5 x 1000 ad Attac Italia: facciamo qualcosa davvero.

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TTIP: il Re è nudo

TTIP: IL RE E’ NUDO

di Marco Bersani (Attac Italia)

600 in Europa, 75 in Usa, 12 in America Latina, 20 in Asia e 5 in Africa: sono dunque oltre 700 le iniziative che oggi 18 aprile si svolgeranno in tutto il mondo contro i trattati di libero scambio, e contro il TTIP in particolare.

Oltre 50 di queste avverranno nel nostro paese, segnando il raggiungimento di una prima tappa per la campagna Stop TTIP Italia: il silenzio è stato rotto, la mobilitazione si diffonde.

Del resto, basterebbero alcune domande ai negoziatori del trattato fra Usa e Unione Europea, per dichiarare ancora una volta la nudità del re.

E allora formuliamole:

1) perché si dice che il TTIP risolleverà l’economia europea, producendo posti di lavoro e benessere per tutti, e non si dice che lo scenario più ottimistico delineato dagli stessi studi commissionati dall’Unione Europea parla di un +0,48% di Pil a partire dal 2027?

2) perché, se si dice che il TTIP produrrà solo benefici, lo si negozia nella più assoluta segretezza e se ne pubblicano i documenti solo quando questi sono già stati ampiamente diffusi dalle reti di movimento?

3) perché si dice che il TTIP servirà ad aprire i mercati statunitensi ai prodotti alimentari dell’eccellenza europea e non si dice che questi prodotti sono già sugli scaffali americani da oltre due decenni?

4) perché non si dice che il TTIP vuole abolire le “barriere non tariffarie” ovvero tutte le normative e i regolamenti volti alla tutela del lavoro, dell’ambiente, della salute e della sicurezza alimentare, giudicate ostacoli alla libertà degli investimenti delle multinazionali?

5) perché si dice che i servizi pubblici non verranno toccati dal TTIP, senza aggiungere che secondo la definizione di “servizio pubblico” adottata dal negoziato, possono essere identificati come tali solo le rotte del traffico aereo internazionale, l’amministrazione della giustizia, l’ordine pubblico e la difesa?

Sono solo alcune delle domande cui i negoziatori non possono dare risposta, pena ammettere che il TTIP è un trattato il cui unico scopo è quello di realizzare l’utopia delle multinazionali, ovvero un mondo dove diritti, beni comuni, servizi pubblici diventino le variabili dipendenti dai profitti degli investitori.

Del resto, basterebbe leggere quanto scritto sul sito della Direzione Generale Commercio dell’Ue nella sezione “Domande e risposte” in data 20 dicembre 2013 per capire l’obiettivo del TTIP.

Alla domanda se sia vero che il trattato pregiudica l’autonomia delle istituzioni parlamentari statuali, ecco il testo della risposta:Inserire misure per la protezione degli investitori non impedisce ai governi di adottare leggi, né comporta l’abrogazione di leggi esistenti. Al massimo può portare al pagamento di risarcimenti”.

Come dimostra questa incredibile risposta, il vero passaggio che il TTIP realizzerebbe è quello dallo stato di diritto allo stato di mercato: l’uguaglianza di fronte alla legge tornerebbe a valere solo per i sudditi e non più anche per i sovrani, oggi trasformati in divinità moderne e in conoscibili –i “mercati”- ma altrettanto determinanti sulla vita degli uomini e delle donne, che alle loro regole dovranno sottostare, comprimendo i propri diritti per mitigarne la collera e compiendo nuovi sacrifici per ottenerne la benevolenza.

Ma opporsi si può, a partire da una consapevolezza: se oggi mettono in campo il TTIP è perché negli ultimi decenni abbiamo bloccato tutti gli altri loro tentativi, dall’Accordo Multilaterale sugli Investimenti (MAI), all’ Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS), alla direttiva Bolkestein.

Sembrano forti, ma la loro ferocia è solo debolezza: sanno di non avere più il consenso e chiedono solo la nostra rassegnazione.

A tutte e tutti noi il compito di deluderli.

 

 

 

 

 

 

 

Marco Bersani

Attac Italia

Internet: www.attac.it

Facebook: Attac Italia

Dona il 5 per mille – codice fiscale 91223590372

Bentornata Acquasola. Festa sabato 11 aprile 2015

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BENTORNATA ACQUASOLA!

Festa sabato 11 aprile 2015 – ore 15

Dopo anni di battaglie politiche e giudiziarie da parte dell’Associazione Comitato Acquasola e di altre img_1466associazioni ambientaliste, l’amministrazione comunale ha revocato la licenza per la realizzazione del parcheggio sotto al giardino storico, restituendo però ai Genovesi il parco in uno stato di degrado pietoso. Noi riteniamo che questa fase non sia da considerarsi un punto di arrivo ma un punto di partenza, per restituire ai Genovesi un’area storica da godere, vivere, utilizzare: noi avremmo qualche proposta in proposito ma… inascoltata. Per questo abbiamo pensato a un momento di festa e riflessione.

IL RUOLO DEI COMITATI E DEI CITTADINI NELL’ASSENZA DELLA POLITICA: i vari comitati di cittadini e le associazioni presenti nella nostra città stanno dimostrando grande capacità propositiva – capacità ignorata e resa vana dall’inerzia e dalla sordità dei politici genovesi. COSA POSSIAMO FARE TUTTI INSIEME? Vi invitiamo a parlarne insieme a noi, raccontando anche le vostre esperienze alla festa BENTORNATA ACQUASOLA!

Associazione Comitato Acquasola

per informazioni: acquasolagenova@googlegroups.com

Ore 15.00 – Interventi di Associazione Comitato Acquasola

 Attac

Città Aperta

Comitato di Corso Sardegna

 Italia Nostra

 Medici per l’Ambiente

 Medicina Democratica

 No Cementificazione Terralba

Amici di Ponte Carrega

 Salviamo il Paesaggio

 

Ore 16.30 – Concerto del Coro Quattro Canti diretto dal Maestro Gianni Martini

Ore 17.30 – Pignatta dei desideri: Raccolta di proposte ed emozioni sull’Acquasola, da consegnare al nuovo Assessore all’Ambiente, e assaggi di torte proposte da “Un Punto Macrobiotico”.

PARCO ACQUASOLA – FESTA SABATO 11 APRILE 2015 ore 15

Punti di vista: Riprendiamoci il comune

di Pino Cosentino (Attac Genova)  

Punti di vista

Riprendiamoci il Comune

Una lunga marcia di popolo sull’istituzione rappresentativa di base

chiave di volta della rivoluzione democratica

I Comuni sono oggi i terminali di un potere sempre più centralizzato, estraneo ai cittadini, impegnato a consolidarsi come casta privilegiata.

I Comuni sono il primo (e unico) livello di rappresentanza diretta dei territori. Gli altri (Province, Città Metropolitane, Regioni, Stato, di cui i primi due non più elettivi), sono sovraordinati alle comunità locali, come se rappresentassero un interesse più generale, a loro superiore.

Ma si tratta di una finzione. La mitologia giuridico-formale sancita dalla Costituzione del 2001 pone sullo stesso piano Comuni, Città Metropolitane, Province, Regioni e Stato, tutti Enti dotati di larga autonomia, ma egualmente impegnati, sebbene in ambiti e con modalità diverse, a realizzare il “bene comune” della Repubblica. Come tutti ormai sanno, tutti i livelli di governo sono invece impegnati a garantire gli interessi dei “mercati”, termine ideologico usato per mascherare la grande speculazione finanziaria, di cui il ceto politico è parte integrante.

Il reticolo dei Comuni copre tutto il territorio nazionale, ne è la rappresentazione/emanazione diretta, in un rapporto 1:1. Gli altri Enti sono invece riproduzioni in scala, come le carte geografiche che rappresentano un territorio, ma non sono quel territorio.

I Comuni sono dunque la base naturale della democrazia, in quanto unica espressione diretta delle popolazioni. Da quel livello in su prevale di necessità la rappresentanza, poiché i processi decisionali pubblici riguardano territori e popolazioni troppo ampi ed eterogenei, che non possono disporre di canali appropriati di formazione e di espressione della partecipazione consapevole e vissuta possibile a livello di comunità locale.

Il primo punto di arrivo della rivoluzione democratica è dunque il rovesciamento dell’attuale gerarchizzazione del potere pubblico. Il livello decisionale prevalente deve essere quello comunale, sotto il quale si scende fino a quello meno importante di tutti, lo Stato. Lo Stato dovrebbe avere semplici funzioni di coordinamento, in esecuzione delle decisioni espresse in prima e decisiva istanza dai Comuni, ossia dalla democrazia (senza aggettivi: la democrazia o è partecipativa, o non è).

L’instaurazione di un sistema politico non formalmente, ma realmente democratico è la premessa per superare un sistema sociale alienato, dove l’esigenza di valorizzare ogni singolo segmento del capitale esistente (e anche non esistente) ha il sopravvento sulle persone e anche sulle stesse esigenze sistemiche del capitale nel suo insieme. Il capitalismo è la formazione sociale più potente finora apparsa sulla Terra, ma ora si trova davanti due ostacoli insuperabili: l’impossibilità di rispettare i vincoli ambientali; la crescita delle disuguaglianze.

Rientrare dal debito ecologico e avviare un processo strutturale di riduzione delle disuguaglianze sono gli obiettivi strategici dei movimenti di emancipazione umana. Obiettivi in un certo senso non scelti liberamente, ma imposti dalle dinamiche esistenti, che non lasciano scampo all’umanità se questi due problemi non vengono risolti.

Ma finché i processi decisionali pubblici restano monopolizzati da vertici politici eletti nei contesti che conosciamo non c’è speranza di un vero cambiamento, del cambiamento che serve per continuare a vivere.

La partecipazione delle popolazioni ai processi decisionali, incoraggiata e promossa dalle leggi vigenti, è invece attivamente sabotata e impedita dalle istituzioni elettive, che non rispettano nemmeno le regole stabilite da loro stessi. Sempre più emerge la natura criminale di questo sistema politico, che si avvita in una spirale di degrado e delegittimazione senza fine, trascinando con sé tutto ciò che è “pubblico”, ossia sottoposto al suo diretto controllo. Lo smantellamento delle istituzioni, per quanto possano essere ancora, parzialmente, strumenti di democrazia, procede a ritmo serrato, mentre si estende il tessuto neofeudale delle fedeltà e delle protezioni personali, che sempre più va a sostituire il governo della legge. Il dominio del capitale non si lega a questa o a quella forma politica, le utilizza tutte secondo le circostanze. Quanto al mercato: è una costruzione ideologica, che ha ovviamente un riscontro nella realtà, ma non funziona affatto come si pretende. La menzogna si costruisce per mezzo della verità, altrimenti non sarebbe credibile.

“Riprendiamoci il Comune” è dunque il primo passo di una strategia di alternativa sistemica finora mai concepita né tentata, poiché tutte le forze politiche, al di là della retorica, hanno trovato molto comodo accettare di fatto questo sistema politico e le sue regole basate sulla delega incondizionata alla “rappresentanza”. L’obiettivo strategico è la rivitalizzazione dell’istituzione più vicina ai cittadini, cambiandone però la natura. Infatti, e questo è il punto cruciale, qual è il soggetto che “si riappropria” del Comune? Ovviamente il popolo, attraverso strumenti di democrazia partecipativa in parte già presenti negli statuti comunali, o introducibili senza problemi. Il popolo deve diventare il soggetto politico e riprendere a esercitare direttamente la sovranità. La presentazione di liste per partecipare alle elezioni dovrebbe perciò essere una mossa tattica, da compiere in funzione del raggiungimento della democrazia partecipativa e subordinatamente a quello. Ma vincere le elezioni non deve mai diventare l’obiettivo strategico, ossia non si deve credere che “vincere” significhi conquistare la maggioranza alle elezioni. Se ciò avviene senza partecipazione popolare e la conquista del potere esecutivo non è utilizzata in primo luogo per suscitare e organizzare la partecipazione, abbiamo perso.

Attualmente il soggetto che “si riprende” il Comune non può essere che una larga coalizione sociale, embrione della futura partecipazione tendenzialmente totale della popolazione.

Spetta a ogni singolo territorio individuare concretamente il percorso sulla base delle condizioni locali.

E’ quanto ci proponiamo di fare a Genova nelle 4 sezioni dell’Università popolare, a partire dal 5 maggio prossimo.

  Genova, 6 aprile 2015                                            

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Video. Cos’è il TTIP. Contributo di Federico Musso

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Perché la UE sostiene il TTIP.
Armonizzazione delle regole.
Lobby e multinazionali.
Crisi del dollaro ed egemonia USA.
Piano Marshall e TTIP.

Federico Musso

Video realizzato martedì 17 marzo 2015 presso l’Associazione “Lo Zenzero” in Via Giovanni Torti.
Contributo di Federico Musso (studente, blogger presso Teste Libere)

Errata corrige: Il video di Stiglitz (https://youtu.be/HsIO5YCuqmU )
 è stato pubblicato e non ripreso una settimana fa.  (Su Youtube il 07 mar 2015)

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Presentazione libro “La vita prima del debito. Perché mai dovremmo pagare?”

 Lunedì 30 marzo 2015  alle ore 17,45 presso la Sala Conferenze della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche a Palazzo Ducale (1° piano a destra, lato De Ferrari) verrà presentato il libro:

 La vita prima del debito

Con la partecipazione di due degli autori: 

Antonio De Lellis, presidente dell’Associazione F.A.C.E.D.

Silvio Piccoli, parroco a Termoli e consigliere nazionale di Pax Christi Italia 

Introduce e modera Marco Mazzoli, docente di Politica Economica Università di Genova.

Promosso da:

Agire Politicamente, Arei Genova

Attac Genova

Banca Etica GIT GE/SP Circolo Culturale Aldo Moro Circolo culturale Arei Zenzero

Ass. Comunità San Benedetto al Porto Gruppo Piccapietra

Il Gallo

Libera Genova Pax Christi Percorsi di Vita Rete Radié Resch

Incontro dibattito :”Che cos’è il TTIP? ” e “Riprendiamoci il comune” Due argomenti che toccano le vite dei cittadini…

“Che cos’è il TTIP?”

Incontro-dibattito su un argomento che tocca concretamente le vite dei cittadini. Inoltre, ATTAC Genova presenta la sua proposta “Riprendiamoci il Comune” per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Ne parliamo martedì 17 marzo 2015 alle ore 17:30 presso l’Associazione “Lo Zenzero” in Via Giovanni Torti, 34, Genova. Partecipano alla discussione Federico Musso (studente, blogger presso Teste Libere) e Pino Cosentino (ATTAC Genova). L’incontro è organizzato da ATTAC Genova, Teste Libere e “Lo Zenzero”.

 

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In Italia continuano a diminuire gli anni di vita in salute

In Italia continuano a diminuire

gli anni di vita in salute

Valerio Gennaro, UO Epidemiologia Clinica, IRCCS – AOU San Martino, Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (IST), Genova; Giovanni Ghirga, Pediatra, Ospedale San Paolo, Civitavecchia (RM); Laura Corradi, Sociologa, Università della California – Professore in Sociologia della Salute e dell’Ambiente, Università della Calabria

La buona notizia è che in Italia la durata della vita media, dal 2004 al 2012, ha continuato a crescere, come è accaduto costantemente nei decenni precedenti. Il nostro Paese rappresenta così una delle nazioni in cui questo valore è molto alto: a fronte di una media europea che si attesta intorno ai 76.3 e 82 anni, per uomini e donne, in Italia si raggiungono rispettivamente 79.8 e 84.8 anni. Lo rivelano i dati Eurostat, l’ufficio statistico della Commissione Europea, sulla base di dati relativi a cittadini europei forniti direttamente dai singoli Stati membri http://ec.europa.eu/health/indicators/echi/list/index_en.htm

Accanto a questo dato assolutamente confortante emergono contemporaneamente altre evidenze tutt’altro che rassicuranti per il nostro Paese: dal 2004 al 2012 è calata fortemente l’aspettativa di vita libera da malattia. Questo parametro proviene chiedendo, a un grosso campione rappresentativo dell’intera popolazione, se negli ultimi 6 mesi, a causa di problemi di salute, abbia subito limitazione alle attività quotidiane.

Dal 2004 il continuo peggioramento è stato evidente. Nel 2012 l’aspettativa di vita sana alla nascita è scesa a 62.1 anni negli uomini (era 68.7) e 61.5 nelle donne (era 71). I valori si collocano ora sul valore medio europeo (maschi) o addirittura al di sotto di oltre 1 anno (femmine). Questa tendenza è condivisa anche da altri Paesi europei, come la Danimarca (la durata della vita sana nei maschi è scesa da 68.3 a 60.6 anni), l’Olanda (da 65.4 nel 2005 a 63.5) e la Bulgaria (da 66.2 nel 2006 a 62.1). La maggior parte degli altri paesi mostra andamenti stabili o in crescita; spiccano, in senso positivo, l’Irlanda (aspettativa di vita sana maschile aumentata da 62.5 a 66.1), il Lussemburgo (da 59.5 a 65.8) e la Svezia (da 62.0 a 70.9). Dopo i 65 anni in Italia l’aspettativa di vita sana è scesa a 7.8 anni (maschi) e 7.2 anni (femmine), la metà rispetto ai massimi europei e ben al di sotto della media europea, rispettivamente di 9 e 9.3 anni. (figura) Conseguenze anche per i Mmg

Oltre alle ovvie considerazioni sanitarie e di qualità di vita dei singoli individui, la situazione italiana ha altre immediate implicazioni: una di queste è il fatto che i Mmg, a parità di assistiti rispetto a 10 anni fa, presentano un numero maggiore di soggetti malati, con le naturali conseguenze in termini di quantità e qualità di lavoro e qualità di vita.

Un’altra conseguenza è l’aumento della spesa sanitaria, poiché, come visto, a fronte di un aumento dell’aspettativa di vita si è riscontrata una riduzione dell’aspettativa di vita “sana”, come dire che il numero degli anni con disabilità tende molto ad aumentare. A questo si aggiunge il fatto che un maggior numero di anni vissuti con patologie invalidanti significa maggior sofferenza sociale, maggiori costi e minore produttività, sia per i soggetti in età lavorativa che per i familiari dedicati alla loro assistenza.

Ricercare le cause È quindi fondamentale ora ricercare le cause di questo fenomeno, per porvi prima possibile un valido rimedio. Vi sono probabilmente responsabilità di vario tipo, politiche, economiche, sociali, ambientali, oltre al fatto che verosimilmente gli ultimi anni di recessione possono aver peggiorato fortemente la situazione. La relazione tra crisi economica e salute pubblica è stata già ben documentata negli anni ‘90 in Russia (Stuckler D et al. Lancet 2009; 374: 315-23; Stuckler D et al. Lancet 2009; 373: 399-407). Ma anche recentemente, sempre su Lancet, sono state documentate le conseguenze dei tagli alla sanità e della politica di austerità instaurata da qualche anno in Grecia (Lancet 2014; 383: 691-2; Lancet 2014; 383: 748-53). Salute-MD-Digital-2014-3   V.Gennaro, G.Ghirga, L.Corradi. Da Eurostat Heidi http://ec.europa.eu/health/indicators/echi/list/index_en.htm (Modif.) (MD Medicinae Doctor, Digital aprile 2014)

Il granello di sabbia n° 17: Enti locali, cronaca di una morte annunciata

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Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia,
“Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

editoriale:
Alla Grecia il Sol dell’Avvenire, all’Italia uno Scudo Crociato diffuso
di Vittorio Lovera | Attac Italia

Enti locali nel mirino della finanza
di Marco Bersani

“Città metropolitana” dal sindaco al podestà
di Mariangela Rosolen

Acqua, beni comuni: secondo scalpo di Renzi
di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Gli enti locali e il degrado urbanistico
di Paolo Berdini

CDP all’assalto dei Comuni
di Marco Bersani

Tor Sapienza: sperimentazioni ed Enti Locali
di Riccardo Troisi

“RIPRENDIAMOCI IL COMUNE”
Campagna di Attac Italia

Una diversa politica fiscale per i Comuni
di Fabio Alberti

Intervista a Roberto Balzani
di Redazione Attac Italia

Una luce nella notte dell’economia
di Comune-info

Comunità territoriali per una società sostenibile e democratica
di Livio Martini

Valsamoggia: fusione a freddo
Lista di Cittadini Civicamente Samoggia

Un comune diverso e dal basso
di Alberto Zoratti

Territori di conversione ecologica
Laura Greco

Esperienze di audit del debito in Europa
di Chiara Filoni

Riflessioni sull’auditoria del debito
di Antonio De Lellis

RUBRICHE
il fatto del mese
Renzi: le armi di distrazioni di massa
di Marco Schiaffino

democrazia partecipativa
Esercizi di democrazia (di prossimità)
di Pino Cosentino e Marina Savoia

Incontro aperto sulla partecipazione attiva dei giovani dei paesi mediterranei.

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Martedi 17 febbraio, dalle ore 17.00 presso la Sala del Camino di Palazzo Ducale, si terrà un incontro aperto alla cittadinanza in cui si discuterà di strumenti e metodologie per la partecipazione attiva dei giovani nei casi di Genova e dei paesi affacciati sul mar Mediterraneo. Parteciperanno dall’Italia l’Associazione Joint, l’Associazione Amici di Pontecarrega, l’Associazione di Mediazione Comunitaria e l’Assessore alle questioni sociali, alle associazioni e alla gestione del patrimonio del Municipio Centro-Est. Inoltre vi saranno i rappresentanti di 14 organizzazioni che lavorano sul tema della partecipazione attiva provenienti da Africa del Nord, Medio Oriente ed Europa che si trovano a Genova per lo svolgimento del seminario internazionale Euromed Get Closer su questo tema ospitato da Joint e finanziato dalla Commissione Europea tramite il Programma Erasmus+.

Al seminario, che si svolge a Genova dal 14 al 20 febbraio, partecipano 14 rappresentanti di associazioni che lavorano nel settore della partecipazione attiva giovanile provenienti dai paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo e dal Medio Oriente.

Nel corso del seminario ogni organizzazione condividerà metodologie e strumenti per la partecipazione attiva nel contesto di provenienza allo scopo di scambiare buone pratiche e creare un portale in cui sia possibile replicare l’esperienza del seminario.

Nella giornata del 17 febbraio i partecipanti avranno l’occasione di conoscere e condividere le loro esperienze con diverse realtà attive nel settore della partecipazione attiva.

L’incontro del 17 febbraio è quindi l’occasione per condividere con la cittadinanza i diversi percorsi di partecipazione attiva proposti dalle associazioni presenti con lo scopo di presentare e discutere metodi e strumenti per la partecipazione attiva, favorendo lo scambio di buone pratiche e approcci innovativi.

L’Associazione di promozione sociale Joint di Milano opera da più di 10 anni nel settore della mobilità e della partecipazione giovanile, organizzando e promuovendo, tra gli altri, scambi internazionali, corsi di formazione in Europa e Servizio Volontario Europeo finanziati dal Programma Erasmus+ della Commissione Europea.

L’Associazione Amici di Pontecarrega è attiva dal 2012 e nasce dalla volontà di un gruppo di abitanti della zona di Ponte Carrega, in Val Bisagno, di salvaguardare lo storico Ponte Carrega dalla proposta di abbattimento a seguito della costruzione di un centro commerciale. Per contrastare questa proposta, ha deciso di attivarsi per rivendicare la possibilità di informarsi, informare e promuovere la partecipazione dei cittadini nel territorio che abitano.

L’Associazione di Mediazione Comunitaria nasce nel 2013 dall’incontro di alcune esperienze di sensibilizzazione e uso dello strumento della mediazione comunitaria in America Latina, che sono state proposte al territorio genovese negli ultimi anni. E’ tra i promotori del X Congresso Mondiale di Mediazione, svoltosi a Genova a settembre 2014.

Il Municipio Centro-Est è stato promotore del progetto Partecip@, con l’obiettivo di promuovere la cura dei beni comuni e del territorio attraverso le idee, le scelte e il coinvolgimento dei cittadini alla vita pubblica.

 

Associazione di promozione sociale Joint Milano, Via Giovanola 25\C, 20142 Italia,

C.f. 97 36 54 50 150, P.I. 06 091 280 963

erasmusplus@associazionejoint.org Tel. +39 02 45 47 23 64      Fax. 02/4507095

www.associazionejoint.org, www.serviziovolontarioeuropeo.it, www.scambiinternazionali.it

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