La stabilità che distabilizza.

LA STABILITA’ CHE DESTABILIZZA 

Con la modifica della legge di contabilità nazionale (L.196/2009) siamo finalmente giunti alla tripla Stabilità: 

(A) Il Patto di Stabilità europeo vincola

(B) la Legge di Stabilità nazionale [ “imponendo” tagli ai servizi pubblici dello Stato, ai salari, all’occupazione( persino quella precaria), alle pensioni], che vincola

(C) il Patto di Stabilità interno, [che taglia i servizi pubblici delle Regioni e degli Enti locali]. 

Nessuno mostra di essersi accorto di quanta instabilità crei la Stabilità liberista. Certo sarebbe come per un fervente cattolico mettere in discussione uno dei Misteri Gloriosi della Fede!  

Eppure, è proprio la Stabilità (…peraltro presunta!) monetaria e contabile a generare la “necessaria instabilità”:

  • ·        del lavoro (non sai mai se sarai assunto, fino a quando e con quali diritti),
  • ·        dei servizi sociali essenziali (non sai mai di quanta e quale sanità, scuola, assistenza potrai usufruire),
  • ·        di altri beni comuni come l’acqua e i trasporti pubblici (a quale prezzo saranno forniti dai privati che.                     
  •         “devono” gestirli?),
  • ·        delle pensioni ( sistematicamente ridotte e allontanate nel tempo ). 

Tutto ciò pare non interessare a  nessuno, anzi , l’approvazione della Legge di Stabilità (…questa legge di stabilità!!!) entro dicembre è una indiscutibile esigenza per  governo e “opposizioni”, confortate dalle lodi del presidente della repubblica! 

Eppure, secondo un comunicato diffuso dal governo, “”La manovra economico-finanziaria per il triennio 2011-2013 è stata, per gran parte, realizzata con il decreto-legge n. 78 del 2010 [la manovra economica estiva, n.d.r.], gli interventi recati dal disegno di legge di stabilità sono conseguentemente contenuti in circa 1.000 milioni per l’anno 2011, in 3.000 milioni per il 2012 ed in 9.500 milioni per il 2013”.  Di questi ultimi “piccoli” interventi fanno parte (c’era da dubitarne?):  a) tra 750 e 800 milioni per le “missioni di pace”;  b)  200 milioni per le scuole paritarie (scuole private parificate alle statali nel 2000 dal centrosinistra). Entrambe le cifre, per ragioni contabili, si riferiscono a sei mesi del 2011 (poi si troveranno altre risorse, per questi obiettivi assolutamente vitali per il Paese!) (2) 

Ma la Manovra estiva (che prevede micidiali tagli al welfare, il blocco dei salari per 4 anni per i lavoratori del P.I., il sostanziale aumento di un anno dell’età pensionabile, l’ulteriore aumento di disoccupati e precari determinato dal nuovo blocco del turn-over, la riduzione del personale sanitario, ecc.) non è quella che ci viene sistematicamente sbattuta in faccia dal PD per giustificare i tagli dei servizi da parte di Regioni ed Enti locali? 

Non sarebbe questa l’occasione per dimostrare che pensa quello che dice?

Basterebbe mettere in discussione i numeri riassuntivi della Legge di Stabilità, quelli che si trovano sotto la voce “Saldo netto da finanziare” (sostanzialmente,  i deficit annui dello Stato nel triennio 2011 – 2013).

Essi sono così previsti (in miliardi): per il 2011: 41,9 (cui si giunge con un taglio di spesa pari a 11,6 mld.); per il 2012: 22,8; per il 2013: 15 (quindi con un taglio complessivo, rispetto alla spesa per il 2010, pari a 11,6 +  26,9 = 38,5). 

Certo, occorrerebbe mettere in discussione proprio quei contenuti che si dice di avversare, proponendo un rifinanziamento dei servizi tagliati, delle pensioni allontanate, dei salari bloccati, dei rinnovi dei contratti per i precari pubblici, della scuola, dell’università e della ricerca. Naturalmente mettendo in campo anche il reperimento di risorse finanziarie attraverso la tassazione dei patrimoni, una vera lotta all’evasione, l’eliminazione degli esosi privilegi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, la riduzione di spese dannose (per la guerra, per il nucleare, per la scuola privata). 

Ma, si sa, l’UE monetarista ed antisociale è una centralità indiscutibile, almeno quanto la garanzia dei profitti e delle rendite finanziarie! 

E l’Europa ci richiede “dolorosi” tagli. Altrimenti i Mercati ci distruggeranno con la speculazione finanziaria sui nostri Buoni del Tesoro!

Ma la condizione di dominio incontrastato dei mercati finanziari sulle politiche economico – sociali degli Stati non è frutto di un dio malvagio!

Ci si è arrivati con una serie di scelte politiche (liberalizzazione totale della circolazione dei capitali, conseguenti delocalizzazione del lavoro, creazione di bolle speculative, privatizzazioni di ogni attività profittevole, con conseguente smantellamento del welfare) che ci hanno regalato la peggiore crisi economica degli ultimi 80 anni.  Cui si è risposto con una sorta di “keynesismo bancario”: l’uso della spesa pubblica per finanziare le banche, trasformando i debiti privati in debiti pubblici.  

Si è trattato, quindi, di un percorso frutto di precise scelte politiche, che andrebbe combattuto con scelte politiche opposte. 

Invece, tutto viene presentato, unanimemente, ai sudditi, come frutto del volere imperscrutabile del dio – mercato. Ben più sanguinario degli dei Aztechi che pretendevano sacrifici umani. Un dio che si nutre del sangue di milioni di persone, vittime delle guerre, della fame e delle malattie.  

Eppure ci sono insospettabili riconsiderazioni, nel mondo e anche in Europa. 

Persino il FMI ha recentemente riconosciuto che la crisi è da domanda (3) e che politiche  restrittive (come quelle previste dalla Legge di Stabilità in via di approvazione) rischiano di compromettere la ripresa. Suggerisce che “una ripresa della domanda aggregata è la singola migliore cura contro la disoccupazione” e sostiene l’importanza della difesa del potere d’acquisto dei salari per alimentare la ripresa.

Naturalmente, questa svolta bolscevica del FMI è stata totalmente censurata, anziché propagandarla, come si fa usualmente quando si esprime contro i salari, la spesa pubblica ecc.! 

Altrimenti sarebbe stato necessario mettere in discussione le politiche della UE, che “ taglia 300 miliardi di euro di spesa sociale, prendendo così la strada sbagliata di una politica prociclica”, cioè una politica che, anziché opporsi al ciclo economico recessivo (anticiclica), lo  asseconda e favorisce. (4)

E ciò, in Italia, è considerato impensabile, anche dai sindacati confederali.

Non è così, a livello europeo, dove persino la tradizionalmente moderata CES (la Confederazione dei sindacati europei) è su un’altra linea e si oppone al ripianamento del debito pubblico contratto per salvare le banche. (5)

Da noi, invece, pare che nessuno (tra coloro che hanno accesso al sistema informativo e formativo) nutra il minimo dubbio sulla bontà delle ricette neoliberiste e si stupisca del fatto che, per “combattere” una crisi, si usino (peggiorandole) le stesse politiche che l’hanno generata.

Eppure il fallimento delle politiche neoliberiste è, ormai, storia. Non solo perché sono sfociate nella nuova grave crisi, ma perché hanno totalmente fallito uno dei loro principali obiettivi: la riduzione del debito pubblico.

Infatti: “Il debito pubblico a livello globale si eleva oggi a 35.000 miliardi di dollari. Esso è triplicato in venti anni. Con l’eccezione dei tempi di guerra, le finanze pubbliche nella maggioranza dei paesi sviluppati sono in uno stato peggiore che in qualsiasi periodo di tempo dalla rivoluzione industriale ad oggi, come ci ricorda W. Buiter (Schwartz, Dash, 2010). (6)

(1)          www.rassegna.it, 14/10/2010

(2)          Italia oggi, 11/11/2010

(3)          “La crisi è da domanda, il Fondo Monetario Internazionale ci ripensa” C. Devillanova, in www.economiaepolitica, 24/09/2010. “Nell’individuare le cause di una crescita così spettacolare della disoccupazione in alcuni paesi rispetto ad altri, il documento mette al primo posto il ruolo della domanda aggregata. Questo è un aspetto di estremo rilievo teorico, per chi ha seguito la condotta dell’IMF negli ultimi lustri. …L’analisi sviluppata nel secondo capitolo individua nella dinamica della disuguaglianza, all’interno di specifici paesi e fra paesi, uno dei fattori che ha maggiormente inciso sugli squilibri di domanda aggregata. … Inoltre, viene esplicitamente riconosciuto il ruolo della globalizzazione dei processi produttivi nell’influenzare la disuguaglianza, soprattutto attraverso un indebolimento delle istituzioni del mercato del lavoro a protezione del potere contrattuale dei lavoratori e la spinta al ricorso a contratti di lavoro flessibile….In primo luogo, si suggerisce estrema cautela nel procedere con politiche di consolidamento fiscale. Data la precarietà dell’attuale fase ciclica, l’adozione generalizzata di politiche fiscali restrittive rischierebbe di compromettere la ripresa. Ad esempio, si legge (a pag. 38) che “una ripresa della domanda aggregata è la singola migliore cura contro la disoccupazione….risulta evidente la differenza di toni rispetto alle indicazioni provenienti da altre prestigiose istituzioni internazionali (si veda, ad esempio, l’ultimo bollettino mensile della Banca Centrale Europea, settembre 2010, in particolare il Box 7)…..In secondo luogo, l’introduzione ed il secondo capitolo si soffermano diffusamente sull’importanza di un’equilibrata distribuzione del reddito al fine di stimolare la domanda interna. In tal senso, la salvaguardia del potere d’acquisto dei salariati diventa un obiettivo per alimentare la ripresa.”

(4)          “Dove ci porta il rigore europeo” di S. Cesaratto, in www.sbilanciamoci.info, 09/06/2010

(5)          “John Monks, Segretario generale della Ces,…, ha promesso nuove dimostrazioni ed interventi a favore di un approccio meno punitivo per gli investimenti pubblici e lo stato sociale: «Per evitare di finire come alla fine degli anni Venti».  Il tutto partendo dal riconoscimento di un insuccesso. «Il 29 settembre (Euromanifestazione a Bruxelles, manifestazioni in diverse altre capitali europee e sciopero generale in Spagna, ndr) è stata una giornata riuscita sotto molti aspetti – ha affermato ieri Monks – ma non in tutti: i governi e la Ue non si sono fermate nel loro movimento brutale verso l’austerità». Per questo Monks invita a non abbassare la guardia. Oggi si riparte in Francia mentre il 15 dicembre è la volta di Bruxelles con una nuova euromanifestazione alla vigilia del vertice Ue del 16 e 17…… I sindacati europei propongono ai governi di non impegnarsi a ripianare il debito contratto per salvare le banche con un cammino di riduzione a tappe forzate, puntando invece a negoziare un rientro lento, da tempi di guerra. «La crisi bancaria – ha concluso Monks – è costata alla Gran Bretagna come i primi tre anni della II guerra mondiale, perché non dimostrare la stessa tranquillità mostrata allora e rientrare nel debito con calma senza soffocare gli investimenti e le spese sociali?».”  (il manifesto 28/10/2010)

(6)          “Lo spettro del debito si aggira per gli stati” di V. Comito, in www.sbilanciamoci.info, 01/06/2010

 

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