Auto-organizzazione planetaria. Un’alternativa alla globalizzazione

Eventi Punto Rosso per il decennale Genova 2001 – Genova 2011

Lunedi 4 luglio alle 17.00 sottoporticato Palazzo Ducale – Genova

AUTO-ORGANIZZAZIONE PLANETARIA. UN’ALTERNATIVA ALLA GLOBALIZZAZIONE
Luigi De Paoli

L’inizio del XXI secolo si apre all’insegna di due crisi profonde, apportatrici di angosce nei cinque continenti. La prima, quella economica, ha provocato il fallimento di banche secolari, l’aumento della disoccupazione, il ristagno del credito e dell’attività produttiva, il tutto acuito dallo spettro di Stati vicini alla bancarotta. La seconda fonte di trepidazione è l’accavallarsi di rapporti scientifici sull’allarmante riscaldamento del pianeta, eroso dal crescente impoverimento del suolo, dall’estinzione di specie animali e dall’onnipresente inquinamento degli alimenti, dell’aria e dell’acqua.

Paradossalmente i suddetti disastri hanno il loro punto di partenza in comunità, come USA, Europa e Giappone, che si basano su di un sistema economico, il capitalismo, e si compiacciono di essere “democrazie”, cioè organizzazioni il cui potere risiede nel popolo. Sono responsabili della quota maggiore di emissioni di CO2 nell’atmosfera e dell’attività bancario-finanziaria più “tossica” del pianeta.

E’ comprensibile che il tracollo economico e il disordine della biosfera diano la sensazione che si stia viaggiando su di un treno altamente tecnologico, che corre a vertiginosa velocità verso il progresso, ma… senza macchinista. I sette miliardi di passeggeri non hanno alternative: o si lasciano andare consapevolmente al disastro, oppure decidono di tirare il freno e…di cambiare treno.
I ripetuti insuccessi dei vertici politici dei G20, FAO, Copenaghen e Cancun (2009-10) hanno contribuito a liquidare l’illusione che i governanti possano assumere iniziative adeguate all’urgenza. Il disastro di Fukushima ha reso evidente come anche un popolo altamente democratico, istruito e ordinato possa trovarsi con mezzo centinaio di centrali nucleari costruite su di un territorio traballante senza mai essere consultato e senza avere alcun controllo sugli impianti.
Per questo i cittadini del mondo non possono più dribblare domande inquietanti, come quelle a seguire.

1.  E’ ragionevole continuare ad affidarsi al capitalismo, considerata l’entità  degli squilibri socio-economici ed ecologici che continua provocare?
2. E’ attendibile il sistema politico della democrazia occidentale, visto che non si fonda sulla sovranità effettiva del popolo, tanto meno salvaguarda la biosfera?
3. Non è ora di renderci conto che la vita scaturisce non dalle alte gerarchie, ma dal basso, a partire dalle forme più semplici a quelle più evolute, tramite un paziente lavoro di auto-organizzazione?

Questi interrogativi esigono un diligente approfondimento. Occorre, innanzitutto, chiarire come e perché l’umanità sia arrivata sull’orlo di un disastro, peraltro annunciato da profeti inascoltati.
E’ quello che ci apprestiamo ad abbozzare in questo saggio, con un misto di titubanza e di pudore ma anche di fiduciosa comprensione da parte del lettore. Nella prima parte sviluppiamo alcune considerazioni analitiche relative al Capitalismo (cappitolo 1°) e alla Democrazia (capitolo 2°), quali sistemi che non sono auto-organizzati, ma etero-organizzati da una elite che causa, oltre tutto, diseguaglianze conflittuali sul versante economico e politico. Di qui la una domanda preoccupata: che fare?
La risposta difficilmente può prescindere dal monito evangelico secondo cui “nessuno mette una pezza di stoffa nuova sopra un vestito vecchio”, né “il vino nuovo nell’otre vecchio” (Mt 9, 16-17). Il vestito consunto del capitalismo – e della democrazia ad esso funzionale – mostra i segni di un logoramento tale per cui non è più conveniente rammendarli con toppe, cioè con riforme d’emergenza, come propongono demagoghi e illusionisti. Meglio tessere insieme un vestito nuovo e comporre artigianalmente un tino nuovo, senza pretese di impeccabilità, il cui marchio di fabbrica  provenga non da ideologie “made in” Occidente, ma dal “sistema vivente”.

Quest’ultimo insegna che tutta l’evoluzione della Madre Terra trae origine da processi di “autoorganizzazione” che, da miliardi di anni, assicurano una ramificazione stupefacente della vita. Nel 3° capitolo tentiamo di mostrare come l’Autoorganizzazione possa coincidere con una  “democrazia” che non sia mero ricambio di governi, bensì esercizio inalienabile di una sovranità monetaria, economica, educativa, alimentare e mass mediatica, condivisa dai cittadini. Siamo consapevoli che una prospettiva “eco-sistemica”, mutuata dalle dinamiche evolutive della biosfera, non possa costituire un “programma politico-elettorale” fin tanto che partiti ed elettori non virino da una cultura antropo-centrica ad una eco-centrica, per cui tutti si sentono e agiscono come parte responsabile dell’evoluzione creativa della vita del pianeta.

Che l’autoorganizzazione sia un processo possibile lo dimostrano – tra l’altro – milioni di arabi, che sono riusciti a inquietare e, persino, detronizzare raìs corrotti, contando su collegamenti spontanei e orchestrando piani in totale autonomia. Vari popoli, clan e comunità praticano già soluzioni “biofile”, rispettuose dei diritti dei singoli e dell’intero habitat. Essi sono  profeti di speranza, con cui è andato lievitando questo lavoro. L’uso della Prima Persona Plurale vuol essere un segno di premuroso ringraziamento verso quanti ne sono ignari co-autori.

Ormai è abbastanza chiaro che le sorti della civiltà umana dipendono dalla capacità di “convertirsi” a quel sistema vivente dove tutti i componenti, da miliardi di anni, convivono tra caos e ordine, tra autonomia e interdipendenza, tra rivalità e aiuto vicendevole. Se foreste, nubi, oceani e quadrupedi si sono sviluppati sulla Terra senza obbedire a sovrani o tecnocrati, perché non lo possono fare donne, uomini e bambini nel XXI secolo? L’auto-organizzazione planetaria non è un sogno o un’utopia, come spesso si vocifera, ma è la quintessenza della vita dell’universo e, in particolare, della “biosfera”, che ci genera e ci nutre amorevolmente. I saggi dell’Africa lo hanno compreso da tempo e ci avvertono: “Se non sai dove vai, ricordati da dove vieni”.

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Luigi De Paoli, sposato e padre di tre figli, é laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Psicoanalisi di gruppo. Ha insegnato e lavorato per circa 10 anni in università latinoamericane e istituzioni estere. E’ membro dell’Istituto di Gruppoanalisi di Roma (I.G.A.R.S) ed ha fondato l’Istituto di Psicosociologia, attraverso il quale ha condotto ricerche di Psicanalisi delle Istituzioni, su organizzazioni pubbliche e private. Alcune di tali esperienze sono raccolte nel saggio Inconscio di Fabbrica  (Edizioni Lavoro, 1981). Per incarico del Ministero della Sanità (Italia) ha elaborato un rapporto su Analisi psicodinamica delle dipendenze da alcool e droga; ha inoltre contribuito ad analizzare il sistema radiotelevisivo italiano: “Televisione e potere. Il contesto extraverbale e intraiconico (Edizioni RAI, Radiotelevisione italiana, 1985).
Nel 2009 ha pubblicato il libro “Psicoanalisi del Cristianesimo”, ed. Di Girolamo. Il testo è reperibile in Internet in 4 lingue (www.tevere.org).

http://versose.altervista.org/?p=2894

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