Container radioattivo al porto di Genova-Prà

EMISSIONI RADIOATTIVE DAI CONTAINER

 Tra i tanti misfatti che affliggono il nostro paese esiste anche il problema della sicurezza sul lavoro  (per chi ce l’ ha).

 Il 14 luglio scorso è giunto a Genova, proveniente dal porto di Jeddah, negli Emirati Arabi, un container  radioattivo che da allora è rimasto fermo sulla banchina. E’ stato accertato che la fonte  delle emissioni radioattive è cobalto 60.

Successivamente un altro carico radioattivo è transitato dal porto di Genova; tre tir container, che trasportavano circa 70 tonnellate di fumi d’acciaieria partiti la sera prima dalla Alfa Acciai di Brescia, sono stati bloccati a Cagliari dopo essere transitati appunto dal capoluogo ligure.

Le bolle di accompagnamento attestavano valori nulli di radioattività, ma i dispositivi radiometrici dello scalo sardo hanno rilevato livelli superiori alla norma. In particolare, è stata riscontrata una contaminazione da cesio 137. Sul primo caso indaga la procura di Genova. I vigili del fuoco attendono che arrivi da Roma un robot che tagli il container e verifichi che cosa emani le radiazioni.

Auspichiamo un’inchiesta più ampia, magari a livello europeo, perché non è possibile che tali carichi possano attraversare i mari e anche più porti europei, con probabili gravi danni alla salute dei lavoratori sulle navi, i quali rimangono a contatto delle radiazioni per giorni e giorni di navigazione. Per non parlare dei lavoratori dei porti e di chiunque ne venga a contatto in seguito.

I lavoratori della sanità che lavorano a contatto con fonti radioattive (medici, tecnici ed infermieri di radiologia) sono sottoposti a controlli periodici ( alla tiroide, alla vista,esami ematici, ecc …).

Chiediamo che eguali controlli siano fatti periodicamente anche a tutti i lavoratori e a tutte le persone che sono venute a contatto con il container (dai lavoratori che hanno riempito il container, agli autisti del tir che lo hanno trasportato, ai lavoratori che lo hanno stivato sulla nave , ai marinai della nave che lo ha trasportato e cosi via fino alle forze dell’ordine messe a presidio del container stesso), in quanto la radioattività può dare esiti negativi immediati alla salute o dopo un lungo periodo ( mesi e anni) dall’avvenuto contatto.

E chiediamo altresì che questa procedura permanga per accertati eventi futuri di questo tipo.

I lavoratori portuali di Prà sono stati sottoposti ad esami, con esito negativo  nonostante il contatto con il container ci sia stato.

Infatti, abbiamo “una documentazione  di parte (VTE), (fonte  secolo XIX)) che certifica, con dati rilevati da un tecnico abilitato e ingaggiato dall’impresa terminalista, delle emissioni pari a 600   illisievert/ora.

Ci rendiamo conto che i valori che appaiono sul giornale siano enormi, ma proprio per questo ci insospettisce il fatto che non ci sia stata una rettifica, quantomeno non ci risulta, soprattutto da parte del tecnico a cui è attribuita questa rilevazione (intervistato dal giornale secolo XIX), sicuramente ben conscio di quale danno comporti.

Rettifica che non ha fatto neanche il VTE, subendo uno sciopero spontaneo dei lavoratori.

Non bisogna dimenticare che abbiamo a che fare con interessi enormi come quelli legati all’energia nucleare e  quelli illeciti come il traffico di rifiuti, che vede il nostro paese come collettore(e talvolta anche serbatoio) tra l’ Europa e l’Africa.

 Di contro  abbiamo soggetti pubblici come:  Provincia, ARPAL, Autorità Portuale, che, pur riconoscendo la dannosità delle emissioni, sino a ben 230 metri dalla fonte, affermano che i lavoratori non hanno subito,”da esami eseguiti”(?) ,esposizioni superiori a 1millisivert/anno, quindi 20 volte inferiore al limite.

 In  realtà, con questi dati a disposizione,che sono discordanti tra loro ed in assenza delle dovute smentite, non abbiamo al momento alcun dato concreto, definitivo che ci possa tranquillizzare  e:

 Attac Genova richiederà un intervento per ottenere dal Parlamento Europeo una direttiva che imponga determinate misure agli stati membri, con relative sanzioni, atte a  un controllo ottimale delle radiazioni su tutti i varchi portuali europei e ciò per evitare danni alla salute dei lavoratori e per limitare drasticamente i viaggi delle scorie radioattive gestiti dalle ecomafie.

Paola Canepa, AttacGenova, Giuseppe Oliva, AttacGenova

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