… “Costruiamo la pace” … mercoledì 13 maggio presso il circolo Zenzero

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Comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: Il Senato approva il DDL Madia, un nuovo attacco ai referendum

privatizzazioneOggi il Senato ha approvato il disegno di legge delega Madia sulla pubblica amministrazione.
Nei mesi scorsi più volte abbiamo denunciato come dietro questo provvedimento si celi un nuovo attacco all’esito referendario consegnando di fatto una delega in bianco al Governo con precise indicazioni volte al rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.

Infatti, le norme inserite negli articoli 13 e 14 puntano a limitare drasticamente la possibilità di gestione pubblica, incentivano i processi di aggregazione tra aziende intorno ai quattro colossi multiutilities attuali – A2A, Iren, Hera e Acea – già collocati in Borsa, oltre a favorire la perdita del controllo pubblico dei soggetti gestori. Il processo tramite il quale s’intende raggiungere la discesa della partecipazione pubblica in Hera dal 51 % al 38 % ne è la concreta e drammatica conferma. Processo contro cui è in atto una forte mobilitazione dei comitati per l’acqua dell’Emilia Romagna.

Appare evidente, dunque, come tutto ciò sia in esplicita contraddizione con la volontà popolare espressa nei referendum. Un vulnus democratico che l’attuale Governo sta approfondendo sempre di più.

Come movimento per l’acqua dichiariamo da subito che nel passaggio alla Camera rilanceremo la mobilitazione affinchè il testo venga modificato e ci teniamo a sottolineare che un’altra strada è praticabile, come dimostra l’esperienza di Napoli in cui il servizio idrico è stato ripubblicizzato e quella di Reggio Emilia dove è in dirittura di arrivo un percorso anch’esso volto ad una gestione pubblica.

Richiediamo, inoltre, con forza l’approvazione della legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico” che rimane indiscussa in Parlamento dal 2007 e depositata nuovamente a marzo 2013 dall’intergruppo parlamentare.

Roma, 30 Aprile 2015.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Punti di vista: AMIU. Verso l’epilogo di una ordinaria storia di malaffare

Punti di vista 

di Pino Cosentino – Attac Genova –

AMIU

Verso l’epilogo di una ordinaria storia di malaffare

Si può dimostrare molto facilmente che AMIU non ha bisogno di nessun partner privato per compiere gli investimenti necessari a risolvere il problema di Scarpino, come viene ora drammaticamente posto da esponenti della Giunta Doria.

Quanto occorre? 200 milioni? Se si vuole, non ci sono problemi.Pino Cosentino

Vediamo qualche precedente.

Nel 2006 nacque l’attuale legame tra Genova e Torino, che misero insieme AMGA e AEM per costituire Iride, l’attuale Iren.

C’era però un ostacolo al progettato matrimonio. AMGA valeva meno di AEM, ma Genova voleva un rapporto paritario con Torino. Nella finaziaria costituita per detenere le azioni dei due Comuni in Iride, Genova voleva avere lo stesso peso del capoluogo piemontese.

Così FSU – Finanziaria Svilppo Utility nacque con due azionisti, ognuno dei quali, come voleva Genova, deteneva il 50% delle azioni. Genova conferì a FSU tutte le sue azioni di AMGA, Torino conferì una quantità di azioni di AEM per un valore corrispondente.

Le restanti azioni AEM vengono comprate da FSU che paga al comune di Torino € 213.956.762. Da dove vengono quei 213 milioni versati da FSU al Comune di Torino? Da Banca Intesa e Banca Opi oggi Intesa Sanpaolo, che hanno prestato 230 milioni a FSU. Prestito da restituire in 15 anni, come un qualsiasi mutuo. Quanto costa un mutuo così? Tra il 2007 e il 2011 FSU diede 42 milioni, circa 8,5 milioni all’anno. Dal 2011 il debito fu ristrutturato e la rata annuale scese ancora, a circa 6,2 milioni. Perché queste operazioni si possono fare per privatizzare, e non si possono fare per mantenere in mani pubbliche un servizio di importanza strategica?

L’operazione si pagherebbe da sé, con i proventi della vendita delle frazioni differenziate e del metano ottenibile dal biogas prodotto con la digestione aerobica della frazione pulita dell’umido.

Si potrebbero citare altri precedenti, come, per restare in argomento, la vendita del 40% della azioni di Mediterranea delle Acqua a F2i, un fondo di investimenti che ha usato una società veicolo, F2i Reti Idriche Italiane – FRII, appositamente costituita per compiere questa operazione. Il costo del 40% di MdA è di circa 180 milioni, che FRII ottiene da BIIS [gruppo Intesa Sanpaolo: rieccolo!].

Ci sarebbe poi un’altra soluzione, forse ancora più semplice. Mauro Solari l’ha illustrata all’ultima audizione in argomento davanti alla Commissione del Consiglio Comunale: gli impianti restano per un certo numero di anni affidati alla gestione della società che li fornisce. Una soluzione praticata spesso in casi analoghi.

La conclusione non può essere che una: siamo davanti all’ennesima storia di malaffare. C’è la volontà politica di sottrarre al patrimonio pubblico un servizio strategico, che in condizioni di monopolio può produrre guadagni sicuri, trampolino per più ardite speculazioni finanziarie.

Decenni di gestione al limite dell’illegalità hanno portato alla crisi Scarpino. Come hanno distrutto AMT, come distruggono ogni cosa che gestiscono in quanto amministratori pubblici (pensiamo ai giardini e ai parchi pubblici) in modo da poterne fare prede per i loro interessi privati.

Gli attori di questa sporca storia sono sempre gli stessi, lo schieramento trasversale a guida PD che da decenni controlla questa regione, e che si può denominare, riprendendo il titolo di un libro, “il partito del cemento”.

Riusciremo a impedire un epilogo così vergognoso? A chi si lamenta per le divisioni tra i possibili oppositori, rispondiamo che non ci può essere unità tra chi spinge in direzioni opposte. Chi ha condiviso per anni e anni, anche stando negli organi di governo locali, la responsabilità di scelte scellerate dovrebbe semplicemente farsi da parte, e smetterla di ammorbare un’aria che dovrebbe essere limpida e salutare, l’aria nuova che deve prendere a spirare su questo paese per ridare speranza a un popolo ancora relativamente prospero, ma disorientato dai troppi doppiogiochisti e sostanzialmente disperato.

      27 aprile 2015

Il granello di sabbia n° 18: “Fermate il mondo, voglio scendere”

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Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia, “Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

Editoriale:

Fermate il mondo. Voglio scendere! di Vittorio Lovera Attac Italia

Il senso della Grecia per l’Europa di Alfonso Gianni

Grecia: perchè non bisogna pagare il debito di Chiara Filoni

Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia di Roberto Musacchio

Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte di Monica Di Sisto

Da “Je suis Charlie” a shock economy di Raphael Pepel

Il fallimento della finanza di Andrea Baranes 

Il nuovo ruolo politico della BCE di Roberto Errico

TTIP una battaglia che si può vincere di Marco Bersani

Appello 18A La strisciante privatizzazione della sanità di Antonio De Lellis

RUBRICHE

Auditoria del debito Il Popolo Vive di Antonio De Lellis

Democrazia partecipativa Geopolitica della partecipazione di Pino Cosentino

Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità di Pino Cosentino

il fatto del mese Guardare l’Europa per capire l’Italia di Marco Schiaffino

TTIP: il Re è nudo

TTIP: IL RE E’ NUDO

di Marco Bersani (Attac Italia)

600 in Europa, 75 in Usa, 12 in America Latina, 20 in Asia e 5 in Africa: sono dunque oltre 700 le iniziative che oggi 18 aprile si svolgeranno in tutto il mondo contro i trattati di libero scambio, e contro il TTIP in particolare.

Oltre 50 di queste avverranno nel nostro paese, segnando il raggiungimento di una prima tappa per la campagna Stop TTIP Italia: il silenzio è stato rotto, la mobilitazione si diffonde.

Del resto, basterebbero alcune domande ai negoziatori del trattato fra Usa e Unione Europea, per dichiarare ancora una volta la nudità del re.

E allora formuliamole:

1) perché si dice che il TTIP risolleverà l’economia europea, producendo posti di lavoro e benessere per tutti, e non si dice che lo scenario più ottimistico delineato dagli stessi studi commissionati dall’Unione Europea parla di un +0,48% di Pil a partire dal 2027?

2) perché, se si dice che il TTIP produrrà solo benefici, lo si negozia nella più assoluta segretezza e se ne pubblicano i documenti solo quando questi sono già stati ampiamente diffusi dalle reti di movimento?

3) perché si dice che il TTIP servirà ad aprire i mercati statunitensi ai prodotti alimentari dell’eccellenza europea e non si dice che questi prodotti sono già sugli scaffali americani da oltre due decenni?

4) perché non si dice che il TTIP vuole abolire le “barriere non tariffarie” ovvero tutte le normative e i regolamenti volti alla tutela del lavoro, dell’ambiente, della salute e della sicurezza alimentare, giudicate ostacoli alla libertà degli investimenti delle multinazionali?

5) perché si dice che i servizi pubblici non verranno toccati dal TTIP, senza aggiungere che secondo la definizione di “servizio pubblico” adottata dal negoziato, possono essere identificati come tali solo le rotte del traffico aereo internazionale, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la difesa?

Sono solo alcune delle domande cui i negoziatori non possono dare risposta, pena ammettere che il TTIP è un trattato il cui unico scopo è quello di realizzare l’utopia delle multinazionali, ovvero un mondo dove diritti, beni comuni, servizi pubblici diventino le variabili dipendenti dai profitti degli investitori.

Del resto, basterebbe leggere quanto scritto sul sito della Direzione Generale Commercio dell’Ue nella sezione “Domande e risposte” in data 20 dicembre 2013 per capire l’obiettivo del TTIP.

Alla domanda se sia vero che il trattato pregiudica l’autonomia delle istituzioni parlamentari statuali, ecco il testo della risposta:Inserire misure per la protezione degli investitori non impedisce ai governi di adottare leggi, né comporta l’abrogazione di leggi esistenti. Al massimo può portare al pagamento di risarcimenti”.

Come dimostra questa incredibile risposta, il vero passaggio che il TTIP realizzerebbe è quello dallo stato di diritto allo stato di mercato: l’uguaglianza di fronte alla legge tornerebbe a valere solo per i sudditi e non più anche per i sovrani, oggi trasformati in divinità moderne e in conoscibili –i “mercati”- ma altrettanto determinanti sulla vita degli uomini e delle donne, che alle loro regole dovranno sottostare, comprimendo i propri diritti per mitigarne la collera e compiendo nuovi sacrifici per ottenerne la benevolenza.

Ma opporsi si può, a partire da una consapevolezza: se oggi mettono in campo il TTIP è perché negli ultimi decenni abbiamo bloccato tutti gli altri loro tentativi, dall’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI), all’ Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS), alla direttiva Bolkestein.

Sembrano forti, ma la loro ferocia è solo debolezza: sanno di non avere più il consenso e chiedono solo la nostra rassegnazione.

A tutte e tutti noi il compito di deluderli.

 

 

 

 

 

 

 

Marco Bersani

Attac Italia

Internet: www.attac.it

Facebook: Attac Italia

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Bentornata Acquasola. Festa sabato 11 aprile 2015

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BENTORNATA ACQUASOLA!

Festa sabato 11 aprile 2015 – ore 15

Dopo anni di battaglie politiche e giudiziarie da parte dell’Associazione Comitato Acquasola e di altre img_1466associazioni ambientaliste, l’amministrazione comunale ha revocato la licenza per la realizzazione del parcheggio sotto al giardino storico, restituendo però ai Genovesi il parco in uno stato di degrado pietoso. Noi riteniamo che questa fase non sia da considerarsi un punto di arrivo ma un punto di partenza, per restituire ai Genovesi un’area storica da godere, vivere, utilizzare: noi avremmo qualche proposta in proposito ma… inascoltata. Per questo abbiamo pensato a un momento di festa e riflessione.

IL RUOLO DEI COMITATI E DEI CITTADINI NELL’ASSENZA DELLA POLITICA: i vari comitati di cittadini e le associazioni presenti nella nostra città stanno dimostrando grande capacità propositiva – capacità ignorata e resa vana dall’inerzia e dalla sordità dei politici genovesi. COSA POSSIAMO FARE TUTTI INSIEME? Vi invitiamo a parlarne insieme a noi, raccontando anche le vostre esperienze alla festa BENTORNATA ACQUASOLA!

Associazione Comitato Acquasola

per informazioni: acquasolagenova@googlegroups.com

Ore 15.00 – Interventi di Associazione Comitato Acquasola

 Attac

Città Aperta

Comitato di Corso Sardegna

 Italia Nostra

 Medici per l’Ambiente

 Medicina Democratica

 No Cementificazione Terralba

Amici di Ponte Carrega

 Salviamo il Paesaggio

 

Ore 16.30 – Concerto del Coro Quattro Canti diretto dal Maestro Gianni Martini

Ore 17.30 – Pignatta dei desideri: Raccolta di proposte ed emozioni sull’Acquasola, da consegnare al nuovo Assessore all’Ambiente, e assaggi di torte proposte da “Un Punto Macrobiotico”.

PARCO ACQUASOLA – FESTA SABATO 11 APRILE 2015 ore 15

Punti di vista: Riprendiamoci il comune

di Pino Cosentino (Attac Genova)  

Punti di vista

Riprendiamoci il Comune

Una lunga marcia di popolo sull’istituzione rappresentativa di base

chiave di volta della rivoluzione democratica

I Comuni sono oggi i terminali di un potere sempre più centralizzato, estraneo ai cittadini, impegnato a consolidarsi come casta privilegiata.

I Comuni sono il primo (e unico) livello di rappresentanza diretta dei territori. Gli altri (Province, Città Metropolitane, Regioni, Stato, di cui i primi due non più elettivi), sono sovraordinati alle comunità locali, come se rappresentassero un interesse più generale, a loro superiore.

Ma si tratta di una finzione. La mitologia giuridico-formale sancita dalla Costituzione del 2001 pone sullo stesso piano Comuni, Città Metropolitane, Province, Regioni e Stato, tutti Enti dotati di larga autonomia, ma egualmente impegnati, sebbene in ambiti e con modalità diverse, a realizzare il “bene comune” della Repubblica. Come tutti ormai sanno, tutti i livelli di governo sono invece impegnati a garantire gli interessi dei “mercati”, termine ideologico usato per mascherare la grande speculazione finanziaria, di cui il ceto politico è parte integrante.

Il reticolo dei Comuni copre tutto il territorio nazionale, ne è la rappresentazione/emanazione diretta, in un rapporto 1:1. Gli altri Enti sono invece riproduzioni in scala, come le carte geografiche che rappresentano un territorio, ma non sono quel territorio.

I Comuni sono dunque la base naturale della democrazia, in quanto unica espressione diretta delle popolazioni. Da quel livello in su prevale di necessità la rappresentanza, poiché i processi decisionali pubblici riguardano territori e popolazioni troppo ampi ed eterogenei, che non possono disporre di canali appropriati di formazione e di espressione della partecipazione consapevole e vissuta possibile a livello di comunità locale.

Il primo punto di arrivo della rivoluzione democratica è dunque il rovesciamento dell’attuale gerarchizzazione del potere pubblico. Il livello decisionale prevalente deve essere quello comunale, sotto il quale si scende fino a quello meno importante di tutti, lo Stato. Lo Stato dovrebbe avere semplici funzioni di coordinamento, in esecuzione delle decisioni espresse in prima e decisiva istanza dai Comuni, ossia dalla democrazia (senza aggettivi: la democrazia o è partecipativa, o non è).

L’instaurazione di un sistema politico non formalmente, ma realmente democratico è la premessa per superare un sistema sociale alienato, dove l’esigenza di valorizzare ogni singolo segmento del capitale esistente (e anche non esistente) ha il sopravvento sulle persone e anche sulle stesse esigenze sistemiche del capitale nel suo insieme. Il capitalismo è la formazione sociale più potente finora apparsa sulla Terra, ma ora si trova davanti due ostacoli insuperabili: l’impossibilità di rispettare i vincoli ambientali; la crescita delle disuguaglianze.

Rientrare dal debito ecologico e avviare un processo strutturale di riduzione delle disuguaglianze sono gli obiettivi strategici dei movimenti di emancipazione umana. Obiettivi in un certo senso non scelti liberamente, ma imposti dalle dinamiche esistenti, che non lasciano scampo all’umanità se questi due problemi non vengono risolti.

Ma finché i processi decisionali pubblici restano monopolizzati da vertici politici eletti nei contesti che conosciamo non c’è speranza di un vero cambiamento, del cambiamento che serve per continuare a vivere.

La partecipazione delle popolazioni ai processi decisionali, incoraggiata e promossa dalle leggi vigenti, è invece attivamente sabotata e impedita dalle istituzioni elettive, che non rispettano nemmeno le regole stabilite da loro stessi. Sempre più emerge la natura criminale di questo sistema politico, che si avvita in una spirale di degrado e delegittimazione senza fine, trascinando con sé tutto ciò che è “pubblico”, ossia sottoposto al suo diretto controllo. Lo smantellamento delle istituzioni, per quanto possano essere ancora, parzialmente, strumenti di democrazia, procede a ritmo serrato, mentre si estende il tessuto neofeudale delle fedeltà e delle protezioni personali, che sempre più va a sostituire il governo della legge. Il dominio del capitale non si lega a questa o a quella forma politica, le utilizza tutte secondo le circostanze. Quanto al mercato: è una costruzione ideologica, che ha ovviamente un riscontro nella realtà, ma non funziona affatto come si pretende. La menzogna si costruisce per mezzo della verità, altrimenti non sarebbe credibile.

“Riprendiamoci il Comune” è dunque il primo passo di una strategia di alternativa sistemica finora mai concepita né tentata, poiché tutte le forze politiche, al di là della retorica, hanno trovato molto comodo accettare di fatto questo sistema politico e le sue regole basate sulla delega incondizionata alla “rappresentanza”. L’obiettivo strategico è la rivitalizzazione dell’istituzione più vicina ai cittadini, cambiandone però la natura. Infatti, e questo è il punto cruciale, qual è il soggetto che “si riappropria” del Comune? Ovviamente il popolo, attraverso strumenti di democrazia partecipativa in parte già presenti negli statuti comunali, o introducibili senza problemi. Il popolo deve diventare il soggetto politico e riprendere a esercitare direttamente la sovranità. La presentazione di liste per partecipare alle elezioni dovrebbe perciò essere una mossa tattica, da compiere in funzione del raggiungimento della democrazia partecipativa e subordinatamente a quello. Ma vincere le elezioni non deve mai diventare l’obiettivo strategico, ossia non si deve credere che “vincere” significhi conquistare la maggioranza alle elezioni. Se ciò avviene senza partecipazione popolare e la conquista del potere esecutivo non è utilizzata in primo luogo per suscitare e organizzare la partecipazione, abbiamo perso.

Attualmente il soggetto che “si riprende” il Comune non può essere che una larga coalizione sociale, embrione della futura partecipazione tendenzialmente totale della popolazione.

Spetta a ogni singolo territorio individuare concretamente il percorso sulla base delle condizioni locali.

E’ quanto ci proponiamo di fare a Genova nelle 4 sezioni dell’Università popolare, a partire dal 5 maggio prossimo.

  Genova, 6 aprile 2015                                            

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Riprendiamoci il Comune: linee guida per l’azione di Attac nei territori.

Riprendiamoci il Comune

Linee guida per l’azione di Attac nei territori

1. Motivazione politica generale

Attac Italia ha definito il profilo del proprio ruolo associativo, nella fase politica che stiamo attraversando, come orientato a promuovere e costruire l’alleanza sociale e politica dei movimenti, come processo di realizzazione dal basso di un’alternativa reale alle politiche monetariste europee, alle politiche di austerità nazionali e al conseguente attacco ai beni comuni, ai diritti e alla democrazia.

2. Motivazione politica nel merito

Dentro il quadro generale, Attac Italia ha definito, come risultato della propria analisi, gli enti locali come uno dei luoghi fondamentali di precipitazione della crisi e dello scontro sociale nei prossimi mesi. In questo senso, l’insieme delle misure relative ai parametri del patto di stabilità interno, alle politiche applicate con la trappola del debito pubblico, ai tagli previsti dalla spending review sta creando il terreno per mettere con le spalle al muro gli enti locali, mettendo a repentaglio la loro storica funzione pubblica e sociale e trasformandoli in luoghi di mera facilitazione dell’espansione degli interessi finanziari finalizzati a mettere le mani sul patrimonio pubblico, sui servizi pubblici locali, sul territorio. Funzionale a questo nuovo ciclo di espropriazione è la progressiva sottrazione, formale e sostanziale, degli spazi di democrazia.

3. L’alleanza sociale e politica dei movimenti a livello territoriale

L’obiettivo più generale di Attac Italia ha dunque una sua declinazione territoriale, che consiste nel capire come costruire in ogni realtà un percorso capace di unificare le diverse vertenze aperte sui temi dei beni comuni, dei servizi pubblici locali e della democrazia di prossimità, promuovendo una comune analisi sul sistema “comunità locale” e una piattaforma comune di obiettivi intorno ai quali promuovere una diffusa e radicata mobilitazione sociale.

Chiamiamo questo percorso “Riprendiamoci il Comune” per significare il salto di qualità che ogni conflittualità aperta deve fare per rendere più forte la propria vertenza e per costruire gli intrecci necessari ad invertire la rotta e a promuovere processi di riappropriazione sociale dei beni comuni, dei servizi pubblici locali, di una nuova economia sociale territoriale, di una reale democrazia di prossimità.

4. Favorire la partecipazione diretta dei cittadini

L’obiettivo del percorso “Riprendiamoci il Comune” è quello di favorire la partecipazione diretta dei cittadini, costruendo da una parte un’adeguata consapevolezza sull’attacco in corso, volto a modificare strutturalmente la funzione dell’ente locale e ad espropriare la comunità territoriali dei beni comuni, dei servizi pubblici locali e della democrazia di prossimità, e dall’altra mettendo in campo strumenti concreti di azione per riappropriarsi di quello che da sempre appartiene alle collettività locali.

5. I temi di analisi e gli obiettivi per un’azione collettiva

Per affrontare in maniera sistemica la trasformazione in corso negli enti locali, crediamo che tre siano i filoni principali che possono connettere fra loro le diverse vertenze e favorire la partecipazione dei cittadini:

a) la finanza locale

b) i beni comuni, il territorio e la nuova economia

c) la democrazia di prossimità

Di seguito alcune tracce di riflessione su ciascuno degli stessi.

a) la finanza locale

Sviluppare la conoscenza sulla situazione finanziaria dell’ente locale diviene sempre più necessario per evitare di far precipitare ogni rivendicazione territoriale contro il muro di gomma del “non ci sono i soldi, c’è il debito e il patto di stabilità” e per rivendicare la riappropriazione della ricchezza sociale territoriale.

In questo senso, alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

a) cos’è e come nasce la trappola del debito

b) cos’è e quali conseguenze comporta il patto di stabilità interno

c) qual è la situazione finanziaria dell’ente locale

d) quali forme alternative di finanza locale sono possibili

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

1. fuori dal patto di stabilità tutti gli investimenti locali rivolti ai beni comuni e al welfare locale

2. non meno del 30% della spesa pubblica locale finalizzata alla spesa sociale e al welfare locale

3. riappropriazione della Cassa Depositi e Prestiti come leva finanziaria per gli investimenti a tassi agevolati degli enti locali

4. contrapporre alla spending review dall’alto la quality review dal basso attuata da comitati di lavoratori e di cittadini allo scopo di lottare contro gli sprechi e per una diversa qualità dei servizi

 

b) i beni comuni, il territorio e la nuova economia

Mettere a fuoco la questione dei beni comuni e del territorio significa rovesciare il quadro di analisi dato dai poteri forti dominanti e assumere la qualità della vita collettiva come priorità di ogni azione territoriale. Significa rimettere il Comune nel ruolo di garante dei diritti individuali e sociali e di motore di un nuovo modello di economia sociale territoriale, all’interno del quale la finanza torni ad essere strumento al servizio dell’interesse generale.

In questo senso, alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

a) beni comuni e servizi pubblici strumenti per la qualità della vita territoriale o per la valorizzazione di mercato?

b) territorio e patrimonio pubblico e privato esistente strumenti per la rigenerazione urbana o per la rendita fondiaria e finanziaria?

c) qual è e quale può essere il ruolo dell’ente locale nell’economia sociale territoriale?

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

1. riappropriazione sociale e gestione pubblica e partecipativa di tutti i servizi pubblici locali

2. progettazione partecipativa della politica urbanistica e riuso autogestito e partecipativo del patrimonio pubblico e privato esistente

3. proposte per la costruzione dal basso di una nuova economia sociale territoriale

 

c) la democrazia di prossimità

Porre al centro la democrazia di prossimità significa avere chiaro come gli abitanti di un territorio, per il fatto stesso di aver deciso di viverci, sono gli unici ad avere chiaro come il tempo delle scelte di un Comune non debba essere misurato secondo la redditività immediata (il tempo degli interessi finanziari) o secondo gli effetti a breve termine (il tempo della legislatura in carica degli amministratori), bensì nel tempo lungo della persistenza della qualità della vita per sé e per le generazioni che verranno. In questa direzione, la partecipazione dei cittadini non è un lusso, ma una intrinseca necessità e una indiscutibile garanzia.

In questo senso, alcuni temi possono essere affrontati e sviluppati:

a) cosa significa un Comune trasparente in termini di informazione condivisa e di socializzazione dei saperi?

b) quali sono le difficoltà della democrazia locale rappresentativa e quali gli strumenti attivabili di democrazia diretta e di democrazia partecipativa?

e alcuni obiettivi di rivendicazione collettiva possono essere discussi:

1. proposte di strumenti di informazione e conoscenza diffusa

2. strumenti di democrazia diretta: consigli comunali aperti, delibere d’iniziativa popolare, referendum cittadini su ogni problema importante

3. strumenti di democrazia partecipativa: bilancio partecipativo, piano regolatore partecipativo, gestione partecipativa del ciclo dei beni comuni, bilancio sociale partecipativo

5. Le possibili tappe del percorso

Il percorso “Riprendiamoci il Comune” è, per sua natura, un processo destinato a non avere una scadenza od una conclusione, bensì a favorire lo sviluppo di comunità territoriali consapevoli e capaci di mobilitarsi per la riappropriazione sociale di quello che a tutti appartiene.

Per avviare questo percorso, suggeriamo alcune prime tappe.

Il primo passo è senza ombra di dubbio quello dell’autoformazione.

Questa è una precipua caratteristica della nostra associazione, che da sempre persegue l’obiettivo di avere attivisti che, per poter essere efficaci nell’azione sociale, siano formati, consapevoli e capaci di partecipare a tutte le fasi di ogni percorso.

Per questo abbiamo pensato di organizzare l’assemblea nazionale di Attac Italia del 2015, inserendo all’interno della stessa, una giornata seminariale di formazione e confronto sul percorso “Riprendiamoci il Comune”:

L’assemblea si svolgerà a Bologna sabato 28 e domenica 29 marzo, e la giornata di sabato sarà interamente dedicata al seminario di formazione.

Per la realizzazione di questo primo passo, il Consiglio Nazionale di Attac predisporrà una sorta di kit di schede informative su tutti i temi al centro del percorso.

Il secondo passo crediamo possa essere quello di costruire, territorio per territorio e coinvolgendo tutti i comitati e le associazioni esistenti, un primo appuntamento di confronto sull’insieme del percorso, con l’obiettivo di costruire il “Forum territoriale Riprendiamoci il Comune”, ovvero un luogo inclusivo e aperto a tutti i soggetti che sono interessati a mettere “a sistema” il Comune e a costruire una piattaforma con al centro la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dello stesso.

Il terzo passo sarà quello che ogni esperienza territoriale costruirà.

Possiamo immaginare la costruzione di una carta territoriale di obiettivi condivisi, l’organizzazione di momenti seminariali o di università territoriali di approfondimento, la predisposizione di un pacchetto di delibere d’iniziativa popolare che, mettendo assieme diversi obiettivi, da una parte prefigurino lo scenario di un altro modello di territorio e di città, dall’altro perseguano in tutte le tappe del percorso il coinvolgimento diretto dei cittadini, come elemento costituente dell’altro modello stesso.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DI ATTAC

Per scaricare il pdf clicca su : Riprendiamoci il Comune

 

5 x 1000 ad Attac Italia: facciamo qualcosa davvero.

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Video. Cos’è il TTIP. Contributo di Federico Musso

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Perché la UE sostiene il TTIP.
Armonizzazione delle regole.
Lobby e multinazionali.
Crisi del dollaro ed egemonia USA.
Piano Marshall e TTIP.

Federico Musso

Video realizzato martedì 17 marzo 2015 presso l’Associazione “Lo Zenzero” in Via Giovanni Torti.
Contributo di Federico Musso (studente, blogger presso Teste Libere)

Errata corrige: Il video di Stiglitz (https://youtu.be/HsIO5YCuqmU )
 è stato pubblicato e non ripreso una settimana fa.  (Su Youtube il 07 mar 2015)

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