Esperti di sinistra e ominidi di destra.

ESPERTI “DI SINISTRA” E OMINIDI DI DESTRA

Tito Boeri è un economista noto ai telespettatori per l’assidua partecipazione ai dibattiti TV, in qualità di esperto del polo di “sinistra”.

Si presenta bene, è arguto e preparato, spopola nel confronto con gli ominidi di Berlusconi.

Ma sta, a tutti gli effetti, dalla parte del Capitale e della sue più selvagge “necessità economiche”!

Oggi si cimenta nella ricerca del vero significato della vergognosa vicenda del mancato reintegro dei lavoratori di Melfi. Naturalmente, non difende questa decisione indifendibile del luminoso manager della FIAT. Prende, invece, spunto da un (anch’esso significativo!) passaggio della presa di posizione di Napolitano, per esprimere il suo pensiero sulla vicenda FIAT nel suo complesso. E il suo pensiero, su una questione centrale come questa, è del tutto rappresentativa della cosiddetta “sinistra”. La stessa che, nelle eventuali elezioni anticipate ci chiederà il voto contro Berlusconi, presentandosi come l’alternativa!

In sintesi, il Boeri-pensiero è il seguente:

Marchionne ha ragione. La globalizzazione non può che essere assecondata e ciò giustifica qualsiasi imposizione da parte delle imprese, anche la fuoriuscita dal sistema giuridico vigente, se crea qualche impiccio. Il tutto deve essere garantito dall’accettazione da parte di tutti i sindacati delle regole “rese necessarie” dalla globalizzazione. Essi dovranno impegnarsi affinché i lavoratori rispettino correttamente tali regole. E i lavoratori dovranno essere “liberi” di eleggere rappresentanti che garantiscano uno svolgimento delle “relazioni industriali” che sia consono alla globalizzazione.

Certo, non è un ominide, ma come avversario di classe per le lavoratrici ed i lavoratori non scherza proprio! Certo, non è populista e demagogico, ma mina, pare senza neppure avvedersene, le basi della stessa democrazia formale in Italia! ….ed è una delle menti più lucide dell’intellighenzia “di sinistra”!

Ecco come si dipana il suo ragionamento :

Oggi Marchionne può permettersi di scegliere sistema di relazioni industriali e il sistema prevalente in Italia proprio non gli va………Il fatto è che non esiste in Italia un sistema di relazioni industriali che vincoli al rispetto di un accordo raggiunto prima di realizzare un grande investimento, prima di costruire un nuovo impianto.

Boeri tralascia completamente di soffermarsi su due questioni fondamentali:

  • I contenuti degli accordi sindacali sono assolutamente liberi? Ritiene che il Lavoro non debba essere tutelato, almeno nei termini previsti dalla Costituzione? La globalizzazione giustifica qualsiasi violazione di diritti dei lavoratori e permette qualsiasi peggioramento delle condizioni di lavoro? Esiste un limite? Se sì, dove è posto?

Non sono interrogativi oziosi, malgrado Boeri preferisca ignorarli, visto che sono l’essenza della vicenda di Pomigliano. Incollo sotto l’intervista al giuslavorista Alleva sui contenuti dell’accordo separato di Pomigliano, poi sottoposto dalla FIAT (!!!) referendum, come libera espressione di persone con la pistola puntata alla tempia! Ma malgrado ciò, Marchionne non ottenne il previsto plebiscito. Quindi (???) decise di creare una cosiddetta New.co, termine oscuro per occultare meglio la realtà: una società fuorilegge!

  • E’ accettabile, per uno Stato di diritto, che un padrone, solo perché è molto potente, possa “permettersi di scegliere sistema di relazioni industriali” perché “il sistema prevalente in Italia” non gli piace? Esiste un diritto del lavoro (sia pure in pessime condizioni di salute!)? Le sue regole per chi valgono, se si può costituire un’azienda che ne ignora i contenuti e si pone esplicitamente fuori dalla legge?

Marchionne deluso dall’esito del “suo” referendum, decide di: sostituire la società che gestisce Pomigliano; licenziare tutti i lavoratori e fare riassumere dalla New.co, creata a tal fine, solo quelli che accettano, sotto la personale responsabilità, le clausole dell’accordo separato di Pomigliano, anche quelle contrarie alla Costituzione, alle leggi sul lavoro e ai Contratti collettivi di lavoro! Ma Boeri non si accorge di stare dalla parte di un fuorilegge!

Si potrebbe anche ironizzare sul al “grande investimento” previsto da Marchionne. Si tratterebbe (se, per una volta, si attuasse un progetto tra i tanti propagandati dalla FIAT negli ultimi anni) di 700 milioni di euro: noccioline rispetto ai regali continuamente elargiti dallo Stato! Nel 2009 (e fino al marzo 2010) ha lucrato i pingui “incentivi alla rottamazione” (1.500 € per le auto e 2.500 per gli autocarri) e una quota degli 8 miliardi stanziati per finanziare la CIG in deroga per il 2009-2010. curiosamente, pur avendo chiuso in perdita il bilancio del 2009 (…e aver messo in CIG 30.000 lavoratori), ha distribuito agli azionisti un dividendo di 237 milioni! Ma non ci dicono che il profitto si giustifica con il “rischio d’impresa”? Esso non consisterebbe nell’obbligo per gli azionisti di sobbarcarsi le eventuali perdite? L’economista Boeri non si sofferma su queste quisquiglie!

Cosa fareste voi sapendo che un vostro potenziale assicuratore può ridiscutere i contenuti della polizza che state negoziando, riducendo la protezione che vi ha offerto quando avete pagato il premio assicurativo, una volta che avete avuto un incidente? Scegliereste un altro assicuratore in grado di impegnarsi al rispetto dei contenuti della polizza sottoscritta.

Dunque, si conferma che il Lavoro è una merce qualsiasi (…lo diceva anche Marx, ma in un altro senso e traendone altre conseguenze!). Non esistono sue peculiarità, tipo la debolezza contrattuale rispetto al Capitale, la legittima aspirazione a migliorarne le condizioni, la “deperibilità” di chi ne effettua la “prestazione”, ecc.

Basti pensare che l’accordo normativo per i metalmeccanici risale addirittura al 1972, come ha ricordato Pietro Ichino.

Pare che entrambi gli esperti ignorino, limitandoci agli aspetti principali del deperimento del diritto del lavoro, che nel 1997 è entrato in vigore il “pacchetto Treu” e dal 2003 la Legge 30! Eppure queste due leggi sono state applicate e  hanno mutato i contenuti di tutti i CCNL!

Per questi motivi raccogliere l’invito di Napolitano a un “confronto pacato e serio”, significa varare rapidamente una legge sulle rappresentanze che permetta ai lavoratori, azienda per azienda, di scegliere i loro rappresentanti, offrendo a questi ultimi la possibilità di impegnarsi al rispetto delle intese raggiunte.

Stranamente lo chiede solo la FIOM (…anche se poi, nella pratica, non se ne ricorda sempre!). Nei mesi scorsi, infatti,  ha raccolto le firme su un progetto di legge di iniziativa popolare che permetta ai lavoratori di essere rappresentati in base al loro reale peso (senza la feudale assegnazione automatica del 33% della rappresentanza ai sindacati confederali) e di contare in tale proporzione nella contrattazione. Tutti (sindacati confederali e partiti) sono da sempre contrari! E proprio quei partiti e sindacati cui si sente vicino e che considera “responsabili”! Non si chiede il perché? E, comunque, cosa gli fa pensare che il risultato sarebbe quello da lui auspicato, cioè l’accettazione delle “necessità” della globalizzazione a qualsiasi costo?

(Il ministro del lavoro) Deve anche ammettere nei fatti che quello “storico accordo” del 22 gennaio 2009 sulle nuove regole della contrattazione non è palesemente in grado di governare “l’evoluzione delle relazioni industriali nel contesto di una aspra competizione sul mercato globale”. E’ tempo allora di riaprire il tavolo sulla riforma del sistema di contrattazione, facendo di tutto questa volta perché un accordo vero venga trovato. Vero significa anche che deve impegnare chi poi dovrà applicare queste regole, a partire dalla Cgil, il sindacato che oggi ha il maggior numero di iscritti.

Pare che gli sfugga che se Marchionne può appellarsi a qualcosa, nel proporre un contratto aziendale peggiorativo rispetto al Contratto nazionale, ciò è reso possibile proprio dall’accordo separato del 22 gennaio 2009. Fino ad allora il contratto aziendale poteva prevedere solo deroghe migliorative!

In ogni caso, è chiaro anche come pensa debba comportarsi la CGIL. Esattamente come già fanno CISL e UIL!

Ma questa sua aspirazione non potrebbe entrare in conflitto con una eventuale nuova legge sulla rappresentanza, che invoca forse senza sapere di cosa parla?

Sergio Casanova

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