Rivolta e sangue in Malawi, il gioiellino africano del Fondo monetario internazionale

Il Paese modello del Fondo monetario internazionale (Fmi), quello che ha applicato senza battere ciglio tutte le sue ricette, affrontando anche una crisi alimentare e dando il via libera alla coltivazione di ogm, il piccolo Malawi presentato come un modello di democrazia liberal/liberista per l’Africa, ha mostrato drammaticamente tutta la sua fragilità dietro questa facciata di benessere internazionale.

A giugno la favola liberista del Malawi è definitivamente crollata a causa della penuria di carburante che ha paralizzato le attività del Paese, l’ennesima crisi energetica dal 2009.

La situazione è precipitata il 19 luglio, quando giovani del Democratic progressive party del presidente Bingu wa Mutharika hanno fatto raid armati di machete, a bordo di auto con i simboli del partito, a Blantyre, la capitale economica del Malawi, intimidendo la gente che si preparava a partecipare alle manifestazioni antigovernative.

Il 20 giugno migliaia di persone sono scese nelle strade per manifestazioni antigovernative in molte città del Paese, per governare il cattivo governo del presidente Bingu wa Mutharika, invece premiato e lodato per il suo buongoverno in occidente. La polizia ha ucciso almeno 18 persone e l’esercito ha occupato la capitale Lilongwe, proprio come in una qualsiasi dittatura africana.

Il sogno liberista del Malawi è affogato nel sangue che ha imbrattato anche le strade di Mzuzu, nel nord del Paese, dove sono morti 9 manifestanti. Moses Mukandawire, responsabile di una organizzazione della Chiesa Presbiteriana, ha detto a Radio France International: «Ho visto più di 7 cadaveri di persone morte per ferite da proiettili. Gli agenti di polizia hanno sparato con proiettili veri sui cittadini del Malawi. E’ grave!.

Sono molte le testimonianze delle violenze poliziesche. I militari hanno aggredito anche fotografi e giornalisti. Il governo accusa i manifestanti di essersi dati al saccheggio ma l’opposizione nega ogni coinvolgimento nei saccheggi.

«Le autorità devono fare in modo che un’inchiesta indipendente ed esaustiva sia rapidamente condotta su tutti i casi in cui delle persone siano state uccise o gravemente ferite a causa dell’intervento della polizia» aveva detto Erwin van der Borght, direttore del programma Africa di Amnesty International quando sono arrivate le notizie delle prime vittime, poi la situazione è precipitata in una mattanza di massa. A Mzuzu la rabbia della gente si è rivolta contro la sede del Democratic progressive party, il partito al potere, che è stata incendiata.

Alle manifestazioni ha partecipato una grande coalizione formata da militanti della società civile, studenti, Ong che difendono I diritti umani e oerganizzazioni religiose. Ma c’erano anche gruppi di giovani che non appartengono a nessuna organizzazione o movimento di protesta che hanno approfittato del caos per saccheggiare banche e negozi a Lilongwe e incendiato 4 case di poliziotti a Mchesi, alla periferia della capitale.

Il presidente Mutharika è intervenuto alla radio nazionale per accusare I manifestanti di «Operare per Satana», poi li ha invitati al dialogo, avvertendo che non ha nessuna intenzione di lasciare il potere».

Undule Mwakasungura, un noto difensore dei diritti umani del Malawi e tra gli organizzatori delle proteste, ha definito quello di Mutharika «Un cattivo discorso. Non ha proposto delle soluzioni per mitigare le preoccupazioni che hanno spinto la gente a manifestare. Non ha evocato il problema della polizia. La polizia ha dato prova di una preoccupante mancanza di professionalità. Nel settore del mantenimento dell’ordine, c’è ancora molto da fare».

Da ieri sera l’esercito pattuglia Lilongwe, dove i disordini non sembrano cessati e i saccheggi continuano, mentre gruppi di manifestanti si scontrano con la polizia. Moniti al governo di Bingu wa Mutharika perché cessi le violenze contro i manifestanti sono arrivati dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e da Catherine Ashton, l’alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la sicurezza che ha dichiarato: «Al popolo del Malawi è garantito il diritto di riunione pacifica e alla libertà di espressione nella sua costituzione. I tentativi di polizia dello Stato di vietare ai suoi cittadini di marciare nella capitale e in altre località e il divieto di una copertura mediatica indipendente minano la democrazia e lo Stato di diritto che i malawians di cuore stanno combattendo per proteggere e rafforzare. Mi appello al popolo e al governo del Malawi perché mantengano l’impegno dei principi della democrazia e perché si esprimano per risolvere le controversie con mezzi pacifici. Prendo atto che nella sua discorso alla nazione il 21 luglio il Presidente, pur criticando la violenza ha riconosciuto l’necessità di un dialogo con tutte le parti. Incoraggio vivamente che questo dialogo inizi al più presto possibile».

Forse la Ashton, se,quando e come la bufera sarà passata, farà anche bene a rivedere l’appoggio ad un presidente “democratico” che minaccia i suoi oppositori con i machete dei suoi miliziani e definisce i manifestanti “servi di Satana”.

da:  http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=11505

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One Response to Rivolta e sangue in Malawi, il gioiellino africano del Fondo monetario internazionale

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