Bruno Demartinis : “Bruno De Martinis : L’analisi su quello che passa e sull’anno che verra’…….”…

Di Bruno Demartinis

In tutta l’Europa occidentale stanno esplodendo tensioni e lotte sociali che non hanno ancora espresso completamente le loro potenzialità e che hanno comunque la necessità di fare i conti con burocrazie social – liberiste, che non sono assolutamente in grado, né hanno la benché minima volontà, di realizzare politiche autenticamente sociali, ma vanno anzi in una direzione diametralmente opposta. Ad ogni modo queste lotte si esprimono con ottimi livelli di radicalità e di partecipazione di massa: si pensi alle mobilitazioni in Irlanda, Grecia, Francia, Portogallo e Gran Bretagna; o, in Italia, alle lotte della popolazione di Terzigno e del Parco Vesuviano, degli studenti contro il progetto governativo di distruzione della scuola e dell’università pubbliche, a quelle dei pastori sardi o degli operai di Pomigliano. Mi fermo qui, ma l’elenco potrebbe continuare.Le sedicenti opposizioni parlamentari del paese balbettano e si preparano ad ulteriori svolte a destra. Proprio questa sera[1]Massimo D’Alema ed Enrico Letta aprono ad eventuali alleanze con Fini (che potrebbero anche candidare a premier) e con Casini – tagliando fuori contemporaneamente il pur volenteroso Vendola; a meno che quest’ultimo non soffra di pulsioni suicide e non decida quindi di costituirsi come ala sinistra del partito democratico.

La Federazione della Sinistra sarà probabilmente costretta a stare fuori da una siffatta coalizione, al di là delle sue intenzioni, proprio perché sgradita a futuristi e clericali, che sono evidentemente i partner privilegiati per la nomenclatura del P. D. Francamente non credo nemmeno ipotizzabile una coalizione elettorale che vada da Fini a Vendola, ma non metto limiti all’opportunismo … E non è nemmeno troppo difficile immaginare uno scenario nel quale la Federazione della Sinistra scalpiti per salire sull’ultimo caro del convoglio. 

Il Partito Democratico non ha la minima intenzione di presentare programmi e proposte politiche e sociali realmente alternative, nemmeno sul piano della pura e semplice difesa dei diritti nell’ambito di una democrazia formale, a egemonia capitalistica. Il precedente governo Prodi non è stato in grado di abrogare nessuna legge del precedente governo di destra, i decreti della ministro Lanzillotta (ora in quota API) hanno apertola strada, peraltro già da lungo temo sgombrata, a una sempre più pervasiva privatizzazione dei beni comuni, così come, nell’ambito della pubblica istruzione e dell’università il ministro Beppe Fioroni non ha fato altro che tagliare fondi alla scuola statale per stornarli verso quella privata e confessionale; ponendosi in tal modo in continuità con le linee politiche di Letizia Moratti  e anticipando il disegno regressivo di Maria Stella Gelmini. Il P. D. non è stato nemmeno in grado di varare un provvedimento semplicemente liberale come una legge sul conflitto d’interesse. Come ci si può allora stupire per le dichiarazioni entusiaste del senatore (berlusconiano e mafioso) Marcello Dell’Utri su Massimo D’Alema? Nel dicembre del 2009, infatti proprio Dell’Utri si esprimeva così nei confronti di D’Alema (the smartest guy in the room[2] – secondo la definizione di Gianni Letta): “D’Alema resta il migliore di tutti, resta lui il nostro referente per le riforme istituzionali. Sono sempre stato dalemiano”[3]

Se consideriamo anche la situazione in campo sindacale e le fibrillazioni della Cgil in versione Susanna Camusso, il quadro diventa chiaro e parla con la voce del Collegato lavoro, di quell’ipotesi di patto sociale che è passata quasi sotto silenzio, dello snaturamento dello Statuto dei lavoratori e di qualsiasi diritto democratico oltre i cancelli delle  fabbriche, delle scuole e degli uffici. Questa situazione segnata dal disorientamento e dal riorientamento a destra delle burocrazie politiche e sindacali si innesta su una società civile disgregata, affetta da sociopatie e orfana dei più elementari sentimenti di solidarietà. L’eclisse della coscienza di classe ne è la causa fondamentale.

Il berlusconismo è penetrato come un virus tanto nella società civile, quanto tra il ceto politico del centrosinistra. Forse è Walter Veltroni la rappresentazione più caratteristica di questa patologia: infatti è lui che ha inserito, fra gli altri, anche il confindustriale Calearo, poi transitato nel PdL, nelle liste del PD, è lui che ha sponsorizzato l’ideologia del “ma anche” (la versione moderna del dare un colpo al cerchio e uno alla botte) , è lui che ha varato, come sindaco di Roma, il primo “pacchetto sicurezza” contro i rumeni e i rom. E nonostante le frizioni con il suo partito, Veltroni continua a rappresentare gli umori profondi del ceto politico del PD.

È assolutamente necessario lavorare per uno sciopero generale, generalizzato e continuativo che faccia cadere il regime berlusconiano da sinistra e che rifiuti quindi con fermezza le ipotesi di transizione dolce proposte dall’opposizione istituzionale. Queste ipotesi ci potrebbero consegnare, in una forma o nell’altra, a una dittatura sui generis della Confindustria e dei suoi servi “sindacali”, del personale politico pidiellino in fuga dalla nave che affonda, di quell’obbrobrio rappresentato dalla Lega e delle mafie, con cui gli Enrico Letta e i Massimo D’Alema avrebbero ben poche remore a trattare.

L’intera Europa è scossa da lotte potenzialmente (e in più di un caso anche consapevolmente) anticapitalistiche di vasta portata, ma dagli esiti ovviamente ancora incerti. In Italia lo straordinario esplodere del movimento nella scuola e soprattutto nell’università può funzionare come catalizzatore del malcontento e come detonatore degli antagonismi sociali. Sarà assolutamente necessario adoperarsi in questo senso, incentivando la volontà unitaria che ha animato in tutto il paese le assemblee di Uniti contro la crisi.

La radicalità e la diffusione del movimento anche a Genova è dimostrata dalla straordinaria giornata di lotta del 30 novembre, che ha visto migliaia di studenti medi e universitari in piazza. Che hanno correttamente individuato l’avversario in Confindustria e nella prefettura, cioè nel Capitale e nello Stato che lo serve, nel governo, che ne è il “comitato d’affari.

Ci sono giovani energie in movimento, c’è un’indignazione latente nei confronti del sistema di potere. Questa indignazione va oltre il pur comprensibile disgusto per lo stile di vita patriarcale e postribolare del premier e travalica anche lo sdegno per le sue frequentazioni mafiose.

Punta il dito sul massacro sociale, sulla negazione dei diritti, sulla crescente ingiustizia distributiva. E si pone più o meno consapevolmente contro l’ineguaglianza e contro lo strapotere del capitale e dei super-ricchi. Per lo meno allude a un’alternativa di società, districandosi in un paese egoista e senza desideri, secondo l’ultima edizione del rapporto annuale del Censis.

Quello che ancora manca è una soggettività politica abbastanza estesa e radicata, che sia in grado di unificare le lotte e le contestazioni e di far riemergere il rimosso, cioè di riportare alla coscienza la necessità della rivoluzione sociale. 

Bruno Demartinis

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: