Grecia … dal disgusto alla disperazione. (Come è vicina all’Italia)

Grecia: dal disgusto alla disperazione

Di Antonio Cuesta **

Prensa Latina / Notebook Atene

La Grecia termina  con le peggiori aspettative con le quali ha iniziato il 2011  perché, negli  ultimi 12 mesi, si è avuto  aumento del debito pubblico e della disoccupazione, diminuzione dei ricavi, e tutto questo aggravato dal passaggio di un severo piano di austerità.

Un anno e mezzo dopo l’entrata in vigore del primo pacchetto di tagli, si è registrato un netto calo del reddito e del tenore di vita di gran parte della popolazione e non sembra esserci nessuna prospettiva di miglioramento nel prossimo futuro.

I più colpiti sono i giovani che hanno iniziato ad emigrare in gran numero, i funzionari, i pensionati e le  piccole imprese familiari che costituiscono la spina dorsale dell’economia greca.

Le politiche neoliberiste di adeguamento economico imposte dall’Unione Europea (UE) hanno contribuito a peggiorare gli effetti della crisi e ad aumentare la quantità di debito, mettendo lo Stato greco praticamente in bancarotta.

Se due anni fa, l’ammontare del debito rappresentava il 115 per cento del prodotto interno lordo (PIL), durante il Vertice Europeo di luglio questo indice ha raggiunto velocemente il 150 per cento e, entro il 2012, le previsioni del Fondo monetario internazionale (FMI) sono per un ammontare del 189 per cento.

Il governo ha cercato di contrastare il crollo delle finanze statali attraverso maggiori tasse, la riduzione dei servizi sociali, il taglio delle pensioni e degli stipendi dei funzionari e,  soprattutto, l’eliminazione di 30 000 posti di lavoro nel settore pubblico.

In questo modo si raggiungerà alla fine dell’anno un tasso di disoccupazione ufficiale di 18,4 punti percentuali, per i giovani dai 18 ai 24 anni la cifra sarà del 43,5 per cento, e si avrà una perdita del potere d’acquisto dei lavoratori greci intorno al 20 per cento.

Il declino della forza lavoro si tradurrà logicamente con un calo delle entrate del governo, a causa del minore numero di contribuenti, e riguarderà sia il sistema di copertura sociale sia la tenuta pubblica, a dispetto dell’inasprimento della pressione fiscale che risulterà controproducente.

Le misure, altamente impopolari, hanno generato un clima di protesta sociale contro il social-liberismo del governo di George Papandreou, realizzato con sei scioperi generali, decine di disoccupati in vari settori e l’occupazione temporanea di numerosi edifici pubblici, per cercare di fermare i tagli.

Così, Papandreou ha fatto appello al sistema bancario internazionale per tentare di evitare il fallimento dello stato greco, ma davanti al deterioramento finanziario il riscatto di 109 miliardi di euro promosso dall’UE il 21 Luglio si è tramutato in 130 miliardi in ottobre, insieme ad un debito sovrano che è passato dal 21 al 50 percento.

Le dure condizioni richieste da Bruxelles per la concessione del prestito hanno portato alla caduta di un governo che aveva un sostegno limitato in Parlamento e una totale assenza di legittimazione popolare.

Il 9 novembre, Papandreu si è dimesso da primo ministro per facilitare la formazione di un governo di coalizione provvisoria che  effettuasse le misure imposte dalla UE e ha indetto elezioni anticipate.

Dopo tese e lunghe negoziazioni tra i due principali partiti politici, il Movimento Socialista Panellenico, PASOK, di Papandréu ed il conservatore Nuova Democrazia (ND, di Antonis Samaras), il candidato eletto fu Lucas Papademos, un disciplinato tecnocrata ben visto dell’UE e dai creditori internazionali.

Il nuovo governo ha incorporato ministri di entrambe le formazioni, benché in maggiore numero del PASOK, ed ha incluso un ministro del raggruppamento di estrema destra, (Raggruppamento Popolare Ortodosso Laos), un partito minoritario che ritorna al potere dopo la dittatura dei colonnelli nel 1974.

Dopo alcuni giorni di tregua in cui i sondaggi hanno riflesso una fragile fiducia dei cittadini nel nuovo dirigente, la protesta sociale è tornata a riattivarsi dietro l’annuncio di nuove misure per il 2012

Come ha dichiarato alla Stampa Latina l’economista Leónidas Vatikiotis, propulsore della Commissione per l’Auditorio del Debito Greco, il progetto governativo aumenterà unicamente la pressione fiscale sui cittadini e non sulle imprese.

Così, mentre i primi subiranno un aumento del 29 per cento nei loro contributi al Tesoro rispetto al 2011, le società commerciali ridurranno del 22 per cento la propria quota nelle entrate dello Stato .

L’economista inoltre ha richiamato l’attenzione su tagli di bilancio in tutti i tipi di spesa sociale, mentre aumenteranno di oltre il 16 per cento le spese per l’adesione alla NATO e del 67 per cento per i programmi di acquisto di attrezzature militari.

La conclusione è che la crisi del debito greco è stato generato dalla classe dirigente di questo paese, ma che chi soffre è la classe operaia la quale, peraltro, è oggetto di piani di austerità draconiane.

Il panorama è desolante dopo il ribasso degli stipendi e delle pensioni tra un 25 e del 40 percento, l’aumento delle imposte, l’eliminazione di 30.000 posti di lavoro nell’amministrazione, e l’annuncio di nuovi e massicci licenziamenti per l’anno prossimo, come la privatizzazione delle imprese pubbliche

Ci si aspetta per il prossimo anno un inasprimento dei tagli che, lungi dal risolvere i problemi non farà che peggiorare le condizioni di vita della stragrande maggioranza dei cittadini e aumentare il danno, portando magari alla scomparsa dei servizi pubblici

 **Antonio Cuesta è corrispondente per l’agenzia Prensa Latina notizie in Grecia. Il suo blog personale:

http://deatenas.tumblr.com/post/14257208368/grecia-del-hastio-a-la-desesperacion

trad. Giuseppe Oliva -Attac Genova –

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