Chi inculca a chi?

Chi inculca a chi!                                   

Scritto da Bruno Demaertinis, Attac Genova

Mi dà un certo fastidio occuparmi del premier furioso, ma sono un insegnante di sinistra e comincio anche a temere per il mio posto di lavoro. Come dire: se il buon giorno si vede dal mattino … c’è ben poco da stare allegri!

Ho visto sotto i miei occhi il deterioramento della scuola pubblica, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Un inabissamento della cultura nel senso più alto del termine, un’eclisse dei valori. Una crescita esponenziale della burocrazia. Un potenziale repressivo che colpisce sia gli studenti, sia i docenti più critici e più professionali. Insegni in un liceo e cerchi di trattare le tue studentesse e i tuoi studenti come esseri umani, come coscienze libere? Probabilmente ti attirerai l’ira funesta di presidi, dirigenti amministrativi e genitori bigotti e conformisti. Valuti le cittadine e i cittadini (quanto meno in potenza) secondo criteri oggettivi, e quindi segnali le difficoltà con un indicatore numerico (e infatti il voto non è nient’altro che questo), ti troverai contro genitori che prendono per oro colato qualsiasi pinzillacchera gli raccontino i loro figli e le loro figlie, che sono a loro volta vittime di una società malata e di un sistema che sarebbe necessario rovesciare al più presto possibile.

Noi non inculchiamo. Chi inculca è un vecchio, ricco signore, l’attuale presidente del consiglio, che possiede il monopolio dell’informazione via etere, che sta realizzando la stessa egemonia radicale sulla carta stampata e su molti quotidiani e settimanali, che si concede i tipici vizietti dei vecchi padroni un tantino debosciati e che sta dando il colpo di grazia alla scuola pubblica. Che è stata affossata in maniera assolutamente bipartisan, e che ha cominciato a soffrire di svariate patologie proprio a patire dalla ”legge sull’autonomia scolastica” dell’ex PCI, poi PDS, poi DS, poi PD, il senatore Luigi Berlinguer. Ed è stata un autonomia feudale, che ha trasformato i presidi in manager che governano, come sovrani assoluti, i loro istituti scolastici trasformati in satrapie.

Noi non conculchiamo ma educhiamo e cerchiamo di formare delle coscienze libere e critiche. Inculchiamo talmente poco, da tenerci alla larga dalla triade regressiva “Dio, Patria e Famiglia”, soprattutto in considerazione del fatto che il dio di lorsignori è quello del conformismo, della rassegnazione e del profitto, che la loro patria è lo stato quando si appresta a compiere qualche delitto e che la loro famiglia si basa sull’oppressione della donna, sul tradimento piccolo-borghese e sull’ipocrisia.

Noi non inculchiamo, perché anche se ci capitano dei testi “tossici”, di quelli che esaltano il capitalismo, il patriarcalismo e le guerre imperialiste e coloniali, diciamo alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi: “Guardate che nessun testo è sacro, guardate che questi signori mentono, pensate con la vostra testa!”.

Noi non inculchiamo perché non ci piacciono i roghi dei libri. Chissà perché ci ricordano la santa inquisizione e il nazionalsocialismo. Chissà perché ci ricordano – ma così, alla lontana – tutte le censura che hanno infettato la storia degli ultimi due secoli. Ma la onorevole Brambilla invoca di fatto la censura sui libri di testo di storia, che stanno particolarmente a cuore al tragico parolaio che si illude narcisisticamente di essere il più grande leader di tutti i tempi. E quindi non sopporta che una storiografia un minimo seria gli possa suggerire, anche indirettamente, che non è propriamente così.

Ma sarebbe del tutto illusorio pensare che il problema si riduca alla persona del presidente del consiglio e alla sua corte grottesca e feroce, per quanto detestabili questi individui possano essere.

Dobbiamo riconoscere che il berlusconismo non è nella sua essenza, al di là del folklore e della volgarità, un fenomeno unicamente italiano – e nemmeno soltanto europeo: si tratta semplicemente della traduzione in italiano (o in inglese, francese, tedesco, spagnolo, greco o cinese ecc. ecc.) delle ricette e degli interessi del capitalismo globale. È semplicemente la logica conseguenza del modo in cui il capitale mondale reagisce alla crisi di sovrapproduzione e alla caduta tendenziale del saggio di profitto. In questa logica, distorta, antinomica e perversa, i loro profitti valgono più delle nostre vite, delle nostre coscienze, del nostro diritto alla cultura e all’informazione libera.

Infatti quale è stato in fondo il messaggio del governo di destra, e quindi di qualche centinaia di deputati alienati e di ministri al servizio del Sultano, rivolto per altro a una platea di sudditi? Dato che gli insegnanti di sinistra “inculcano” valori di libertà, eguaglianza e fraternità, iscrivete i vostri figli alle scuole private, già abbondantemente foraggiate dai governi di destra e di centrosinistra: lì impareranno i valori del profitto, della guerra, lì impareranno a conformarsi e a chinare la testa, dato che gli avranno inculcato che viviamo nel migliore dei mondi possibili.

Chissà che orrore gli altri, verrebbe da chiedersi!

I monopoli mondiali privatizzano i beni comuni: la terra, l’aria, l’acqua e l’energia – il fuoco dei filosofi presocratici e della tradizione alchemica. Si sono appropriati dell’informazione e hanno cominciato ad annettersi l’istruzione pubblica. Infatti che cos’altro è il progetto della deputata berlusconiana Valentina Aprea, che prevede la trasformazione degli istituti di istruzione secondaria superiore in fondazioni, con tanto di rappresentanti confindustriali all’interno dei nuovi consigli d’amministrazione delle scuole un tempo pubbliche?

Tuttavia questo progetto di immissione sul mercato dei servizi educativi, delle scuole e delle università è ampiamente condiviso anche dal Patito Democratico. Questi signori lo hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, quando sono stati al governo ed hanno espresso ministri come Beppe Fioroni, che non ha fatto altro che confermare e perseguire gli orientamenti del precedente ministro di destra, Letizia Moratti. Inoltre quando i social – liberisti di centrosinistra hanno retto il governo nazionale, la Cgil è apparsa, a voler essere gentili, piuttosto sonnacchiosa, timorosa di disturbare il manovratore, cioè quello stesso governo “amico” che tagliava i fondi per l’istruzione e contemporaneamente finanziava la guerra.

In una scuola sempre più precaria e dequalificata, nella scuola dell’Invalsi e della cultura dei questionari a ”vero o falso”, nella scuola che premia l’assenza di deontologia e la negazione della critica, noi, docenti di sinistra, resistiamo. Nonostante l’apatia e la rassegnazione di molte e molti colleghe e colleghi, noi resistiamo.

Perché ci ostiniamo a credere nella possibilità della realizzazione di un mondo in cui la libertà di tutti sia la condizione della libertà di ciascuno, noi resistiamo. Resistiamo anche perché non ci piacciono le discriminazioni e perché odiamo i ghetti.

Resistiamo perché crediamo nell’uguaglianza e nella libertà e perché non vogliamo padroni.

Resistiamo perché vogliamo restare umani, anche nella scuola.

Genova, 16 aprile 2011.

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One Response to Chi inculca a chi?

  1. Aldo Cannavò says:

    Il programma di Berlusconi è di giungere progressivamente alla privatizzazione di tutte le istituzioni,compresa quella scolastica.Quando ci sarà riuscito l’economia statale sarà alleggerita dai loro costi.La democrazia però verrà ridotta considerevolmente.Lo Stato sociale graverà sui più deboli,come succede in America,modello deteriore del nostro premier. Si creeranno le classi agiate e quelle indigenti. Si annullerànno tutti gli sforzi dei nostri padri costituenti e dei numerosi ministri che si sono preoccupati di rendere l’Italia una nazione civile.

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