L’accelerazione del tempo

La aceleración de los tiempos

di Susana MerinoATTAC Argentina. 

5 Junio 2011

Nel 1871, meno di un secolo e mezzo ed esattamente 140 anni fa , nacque in Francia il primo sollevamento popolare posto decisamente ad  instaurare una vera democrazia.

La sua portata non superava il Comune di Parigi, ma arrivò a formare un governo che, benché deplorevolmente soffocato nel sangue un paio di mesi dopo, stabiliva regole chiare per il gioco politico, la democrazia partecipativa, il suffragio universale e la revoca del mandato dei rappresentanti. Propose anche di eliminare per questi ogni tipo di privilegi ed assegnar loro rimunerazioni che non superassero il salario operaio medio. Indicò anche, allo stesso tempo, la separazione tra la Chiesa e lo Stato e l’universalizzazione dell’educazione laica, libera ed obbligatoria per uomini e donne.

Aspirazioni che, come è facile osservare, si mantengono e formano ancora la base delle principali rivendicazioni popolari del nostro tempo.

Per questi motivi e per questi  passaggi  si proposero i suoi protagonisti, uomini e donne che difesero le conquiste fino alle ultime barricate; quel sollevamento popolare, benché breve, può essere considerato come uno dei più autentici precedenti di inevitabili domande di equità e di uguaglianza, rinnovate sempre più frequentemente e conclamate per l’umanità.

Come la globalizzazione dei diritti è qualcosa che la globalizzazione mercantile, benché la reclami per sé, si impegna sistematicamente a negare alla cittadinanza.

Passarono 87 anni, qualcosa più della metà del tempo che ci separa da quel primo tentativo di democratizzazione popolare e fu nuovamente il  1968, quando la forza della protesta tornò a risvegliarsi e si manifestò nuovamente nelle strade parigine e si conobbe in tutto il mondo col nome di Maggio francese.

Un movimento che iniziato da gruppi studenteschi di sinistra, contrari alla società consumistica, vide rapidamente l’adesione della classe operaia, dei sindacati e del partito comunista fino a sboccare nello sciopero più grande che il paese conoscesse, sostenuto da più di nove milioni di lavoratori.

E benché i suoi partecipanti non si proposero letteralmente di prendere il potere, la forza delle sue consegne e delle sue convinzioni ebbe una forte influenza sull’immaginario sociale in vari paesi dell’Europa occidentale: Germania, Spagna, Cecoslovacchia e dell’America latina.

Non ci fu trionfo rivoluzionario, è certo, ma non tutti i semi caddero in un suolo sterile, ed una gran parte, alimentata dall’insoddisfazione, dalla povertà, dalla sottomissione e dall’umiliazione seguì il suo processo genetico fino a trovare una nuova opportunità per esplodere e farsi ascoltare nel 2001, 33 anni più tardi, meno della metà del tempo trascorso precedentemente tra gli avvenimenti menzionati, un nuovo episodio che concorre a posare un’altra pietra miliare nei processi di presa di coscienza e di maturazione popolare.

L’esplosione si produsse questa volta nell’emisfero meridionale, nell’Argentina: un processo che sebbene non sbocca in una rivoluzione include molte delle domande espresse nei processi anteriori e nelle numerose manifestazioni che da Seattle, nel 1999 a questi giorni, si moltiplicano e si disseminano per tutto il pianeta.

L’”Argentinazo”, come fu conosciuta l’insurrezione argentina, ebbe origine da qualcosa di differente: si trattò di una crisi fondamentalmente finanziaria che colpì gran parte della classe media. Tuttavia i partecipanti, nella loro maggioranza autoconvocati, e questo l’originalità del movimento, compresero rapidamente che la responsabilità della situazione era principalmente la politica e che a meno “che” vadano via tutti come diceva allora lo slogan, i problemi basilari che colpivano la cittadinanza non avrebbero avuto soluzione.

Un “che” vadano via tutti non risparmiò nessun partito politico né nessun movimento organizzato, ma che in qualche modo riuscì in alcune convergenze: la rinuncia del Presidente, qualcosa mai riuscita, fino ad allora, per un sollevamento popolare di queste caratteristiche, un rifiuto al partitismo politico, una sviluppo di assemblee che rincuoravano la partecipazione cittadina e la nascita di alcune iniziative già irreversibili  come quella del recupero di imprese abbandonate dai loro padroni per disporle in funzione dei propri operai.

L’”Argentinazo”, non ebbe certamente, cambiamenti strutturali profondi,  ma continuo a credere che se continua il consolidamento dell’esigenza di rispettare e di installare definitivamente certi principi, certi richiami di solidarietà, di etica, di condizioni economiche più eque, di giustizia sociale, di trasparenza politica, tutto questo non sarà più possibile continuare ad ignorarlo per molto tempo.

Un tempo che sta mostrandoci che sono trascorsi solo dieci anni da questo avvenimento e si sono affacciati già un insieme di rivolte che  colpiscono tutto il nord dell’Africa e più recentemente la Spagna e la Grecia.

Cioè: dalle prime pietre miliari trascorsero 87 anni, il Comune di Parigi ed il Maggio francese, dopo 33 anni, meno della metà fino alll’”Argentinazo” ed ora nemmeno 10 anni, meno di un terzo, tra questo ultimo avvenimento e le rivoluzioni in corso.

Una, senza dubbio, stimolante accelerazione dei tempi che come dice la dottoressa Inés Riego  “ … ubbidisce ad un’accelerazione della coscienza collettiva e personale verso un’umanità unita, in quello che deve essere unita ed in realtà lo è, benché non lo percepiamo del tutto: giustizia,  libertà, dignità, uguaglianza…”

È molto probabile che qualche storico cerchi di dimostrarmi che tra questi avvenimenti esistono differenze importanti, ma sono convinta che  in tutti questi esempi sottostanno le aspirazioni più genuine del genere umano e che in qualche modo sono eterne: il diritto alla vita, ad una vita degna senza sottomissioni, senza umilianti differenze, né esclusioni, senza fame, senza miseria, senza sfruttamento smisurato della natura, qualcosa che i miei lettori ed io non ignoriamo e che se vogliamo risolvere dovremo continuare a lavorare duramente per tentare, accelerando i tempi …

Articolo edito in ALAI

trad. Giuseppe Oliva – Attac Genova

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One Response to L’accelerazione del tempo

  1. Aldo Cannavò says:

    Finchè il venti percento della popolazione mondiale possiede l’ottanta percento delle ricchezze del pianeta,non potremo dire d’aver raggiunto un giustizia sociale. Papa Benedetto XVI in una sua enciclica scrive: “in uno stato giusto non ci debbono essere persone bisognose”. Quante rivoluzioni ci vorranno ancora prima di poter vivere in un mondo senza persone bisognose?

    Mi piace

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