Il buco nel centro dell’Europa.

Di  Paul Krugman **

Se non fosse così tragica, l’attuale crisi europea sarebbe divertente, visto con un senso dell’umorismo nero. Perché man mano che i piani di riscatto falliscono, miseramente uno dopo l’altro, la gente molto seria d’Europa che sono, se possibile, ancora più pomposi e presuntuosi rispetto ai loro omologhi statunitensi, non cessano di apparire sempre più ridicoli.

Il pericolo chiaro e attuale proviene dall’Italia.

Che cosa ha a che vedere con l’Europa?  Bene, a questo punto, la Grecia, dove la crisi è iniziata, è solo una triste questione secondaria.  Il pericolo chiaro e attuale proviene piuttosto da una sorta di corsa agli sportelli per l’Italia, la terza più grande economia della zona euro. Gli investitori, temendo una possibile sospensione dei pagamenti, chiedono tassi d’interesse sempre più alti sul debito italiano. E questi alti tassi d’interesse, aumentando il peso del debito, rendono più probabile il default.

Un circolo imperfetto in cui le paure di default minacciano di diventare una profezia che finisce per realizzarsi. Per salvare l’euro bisogna contenere questa minaccia. Come? La risposta deve implicare la creazione di un fondo, se necessario, e prestare all’Italia e alla Spagna, (che è anche minacciata) il denaro sufficiente affinché non debba acquisire prestiti a questi tassi elevati. Questo fondo non sarebbe probabilmente utilizzato: sin dalla sua sola esistenza dovrebbe terminare il ciclo della paura. Ma la possibilità di un prestito in una scala veramente grande, senza dubbio per valore di più di un miliardo di euro, deve esistere.   

Il problema è questo: le diverse proposte per la creazione di detto fondo richiedono sempre, alla fine, l’accordo dei principali Governi europei, le cui promesse agli investitori devono apparire credibili per rendere il piano di lavoro. L’Italia che è uno di questi principali governi, non può ottenere un prestito di denaro di salvataggio. E la Francia, la seconda economia più grande della zona euro, ultimamente si è mostrata vacillante, quello che ha fatto sorgere la paura, nella pratica, è che la creazione di un gran fondo di riscatto si sommerebbe al debito francese, semplicemente servirebbe per aggiungere la Francia alla lista di paesi in crisi. C’è un buco nel secchio, cara Lisa, cara Liza.

Vedete a che cosa mi riferisco quando dico che la situazione è divertente vista con un senso dell’umorismo nero? Quello che fa sì che la storia sia realmente dolorosa è  che niente di questo doveva accadere.

Pensate a paesi come la Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti, che hanno grandi debiti e deficit, ma sono ancora in grado di acquisire prestiti a basso interesse. Qual è il segreto? La risposta, in gran parte, è che hanno ancora le proprie valute e gli investitori sanno che, se necessario, potrebbero finanziare i loro deficit stampando più moneta. Se la Banca Centrale Europea appoggiasse un modo simile i debiti europei, la crisi si ammorbidirebbe enormemente.   

Non provocherebbe inflazione? Probabilmente no: nonostante quello che Ron Paul e altri come lui potrebbero credere, la creazione di denaro non è inflazionistico in un’economia depressa. Inoltre, ciò che all’Europa necessita è un’inflazione generale moderatamente più alta, il tasso d’inflazione troppo basso condannerebbe i paesi dell’Europa meridionale ad anni di deflazione devastante, che in concreto garantiscono un’elevata e continua disoccupazione e una catena di default.

Questa misura, ci è stato detto più e più volte, è fuori discussione. Gli statuti in base ai quali è stata creata la Banca centrale europea presumibilmente vietano queste cose, anche se si sospetta che dei bravi avvocati potrebbero trovare un modo per risolverlo. Il problema più generale, tuttavia, è che il sistema dell’euro nel suo complesso è stato progettato per combattere nell’ultima guerra economica. Si tratta di una linea Maginot costruita per evitare il ripetersi della decade del 1970, che è peggio e che è inutile, quando il vero pericolo è una ripetizione della decade del 1930.

E questa piega degli eventi, come ho detto, è tragica.

La storia del dopoguerra è profondamente ispiratrice. Dalle rovine della guerra, gli europei hanno costruito un sistema di pace e di democrazia, e tra l’altro, le società che, anche se imperfette, (quali società non lo sono?) sono probabilmente le più decenti della storia dell’umanità.

Questo risultato è minacciato perché l’elite europea, nella sua arroganza, ha rinchiuso il continente in un sistema monetario che cha ricreato la rigidità del “sold standard” e che, come il sold standard, negli anni trenta, è diventato una trappola mortale.

Forse i leader europei trovano ora un piano di salvataggio davvero credibile? Spero di sì, ma non mi fido di ciò. 

L’amara verità è che ogni volta si ha sempre di più l’impressione che il sistema dell’euro è condannato. E la verità ancora più amara è che, dato il modo in cui si comporta questo sistema , l’Europa farebbe meglio ad affondare il più presto possibile.

** Paul Krugman Autore di numerosi volumi, dal 2000 collabora con il New York Times scrivendo editoriali d’opinione (op-ed) bisettimanali. Attualmente professore di Economia e di Relazioni Internazionali all’Università di Princeton, ha vinto il premio Nobel per l’economia 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell’attività economica.

Pubblicato su The Guardian del 25/10/11

trad. Giuseppe Oliva – Attac Genova –

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