Genova 13 febbraio 2011. Manifestazione “se non ora, quando?”

Anche a  Genova, come in tante altre città italiane, si è svolta la manifestazione sotto lo slogan ”se non ora quando”,  che rivendica il diritto della donna alla propria dignità, oramai violata sempre di più qui in Italia, e portata all’esasperazione alla luce degli ultimi fatti di cronaca.

E’ stata una manifestazione  in cui si chiedevano anche le dimissioni del premier  e in cui si è rimarcata la necessità di una svolta della coscienza  nel nostro paese.

Insieme alla dignità della donna è stata rivendicata anche la dignità di tutta una società, reale, di donne e di uomini che studiano, lavorano o che sono in cerca di un lavoro;  una umanità  che porta avanti il paese e che non si riconosce affatto nel teatrino dell’orrido che è in atto da tempo in  Italia, in cui ogni giorno subiamo tutti i tormentoni delle vicende giudiziarie dei politici.

Quella di oggi non è stata una presa di posizione  nei confronti di determinate donne, anzi  teniamoci alla larga da falsi moralismi che potrebbero riportarci indietro nel tempo quando si era considerate l’angelo del focolare!  Non si vuole demonizzare o santificare nessuna.

Ognuna è libera di usare il proprio corpo come meglio crede. Perlopiù è una presa di posizione netta contro un certo maschilismo, anche di potere,ancora duro a morire,che vuole la donna oggetto come accade nelle rappresentazioni  dei media e nella pubblicità.

In tante piazze Italiane è stato scandito lo stesso slogan ed  anche dai nostri connazionali  all’estero (in Giappone,a Parigi e a Londra). A riprova del fatto che certi comportamenti  hanno sdegnato il mondo femminile e non solo anche fuori dai nostri confini.

C’è stata attesa di una risposta della donna Italiana a questa  sua condizione di privazione di dignità e direi che con oggi è stata soddisfatta tale aspettativa.

Anche in tutta la Liguria ci sono state manifestazioni. A Savona si stima che le persone fossero circa un migliaio,a Imperia 1.000, a La Spezia 1500, qui a Genova  50.000 persone.

Il corteo, una vera e propria fiumana di donne e pure molti uomini di tutte le età, ha avuto inizio alle ore 15.00 in Piazza Caricamento per proseguire, a fatica, data la massa di gente che continuava ad affluire, attraverso Via San Lorenzo fino in Piazza De Ferrari, dove è stato allestito un palco da cui  sono intervenuti le manifestanti che volevano dare una testimonianza.

E’ stata una manifestazione veramente sentita da più parti, infatti  non vi erano simboli di partito, solo tanti  slogan e verso la fine ombrelli aperti per la pioggia e voglia di esserci. E’ stata una  enorme e pacifica manifestazione

Come non se ne vedeva da anni nella nostra città.

Paola Canepa, Attac Genova

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4 Responses to Genova 13 febbraio 2011. Manifestazione “se non ora, quando?”

  1. Gabriella says:

    Purtroppo , anche se non si sono viste bandiere, è chiaro che la manifestazione di ieri era strumentale ,salvo per coloro che in buona fede la ritenevano in altro modo. Lo dico in difesa di nessuno tanto meno del Premier, per il quale non ho mai nutrito simpatia . Ma tutto è stato architettato , in particolare dai suoi ex alleati , che ache loro di panni da lavare in casa ne hanno…. Quindi , quale difesa della donna??? SOLO DIFESA DI POTERE….
    La dignità della donna è ben altra cosa!!! Cosa si è ottenuto con tutto lo scalpitare dagli anni ’60, si è ottenuto che la donna lavora molto più di prima , non riesce più a seguire a dovere la famiglia ,compito NOBILE che è stato denigrato , con il risultato che i nostri ragazzi ed i nostri anziani sono allo sbando con ripercussioni etiche ed economiche non indifferenti. Questo lo scrive una, che per curare queste situazioni, ha lasciato un lavoro che le piaceva , che le dava un buon guadagno, e che se ritornasse indietro lo rifarebbe, perchè sentirsi gratificati e realizzati non è la carriera e la falsa”libertà” di abortire , (perchè falsa ,perchè sopprime la libertà di vivere di un’altra creatura che ne ha TUTTO il diritto ma che non ha ancora voce per potersi difendere) ma curare e dare importanza ai Veri valori , che stanno scomparendo! Ci troviamo già in un a crisi demografica allarmante e i nostri anziani son messi in mano a badanti o in istituti esosi sia per la famiglia che per la comunità! Ecco il risultato, ma non si vuole ancora capire ,o si fa finta……………in difesa di cosa???

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  2. Lidia says:

    Brava Paola! Non si può tacere, non si può far finta che tutto va bene,, non si può pensare che sia tutta questione di moralismo. Questa è politica. Questa è una grande e spontanea rivoluzione culturale. Che unisce sensibilità diverse e percorsi diversi in un’unica ribellione. Pacifica e decisa.

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  3. A prima vista verrebbe da chiedersi in quale luogo viva la signora Gabriella, tanto astratte e distanti anni luce dalla realtà appaiono certe sue considerazione. Poi si capisce che la signora vive proprio in Italia, dato che mette insieme una serie di luoghi comuni e di falsità ideologiche, ben presenti su certa stampa e su certi canali televisivi della penisola.
    Andando più nel concreto, non essere schierati in questa situazione politica mi sembra francamente o da ciechi o da ignavi.
    Sono decenni che vengono calpestati i diritti di donne e uomini di questo paese, che si cancellano le conquiste sociali delle lavoratrici e dei lavoratori, che si regalano ai privati i beni comuni (l’acqua, il territorio, la scuola e l’università, l’informazione), che si fanno inciucci con le mafie, che si fa a pezzi la stessa Costituzione repubblicana.
    Ma sono anche decenni che si sta affermando una concezione bigotta e patriarcale del femminile, che vuole le donne o puttane o madonne, o pronte sottomettersi ai voleri del maschio dominante, o relegate alla marginalità delle donne per male (dalle cocotte, alle intellettuali,alle artiste).
    Oppure che siano casalinghe, uno dei mestieri più faticosi e terribili che esistano: un lavoro senza orari, misconosciuto, ignorato e deriso. Ma è proprio qui che meglio si evidenzia l’oppressione patriarcale sui corpi e sulle vite delle donne, perché quello di casalinga è un mestiere che impedisce la realizzazione di un sé autonomo, cioè che esista in sé e non solo in funzione di altri.
    Anche a chi scrive è capitato di dover prestare la sue cure a una madre anziana e invalida. Tuttavia, come molte donne e molti uomini di questo paese, dovevo mangiare. E far mangiare anche mia moglie. Semplicemente non ho potuto abbandonare il mio lavoro di insegnante statale.
    Invece lei, signora Gabriella, ha potuto evidentemente farlo, poiché ne aveva i mezzi. Poi però assolutizza questa sua nobile scelta e la usa come una frusta per sbattere in faccia a tutte e a tutti la sua (presunta) superiorità morale.
    Inoltre, come tutti i tradizionalisti e gli integralisti, lei tira in ballo l’aborto (che d’altronde nulla c’entrava con la manifestazione del 13). Ma perché mai quelli come lei sono sempre così pronti a difendere la vita astratta, la vita dell’embrione che è ancora privo di sensibilità e coscienza, mentre sono molto più flebili e privi di voce quando donne e uomini si massacrano a vicenda nelle guerre, che oggi si travestono da ”missioni umanitarie”, quando si muore di fame, quando si soffrono la disoccupazione, la precarietà, la cassa integrazione o il licenziamento, o quando – ancora per sfuggire alla fame – si annega di fronte alle coste italiane?
    Non credo affatto che vivere in uno Stato-Bordello (definizione non mia ma del New York Times) sia una condizione che possa rendere nessuno felice. A parte naturalmente persone come Silvio Berlusconi, Maria Stella Gelmini, Roberto Maroni, Daniela Santanché, Emilio Fede e (mi scusi) lei.
    Preferisco credere che lei ci abbia voluto raccontare una innocente barzelletta in puro stile berlusconiano. Come quella che ha raccontato oggi ai lettori della Padania (il quotidiano della Lega Nord) il segretario del partito democratico Pierluigi Bersani: i leghisti non sono razzisti. Ma da quando?
    Bruno Demartinis

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  4. Toni says:

    In piazza domenica c’era proprio l’Italia migliore. E oggi chi ci governa cerca di farci intendere, spero senza riuscirci, come la libertà sessuale e il servizio a pagamento siano la stessa cosa.

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