Griglia di analisi del PUC di Genova

Iniziamo dalle norme tecniche di attuazione. Sono così tante e così frammentate che si potrebbe dire che più che norme tecniche di attuazione sono un regolamento edilizio, una miriade di definizioni.

Questa cultura del minimo particolare, quasi col terrore che il funzionario che le ha scritte sia ripreso perchè non rispetta la legge 36, ma questa non è colpa del comune, è ancora una legge attuale.

Dico così perchè non era attuale già quando è nata, è una legge vecchia.

La legge 36 divideva in maniera netta gli interventi di conservazione da una parte, restauro e conservazione e dall’altro gli interventi di trasformazione.

Questo per la verità aveva degli aspetti positivi , ma la cosa più importante è che la legge regionale ligure come molte leggi regionali separano il piano in due fasi, o meglio, in due concetti:

la prima fase che affronta il cosidetto piano strategico, quindi tempi lunghi e dall’altra parte affronta il tema operativo.

E la prima osservazione è questa:

Noi siamo convinti che non si possa separare in due parti il piano che si occupa dei problemi in corso, dello stato di fatto in fieri, con i problemi del futuro.

Perchè separando le due cose il rischio è che c’è una differenza sostanziale tra il piano strategico che è fatto senza addentellati con la realtà e dall’altra parte il piano operativo è quello che va a toccare le cose.

Questo partendo dalla legge.

Adesso vediamo tre o quattro aspetti del piano.

Il piano è diviso in tre grandi temi:

il tema economico infrastrutturale, il tema dello spazio urbano e il tema dell’ambiente sintetizzando: economia, spazio, ambiente.

Diciamo subito le cose positive di questo piano.

Riguardano gli studi che il comune ha fatto, che gli uffici tecnici hanno fatto con grande passione.

Vediamo adesso di dire come il rapporto sbagliato tra piano strategico e piano operativo, che poi ritroviamo dentro il Puc di Genova. La cosa è ancora più grave per noi perchè Genova non è una città, ma è una città porto.

L’aspetto positivo sta nell’avere fatto il piano in accordo con la Autorità Portuale e quindi con la possibilità di mettere a confronto le due strategie, se strategie diverse ci sono, o comunque due realtà diverse che hanno in particolare spinte economiche non sempre allo stesso livello, anzi, in alcuni casi, come vedremo con la valutazione della Confindustria sono conflittuali con quelle comunali.

Non ci riferiamo il Piano Portuale. Ho detto alcuni operatori dentro il porto hanno delle visioni, anche credibili, di pensare alle proprie attività e non sempre queste attività fanno l’interesse comune della città.

Ma ritorniamo sulle cose positive.

Positivo è anche l’esame abbastanza profondo della struttura della popolazione, cioe’ la dimensione demografica. Assume una dimensione notevole, per capire che cosa ne sarà della nostra città in termini di previsioni demografiche e qual’è la struttura della popolazione di fronte a cui il Comune si trova e noi.

Ne viene fuori di interessante che la popolazione di Genova solo in questi ultimissimi anni ha un equilibrio soddisfacente tra la componente migratoria e la componente naturale, cioè tra il saldo delle nascite e delle morti e il saldo entrate e uscite in termini di migrazione.

Quello che esce fuori è che c’è una popolazione giovane che dipende dalla immigrazione, perchè se noi scorporiamo l’immigrazione abbiamo un indice di popolazione con un indice di invecchiamento altissimo.

Vuol dire che se si fa una distribuzione sul piano territoriale di classi di età e si comincia a lavorare in termini di servizi agli anziani, ai giovani, le scuole, i problemi che escono fuori subito sono quelli della integrazione fra le culture immigrate a Genova in questi anni e va ricordato che Genova è stato un terreno di migrazione dal dopoguerra ad adesso. Prima parlavamo di migrazione dal Triveneto e dal sud, adesso abbiamo la migrazione dall’ Africa.

Novità: ricomincia la migrazione dal sud perchè le realtà del meridione stanno peggiorando di giorno in giorno, si ri-avvia un altro processo di immigrazione.

D’altra parte per tenere sotto controllo questo a livello di studi e gli effetti che questo ha sulla città , dei conflitti che potranno nascere da tutto questo, ma anche dalle opportunità che queste possono rappresentare, noi le dobbiamo tenere presente nell’esaminare il Piano.

Un altro aspetto positivo è quello di aver dato un taglio europeista al Piano. Che poi questo Piano si traduce nel corridoio 24, in fatti infrastrutturali, ma se lo vediamo nell’insieme com’è stato posto in termini economici credo che possa avere delle conseguenze interessanti ai fini dello sviluppo o del non sviluppo della città di Genova. Comunque un taglio europeo diventa indispensabile perchè se consideriamo Genova non solo come città, ma come città porto, , il porto  ha una dimensione che va ben oltre, addirittura la dimensione europea.

Casomai  una obiezione che si può fare subito è che la traduzione di questi obbiettivi a scala europea non se ne vede immediatamente la traduzione nello spazio della città o delle regioni interessate.

Sarebbe importante che Genova che le regioni nel loro insieme affrontassero questi temi, perchè sono temi di livello territoriale di scala regionale che non possono essere solo risolti in un singolo atto amministrativo. Parlando ad esempio della questione portuale e delle numerose proposte che sono state fatte si potrebbero concentrare i containers a Voltri , utilizzando l’area portuale di Sampierdarena per attività economiche e portuali diverse, migliorando l’offerta garantendo piu’ lavoro e minori impatti ambientali alla città. Questo in prospettiva molto divera da quella attuale dove col riempimento di calata Bettolo e la assegnazione del Multipourpouse si continua a ragionare di containers mentre a livello macroeconomico la necessità logistica dell’area europea è diversa sia in quantita che in qualità delle merci sia in tipologia della logistica.

Quindi bene vedere questo aspetto della pianificazione ( non solo urbanistica ) del Porto con gli aspetti del puc Genova.

Mettere insieme lo sviluppo del porto con lo sviluppo della città ha una conseguenza immediata che in qualunque modo si intenda il terzo valico o in qualunque modo si intenda il ruolo delle ferrovie.

Nel Puc c’è per scritto il ruolo delle ferrovie.

Pensiamo che dovrebbe essere privilegiato in maniera assoluta.

In secona istanza la priorità del trasporto pubblico sul trasporto privato e dei camion. La prima cosa importante è che , potrebbe voler dire e tutti lo possiamo capire, ridurre in modo assoluto se non azzerare il passaggio dei tir in mezzo ai quartieri della città.

Dirlo è una cosa , farlo è un’altra, basta vedere quello che sta avvenendo nell’area di San Benigno , le ferrovie non hanno in programma alcun investimento nei prossimi anni e anche se il porto si attrezzerà per il ferro al momento non esiste possibilità materiale di trasferire grandi volumi di merci su ferro.

Ma se nel Puc sta scritto questo noi pensiamo si debba andare fino in fondo sostenendo l’Amministrazione per riuscire, se è vero che si da priorità al trasporto pubblico e al trasporto su ferro ( sopratutto per le merci ),ad evitare che il porto diventi, come è stato per molti anni, generatore di traffico e di conflitti con il vivere cittadino.

Questi tre gruppi di temi semplificati in economia, spazio , ambiente hanno degli altri principi che sono condivisibili oltre a quelli detti sul trasporto pubblico.

C’è per esempio nell’economico, quello di reinserire la politica della casa nel piano.

Per anni in Italia una parte di studiosi e di politici avevano preso la questione della casa come una questione molto importante.

Questi quartieri popolari costruiti a Genova da grandi architetti sono diventati  elementi non solo da conservare, ma da integrare con le attrezzature, con i servizi sono da metterei nel patrimonio culturale e storico della città. Ormai fan parte di una cultura forse sottovalutata, ma che nella nostra città è storia.

Un secondo tema positivo è un argomento che viene impostato , di grande importanza, quello del policentrismo della città, quindi di affidare ai municipi  un ruolo di uso effettivo del suolo, che deve essere un uso pubblico e sociale.

Pur rimanendo la relazione necessaria con le proprietà private.

Abbiamo estratto i temi che sono invariabili, cioè che il Piano deve affrontare senza se e senza ma.

Comunque il tema della città metropolitana, del policentrismo, col tentativo di eliminare le periferie, dare un potere reale ai municipi che adesso non hanno nel governo dell’uso del suolo.

Le cose negative o meglio le perplessità.

Sempre nell’argomento spazio c’è il concetto della città compatta e della valorizzazione dello spazio pubblico.

Anche questo invariabile, importante.

Sul concetto di città compatta  a monte si è tracciata una linea e si è detto: l’espansione della città non va oltre. Una cosa notevole in questo senso è la salvezza delle aree agricole urbane.

Il terzo tema che è quello dell’ambiente.

Qui c’è istituito un rapporto tra l’assetto idrogeologico e i piani di bacino. Anche qui c’è molto forte l’esigenza di sintetizzare questi rapporti in documenti che tutti possono capire.

Le incompatibilità, tipo le case in mezzo al fiume vanno prese subito dal piano e vanno indicate.

Il compito nostro è tutte le aree di trasformazione, le aree dove si traducono questi principi, nei fatti. E’ li che casca l’asino.

Nel Puc si dice: valorizzazione del suolo e dell’assetto idrogeologico. Cosa vuol dire in termini ambientali?

Altra cosa è la Genova città solo del risparmio e dell’efficienza energetica.

Importantissimo se viene affermato nei piani e nella realtà dello sviluppo della città, dei processi di trasformazione della città.

L’altro tema importante che è messo in questo piano è quello del verde in tutte le sue manifestazioni: il verde storico, il verde dei forti, il verde delle ville, i parchi

Tornando sul principio della città compatta e del costruire sul costruito.

Abbiamo forti dubbi, dobbiamo verificare a fondo cosa vuol dire , perchè, se costruire sul costruito vuol dire come ad Erzelli o come via Shelley. Un’area che è stata utilizzata per depositare qualche container e di colpo è diventata area costruita, quindi io sono autorizzato a costruire sul costruito, ho perplessità che si interpreti cosi’.

Oppure c’è un uliveto ma c’è una strada necessaria da fare per la viabilità cittadina. E’ sensato tombinare un rio e cementificare un uliveto con palazzine residenziali e spostare la linea verde per farcelo rientrare?

E qui arriviamo al nodo della questione.

C’è uno studio pubblicato dal Comune sullo sviluppo di Genova dal dopoguerra fino ad oggi. E in sintesi cosa ne esce fuori?

Uno studio molto fisico, territoriale, delle aree edificate e non edificate. Cosa risulta?

 Che i vuoti che c’erano nel dopoguerra rispetto a quelli che ci sono oggi sono diminuiti in modo terribile.

Si sono riempiti i buchi, gli alberi dei parchi sono stati tagliati. Si sono aggrediti ai margini e poco a poco si sono ridotti questi spazi.

Allora: costruire sul costruito in una concezione di città compatta e le tavole che abbiamo visto… vogliamo sapere: il piano continua a riempire questi vuoti o no?

Questo è fondamentale e anche come poi avviene. E’ un processo di rinnovamento del tessuto urbano o un peggioramento?

Avviene con l’inserimento delle dovute dotazioni di servizi, rinnovando a fronte delle carenze dei servizi e delle attrezzature pubbliche, oppure questo non avviene?

Questo riempimento di buchi avviene per ragioni ineluttabili come quella dei cantieri navali di Sestri Ponente . L’ l’amministratore delegato della Fincantieri dice che per poter sviluppare le attività di costruzione delle navi con ribaltamento dell’area, hanno bisogno che il comune trasformi la destinazione d’uso delle aree industriali in aree speculative edilizie.

Faccio un altro esempio. I dirigenti Esaote per andare ad Erzelli  ( su cui abbiamo grandissimi dubbi. Uno pensa a un parco affacciato sul mare, edifici belli, la facoltà di ingegneria e si ritrova palazzacci brutti e casette a schiera )

Esaote per andare ad Erzelli ha chiesto che le sue aree industriali vengano modificate nelle destinazioni d’uso da industriale a residenziale. Quindi vuol dire che il processo motore del piano non è il Comune, l’occhio pubblico che pur accettando i processi privati in qualche modo li governa e li puo’ gestire, se è vero questo vuol dire che il comune non è in grado di governare questo processo per due ragioni fondamentali.

1- Perchè il Piano Pericu prevedeva già il trasferimento di volumi, comperare aree povere a ponente per costruire a levante guadagnandoci una rendita del 50-100%, è questo il processo che si vuol riproporre?

Questa norma è nel piano, le aree possibili di traferimento di volumi sono state comperate da grossi gruppi economici , l’hanno fatto le più importanti banche che si dividono il mercato finanziario genovese ( ricordiamo che per la notoria vicinanza di una grande banca cittadina agli “amici del quartierino” l’attuale presidente e amministratore delegato è imputato in processo.).

A questo si aggiunge che non è chiarito bene gli oneri di urbanizzazione dove vanno a finire. Perchè per legge il Piano deve rispettare gli standard urbanistici.Che io credo sia una cosa importante.

Ma se come il progressivo incementamento della città ha dimostrato, a Genova  invece di dare ai cittadini le aree dovute ai cittadini di cui i cittadini avrebbero diritto sono stati trasformati in aspeti monetari, infatti è rimasto l’aspetto monetario delle attrezzature: si dice con molta leggerezza: se tu non mi dai le aree mi dai dei soldi, la trasformazione monetaria di un servizio.

Il costruire sul costruito, il tappare i buchi, cambiare la destinazione d’uso che il comune non puo’ governare e trasformare i servizi in moneta che il comune poi prende per salvaguardare i propri bilanci.

L’urbanistica è una cosa bellissima , ma a Genova non è supportata dalla politicaIn questo piano non c’è, anche se si capisce che lo sforzo è stato fatto una politica delle aree, per il lavoro, per i servizi, per le infrastrutture importanti, i comuni che si rispettano comprano le aree prima, perchè se è vero che non si puo’ piu’ espropriare che l’esproprio costa l’ira di dio un comune che ragioni concretamente al momento giusto compera le aree.

La politica della casa come viene fatta se non si fa la politica delle aree.

Si continua a chiedere al privato che il privato faccia i servizi, come lo paga il comune? dandogli del volume in più, 20, 30, 40%, questo volume è una sottrazione ai diritti dei cittadini.

Questo schema è stato applicato in tutta la nostra azione e noi questa è l’arretratezza dell’urbanistica nella nostra città.

Mentre negli altri paesi come in Francia , Spagna, Germania, Olanda hanno creato strumenti. Nella nostra città come in larga parte del nostro paese nessuno ha mai ripreso la questione della rendita fondiaria e sulle questioni di fondo che riguardano questi interessi.

L’altro aspetto che importante è quello della salvaguardia del patrimonio culturale e naturale all’interno del piano.

Perchè sulla carta molte cose ci sono, poi qual’è la politica per i giardini, per le aree? Il piano dovrebbe preoccuparsi della gestione di oggi come dell’intervento che si fara’ domani e che il tutto sia  coerente con le strategie del futuro.

Perchè se si inseriscono nelle strategie del futuro delle cose che sono  in contraddizione del farsi della realtà rischio di fare un altro fallimento totale del piano.

I piani falliscono, per le ragioni che abbiamo detto prima, perchè i comuni non riescono, l’ente pubblico non riesce a governarli. Noi ci dobbiamo battere anche per dei principi che vanno oltre il piano stesso che è quello, non dimentichiamo che l’articolo 9 della costituzione tutela prima di tutto il patrimonio culturale e artistico del nostro paese. E su questo non ci deve essere discussione o interpretabilità.

E si arriva al punto della questione che riguarda il patrimonio. Nel piano si fa riferimento al piano paesistico, a quello generale, a quello di coordinamento  .

Tutti gli aspetti che abbiamo detto prima poi si riversano su questo aspetto importante noi metteremmo prima di tutto la salvaguardia dei valori storico artistico culturali. La storia della città. Perchè la storia deve rinascere nel piano e non essere tenuta in secondo ordine.

Quindi per concludere questa prima serie di ragionamenti due sono le cose: la frammentazione con cui è visto le varie fasi del piano, il non legame dei processi in fieri coi processi del futuro, i meccanismi di costruzione del piano sembrano essere ancora, sia pure migliorati rispetto al piano di Pericu ancora gli stessi , verifichiamo cose è rimasto dei trasferimenti di volume, quali i meccanismi che questo piano induce anche contro la volontà degli amministratori.

Un piano è sempre da prendersi come un fatto positivo, comunque, perchè appartiene alla nostra cultura, è dal medioevo che si fanno piani. Oggi la pianificazione non è più dentro la politica, avete sentito un politico che riprende il discorso della casa, in termini nuovi, delle nuove esigenze, di quelli che non ce l’hanno, degli immigrati, insomma, tutti questi problemi molto reali, molto concreti.

Noi pensiamo di esaminare a fondo questi capisaldi del piano, ma soprattutto di verificarli non solo in se, come principi, ma verificarli poi se c’è coerenza nelle aree di trasformazione perchè le note dolenti arrivano adesso, nelle aree di trasformazione, negli ambiti di conservazione. Ci sono anche le aree di concertazione, ritorniamo alle lottizzazioni concertate che hanno distrutto il nostro paese.

Giovanni Spalla

Andrea Agostini

Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova

vedi anche: Legambiente Liguria : Progetto preliminare del Puc. Condivisioni, perplessità e dissensi con richieste di cambiamento

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