogo molto particolare, dalle atmosfere per niente parigine visto che fa parte di un’area di nuova edificazione, che comprende anche la nuova biblioteca nazionale intitolata a Mitterand, quattro edifici fatti a forma di libro aperto che chiudono agli angoli una parte centrale in cui genialmente è stata inserita una fitta foresta che potrebbe essere un pezzo di Amazzonia. Sembra che ogni presidente francese lasci prima di scomparire l’indicazione di una grande opera nazionale che rammenti la sua figura (basti pensare al Beaubourg di Pompidou). Vengono i brividi a pensare che indicazioni potranno dare gli ultimi visto lo spessore.

A sentire alla fine i francesi di Attac, è stato un momento importante per rinnovare le lotte e le resistenze, per aprire degli “altri possibili”. In effetti vista la partecipazione massiccia, questo incontro è stato un vero successo, che dimostra come sia ancora viva la dinamica di quello che in altri tempi avremmo definito il movimento altermondialista. Nel programma di questi cinque giorni di incontri, c’erano nove grandi forum – dibattiti, 150 seminari e workshop, una trentina di attività esterne e di serate culturali.

Questa Università estiva è stata l’occasione di scambi e dibattiti intorno a diversi temi di attualità: molto sentite dai locali le mobilitazioni contro il progetto di accordo transatlantico (TTIP, che i francesi in modo più vellutato chiamato Tafta con l’accento sull’ultima a), le politiche di austerità nell’Unione europea, le lotte e le alternative di fronte al cambiamento climatico. Ma anche i conflitti in Ucraina, Palestina, Iraq e Africa, le dinamiche dei nuovi movimenti in Europa e nel mondo. Personalmente ho cercato di contribuire a due attività, interessanti perché più orientate al territorio e alla città: un seminario sulle forme di democrazia, in cui si è spaziato dall’Europa ai municipi (e ho portato anche come accenno l’esperienza delle liste di cittadinanza: una a caso…); un workshop sul ruolo delle banche pubbliche di investimento nel governo dei beni comuni, in cui ha trovato spazio il racconto di quella che è, e di quella che potrebbe essere, la funzione della Cassa Depositi e Prestiti.

L’Università estiva si è chiusa il sabato pomeriggio con una sessione che ha unito resistenti di ieri e di oggi, con la partecipazione di partigiani francesi, femministe, autonomi tedeschi del Blockupy Francoforte, movimenti di base americani.

Durante una pausa, girovagando nei dintorni, mi imbatto nella sede di Eau de Paris. Che scemo! Mi trovo nella città che è il simbolo europeo dei movimenti che si battono contro la privatizzazione dell’acqua (e di cui abbiamo anche molto abusato nella campagna referendaria di quattro anni fa…) e non ci avevo minimamente pensato. Per chi non se lo ricorda: dal primo gennaio 2010 il servizio di distribuzione e depurazione delle acque di Parigi e? stato ripubblicizzato, grazie a particolari condizioni favorevoli, inserite in un processo politico di lungo corso: fra il 2009 e il 2011, infatti, arrivavano a scadenza i contratti di concessione dei tre operatori privati (nelle mani di Suez e Veolia).

Da un documento raccolto in un seminario della rete europea dei movimenti per l’acqua cerco di capire che sviluppi ha preso questa importante esperienza. Riduzione delle tariffe, reinvestimento degli utili nel servizio, forme di controllo democratico: questi sono i principali risultati della ripubblicizzazione del servizio idrico sbandierati dal Comune di Parigi, che dovrebbe essere seguito dal ritorno annunciato alla gestione pubblica di altre citta? anche di colore politico diverso. Mentre la diminuzione delle bollette e l’investimento degli utili sembrano effetti naturali di una gestione in mano a un soggetto pubblico, stimola di più capire l’esperienza di controllo democratico. Questo si riassume fondamentalmente nell’Observatoire Parisien de l’Eau, un’istituzione composta da attori diversi e interamente dedicata all’acqua che permette a ogni cittadino di informarsi e contribuire al dibattito. Accompagna il Comune nella riflessione e nella messa in opera delle politiche in materia di acqua e organizza incontri plenari aperti a tutti; ha natura di consulta nella futura rete parigina di acqua non potabile, sul prezzo e sulla tariffazione dell’acqua; viene informato di tutte le delibere importanti sulle quali esprime un parere prima del loro passaggio davanti all’assemblea della società; riceve i rapporti annuali sul prezzo e sulla qualità? dei servizi. Resta pero? difficile mobilitare un gran numero di parigini intorno a un tema che non e? considerato come problematico e il cui aspetto tecnico puo? allontanare molti che temono di non essere abbastanza competenti. La conseguenza è che la partecipazione è ancora centrata più su organizzazioni di consumatori e ambientaliste che su meccanismi di inclusione dei cittadini. Un coinvolgimento avviene invece con i lavoratori, che esprimono due consiglieri di amministrazione.

Tra le righe viene fuori che per le penali che comunque ha dovuto pagare il Comune alle società private che avevano in mano la precedente gestione dell’acqua è intervenuto un finanziamento dell’equivalente francese della nostra Cassa Depositi e Prestiti, che evidentemente ha svolto in questo caso quella funzione pubblica che rivendichiamo in Italia. Insomma, un piatto completo.

L’esempio di Parigi resta comunque un passo avanti nella rottura degli schemi obbligati della privatizzazione dei servizi pubblici; Ha sicuramente ancora dei limiti ma paradossalmente nel paese dove 27 milioni di persone hanno votato per l’acqua pubblica resta ancora fantascienza.

L’Università europea finisce su un battello nella Senna ancorato a riva, dove viene organizzata una festicciola notturna in onore alla resistenza, questa volta quella alle basse temperature. Infatti a un certo punto mi rendo conto di avere intorno solo scandinavi. Alla fine, si torna soddisfatti a casa. Questi eventi possono avere un che di rituale, ma sono formidabili occasioni di incontro e conoscenze. Perché, nell’era digitale, del vecchio ritrovo fisico se ne sente ancora il bisogno.

Il granello di sabbia – luglio agosto 2014. Movimenti, democrazia, conflitti, rappresentanza

clicca sulla locandina per scaricare il pdf

Movimenti, democrazia, conflitti, rappresentanza

il granello di sabbia luglio agosto 2014

 

EDITORIALE:
Movimenti, democrazia, conflitti, rappresentanza
di Vittorio Lovera | Attac Italia

MOVIMENTI
Movimenti sociali e politica
di Loris Caruso

PerUnaltracittà
di Ornella De Zordo

TTIP e TISA
di Marco Bersani

DEMOCRAZIA
Intervista a Gaetano Azzariti
di redazione Attac

Una nuova stagione per i movimenti
di Corrado Oddi

CONFLITTI
Riprendiamoci il comune
di Attac Italia

Vittorie d’oltralpe
di Raphael Pepe

Crisi, biocidio e portato delle lotte ambientali
di Marika Pierre e Salvatore Altiero

Storie di ordinaria repressione al tempo della crisi
di Cristiana Gallinoni

Teatro Valle
di Nicola Rossi

RAPPRESENTANZA
Fare società con la politica
di Tommaso Fattori

Spagna tra la crisi e la speranza
di Steven Forti

Sanremo: riprendiamoci la città
di Francesca Antonelli

Sotto il sole e la nebbia di Parma
di Sabrina Michelotti

RUBRICHE
La democrazia che (non) vogliono
di Marco Schiaffino

Democrazia partecipativa
di Pino Cosentino

Il mondo che verrà (a che punto siamo).

IL MONDO CHE VERRA’           

(a che punto siamo)

pino

La notizia della prossima unione tra il quotidiano La Stampa e Il Secolo XIX (di fatto un’acquisizione del secondo da parte del primo) ha suscitato molte reazioni. Si sentono lamenti sulla decadenza di Genova.

E’ una sottovalutazione. Non siamo alla decadenza di questa o quella città. Siamo alla fine di un ordine mondiale e stiamo entrando in un’era di disordini e instabilità.

Perché Renzi non fa niente di concreto sull’economia, invece punta sulle riforme istituzionali?

Perché sa che sull’economia non potranno esserci successi da esibire. In questa situazione quello che occorre, con somma urgenza! – la barca può rovesciarsi e affondare da un momento all’altro! – è blindare il potere, o, in termini putiniani, la verticale del potere.

Renzi si sta costruendo la sua personale Arca, su cui imbarcherà i suoi sodali. Se riuscirà a rafforzare il suo potere, potrà affrontare la tempesta che può scatenarsi da un momento all’altro, dato che non ha alcun mezzo (tra quelli di cui può disporre un presidente del Consiglio espresso dall’establishment) per evitarla.

Siamo alla fine dell’utopia liberal-democratica, liberista o keynesiana.

La pausa ferragostana permette di riordinare le idee, di organizzarle e di “divertirsi” a metterle nero su bianco. Ecco qualche pensiero sui fattori della situazione attuale e le prospettive, oltre il dato di base, che domina tutti gli altri: il raggiungimento e l’oltrepassamento dei limiti delle risorse del pianeta. E’ un dato costantemente rimosso dal dibattito pubblico, dove l’economico è vissuto come la priorità assoluta, un mondo autoregolantesi e autosufficiente, svincolato dalle condizioni fisiche della sua stessa esistenza.

L’impotenza di questo sistema nel rimediare ai danni causati dal suo stesso funzionamento si può far risalire alla sua involuzione neofeudale. La struttura di comando reale è ormai pienamente sviluppata come piramide feudale, costituita da catene di vassallaggio: io (signore) ti offro protezione (carriera, posti ben retribuiti…), in cambio di fedeltà e sostegno. Il signore deve sgomitare per avere posizioni di potere da cui ricompensare i sostenitori. Ciascuno è tra un superiore e diversi inferiori. Ciascuno deve obbedienza al proprio benefattore, e a sua volta pretende obbedienza da coloro che lui ha beneficiato. Questo vale nella politica, nell’apparato pubblico, ma anche nel privato, appena si superino certe dimensioni.

Se non si ha chiaro che le Costituzioni (non solo quella italiana, “la più bella del mondo”) sono ormai delle forme vuote, fantasmi di un’altra epoca, senza più alcuna presa sulla realtà, e che il gioco politico si svolge all’interno di un sistema di posizioni di potere personali, ci si preclude la comprensione del mondo attuale.

La caduta della tensione etico-politica e la passivizzazione delle masse ha invertito la corrente. Dal governo della legge, imposto dai movimenti operai e contadini insieme con la borghesia produttiva più o meno illuminata, stiamo regredendo verso un sistema dominato dalle rendite parassitarie e dai nudi rapporti di potere. Così la prepotenza del più forte diventa fonte del diritto, l’arricchimento è il valore supremo, l’homo homini lupus soppianta solidarietà, etica, comunità.

Invece dell’universalismo dei popoli per fare del mondo un’unica comunità (ormai esistono le condizioni tecniche per questo) abbiamo la globalizzazione del mercato, dove il mercato, inteso come regolatore impersonale e giusto dei redditi e delle posizioni sociali è il velo ideologico che nasconde l’assoggettamento di intere popolazioni allo sfruttamento più brutale, il dominio della finanza speculativa e delle posizioni dominanti.

Ma non solo l’utopia è fallita. Oltre al conflitto tra immaginazione e realtà, e più ancora di esso, è fondamentale tenere d’occhio le contraddizioni, i conflitti e i fallimenti dei meccanismi reali.

Anche la globalizzazione, come meccanismo di sfruttamento universale e di assoggettamento del lavoro produttivo alla rendita parassitaria, si sta infrangendo contro i costi improduttivi crescenti delle grandi organizzazioni, politiche ed economiche. Le grandi società anonime (per azioni), le multinazionali, con decine o centinaia di migliaia di dipendenti sono meno efficienti delle imprese famigliari; la finanza speculativa impone all’intera società costi crescenti insostenibili. La burocrazia non è una piaga solo del settore pubblico, quando gli attori abbiano superato certe dimensioni. Le grandi opere inutili sono l’espressione più significativa di un meccanismo impazzito, che sta avvitandosi su sé stesso avendo perso i contatti con le fondamenta materiali e morali della vita reale.

Il mondo reale si prende la sua rivincita. Però non è detto che questo si traduca in un avanzamento, anzi si stanno scatenando forze primordiali localistiche, nazionalistiche, tendenzialmente fascistoidi e conservatrici. Sotto l’apparenza rivoluzionaria, si sviluppano movimenti politici che rivendicano i valori e le regole della proprietà, del privilegio, dello sfruttamento. Quello che vogliono è puntellare l’esistente, senza remore o freni di nessun tipo, in nome di un realismo cupo, rabbioso, sostanzialmente infelice e autopunitivo.

La popolazione non ha ancora capito quello che sta succedendo. E’ (in buona parte) scioccata, spaventata, arrabbiata, ma sempre sostanzialmente passiva. La politica come missione, come imperativo etico, è confinata in piccole nicchie emarginate. C’è poi la persistenza, anche nel campo “alternativo”, di una cultura politica vecchia, “machiavellica”, incapace di ricongiungere i valori ai programmi politici.

Una nuova cultura politica sta emergendo faticosamente, in una lotta durissima non solo contro le idee mainstream (che hanno basi valoriali così vacillanti che possono capovolgersi da un moment all’altro nel proprio contrario), ma anche contro le persistenti culture “alternative” infarcite di dogmi nati in epoche lontane.

Bisogna immergersi e imparare dalla “gente comune” (che “comune” non è). Ognuno ha da insegnare e da imparare. Gli “attivisti” debbono deporre ogni arroganza, ogni presunzione di superiorità. Non cè da creare nuove dipendenze, nuove fedeltà, nuove solitudini, nuovi poteri. C’è da tracciare e praticare percorsi di liberazione individuali dentro pratiche collettive e comunitarie.

C’è un lavoro immenso da fare, perché solo un vasto e profondo cambiamento intellettuale e morale di massa potrà salvarci. Una cultura alternativa, unitaria e plurale, diffusa nel popolo come il lievito nella pasta potrà invertire la rotta.

Come? Questo è il tema che dovrebbe impegnare tutti, a partire dalla consapevolezza della posta in gioco.

 

 

 

Ayas, 15 agosto 2014                                                                 Pino Cosentino

Università estiva di Attac Italia 12-14 settembre 2014

Qui trovi tutte le informazioni: http://www.italia.attac.org/joom-attac/universita-attac/universita-estiva-2014

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12- 14 settembre 2014 New Camping “Le Tamerici”, Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI)

Università estiva di Attac

“Movimenti, conflitti, democrazia, rappresentanza”

Programma:

venerdì 12 settembre 2014

ore 14.30 – 17.00

“Lo stato della democrazia”

confronto collettivo facilitato da: Gaetano Azzariti e Lidia Cirillo

ore 17.30 – 20.00

“La partecipazione oltre le organizzazioni novecentesche ”

confronto collettivo facilitato da: Anna Curcio e Paolo Cacciari

sabato 13 settembre 2014

ore 11.00 – 13.30

“La democrazia dei movimenti”

confronto collettivo facilitato da: Donatella Della Porta e Mimmo Porcaro

ore 15.00 – 17.30

“Movimenti fra partecipazione e rappresentanza”

confronto collettivo facilitato da Franco Russo e Catia Papa

ore 18.00 – 20.30

“I movimenti laboratorio di conflitto e di democrazia”

confronto collettivo facilitato da: Luca Raffini e Alberta Giorgi

domenica 14 settembre 2014

ore 10.30 – 13.00

“I movimenti nel palazzo”

confronto collettivo tra: Ornella De Zordo, Alessandro Di Battista, Renato Accorinti, Giacomo Russo Spena e Marco Bersani

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SAPEVI CHE QUEST’ANNO CI SARA’ ANCHE UNA UNIVERSITA’ DI ATTAC EUROPEA?

La rete degli Attac europei organizza l’Università d’Estate Europea dei movimenti sociali (ESU) presso l’Università Paris VII – Diderot (Parigi, Francia) da martedì 19 a sabato 23 agosto 2014.

Per 5 giorni, sono attesi almeno 1500 partecipanti (sostenitori di Attac, militanti di altri movimenti, cittadini) che si incontreranno per scambiare punti di vista, imparare gli uni dagli altri, discutere e continuare a sviluppare mezzi e strategie per superare la crisi mondiale e rafforzare i movimenti sociali a livello nazionale e internazionale.

L’ESU a Parigi proporrà numerosi eventi e attività: seminari e laboratori (circa 200), dibattiti più ampi («forum»), attività culturali ed escursioni… Anche Attac Italia sarà presente con proprie attività auto-organizzate.Non esitate a visitare il sito internet dell’ESU www.esu2014.org : vi troverete tutte le informazioni, tra cui le possibilità di pernottamento, il programma completo e lmodalità di iscrizione, possibile on line alla pagina http://www.esu2014.org/spip.php?page=inscription

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