Il porto di tutti

DA  IL SECOLO XIX.IT, 18 settembre 2010:  

 http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/09/18/AMDYHn3D-raffica_crollano_assoluzioni.shtml?hl

Novi, ex-Presidente dell’Autorità portuale, è riconosciuto responsabile di turbativa d’asta, in pratica di aver parzialmente “pilotato” l’assegnazione del terminal Multipurpose, il complesso più appetito per la sua posizione. Prende due mesi (pena sospesa), una multa di 200 euro e stop, mentre il pubblico ministero Walter Cotugno aveva chiesto sei anni di carcere. Che cosa significa? L’imputato numero uno ha contribuito a estromettere alcuni potenziali concorrenti (fra loro il gigante Msc cui era stata promessa un’altra zona), facendo così naufragare una gara pubblica che andava invece organizzata. Ma l’incessante dietro le quinte, il tourbillon di contatti-incontri-telefonate per dividere la benedetta torta, non rappresenta un reato. Il dettaglio-clou è tuttavia la tabula rasa sull’addebito più grave, la concussione. Ovvero aver “ricattato” Ignazio Messina, uno dei pretendenti più accaniti, ordinandogli di ridimensionare le pretese altrimenti l’avrebbero buttato fuori. Tutto ciò, ribadisce il giudice Maurizio De Matteis, non è mai avvenuto; non c’è stata, fa capire, la dichiarazione di guerra che proprio Messina disse di aver ricevuto nel 2004. E gli armatori, dal punto di vista processuale, sono i principali sconfitti. 

Sarebbe sbagliato considerare quanto avvenuto ieri un colpo di spugna, poiché il pronunciamento certifica che qualcosa di guasto, nel riparto d’una superficie tanto importante, fu comunque fatto. Ma è chiaro che, nell’opinione di chi ha giudicato, non si trattò d’uno scandalo. La conferma, implicita, arriva dalla sorte toccata agli altri protagonisti della storia. La stessa (mini)condanna di Novi – a fronte di richieste assai dure – è stata disposta per Sergio Maria Carbone, noto docente universitario e suo consulente principe ai tempi dell’affaire; per Alessandro Carena, ex segretario generale dell’Authority; per l’armatore Aldo Grimaldi. I primi due hanno collaborato al “peccato originale”, ancorché in modo parecchio ridotto rispetto alle tesi del pm; Grimaldi è invece l’autore del memorandum, l’appunto manoscritto che prefigurava i futuri equilibri del porto. Il fatto che venga condannato, sebbene con pena mite, ne evidenzia un ruolo primario nella spartizione. Ed è uno dei pochi che non canta vittoria.

COMMENTO

Dopo la sentenza che comunque condanna Novi per turbativa d’asta, si è scatenata una canea giustificazionista della spartizione della cosa pubblica che dovrebbe fare inorridire qualunque democratico a cui stia a cuore l’interesse pubblico.

Credo che le parole del decano degli armatori siano emblematiche del comune sentire che è fatto proprio sicuramente dalla politica,dai sindacati,dalle cooperative di lavoro,e temo anche dai comitati di lotta di Voltri. Cito letteralmente le dichiarazioni di Aldo Grimaldi: “L’IDEA ERA QUELLA DI SODDISFARE LE ESIGENZE DI TUTTI (gli imprenditori ndr) E LO ABBIAMO FATTO, MAGARI SENZA LE DOVUTE FORMALITA” e ancora: “C’ERANO DEI SIGNORI INTERESSATI ALLE BANCHINE CHE SI RIUNIVANO PER DECIDERE COME ACCORDARSI PER SODDISFARE LE ESIGENZE DI TUTTI (il loro interesse ad appropriarsi di un pezzo di porto ndr) IN FUNZIONE DELLO SVILUPPO POSSIBILE DEL PORTO DI GENOVA” (???). 

Alla faccia del conflitto di interessi e dell’art. 41(1) della Costituzione, gli imprenditori diventano i depositari del bene della città, e l’Autorità portuale (cioè l’arbitro!)  fa bene ad assecondarli… aldilà delle inutili formalità!

Questo è il brodo di coltura della seconda Repubblica a cui sembra incapace di sottrarsi qualunque movimento organizzato, vista l’assoluta assenza di reazioni. Eppure in tanti blaterano di “battersi per la legalità”!

(1)Art. 41. L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

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