Un’altra banca è possibile. Le banche cooperative di interesse collettivo.

Il crollo del valore di mercato delle banche francesi ed europee ha aperto una seconda crisi dopo quella del 2007-2008. L’intervento prossimo degli Stati e della Banca Centrale Europea per salvare le banche appare ineluttabile. Ma questa volta, i cittadini non accetteranno di pagare la fattura senza correggere il funzionamento del sistema bancario. La moneta è un bene comune e non può essere lasciata nelle mani di azionisti privati. Bisogna socializzare il sistema bancario. Attac propone la trasformazione delle istituzioni bancarie in banche cooperative di interesse collettivo.   

Una crisi prevedibile   

La crisi del 2007-2008 era stata provocata dalla deriva di una finanza irresponsabile e di un modello economico e di diseguaglianza sociale e saccheggiatore. Il salvataggio delle banche e soprattutto la recessione ha destabilizzato le finanze pubbliche. L’attuale crisi del debito in Europa non è niente altro che la replica di questo primo sisma sul castello di carte dei trattati europei. Perché questi avevano creato una moneta unica tra i paesi eterogenei senza bilancio comune, senza una politica di convergenza sociale e senza protezione contro la speculazione finanziaria mondiale. Lo shock del 2008 ha scosso la zona euro, ed i primi anelli deboli – Grecia, Irlanda, Portogallo…  sono in procinto di cedere. Gli irresponsabili politici europei non hanno visto niente di ciò che era annunciato da tempo,. continuano a correre in riunioni di emergenza come i topi spaventati in una gabbia sottomessa dalla finanza agli shock elettrici che non comprendono. Il loro tentativo disperato di imporre una iper austerità distruttrice sotto pretesto di ridurre il debito pubblico può portare solamente ad una catastrofe.   

Reinventare le banche   

L’unione europea pretende di adottare adesso la Tobin tax che Attac propone da più di 10 anni.. Questo è ottimo, ma è troppo poco, troppo tardi! Bisogna prendere certamente delle misure drastiche contro la speculazione e riconsiderare la costruzione europea; ma non possiamo evitare di ripensare completamente gli obiettivi stessi e le forme del governo delle banche. Il loro ruolo deve essere quello di finanziare l’economia, non di costruire dei castelli di carte per gli investitori finanziari e dei bancomat per i loro azionisti.

Il costo delle azioni delle banche europee sta cadendo ad un livello in cui diventa possibile per gli Stati l’acquisto più  a buon mercato. Bisogna afferrare questa opportunità per intraprendere di socializzare non le perdite ma il sistema bancario. Socializzare, questo non è nazionalizzare per ristabilire e rivendere. Questo non è statalizzare neanche per rimettere  una gestione tecnocratica, talvolta peggio della gestione privata. Socializzare, questo è porre le banche sotto il controllo della società, affinché finanzino socialmente delle attività utili ed ambientali, scelte democraticamente, creatrici di posti di lavoro, di redditi, di coesione sociale.   

Per le banche cooperative di interesse collettivo   

Proponiamo di salvare le banche alla condizione che siano trasformate in banche cooperative di interesse collettivo. SCIC, (società cooperativa di interesse collettivo), in Francia”, impresa sociale in altri paesi, si potrebbe creare un tale statuto a livello dell’UE.

 In queste banche – di portata regionale, nazionale o europea, i poteri pubblici  di Regioni, Stati o autorità pubbliche europee, avrebbero la maggioranza delle voci al Consiglio di sorveglianza; ma sarebbero rappresentati anche, dotati di minoranze di blocco, i salariati del sistema bancario, attraverso i rappresentanti eletti, i PME, le collettività locali, per tenere conto della diversità territoriale, e la società civile, in particolare i sindacati, gli utenti e le associazioni ecologiste. Queste banche non speculerebbero sui mercati e non avrebbero legami coi paradisi fiscali. L’equilibrio dei poteri garantirebbe una gestione conforme agli interessi della società. Nel contesto di politiche macroeconomiche sostenibili, definite dal governo eletto a livello nazionale ed europeo, le banche cooperative potrebbero pagare tassi di interesse diversi in funzione di utilità sociale e di progetti ambientali.. Una Banca Centrale Europea profondamente riformata avrebbe il compito di sorvegliare questo sistema, di assicurarne l’equilibrio in modo da privilegiare l’occupazione, la coesione sociale, la preservazione dell’ambiente naturale, pur contenendo gli eccessi inflazionistici.   

Mentre la Francia e l’Europa, saranno soggette probabilmente nei mesi ed anni a venire da un nuovo rialzo della disoccupazione, c’è urgenza di sviluppare dei massicci investimenti, pubblici e privati, nei programmi coordinati di innovazione e di sviluppo concernente le economie dell’ energia, in particolare nelle costruzioni e nei trasporti, nelle energie rinnovabili, nell’agricoltura biologica, nei servizi pubblici e di prossimità…   

La creazione di un settore bancario socializzato e democratizzato è di natura tale da riorientare l’economia europea verso un sentiero di sviluppo duraturo. Mentre i proprietari del capitale ed i loro rappresentanti politici tentano di fare pagare i loro debiti e la loro crisi ai cittadini europei, questi devono imporre che  sia la democrazia a dare gli ordini.

Attac porterà questa esigenza il 15 ottobre prossimo in una giornata di azione europea rispondendo alla chiamata degli Indignati spagnoli, particolarmente per gli assembramenti unitari e delle azioni simboliche giocare davanti alle agenzie bancarie in Francia e dovunque.

Al contro-G20 che si terrà a Nizza dal 1 al 3 novembre, terremo  il Tribunale della Finanza che giudicherà le banche predatrici attuali e permetteremo di intravedere il sistema bancario di domani. 

  

Attac Francia, 

Parigi, il 14 settembre 2011,

http://www.france.attac.org/articles/une-autre-banque-est-possible-vers-des-banques-cooperatives-dinteret-collectif

trad Giuseppe Oliva – Attac Genova –

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