Il lato B del regime

“Ballarò”, trasmissione di punta del lato B del regime, ieri sera ha aggiunto un altro tassello alla disinformazione di massa. Tema della serata: “Giustizia e tasse sono, come sempre, le questioni determinanti per le elezioni”.  L’adesione all’agenda politica di Berlusconi non potrebbe essere più totale.

Eppure basterebbe che lorsignori uscissero dai loro conventi luccicanti e provassero a salire su un autobus alla periferia di una città o su un treno di pendolari, o facessero la spesa in un supermercato, o si mettessero in coda in un pronto (?) soccorso, o dovessero far caso all’entità e alla composizione delle temute e inesorabili bollette della luce, del gas o del telefono o far fronte ai micidiali affitti, o dessero un’occhiata all’assicurazione della loro auto, o dovessero interrogarsi su quanta benzina si possono permettere, o dovessero fare i conti coi “servizi” per i disabili, per accorgersi che le questioni che attanagliano i potenziali elettori sono ben altre!

E non certo la questione giustizia, posta sempre come lite da ballatoio. Dopo aver legittimato (ai tempi della bicamerale non sapevano chi era? ) e garantito nei suoi smisurati privilegi (pur avendo avuto a disposizione 7 anni di governo) il nemico pubblico n° 1, ora sono disposti a mettere i cittadini in mano a chiunque, pur di liberarsene. Ma è davvero difficile credere che vogliano liberarsi delle sue politiche, visto che, appena è possibile, danno credito a chiunque abbia governato con lui. Sempre ieri, il TG3 delle 14 si è aperto con un lungo servizio sulle “prese di distanza” di Bossi (noto garantista e pilastro indiscusso della legalità costituzionale) rispetto al premier. E poi, chissà, qualcuno ricorda che storicamente la Magistratura, nel suo complesso, è stata sempre dalla parte del potere. Non è certo un caso se la sentenza Thyssen ha fatto tanto scalpore!

Le tasse, invece, preoccupano molto, ma in modo rassegnato (“tanto paghiamo sempre noi!”) visti gli esiti bipartisan dei vari governi. E temi come quello della patrimoniale, se si vogliono porre ( magari rivolgendosi a quel paio di milioni di elettori di sinistra che hanno abbandonato definitivamente il centro”sinistra” dopo il Prodi-bis ), occorre mostrare un minimo di convinzione. Magari spiegando che quando si diceva che era un’imposta impossibile (e che chi la proponeva era un irresponsabile ) ci si sbagliava. Perché, se l’immagine della patrimoniale è quella data dal governo Amato nel 1992, il discredito di massa è ben giustificato. Egli, infatti, esaltato dal PDS, applicò un’imposta straordinaria solo sulla quota di patrimonio costituita dai conti correnti bancari, esentandone tutte le altre forme di investimento finanziario (se non ricordo male, circa i 2/3 del totale). Quindi, applicò un’ anti-patrimoniale, visto che colpiva la forma di risparmio tipica dei redditi bassi e medio-bassi, esentando quelle dei possessori di redditi medio-alti, alti, altissimi!

Provino lorsignori a parlare con quel terzo di giovani che non lavorano né studiano (…i famigerati bamboccioni!), provino a rispondere alle domande dell’esercito di lavoratori e lavoratrici precari/ie sul loro futuro, sulla loro impossibilità di progettarsi un futuro, una qualità di vita accettabile, un tempo di vita non deturpato dall’invadenza di tempi di lavoro costantemente mutevoli e mai programmabili.

Ma chi è corresponsabile a pieno titolo dell’attuale situazione economico-sociale e politico-istituzionale che risposte credibili potrebbe mai dare?

I 2 partiti maggiori, alle elezioni regionali dello scorso anno, hanno ottenuto il voto di circa il 30% degli elettori (circa il 18% il PDL e circa il 12% il PD), molto meno di quanti se ne siano astenuti (il 40%). L’altro 30% è andato alla Lega, l’IDV e all’infinità di partiti e gruppi parlamentari figliati dal maggioritario, in una vera e propria apoteosi di trasformismi incrociati.

Eppure tutti, legittimandosi l’un l’altro con gli infiniti litigi, fanno finta di nulla e parlano costantemente, a nome del popolo sovrano. Certo, gli italiani stanno ampiamente smentendo l’immeritata fama di essere “brava gente”, ma è proprio vero che il pesce puzza dalla testa!

 Sergio Casanova – Attac Genova

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