L’orgia degli appalti.

L’orgia degli appalti di Massimo Rossi *

Proprio mentre si vorrebbe giustificare, con l’asserito vantaggio del ricorso alle «magnifiche virtù» del mercato, persino la privatizzazione di servizi e beni comuni fondamentali come l’acqua, il parlamento, in un silenzio generale e con unanime consenso, vuole sottrarre dalla  concorrenza oltre i tre quarti del totale dei bandi di gara per gli appalti pubblici. Si tratta di un importo di oltre 5 miliardi di euro, pari ad un sesto degli attuali investimenti complessivi.

Sarebbe esattamente questo l’effetto immediato dell’innalzamento a ben 1.500.000 di euro della soglia che rende obbligatorio il bando pubblico di gara, una proposta della Lega nel testo del disegno di legge sullo «statuto delle imprese e dell’imprenditore», recentemente approvato da tutti i gruppi parlamentari nella prima lettura della Camera dei deputati. Al di sotto di tale importo, per l’affidamento degli appalti pubblici si può agire con procedure informali e trattative private.

Se consideriamo che al di sopra di tale soglia si opera già in regime di deroga nei tanti casi di calamità e «grandi eventi» e che il  frazionamento artificioso degli importi degli appalti per stare «sotto soglia» è una prassi diffusa e consolidata, rimarrà ben poco da mettere a gara.

Per dare il senso della importanza della norma basta dire che sino al 2008 la medesima soglia era posta a 100.000 euro, e che è stata poi aumentata in quell’anno a 500.000, con la giustificazione delle difficoltà delle amministrazioni locali minori a gestire gare d’appalto con tante imprese partecipanti. Un problema che si sarebbe potuto risolvere agevolmente individuando, ad esempio, a livello provinciale un’unica «stazione appaltante» per gli investimenti.

Anche un bambino sarebbe in grado di prevedere le conseguenze: più clientelismo, più corruzione, più frodi, più infiltrazioni delle cosche. Tutti fenomeni che appena un mese fa il Procuratore generale della Corte dei Conti ha definito «patologie crescenti che affliggono la pubblica amministrazione», in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. E pensare che la Banca d’Italia in un recente studio aveva messo in guardia dal «rischio di corruzione e di infiltrazioni criminali» a causa dell’«eccessiva discrezionalità amministrativa nella scelta del contraente», in relazione all’attuale soglia di 500.000 euro!

Tutto ciò accade come se le recenti vicende dalla «cricca», legata proprio all’affidamento diretto di grandi appalti, fossero già sparite dalla memoria di tutti! Se aggiungiamo le limitazioni che si stanno introducendo all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, strumento principe nella lotta a questi reati, nonché il taglio forzato dei tempi delle istruttorie e delle prescrizioni… il gioco è fatto!

Un gioco sporco che si consuma purtroppo con l’irresponsabile avallo del centrosinistra.

Una complicità che ci parla dell’indissolubile dipendenza della politica dominante, spesso al di là delle appartenenze, dalle pratiche  clientelari e dall’intreccio tra politica e affari. Un intreccio peraltro indispensabile, per supportare le enormi macchine del consenso di cui questa politica ha un bisogno assoluto.

Faccio un appello alla mobilitazione contro questo ennesimo scempio ai danni della legalità e del bene comune, E’ un dovere di tutti i movimenti, delle forze sociali, dei cittadini impegnarsi con ogni mezzo, innanzitutto con la controinformazione e la pubblica denuncia, per ostacolare l’approvazione definitiva di una manovra che avrebbe l’effetto di aumentare la degenerazione del paese e di dirottare enormi risorse collettive dal loro fine naturale: quello di perseguire il bene pubblico.

* Portavoce della Federazione della sinistra

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One Response to L’orgia degli appalti.

  1. michaelangelus says:

    Tutto fà capire che le privatizzazioni hanno lo scopo di mantenere i clientelismi. Poichè i nostri ministri hanno giurato di rispettare la nostra costituzione,esistono gli elementi per delegittimare per tradimento,senza attendere le prossime votazioni, tutti i nostri governanti che vogliono legiferare in offesa dei nostri padri costituenti.

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