Referendum: una reale e ampia sconfitta politica del Governo Berlusconi che si è sempre dichiarato eletto e suffragato dal popolo, dallo stesso popolo di cui ora ha paura.

Il ministro Maroni, alcune settimane fa, aveva deciso il 12 e 13  giugno come giorni utili per lo svolgimento dei referendum a favore dell’acqua pubblica, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento.

Una decisione che esprimeva chiusura e assoluto distacco dai cittadini negando loro di essere messi nelle migliori condizioni per esercitare il loro diritto al voto.

La scelta del 12 e 13 giugno non è stata casuale: le scuole saranno già chiuse e l’inizio della stagione estiva rappresenterà per chi può concederselo, un incentivo a spostarsi fuori città, questo almeno nei desideri del ministro Maroni e del governo di cui fa parte.

Da pochi giorni, il governo ha presentato un emendamento al Decreto Omnibus, che prevede uno stop alla costruzione delle centrali nucleari, rinviando, di fatto, il provvedimento, a data futura e incerta.

Oggi, apprendiamo che il governo desidera rivedere anche il decreto Ronchi sulla privatizzazione dell’acqua.

Questa è una reale e ampia sconfitta politica del Governo Berlusconi che si è sempre dichiarato eletto e suffragato dal popolo, dallo stesso popolo di cui ora ha paura.

Teme un popolo che si è battuto per il referendum per l’acqua pubblica e contro il nucleare, cittadini che con le loro lotte comprovano che i movimenti, dal basso, pur avendo scarsi mezzi di comunicazione contro lo strapotere mediatico delle reti televisive e dei giornali, possono sconfiggere un potere politico sempre più distante e isolato.

Evidentemente teme che questa volta i referendum possano raggiungere il quorum e i sì vincere.

Inoltre al ministro va ricordato che fu proprio su sua proposta che nel 2009 le elezioni amministrative furono accorpate alle europee. Allora il governo era assillato da una scarsa partecipazione di elettori, un po’ euroscettici, e che si sprecassero inutilmente soldi pubblici (calcolò un risparmio di 400 milioni di euro) con più tornate elettorali.

Oggi, malgrado viviamo nel pieno della crisi economica, quella preoccupazione non c’è più.

Il governo cerca di fare  marcia indietro sul Nucleare, l’emendamento sarà votato in parlamento nei prossimi giorni, ma non soddisfa la richiesta dei quesiti del referendum: è quindi molto probabile che il referendum ci sarà ugualmente.

Dobbiamo vincere sul nucleare, sull’acqua e sul legittimo impedimento, bisogna andare avanti con convinzione, il referendum deve raggiungere ugualmente il quorum, anche se rimanesse un solo quesito: quello sul legittimo impedimento, poiché abbiamo bisogno di una vittoria e non solo per iniziare a uscire dal momento buio che stiamo vivendo, ma per creare un’apertura, un’incrinatura atta a contribuire, a far capire, che in questo paese è ancora una volta solo il Popolo a costruire il proprio destino.

Giuseppe Oliva,  Attac Genova

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