Comitato referendario acqua pubblica Genova – Audizione presso il Consiglio Regionale in merito alle problematiche connesse alla gestione delle risorse idriche

Comitato referendario acqua pubblica – Genova


Audizione

in merito alle problematiche connesse

alla gestione delle risorse idriche


Consiglio Regionale – Assemblea Legislativa della Liguria
VI COMMISSIONE TERRITORIO E AMBIENTE

Genova, 7 luglio 2010


Preambolo


Abbiamo chiesto questa audizione in quanto rappresentanti locali del comitato promotore dei referendum per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato.
Il motivo è che consideriamo i Consigli (regionale, ma anche comunali e provinciali) i legittimi rappresentanti della volontà popolare.
Siamo allarmati dal veloce spostamento dei centri decisionali, quelli che prendono le decisioni veramente strategiche per le comunità.
Riteniamo che si stia sviluppando e allargando un sistema decisionale politicamente irresponsabile, dove le decisioni strategiche di natura politica sono sempre più prese dai consigli di amministrazione di società di diritto privato, sottratte al controllo democratico dei cittadini.
Le istituzioni democraticamente elette vengono sostituite da architetture barocche, veri e propri “derivati” della democrazia. Come i prodotti finanziari “derivati” portano a un’economia della truffa e alla crisi dell’economia, noi temiamo che la democrazia “derivata” abbia un esito analogo.
I referendum per l’acqua pubblica sono promossi dal Forum dei Movimenti per l’Acqua, una rete di comitati e associazioni, senza colore politico.
Abbiamo diviso l’esposizione in tre parti: i referendum e la raccolta delle firme (Sivia Parodi), Iride – Enìa e ingresso di F2i nella gestione del SII genovese (Pino Cosentino), il modello Puglia (Sabrina Capra).

PINO COSENTINO
Comitato referendario acqua pubblica – Genova


La campagna referendaria


Ringraziamo il Presidente e i commissari per questo incontro.
Abbiamo sentito il desiderio di comunicare a chi ha incarichi istituzionali l’esperienza che abbiamo appena vissuto: la grande partecipazione popolare, superiore a ogni nostra attesa, alla campagna della raccolta firme per i referendum a favore dell’acqua pubblica.
Siamo rimasti stupiti noi per primi dall’accorrere della gente ai banchetti.
Pensavamo che avremmo dovuto faticare a convincere, a spiegare, invece abbiamo assistito a una grande adesione spontanea, con la formazione di pazienti code nei punti di raccolta firme.
Oltre un milione di firme in poco più di 2 mesi. Mai successo in Italia.
Perché un referendum contro la privatizzazione dell’acqua?
Perché era l’unico strumento che ci era rimasto a disposizione, dopo che il parlamento ha ignorato la legge di iniziativa popolare firmata da oltre 400.000 cittadini e consegnata nel 2007, perché era l’unico strumento in uno scenario politico dove sia la maggioranza che l’opposizione in modo più o meno esplicito sono a favore della messa sul mercato dell’acqua, perché era l’unico strumento per dare un po’ di informazioni alla gente, visto il silenzio dei media sull’argomento.
Col referendum vogliamo abrogare l’art. 23 bis del decreto Ronchi che obbliga alla privatizzazione dei servizi idrici, della gestione dei rifiuti e del trasporto pubblico locale (richiamando inesistenti obblighi comunitari).
Vogliamo inoltre abrogare anche altri due articoli del testo unico ambientale (D. Lgs. 152/2006): l’articolo 150 relativo alla scelta delle forme di gestione e alle procedure di affidamento e l’articolo 152 relativo alla tariffa del servizio idrico integrato. Quest’ultimo è nuovamente un prodotto vergognoso dei nostro legislatori: perché garantire l’utile al privato permettendogli di aumentare le tariffe per coprirsi completamente i costi, indipendentemente dalle sue capacità gestionali, azzerando il rischio di impresa? Siamo bravi tutti a fare gli imprenditori quando la legge ci garantisce l’utile sulle spalle degli utenti, che non hanno possibilità di opporsi o di scegliere un altro gestore!
Non è un caso che questa raccolta firme sia stata un successo in tutta Italia, soprattutto nelle zone dove la gestione è già stata affidata ai privati.
Questo referendum ha risvegliato la popolazione, i cittadini che non ce la fanno più a sopportare l’ennesimo scippo di beni comuni, di beni collettivi che vengono regalati ai soliti amici…. Non ha senso mettere sul mercato un bene comune che per di più è un monopolio naturale, non ha senso mettere sul mercato tante realtà pubbliche efficienti di cui non si vuole parlare.
La nostra Iride S.p.A, la settimana scorsa, quando il comitato organizzatore de “Lo sbarco” ha chiesto un allaccio idrico al parco dell’Acquasola (in tutto il parco non c’è neppure una fontanella!) ha detto che lo concedeva purché non si raccogliessero le firme per il referendum! A che punto è arrivata l’arroganza del gestore (privato) di un servizio (pubblico): tenta di impedire un’attività civica e democratica perché va contro i suoi interessi…
Anche senza essere a conoscenza di questi fatti, la gente, che abbiamo incontrato in questi mesi, è scandalizzata e delusa.
Abbiamo raccolto le firme di 20.000 cittadini solo a Genova, il doppio di quello che ci avevano chiesto di fare dal Forum nazionale.
Lo abbiamo fatto, associazioni e semplici cittadini, con le limitate forze del volontariato, autofinanziandoci, dedicando ognuno il suo tempo libero alla campagna.
Hanno sostenuto la campagna migliaia di associazioni di ogni tipo, ambientaliste, pacifiste, religiose, culturali, per i diritti umani, comitati di cittadini di ogni provincia italiana.
Oltre 1.000.000 di persone in Italia hanno formato, oltre 40.000 in Liguria, 20.000 a Genova, di cui circa 15.000 nella città capoluogo.
Nella storia dei referendum non si era mai vista una tale mobilitazione, che contiamo di portare avanti fino al giorno delle votazioni.
Tra i primi firmatari anche il Presidente della Regione Claudio Burlando.
Abbiamo avuto un consenso trasversale, perché la difesa dei beni comuni non è di parte, ma di tutti i cittadini. Ci appelliamo quindi a voi perché ascoltando la voce di tutti questi cittadini, di cui siete rappresentanti, vi facciate promotori di ogni azione possibile per la difesa di questo bene primario da ogni forma di speculazione, per un rafforzamento della gestione pubblica e trasparente, per l’adozione di scelte responsabili e condivise coi cittadini da parte degli amministratori locali liguri.

SILVIA PARODI
Comitato referendario acqua pubblica – Genova

Iren e l’accordo con F2i

La gestione del SII genovese si allontana sempre più dal controllo pubblico, per diventare un grosso affare a spese dei cittadini.
Il danno per i cittadini è 1. economico , in quanto la tariffa è gravata dall’obbligo di remunerare il capitale investito, nella misura minima del 7% (art. 13 legge Galli 1994, perc. stabilita Decreto Mlp 1 agosto 1996). Poiché gli investimenti sono effettuati usando largamente la leva finanziaria, questo 7% si aggiunge agli oneri finanziari. Altro danno economico deriva dal fatto che le SpA sono soggette a imposizione fiscale (da cui le Aziende Municipalizzate, e anche le Aziende Speciali erano esentate), tutto a carico dei cittadini-utenti (detti, oggi, “clienti”). Con una perdita, per gli enti
locali, di molti milioni all’anno. Si aggiunga che il controllore pubblico difficilmente riesce a effettuare un controllo adeguato sulla congruità dei prezzi e della qualità delle opere, perciò il gestore ha normalmente un guadagno improprio assai notevole sulle opere eseguite.
2. ambientale , in quanto il gestore è indifferente al risparmio e alla gestione oculata della risorsa “acqua”, avendo il proprio guadagno comunque garantito per legge; anzi, in volume, il guadagno è tanto maggiore quanto maggiore è il consumo della risorsa.
Queste considerazioni trovano puntuale riscontro nelle vicende dell’ATO genovese.
Oggi è Iride, in quanto soggetto privato, a decidere le strategie, in funzione dell’obiettivo proprio di ogni società privata: creare valore per gli azionisti, sia attraverso utili di esercizio da distribuire come dividendi, sia attraverso aumenti di valore delle azioni.
In questi giorni, mentre era in corso la raccolta di firme per il referendum, tale strategia ha compiuto passi avanti giganteschi.
In giugno è stato definito l’ingresso nella gestione dell’acqua della provincia di Genova di F2i, una spa SGR, cioè che istituisce e gestisce fondi di investimento.
Dal 1 luglio è operante la fusione tra Iride ed Enìa, con la nascita di Iren.
Nell’assemblea che ha ratificato la fusione hanno preso la parola solo due soci privati (con circa il 2% del capitale ciascuno!): Equiter (fondo del gruppo Intesa-SanPaolo) e Fondo Amber (con sede legale alle isole Cayman).
Il rappresentate di Equiter bacchetta la parte pubblica (i soci di maggioranza, si noti bene!) per il “percorso piuttosto lungo e difficoltoso” con cui si è arrivati alla fusione ed auspica che si passi ad “un modello di governance molto più semplificato e coeso”.
Il rappresentante di Amber sottolinea che il processo di fusione “sicuramente contribuisce alla creazione di valore” e si unisce al rappresentante di Equiter nel bacchettare i soci pubblici; ma in modo “un po’ più forte” ritenendo “che in questo ambito si possa fare di più e meglio”, poi “critica alcuni passaggi dello statuto post-fusione che a lui paiono il vecchio ‘manuale Cencelli’ ” e prosegue col ricordare che non è “più accettabile gestire una società quotata” con “ ‘bizantinismi’ propri più di una cultura ormai passata”.
Lo stesso patto di sindacato si trova sul banco degli imputati in quanto “inaccettabile dal punto di vista delle migliori pratiche di mercato”.
La conclusione dell’intervento è ancora più illuminante: “la società non può permettersi di perdere competitività nei confronti non dei concorrenti
locali o dei concorrenti italiani che contano relativamente poco ma nei confronti di un sistema globalizzato … per il denaro si compete e si compete dal punto di vista delle competenze manageriali, degli asset industriali, ma anche della “corporate governance’ “.
Che la creazione di valore per gli azionisti diventi l’obiettivo della gestione dell’acqua, e che questo obiettivo venga accettato, anzi promosso dalle istituzioni, è dimostrato dall’avvenuta conferma per ben 25 anni dell’affidamento a Iride della gestione del SII della prov. di Genova, l’agosto dell’anno scorso.
Questi fatti (affidamento a Iride della gestione del SII per altri 25 anni, fusione con Enìa, ingresso di F2i, un fondo speculativo che nel 2009 ha distribuito agli azionisti dividenti per 6 milioni di €, con un rendimento sul capitale versato del 15% – nota stampa 28 aprile 2010), appaiono mosse collegate tra loro al fine di costituire e consolidare una rendita sicura in mani private, a spese dei cittadini.
Inoltre si tratta di decisioni strategiche sottratte al dibattito pubblico nelle sedi che dovrebbero essere competenti, in quanto rappresentative dei cittadini elettori, ossia i consigli comunali, provinciale e regionale.
Riteniamo che questa sia una grave ferita alla democrazia.
La via da seguire è un’altra, indicata dal referendum da noi promosso.
Riportare il SII nell’ambito pubblico, con una gestione tramite azienda speciale, di diritto pubblico. Si guadagnerebbe anche in efficienza (si veda la relazione della Corte dei Conti
“OBIETTIVI E RISULTATI DELLE OPERAZIONI DI PRIVATIZZAZIONE DI PARTECIPAZIONI PUBBLICHE, novembre 2009”.
Non è affatto vero che la UE obblighi a privatizzare. L’obbligo esiste solo per i servizi pubblici di rilevanza economica, e spetta a ogni singolo Stato o soggetto pubblico decidere quali siano i servizi a rilevanza economica.
Tanto è vero che la Città di Parigi ha ripubblicizzato quest’anno la gestione dell’acqua.
Cosa può fare la Regione Liguria?
Può fare tantissimo, e lo dimostra l’esempio della Puglia, che illustrerà brevemente Sabrina Capra dopo di me.
Se c’è la volontà politica si può fare tantissimo. Il Presidente Burlando è stato tra i primi firmatari, a Genova, del referendum.
Ci auguriamo che fatti coerenti facciano seguito a questo importante segnale.

PINO COSENTINO
Comitato referendario acqua pubblica – Genova

il percorso della Regione Puglia

verso la ripubblicizzazione dell’acqua

“bene pubblico dell’umanità”

La Regione Puglia, con Deliberazione della Giunta Regionale n. 1959 del 20 ottobre 2009, ha approvato i principi orientati a considerare l’acqua come bene essenziale e ha individuato i principi basilari in tema di concezione dell’acqua come bene comune.


Le prime righe della delibera affermano che:

“L’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’art. 2 della Costituzione”.


La delibera chiama in causa le diverse risoluzioni e comunicazioni stilate dal Parlamento Europeo, come la risoluzione dell’11 marzo 2004, che afferma che “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno” o quella del 15 marzo 2006 che ribadisce con termini simili lo stesso concetto.

Infine la delibera impegnava la Regione a presentare una “legge regionale che regolamenti il servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica e che trasformi l’AQP S.p.A (Acquedotto Pugliese S.p.A.). in un soggetto giuridico di diritto pubblico improntato a criteri di economicità, efficienza e trasparenza nei confronti dei cittadini”, definendo così la totale fuoriuscita dell’acqua dalle leggi del mercato.

La Giunta ha successivamente approvato, il 4 febbraio 2010. il disegno di legge regionale 7/2010, “Governo e gestione del servizio idrico integrato – Costituzione dell’azienda pubblica regionale “Acquedotto pugliese – AQP”, che sancisce il principio dell’acqua bene comune dell’umanità, per cui il servizio idrico integrato deve essere necessariamente gestito da un soggetto pubblico.

Il disegno di legge è stato quindi riapprovato all’unanimità dalla nuova Giunta, appena insediatasi, l’11 maggio 2010 ed è stato inoltrato al Consiglio Regionale per l’approvazione definitiva, con l’impegno del Presidente Nichi Vendola e dell’intera coalizione alla trasformazione in legge entro i primi 100 giorni della legislatura. Si prevede che questo accada entro la fine del mese di settembre 2010.

Il metodo di creazione del disegno di legge

Il primo elemento interessante riguardo a questo disegno di legge è costituito dalla innovazione delle modalità di creazione dei suoi contenuti: si è trattato infatti di una modalità partecipativa sperimentale, sancita con delibera specifica della Giunta
regionale (27/10/2009).
Con tale atto è stato infatti costituito un “Tavolo Tecnico”, presieduto dall’assessore alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati e costituito da 5 esperti scelti dalla Regione, tra cui propri funzionari, e 5 rappresentanti del Comitato pugliese e nazionale per l’Acqua.
Si è trattato quindi di una partecipazione paritaria ed effettiva ai lavori per la legge che in due mesi ha elaborato punto per punto il testo del disegno di legge, in maniera condivisa, sancita a livello istituzionale con delibera.

I contenuti del disegno di legge

Il disegno di legge consta di 15 articoli e si propone di realizzare un modello gestionale volto al perseguimento degli interessi collettivi e, al contempo, a ottimizzare le risorse finanziarie disponibili, attraverso la costituzione dell’azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – AQP”.

In primo luogo, si stabiliscono i principi generali (Art.1) dai quali trae ispirazione l’intero disegno di legge, ovvero che l’acqua è un bene comune, di proprietà collettiva, essenziale e insostituibile per la vita (co. 1), non assoggettabile a ragioni di mercato (co. 2), il cui approvvigionamento deve essere difeso e garantito dalla Regione Puglia, tutelando il diritto di ciascun individuo ad un minimo vitale giornaliero. A questi fini le infrastrutture
demaniali concesse in uso per la gestione del servizio idrico integrato pugliese sono dichiarate strategiche di rilevanza regionale (co .3).

Viene inoltre sancito il principio secondo cui il servizio idrico integrato è privo di rilevanza economica e deve essere sottratto alle regole della concorrenza (Art. 2, co. 1).

La legge prevede, agli articoli 3 e 4, due strumenti a tutela del diritto all’approvvigionamento idrico: un fondo regionale ed un fondo di solidarietà internazionale.
Il primo fondo, gestito dalla Regione Puglia di concerto con l’organismo di indirizzo e controllo del Servizio Idrico Integrato, mira a garantire il livello essenziale di accesso all’acqua per soddisfare i bisogni essenziali di vita di ogni Cittadino, che saranno garantiti gratuitamente e a carico della fiscalità generale regionale (“Quantitativo minimo giornaliero” – Art. 13). Per la copertura dei costi del servizio idrico eccedente il quantitativo
minimo, al co. 4 dell’art. 3, si prevede un sistema tariffario progressivo, differenziato per fasce di consumo e per usi.
Il secondo fondo, invece, tende a rimuovere gli squilibri economici e sociali e a contribuire a garantire il diritto all’acqua potabile a quelle popolazioni che non hanno accesso ai servizi idrici. prevedendo il finanziamento di progetti in paesi esteri.


Il disegno di legge istituisce, quindi, all’art 5, l’azienda pubblica regionale “Acquedotto Pugliese – AQP” (co. 1), che subentra all’Acquedotto pugliese S.p.a. e sarà amministrata in forma di azienda pubblica regionale priva di scopo di lucro (co. 2).
L’azienda potrà eventualmente gestire anche attività diverse dal servizio idrico integrato, attraverso la costituzione di società anche miste e di consorzi pubblici, purché gli utili siano utilizzati per migliorare il servizio (co. 4).

L’art. 6 prevede che, divenuta azienda pubblica, nel rispetto dell’acqua come valore collettivo fondamentale alla sopravvivenza, la gestione dell’Acquedotto sia aperta alla trasparenza e alla partecipazione (in termini di osservazione e proposta) delle comunità locali e della cittadinanza.


Si tratta di un’inversione di tendenza sancita dalla Regione Puglia rispetto al contesto nazionale, ponendosi in una posizione completamente nuova sia rispetto ai processi di privatizzazione del settore idrico che caratterizzano l’Italia, sia rispetto alla definizione di gestione pubblica, ampliandola e giungendo all’idea di gestione pubblica partecipata, mettendosi così, in questo settore, alla pari di città come Parigi.

Viene a tal fine previsto (co. 1):
l’ istituzione di un consiglio di sorveglianza con poteri di controllo basato su modalità di rappresentanza dei lavoratori, delle associazioni         ambientaliste, dei consumatori, dei sindacati e di rappresentanti dei comuni e dei comitati dei cittadini su base provinciale; e

meccanismi procedurali e predisposizione di mezzi finalizzati al coinvolgimento e alla partecipazione dei lavoratori, e, su base territoriale, della cittadinanza, rispetto alle decisioni inerenti gli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione.

L’azienda pubblica regionale può inoltre promuovere forme di consultazione della popolazione sulle modalità e sui livelli quantitativi e qualitativi di erogazione del servizio idrico integrato (co. 2).

Per quanto riguarda gli aspetti gestionali-organizzativi, l’”Acquedotto pugliese – AQP” è regolato e disciplinato sulla base di uno Statuto, approvato dalla giunta regionale (art. 7).

L’amministrazione dell’azienda è affidata al Consiglio di amministrazione (art. 8, co. 1), composto dal Presidente, dal Vice presidente e da tre Consiglieri d’amministrazione nominati dall’assemblea dei sindaci pugliesi (co. 2), riservando allo statuto la fissazione delle cause di impedimento e incompatibilità, le attribuzioni, il funzionamento e le indennità.

L’articolo 9 prevede il transito del personale di AQP S.p.a. nell’organico della azienda di nuova istituzione, conservando tutti i diritti giuridici ed economici acquisiti, e il 10 indica i controlli regionali sulla società e i suoi organi (co. 2), le ipotesi di revoca degli amministratori e di scioglimento del consiglio (co. 3-5), i poteri del commissario straordinario nominato in caso di scioglimento del consiglio di amministrazione (co. 8).

L’articolo 11 prevede l’adeguamento alle disposizioni di legge degli atti dell’autorità d’ambito e dell’azienda regionale. L’articolo 12 detta disposizioni transitorie per garantire il governo dell’azienda fino all’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione.

L’articolo 13, come visto (cfr. sopra) vincola il soggetto gestore del servizio idrico integrato all’”erogazione gratuita del quantitativo minimo giornaliero” nell’ambito delle utenze domestiche, rifacendosi anche alle proprie competenze in materia di tutela della salute ed alimentazione di cui all’art. 117, III comma Cost.

Gli ultimi due articoli (art. 14 e 15), infine, si riferiscono all’abrogazione delle norme incompatibili con le disposizioni della legge e le norme finali sull’entrata in vigore della legge.

Link: Relazione e schema di DDL
http://www.regione.puglia.it/web/files/Risorse %20Naturali/Relazione_illustrativa_e__DDL__acqua.pdf
SABRINA CAPRA
Comitato referendario acqua pubblica – Genova

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