Quindi, nonostante tutto, qualcosa si muove!

Incollo ed allego 5 diverse forme di adesione allo sciopero indetto dalla FIOM per il 28 gennaio, provenienti da soggetti ed ambiti sociali e culturali molto diversi tra loro.
Quindi, nonostante tutto, qualcosa si muove!
Sergio

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Da Controlacrisi.it, 05/01/2011 

Riportiamo con particolare apprezzamento il comunicato dell’Unione Sindacale di base, che dà indicazione alle proprie strutture di aderire allo sciopero della FIOM:

USB sostiene i metalmeccanici e i lavoratori Fiat, ma è ora che la Fiom decida da che parte stare per costruire un vero SCIOPERO GENERALE e GENERALIZZATO

Nazionale – mercoledì, 05 gennaio 2011

Da mesi affermiamo che dal punto di vista dei contenuti le posizioni della Fiom nella vertenza Fiat sono in gran parte condivisibili, ma anche che questo sindacato di categoria è ormai isolato nell’ambito delle confederazioni “collaborazioniste” e “concertative”.

Lo sciopero del 28 è uno sciopero sacrosanto a tutela della categoria dei metalmeccanici ma non può essere scambiato per quell’azione generale che da mesi la Fiom, e non solo, richiedono alla Cgil.

Le lotte che in questi mesi precari, lavoratori pubblici, operai, immigrati, licenziati, cassaintegrati, sfrattati hanno messo in campo necessitano di un momento di sintesi generale e generalizzato che non può essere surrettiziamente agitato sovrapponendolo allo sciopero dei metalmeccanici.

L’Unione Sindacale di Base dà indicazione a tutte le sue strutture della categoria di aderire allo sciopero del 28 Gennaio per impedire che la ‘dottrina Marchionne’ passi e si estenda, auspicando al contempo l’apertura di un confronto immediato tra tutte le componenti del sindacato conflittuale per decidere un vero e proprio Sciopero Generale e Generalizzato, da collocare tra la fine di febbraio e la prima decade di marzo.

Un’azione che coinvolga tutti, i sindacati di base ed indipendenti, aree Cgil non genuflesse ai voleri della Camusso, i movimenti che operano nei territori, le organizzazioni degli studenti, dei disoccupati, dei precari, dei migranti e dei pensionati.

Un movimento di massa e di popolo che, partendo dai problemi del lavoro, ponga come centrali la questione sociale, il reddito, il salario, la buona occupazione, la casa, i beni comuni, la democrazia e la rappresentanza sindacale.

USB Unione Sindacale di Base

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Da Il manifesto 06 gennaio 2011

UNITI CONTRO LA CRISI Verso lo sciopero

Generalizzare lo sciopero di 8 ore che la Fiom ha dichiarato venerdì 28 gennaio e trasformare l’opposizione al modello delle relazioni industriali e sociali voluto dall’ad Fiat Sergio Marchionne in una proposta politica che garantisca il welfare e protegga le persone dalle forme neo-schiavistiche del lavoro. È a partire da questo presupposto che i movimenti aderiscono all’appello rivoltogli dal segretario della Fiom Maurizio Landini dalle colonne de Il Manifesto. Si tratta di un’adesione ragionata che viene da un mondo schiavo dell’ossessione del lavoro, come della sua intermittenza, che versa i contributi alla gestione separata anche se non avrà una pensione decente. «Sia pure con ritardo, e con non poche colpe – afferma Peppe Allegri, docente a contratto e formatore, firmatario dell’appello «uniti contro la crisi» – la Fiom si è resa conto che non è più possibile difendere la cittadella assediata dei garantiti. La precarietà si è generalizzata a tutte le forme del lavoro e riguarda più di una generazione alla quale devono essere riconosciute nuove forme di Welfare e di reddito garantito». Poche parole che rimettono ordine in un dibattito che sta scivolando verso l’ordinario gossip politico: cosa farà la Fiom con l’Idv? E con Vendola? Si separerà dalla Cgil? E così via strologando. «È un fatto – aggiunge Allegri – che la Fiom stia coprendo uno spazio dal quale la sinistra è scomparsa. Pensare però di creare un partito del lavoro significa perdere in partenza. Bisogna invece immaginare un sindacato che permetta agli esseri umani di vivere una vita autonoma e degna e lotti per una nuova idea di politiche pubbliche a partire dalla centralità della conoscenza, dei saperi e dei beni comuni». L’appello di Landini viene giudicato «molto positivamente perchè insieme ai metalmeccanici, studenti precari e ricercatori bloccheranno questo paese anche il 28» dice Alex Foti, editor milanese, anche lui firmatario dell’appello «uniti contro la crisi». «Mi si permetta però un rilievo amichevole – aggiunge – È ora di finirla con manifestazioni simboliche che non incidono sui rapporti di forza con la controparte imprenditoriale e governativa. Bisogna scegliere l’organizzazione. Propongo al coacervo di forze che affianca la Fiom in questa battaglia di creare una piattaforma politica e sindacale contro l’austerità che rilanci la spesa sociale e le regole di rappresentanza sindacali progressive». Anche per Andrea Alzetta di Action, consigliere comunale a Roma, il problema non è solo sindacale, ma politico. «Dopo Genova i movimenti hanno perso un treno – precisa Alzetta – sono stati cannibalizzati dai partiti in un verso o nell’altro. Con la Fiom abbiamo iniziato a discutere gli elementi base di un programma, ora però dobbiamo formulare una nuova agenda politica senza la quale per i movimenti non cambierà mai niente». Alzetta ricorda che non sono bastati due anni di gigantesche mobilitazioni nella scuola e nell’università per abbozzare le premesse di un dialogo sul lavoro e il welfare con un ceto politico sempre meno all’altezza. In questo modo i movimenti rischiano di restare soli, mentre dalla cittadella politica continueranno ad arrivare accuse di «conservatorismo». «I veri conservatori sono gli Inchino, i D’Alema e tutti quelli che da sinistra appoggiano Marchionne e pensano che non esista più un antagonista del capitalismo – accusa Luca Casarini dei centri sociali del Nord-Est – Noi invece stiamo assistendo ad una ridefinizione dei rapporti di forza che impone di superare le divisioni tra lavoro materiale e immateriale, tra lavoratori a tempo indeterminato e determinato, tra reddito e salario, tra produzione ed ecologia». Dunque, un salto di paradigma nell’analisi, come nell’organizzazione. Ma per fare cosa? «Ne parleremo con Landini nel seminario a Marghera il 22 e 23 gennaio a Marghera – risponde Casarini – il vero problema della nostra epoca è trovare una forma comune di welfare per tutte le figure del lavoro».

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Cara MicroMega – Lettere alla redazione

28 gennaio, primo sciopero generale “fai da te”

Siamo un gruppo di lavoratori sia pubblici che privati, alcuni anche iscritti alla Cgil. Non riusciamo a capire come mai la Camusso tentenna ancora a indire lo sciopero generale.

Le pene inflitte da questo governo al mondo del lavoro e della scuola si aggiungono alla vergognosa marchionnata che i metalmeccanici della Mirafiori dovranno subire: turni di lavoro di dieci ore; cancellazione della rappresentanza sindacale che non è proFiat; sette ore e mezze ininterrotte sulla catena di montaggio, rischio di decurtazione dallo stipendio dei primi due giorni di malattia.

Da lavoratori, anche se non metalmeccanici, sentiamo l’esigenza di dover esprimere la nostra solidarietà concreta ai lavorati della Mirafiori e di Pomigliano d’Arco, alle azioni della Fiom e, nello stesso tempo, marcare il nostro totale dissenso dalle scelte scellerate che questo governo attua per il lavoro, la scuola, il fisco.

Non vediamo altra soluzione che indire uno “sciopero fai da te” che diventerebbe “Sciopero Generale fai da te” se mille, diecimila.. centomila dipendenti facessero la stessa cosa che faremo noi.

Il giorno 28 gennaio, visto che la Fiom ha indetto lo sciopero di categoria, noi sciopereremo con loro non andando a lavoro per recarci in ospedale a donare il sangue. Sì, andremo a donare il sangue in modo che il 28 gennaio:

– avremo il diritto previsto per legge di assentarci dal posto di lavoro;

– esprimeremo la mostra concreta solidarietà ai metalmeccanici e alla Fiom;

– daremo per scelta il nostro sangue alla collettività e non per costrizione a Marchionne e la Fiat;

– inventeremo il “Primo Sciopero Generale fai da te” che si sia mai fatto in Italia.

Chiediamo alla classe politica, alle associazioni, alle organizzazioni, ai movimenti, ai singoli cittadini di aderire e diffondere questa iniziativa al fine di riappropriarsi di un diritto al dissenso sempre più difficile da poter esprimere pubblicamente.

Alla libera stampa chiediamo di farsi carico di amplificare o reprimere questa voglia di solidarietà, dando o no la possibilità ad altri lavoratori italiani di prendere visione di questa iniziativa e, quindi, di aderirvi o
meno.

Che il 28 gennaio 2011 sia una giornata di Lotta e di “Sangue”.

Il Comitato Organizzatore
primoscioperogeneralefaidate@gmail.com
(5 gennaio 2011)

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Da Micromega-online 

L’APPELLO

Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Seguono, al 6/1 34.000 firme.

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Lettera di un militante alla Confederazione Cobas della Liguria

Care compagne e cari compagni,

Credo che sia perfino inutile analizzare la situazione complessiva, per comprendere che quella lanciata da Marchionne è un’offensiva arrogante e autoritaria a tutte le lavoratrici ei lavoratori dipendenti di questo Paese.

La solidarietà di classe da parte dell’establishment è una ragion sufficiente per capire che lo scontro alla Fiat è una linea del Piave: le untuose leccate di culo profuse dalla stampa di regime e dagli anchormen del pensiero unico, ma soprattutto le dichiarazioni di Sacconi, di Bonanni, di Angelucci, di ministri e di deputati di governo e opposizione lo dimostrano come una cartina di tornasole. Tutti al guinzaglio di Marchionne! In questa ignobile gara si sono distinti alcuni importanti esponenti della nomenclatura piddina: da Fassino, a D’Alema, a Pietro Ichino gli scodinzolii al padrone sono stati entusiasti e frenetici.

La posta in gioco alla Fiat è altissima. Marchionne si propone di annullare il diritto di sciopero, il diritto alla salute, il diritto di organizzarsi liberamente in sindacati che non siano pagati dai padroni e che possibilmente siano indipendenti e di classe. Non solo non sarà più possibile ammalarsi, né scioperare. Probabilmente anche andare in bagno a orinare potrebbe diventare quantomeno problematico.

In parole povere si introdurrebbe – per ora oltre i cancelli della Fiat, poi si vedrà – un regime di tipo corporativo, una sorta di fascismo soft con i cashmere di Marchionne, ma anche con quelli di D’Alema al posto dell’orbace.

Anche la posizione di Susanna Camusso, e quindi della maggioranza della Cgil, mira a sconfiggere i lavoratori della Fiat, proponendo una firma tecnica sotto un diktat barbarico e l’accettazione degli esiti di un ricatto spacciato per referendum, che tra l’altro sottopone illegittimamente a consultazione alcuni diritti inalienabili della persona umana.

L’Unione Sindacale di Base ha già invitato le sue categorie a scioperare il 28 di gennaio insieme ai metalmeccanici della Fiom. E si preparano allo sciopero anche gli studenti.

Mi pare evidente che lo sciopero dei metalmeccanici del 28 debba trasformarsi in uno sciopero generale e generalizzato.

Ci troviamo alla vigilia di una battaglia fondamentale. Se passerà l’ipotesi Marchione-Sacconi-Bonanni-D’Aema,saremo tutte e tutti meno liberi. Lottare diventerà più difficile e perderemmo tutti un pezzo delle nostre libertà.

Per questo propongo al mio sindacato, la Confederazione Cobas di proclamare una giornata di sciopero per il 28 gennaio.

NO PASARAN!

Genova, 6/1/2011

Bruno Demartinis

 

 

 

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