La manovra del prodigioso governo Monti: da “Forza Italia” a “Salva Italia”!

di Sergio Casanova – Attac Genova

DA “FORZA ITALIA” A “SALVA ITALIA”! 

 

La Manovra del prodigioso governo Monti si caratterizza per:

1) un mostruoso aumento dell’orario di lavoro, dell’entità di migliaia di ore;

2) un secco taglio al valore reale di salari e pensioni, oltre a un taglio pesante e permanente alle pensioni meno misere;

3) il peggioramento ulteriore della condizione dei giovani sul mercato del lavoro, frutto del continuo aumento dell’età pensionabile;

4) un aumento di circa il 50% del travaso di risorse, in atto da 14 anni, dai contributi previdenziali versati all’INPS al Bilancio dello Stato;

5) la forte pressione per far investire il TFR nei fondi pensione, determinata dal disastroso, ulteriore, peggioramento delle pensioni pubbliche. 

  1. I lavoratori e le lavoratrici in Italia nel 2007 hanno lavorato in media 1.824 ore (10 in più del 2006) contro una media di 1.794 ore nell’Ocse.

a) Pensione di vecchiaia: dal 2018, le lavoratrici del settore privato andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi, anziché 61 e 7 mesi (5 anni di lavoro in più, pari ad un aumento d’orario di circa 9.120 ore!). Nel 2019, lavoratrici e lavoratori privati e pubblici dovranno lavorare altri 4 mesi in più ( + 608 ore). Dal 2021 altri 3 mesi in più (questo aumento si ripeterà poi ogni 2 anni, fino ad arrivare ai 69 e 9 mesi richiesti per andare in pensione nel 2049). In sostanza, tra il 2019 e il 2049, è previsto un graduale aumento del monte ore fino ad un totale di 3 anni e 2 mesi (+5.776 ore in più per ogni lavoratore).

b) Pensione anticipata: dal 2012, saranno richiesti 2 anni e 1 mese in più rispetto ai 40 previsti (di versamenti contributivi) per i lavoratori e 1 anno e 1 mese per le lavoratrici. Dal 2013, saranno necessari altri 4 mesi in più di contributi. Poi aumenti biennali di 4 o 3 mesi di contributi richiesti, fino alla tragicomica richiesta di 46 anni di contributi per il 2049.

  1. I salari e le pensioni reali (in termini di potere d’acquisto) saranno taglieggiati da:
  • l’inflazione (già oggi sfiora il 4% annuo), che sarà ulteriormente attizzata dalla manovra con l’aumento del 2% dell’IVA e gli aumenti, già in atto, delle accise su benzina (10 cent/litro), gasolio (14 cent/litro) ecc.. L’aumento delle aliquote IVA (al 23 e al 12%) produrrà un aumento generalizzato dei prezzi pari al 2%. Anche l’aumento del prezzo dei derivati del petrolio, aumentando i costi del trasporto, si ripercuoterà sul prezzo di tute le merci.
  • Il taglio dei servizi forniti da Regioni ed Enti locali (per un importo totale di 5,8 mld., che si aggiungeranno ai pesanti tagli previsti dalla manovra Tremonti del 2010 e dalle precedenti manovre del 2011), costringerà gli utenti che possono permetterselo a rivolgersi a servizi privati, riducendo salario e pensioni disponibili per le altre spese.
  • L’aumento dello 0,33% dell’aliquota dell’addizionale regionale IRPEF ridurrà dello stesso importo salari e pensioni. Esso è stato deciso in sostituzione del ventilato aumento dell’aliquota IRPEF del 43%, prevista per i redditi più elevati. Quest’ultimo avrebbe fatto crescere la progressività dell’imposta, mentre l’addizionale colpisce tutti i redditi in egual misura, riducendo la progressività e colpendo, proporzionalmente, di più chi ha meno.
  • Oltre a tutto ciò, la cancellazione per due anni (2012-2013) colpirà (nella migliore delle ipotesi) le pensioni nette di circa 1.130 €. Le pensioni dai 1.150 € sarebbero dovute aumentare di circa il 4% nel 2012 e, a parità di inflazione (ma abbiamo visto che ci sono fondate ragioni per pensare che sarà maggiore), di un altro 4% nel 2013. Fatto 100 l’importo della pensione nel 2011, essa sarebbe salita a 104 nel 2012 e 108,16 nel 2013. In due anni si verificherà una riduzione del suo potere d’acquisto pari all’ 8,16%. E questo taglio si riprodurrà anche negli anni successivi. Infatti, il calcolo dei successivi adeguamenti all’inflazione (dal 2014) si calcolerà su un valore 100 e non, come sarebbe stato, su 108,16. A causa del mancato adeguamento all’inflazione, una pensione di 1.150 € del 2011 avrà perso, nel 2013, 93,84 € al mese e questa perdita si riprodurrà ogni anno a seguire! Questi pensionati e i lavoratori del PI (il cui salario è stato bloccato per 4 anni nel 2010) si vedranno ridurre, già dal 2012, anche la retribuzione nominale (quella scritta in busta paga) a causa dell’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, che si calcolerà già sui redditi del 2011.

Il ricorso all’inflazione per taglieggiare salari e pensioni è reso possibile dalla lungimirante abolizione della scala mobile (1992) caldeggiata anche dai sindacati confederali, associata alla loro decennale rinuncia ad una concezione conflittuale del ruolo del sindacato.

3) La prolungata permanenza dei lavoratori anziani sul mercato del lavoro, a causa dell’aumento dell’età pensionabile e degli anni di contributi necessari per il pensionamento “anticipato”, aumenterà ulteriormente le difficoltà per i giovani di trovare un lavoro. Si accresce così la concorrenza per ottenere o mantenere un posto di lavoro, in un quadro recessivo che riduce le possibilità di impiego. Recessione che sarà accentuata dalla manovra, che è, contemporaneamente, inflattiva e recessiva. Ciò accrescerà la precarietà del lavoro, con ricadute negative sul livello dei salari, sui diritti e sui rapporti di forza tra Capitale e Lavoro.

4) Il bilancio reale dell’INPS è attivo dal 1998. In conseguenza di ciò, tra il 1998 e il 2009, contributi previdenziali per un valore complessivo di 142 mld. sono andati a finanziare il Bilancio dello Stato. Attualmente l’attivo annuale dell’INPS è di circa 30 mld..Dal prossimo anno, cresceranno i “risparmi” del sistema pensionistico pubblico e, quindi, l’attivo INPS. Nel 2017, il “risparmio” previsto è di 14 mld., quindi, l’attivo dell’INPS, con relativo utilizzo di contributi previdenziali per le altre spese dello Stato, salirà, quanto meno a 44 ml.

5) Lo sfascio programmato della previdenza pubblica ha anche l’obiettivo dell’agognato lancio delle pensioni private in Italia. I giovani continueranno a non avere i soldi per pagarsi una pensione “integrativa”. L’unica risorsa disponibile sarà, ancora una volta, il TFR. Nel 2007 la maggioranza dei lavoratori non ha abboccato alle trappole di Prodi. In futuro, si può sperare che si…ravvedano!

Sergio.

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