Licenza di devastare per vent’anni!

Apprendiamo che la maggioranza ha ridotto i termini temporali per la privatizzazione delle coste italiane da novanta a vent’anni. 

In termini astratti e sul piano della contabilità quantitativa, l’apparenza è quella di un salto notevole. Ma, appunto, è  solo un’apparenza, o meglio ancora un fantasma ideologico. 

Infatti il decreto di privatizzazione consentirà agli investitori di edificare praticamente come e quanto vogliono per vent’anni. Si profilano quindi vent’anni di affari d’oro, di speculazione e di devastazione di un patrimonio comune a tutta l’umanità (e di notevole valore), come le coste della penisola. 

Tanto il capitalismo legale, quanto quello illegale, sono notoriamente mossi da un’unica finalità: quella del massimo profitto. Cosche e “galantuomini” non aspettano altro che mettere la mani nel piatto. E guadagnare soldi a palate, come neanche Paperon de’ Paperoni! 

Lo scenario di devastazione è sin troppo facile da immaginare: grattacieli e cementificazione sulle spiagge di tutti i mari che lambiscono sia la penisola che le isole della nazione. E si tratta, sembra il caso di ribadirlo, di un patrimonio collettivo di bellezze naturali, artistiche e storiche, comune agli attuali e futuri abitanti di questo pianeta. 

Pare evidente che le varie cosche della criminalità in guanti neri o bianchi non si faranno sfuggire l’occasione … In vent’anni, cioè nello spazio di una generazione, si possono fare moltissime cose, come ci insegna Attila. 

Ciononostante il ”santo subito”, nonché presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è affrettato a firmare il decreto berlusconiano: caspiterina, da novanta a vent’anni, da quasi un secolo a una sola generazione, il salto è notevole, come la conversione di Paolo sulla via di Damasco! – si deve essere detto. 

La realtà però sta del tutto al di fuori da questi schemi formali ed astratti. La realtà, se non riusciremo ad invertire la rotta, sarà un incubo unno – vandalico. 

Ma invertire la rotta è (ancora) possibile: rifiutando la privatizzazione dell’acqua, rifiutando il nucleare. E rifiutando anche l’impunibilità delle quattro massime cariche della repubblica, tra le quali (ohibò!) c’è anche quella attualmente ricoperta dal Berluska. 

Ma la stessa figura del presidente del consiglio è in definitiva solo una parte dello sfondo. Dietro c’è un sistema di potere, una metastasi politica che ha infettato le opposizioni in un parlamento eletto in base ad una “porcata” di legge elettorale (l’epiteto è del suo proprio autore), che ha escluso qualsiasi rappresentanza di una sinistra reale (la quale peraltro, spinta da pulsioni autodistruttive, si era accodata, sia nella politica di guerra che in quella delle privatizzazioni, alle linee atlantiche e confindustriali del governo Prodi) . Che si è propagata endemicamente in una società civile orfana delle grandi narrazioni novecentesche, ma soprattutto orfana di solidarietà e di coscienza.  Che ha prodotto una profonda regressione nella cultura, nell’antropologia e nel’istruzione, con una ricaduta carsica sul senso comune o, meglio, sul buonsenso. 

Tuttavia qualcosa può cambiare: lo dimostrano le lotte operaie e studentesche, lo ribadiscono le vertenze ambientali, lo narrano le campagne referendarie.

 Si può invertire la rotta. Con il sì ai referendum, possiamo riaffermare che c’è vita al di fuori di questo mondo dominato dai capitali, dal mercato e dalle corporation finanziarie e industriali e possiamo continuare a lottare per un altro mondo possibile. 

Non solo: possiamo già da adesso cominciare a pensare a promuovere un altro referendum contro la privatizzazione delle nostre coste. Comunque vadano i referendum (e nonostante tutto, penso che ci possiamo permettere il lusso del’ottimismo), sarà necessaria un’altra battaglia per fermare lo scempio delle spiagge e del mare. Possiamo vincere! 

D’altra parte che la rivoluzione sia possibile (che un altro mondo sia possibile) lo annuncia  con i suoi squilli di rivolta il vento che soffia dal Maghreb e dal Mashrek

Bruno Demartinis – Attac Genova

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One Response to Licenza di devastare per vent’anni!

  1. Aldo Cannavò says:

    Il governo attuale ha necessità impellente di ammucchiar voti,per assicurarsi la stabilità. Tutte le privatizzazioni in programma fanno capire che esse sono proprio impiegate per questo scopo. Si comprende perchè le privatizzazioni si sono sempre dimostrate contrarie all’ interesse dei cittadini,perchè il privato per guadagnare aumenta sistematicamente i costi del suo servizio. Eppure in democrazia il popolo dovrebbe essere sovrano,anche perchè in fondo deve sempre pagare lui.

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