Generazione senza futuro. Di Ignacio Ramonet.

di Ignacio Ramonet  (consulente per l’ONU,  nel 1997 diede inizio alla creazione di ATTAC, oggi ne è il presidente onorario.)

“Il mondo sarà salvato, se può esserlo, solo per gli insubordinati.” André Gide 

In primo luogo gli Arabi, poi i greci, poi gli spagnoli e portoghesi, seguiti dai cileni e gli israeliani, e il mese scorso, con rumore e rabbia, i britannici. Un’epidemia di indignazione sta insorgendo tra i giovani del mondo, simile a quella che, dalla California fino a Tokyo, passando per Parigi, Berlino, Madrid e Praga, percorse il pianeta negli anni 1967-1968, e cambiò le abitudini le società occidentali. In un’era di prosperità, la gioventù chiedeva allora il passo per occupare il proprio spazio.     

Oggi è differente. Il mondo è peggiorato. Le speranze sono svanite. Per la prima volta  da un secolo, in Europa, le nuove generazioni avranno un livello di vita inferiore a quello dei loro genitori. Il processo di globalizzazione neoliberale brutalizza i paesi, umilia i cittadini, spoglia il futuro ai giovani. E la crisi finanziaria, con le sue “soluzioni” di austerità contro le classi medie e gli umili, peggiora il malessere generale. Gli Stati democratici stanno rinnegando i loro valori. In tali circostanze, la sottomissione e l’obbedienza sono assurdi, invece, le esplosioni di indignazione e di protesta risultano normali. E si moltiplicano. La violenza sta salendo…  Benché, in concreto, il formato stesso dell’esplosione non è simile in Tel Aviv, a Santiago del Cile o a Londra.

Per esempio, l’impetuosa detonazione inglese si è distinta, per il suo alto grado di violenza dal resto delle proteste giovanili, essenzialmente non violente, benché non sono mancati i confronti puntuali con Atene, Santiago del Cile e varie capitali.    

Un’altra differenza essenziale: i ribelli inglesi, magari per la loro appartenenza di classe, non seppero verbalizzare il loro disagio. Né misero la loro rabbia al servizio di una causa politica, o alla denuncia di un’iniquità concreta. Nella loro guerriglia urbana, neanche saccheggiarono con ira sistematica le banche… hanno dato la deplorevole impressione che solo le meraviglie delle vetrine attizzavano la loro rabbia di diseredati e di frustrati. Ma, in fondo, come tanti altri “indignati” del mondo, questi rivoltosi esprimevano la loro disperazione, dimenticati da un sistema che non sa oramai offrir loro né un posto nella società, né un futuro.     

Una caratteristica neoliberale che, dal Cile a Israele, irrita particolarmente è la privatizzazione dei servizi pubblici. Perché significa un furto manifesto del patrimonio dei poveri. Agli umili che non possiedono niente, rimane loro per lo meno la scuola pubblica, l’ospedale pubblico, i trasporti pubblici, etc. che sono gratuiti o molto economici, sovvenzionati dalla collettività. Quando si privatizzano, è strappato non solo alla cittadinanza un bene che gli appartiene e che è stato finanziato con le imposte, ma si priva i poveri del loro unico patrimonio. È una doppia ingiustizia, e una delle radici dell’ira attuale.     

A questo proposito, per giustificare la rabbia dei ribelli di Tottenham, un testimone ha dichiarato: “Il sistema non cessa di favorire i ricchi e di schiacciare i poveri. Tagliare il budget dei servizi pubblici. La gente muore nelle sale di attesa degli ospedali dopo avere aspettato un medico un’infinità di ore… ” (1).        

In Cile, da tre mesi, decine di migliaia di studenti, appoggiati da una gran parte della società, reclamano la statalizzazione dell’insegnamento, privatizzato sotto la dittatura neoliberale del generale Pinochet, 1973-1990. Esigono che il diritto a un’educazione pubblica e gratuita di qualità sia iscritto nella Costituzione. E spiegano che ” l’educazione non è oramai un meccanismo di mobilità sociale. Al contrario. È un sistema che riproduce le disuguaglianze sociali”, (2) affinché i poveri siano poveri per l’eternità…     

In Tel Aviv, il 6 agosto scorso, al grido di “Il paese vuole la giustizia sociale!”, circa 300.000 persone hanno manifestato in appoggio del movimento dei giovani “indignati” che chiedono un cambiamento nelle politiche pubbliche del governo neoliberale di Benyamin Netanyahou, (3). “Quando qualcuno che lavora e – ha dichiarato una studentessa – non raggiunge  la possibilità di comprare da mangiare è che il sistema non funziona. E non è un problema individuale, è un problema di governo” (4).    

Dagli anni 1980 è la moda dell’economia reaganiana in tutti questi paesi e in modo particolare negli Stati europei indeboliti oggi per la crisi del debito. Le ricette dei governi, di destre o di sinistre, sono state le stesse: riduzioni notevoli della spesa pubblica, con tagli particolarmente brutali alla spesa sociale.

Uno dei risultati è stato il drammatico rialzo della disoccupazione giovanile, nell’Unione Europea: 21 percento; in Spagna: 42,8 percento! Cioè, l’impossibilità per tutta una generazione di entrare nella vita attiva. Il suicidio di una società.

Invece di reagire, i governi, spaventati per i recenti crolli delle Borse, insistono nel volere a ogni costa soddisfare i mercati. Quando quello che dovrebbero fare, e d’un colpo, è disarmare i mercati (5). Obbligarli a che si sottomettano a un ordinamento stretto. Fino a quando si può continuare ad accettare che la speculazione finanziaria imponga i suoi criteri alla rappresentazione politica? Che senso ha la democrazia? Per che motivo serve il voto dai cittadini se risulta che, in fin dei conti, comandano i mercati?     

Nel seno stesso del modello capitalista, le alternative realistiche esistono, difese ed appoggiate da esperti riconosciuti internazionalmente. Due esempi: la Banca Centrale Europea (BCE) deve trasformarsi in una vera banca centrale e prestare denaro, con condizioni precise, agli Stati dell’eurozona per finanziare le loro spese. Cosa che è proibita attualmente alla BCE. Questo obbliga gli Stati a ricorrere ai mercati e pagare interessi astronomici… Con questa misura finisce la crisi del debito.    

Secondo: smettere di prometterlo e passare a esigere da subito il Tasso sulle Transazioni Finanziarie (TTF). Con una modesta imposta di uno 0,1 percento sugli scambi di azioni in Borsa e sul mercato di valute, l’Unione Europea otterrebbe, ogni anno, tra 30.000 e 50.000 milioni di euro, sufficienti per finanziare con agio i servizi pubblici, restaurare lo stato di benessere e offrire un futuro luminoso alle nuove generazioni. 

Cioè, le soluzioni tecniche esistono. Ma dove sta la volontà politica?     

  

(1) Libération, Parigi, 15 agosto di 2011.     

(2) Le Monde, Parigi, 12 agosto di 2011.     

(3) Secondo un’inchiesta di opinione, le rivendicazioni degli “indignati” israeliani contano sull’approvazione dell’88 percento dei cittadini.  Libération, op. cit.)    

(4) Le Monde, Parigi, 16 agosto di 2011.     

(5) Leggere  Ignacio Ramonet, “Disarmare” i mercati, Le Monde diplomatique in spagnolo, dicembre di 1997.

trad. Giuseppe Oliva – Attac Genova –

da:  http://www.monde-diplomatique

Annunci

One Response to Generazione senza futuro. Di Ignacio Ramonet.

  1. aldocannav says:

    Non ci può essere la volontà politica perchè molte cose fanno pensare che gli stessi politici sono condizionati dalle potenti lobbies che si radunano periodicamente per decidere sulle sorti del mondo,privilegiando naturalmente sempre i loro interessi. Non si può per esempio credere che un politico cambi di sua volontà il partito varie volte,passando spesso da un’estremo all’altro, di sua volontà ( a parte qualche mercenario disonesto). Certamente deve ubbidire a chi nell’ombra manovra le sorti del nostro stato.Altro esempio ci viene dato dalle grandi opere incompiute o mai impiegate, o costate eccessivamente,mentre i responsabili non vengono puniti e spesso vengono promossi ad un grado superiore. La corruzione mondiale,in particolare quella delle banche, ha raggiunto dimensioni insopportabili,ma quanti sono i dirigenti che hanno pagato i loro crimini?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: