Esistono ancora giornalisti?

Esistono ancora giornalisti?

Di Silvia Parodi – Genova –

Sono nauseata dalla politica, ma sono anche nauseata dall’informazione, anzi dalla disinformazione (dal greco “cattiva informazione”), asservita ai padroni, che siano di destra o di sinistra, che siano poteri economici o politici.

Faccio alcuni esempi banali che ho vissuto negli ultimi tempi:

1-      informazione sui referendum dell’acqua.

Faccio parte di un comitato territoriale, da anni lavoriamo in modo straordinario, raggiungendo le persone solo attraverso le nostre forze e il volontariato, trasversali a ogni formazione partitica, indipendenti, organizzati, trasparenti come l’acqua. Un movimento che ha fatto qualcosa di straordinario cioè risvegliare gli italiani, coinvolgere i giovani, fare impegnare molti cittadini in prima persona. Solo questo dovrebbe essere un evento da prima pagina tutti i giorni. Eppure in questi anni nessuno sui grande media tradizionali ci ha preso in considerazione, nemmeno nella settimana prima del referendum ci hanno concesso di partecipare alle trasmissioni in tv, hanno chiamato solo gli altri, quelli che in coda cercavano di impossessarsi del lavoro fatto da noi. Ma non voglio qui parlare degli squallidi rappresentanti politici. Qui voglio parlare dei giornalisti, che in modo così superficiale e non professionale, non sono andati a cercare i fatti, i protagonisti, la realtà, bensì hanno ubbidito ai padroni di turno che gli hanno chiesto di depotenziare il movimento, far risaltare altre forze, dare interpretazioni di parte. Mi indigna questo non volere raccontare la realtà, raccontarne altre inesistenti, questa incapacità di andare a fondo, questa inevitabile ignoranza che traspare poi negli articoli infarciti di errori e omissioni.

2-      conferenza stampa presentazione del decennale del G8 a Genova con presentazione di una mostra fotografica sulla globalizzazione.

Ho partecipato a tutta la conferenza, si è parlato al 99%degli eventi seminariali previsti di discussione sulle tematiche del lavoro, dei beni comuni, dell’ambiente, della povertà, dell’istruzione, ecc.. e solo all’1% si è accennato al ricordo della repressione violenta che c’è stata 10 anni fa. E’ stato ribadito con forza che il decennale non vuole essere il ricordo degli scontri, ma un nuovo ritrovarsi a discutere di cose concrete, di diritti umani, partecipazione, ecc.  la mostra fotografica  poi contiene centinaia di foto prese in tutto il mondo riguardo ai temi sopra esposti e solo qualcuna degli scontri di Genova 2001. I pochi giornalisti presenti si sono fermati pochi minuti, hanno fatto qualche ripresa e se ne sono andati senza aspettare certo la fine della conferenza. Risultato: nei giorni successivi i servizi sulle TV locali o sui giornali mostravano SOLO le 3 foto degli scontri, rievocavano solo quelli, paventavano timori sulla sicurezza. Questo non è raccontare la realtà

3-      scontri NO TAV in Val Susa.

 Il fatto: 70.000 persone manifestano pacificamente e e100 imbecilli tirano delle pietre. La sera della manifestazione del 3 luglio apro il sito di Repubblica e guardo i titoli che naturalmente parlano solo degli scontri. Guardo le foto, che danno una misura dell’idegnità di questa informazione. Ci sono molte gallerie fotografiche dedicate al lancio di pietre, la singola pietra viene fotografata in alta risoluzione in tutto il suo
tragitto con decine di scatti, da bravi ed esperti fotografi, ogni centimetro di caduta della griglia viene immortalato, sembrano i fotogrammi di un vecchio film su pellicola. Poi da un link ultranascosto ecco le foto della manifestazione pacifica: poche foto di pessima qualità scattate probabilmente dal telefonino di qualche manifestante. Ecco questa è l’emblema della disinformazione: tutti i migliori fotografi a coprire i 100 violenti, nessuno a coprire i 70.000 pacifici. Questa sproporzione è vergognosa. Ma è figlia di direttive dall’alto immagino, perché anche i giornali che si dicono migliori degli altri non lo sono, perché tutti fanno gli interessi di qualcuno. Da una parte ci sono quelli che fanno gli interessi del capo del governo, ma dall’altra ci sono quelli che fanno gli interessi del PD sostenitore della TAV o della privatizzazione dell’acqua…

Allora io, che non conto niente, ma mi sento una cittadina al pari di milioni di altri se potessi  vorrei fare due appelli Il primo ai giornalisti, perché ritrovino un minimo di dignità e di professionalità, perché il loro lavoro è raccontare la realtà, non è distorcerla o ometterla. Dove è finita l’etica professionale?

Negli Stati Uniti molti giornali anche secolari, stanno chiudendo. Qualcuno dice che è un dramma per la cultura e l’informazione. Ma visto come stanno le cose in Italia, se non cambiano, io mi auguro che anche i nostri giornali chiudano, perché così come sono oggi fanno solo danni alla verità. Vorrei vedere scatti di orgoglio tra i giornalisti, vorrei vedere professionisti che studiano le cose, vanno sul posto e ci passano del tempo per capire, non scrivono gli articoli seduti nel loro ufficio basandosi su quello che trovano su internet. Che vadano in Val Susa per una settimana almeno a vivere insieme alle comunità, che vengano alle riunioni  dei comitati per capire chi siamo e cosa vogliamo, che abbiano rispetto di chi organizza una conferenza stampa e ascoltino tutto e riportino quanto detto in modo rispondente, rappresentandolo con le giuste proporzioni. Invece ormai anche l’informazione è chiava del consumismo, della fretta, del profitto.
Scrivere qualcosa che venda il più possibile col minor costo possibile (= nel minor tempo possibile). Questa non è informazione, questo è uno squallido discount di prodotti avariati che ci intossicano ogni giorno!!!

Allora il secondo appello è ai cittadini. A cui dico: non credete più a quello che vi fanno vedere e vi raccontano sui giornali. Oggi grazie a nternet è possibile informarsi direttamente alle fonti, i testimoni ci sono. scrivono e fanno girare la loro informazione. Sfruttiamola. Oppure andiamo noi in prima persona, quando possibile, a informarci e a vedere come stanno le cose, e poi diciamo quello che abbiamo visto. Non tutti possiamo mobilitarci per le numerosissime (aihmé) cause ed emergenze, ma almeno tutti dobbiamo sentirci in dovere di fare questo sforzo minimo di informarci correttamente. Cittadini, ve lo chiede che si  impegna e dedica tutto il suo tempo libero alle tante campagne in favore della società.  E magari incominciamo a boicottare la cattiva informazione, che bello se ci fosse un grande sciopero di TV e giornali, nel senso che i cittadini per un mese smettono di guardare la TV  e leggere i giornali. Col crollo degli utili (perché loro agiscono solo in funzione del denaro) forse inizierebbero a rivedere qualcosa… Chissà… Tutto questo è utopia, lo so… Ma il sogno e l’utopia devono guidarci se vogliamo aspirare a migliorare qualcosa.

P.s. naturalmente ci sarà anche qualche giornalista che lotta contro questo stato di cose, e che crede che queste critiche non siano per lui.. Può darsi, ma io lo esorto in ogni caso a fare di più perché la sua voce onesta si faccia spazio tra le altre.

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One Response to Esistono ancora giornalisti?

  1. Fabio says:

    Chi parla dei “100 imbecilli” che domenica tirava pietre alla manifestazione… al 99% non è stato alla manifestazione.
    Questo articolo scritto da una donna del gruppo pace e assolutamente “non violenta” spiega bene quello che voglio dire.
    http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article3734

    Mi piace

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