Monti e l’equità delle brioches.

di Sergio Casanova – Attac Genova – 

La parola più ricorrente nei discorsi del pacato imbonitore Mario Monti è sicuramente “equità”.

Anche la sua dotta esibizione odierna, corredata di grandi grafici (richiamava un po’ il primo Berlusconi, anche lui dotato di schemi, tabelle e contratti con gli italiani. Certo, B. era il prototipo del piazzista, mentre Monti è sempre aristocratico nelle movenze e, quindi (?), più credibile. Noblesse obblige: non si frequentano e servono invano per decenni i grandi manovratori del mondo!) trabocca di richiami all’equità. Quella, così evidente a tutti, del decreto “Salva Italia” e quella preannunciata come stella polare di “Cresci Italia”. Anche nella continua promozione di nomi demagogici, che ne segnano una certa caduta di stile, richiama le migliori attitudini di Berlusconi. Certo, abbiamo già visto che la classe non è acqua: B. provò a fare una riforma delle pensioni ben meno invasiva della vita di decine di milioni di persone, rispetto a quella Monti-Fornero, e fu costretto a dimettersi. Monti, invece, continua ad essere venerato come una reliquia, anziché combattuto come l’avversario più pericoloso. La sua manovra è molto impopolare, ma lui è così pacato!

E poi, che gli frega delle lamentele del popolo….semmai mangerà brioches! 

Ma la “fase due” incombe, zeppa di novità: liberalizzazioni a manetta, “riforma” del mercato del lavoro, grandi opere, fisco. Cosa non si farebbe per la “Crescita”! 

E il fisco ha il pregio di prestarsi a qualche misurazione dell’”equità”. Proviamo a mettere alla prova le verità di Monti. Anzi, confrontiamone con quelle di Tremonti. Mettiamo a confronto i tagli fiscali dei due “tecnici”

L’INIQUO TREMONTI

Ci aveva predisposto un bel “taglio lineare” del 20% delle “agevolazioni fiscali” a partire dal 2013.

Naturalmente, non è andato molto per il sottile. Nel suo decreto erano considerate agevolazioni fiscali anche le detrazioni dette “per il lavoro dipendente” (e le pensioni). Eppure, furono introdotte, nel 1973, per rappresentare i “costi di produzione del reddito”. E “gli altri”, quelli della libera dichiarazione dei redditi, quei “costi” (alimentati dalla fervida immaginazione dei commercialisti) possono tranquillamente dedurli dal reddito imponibile. Quindi, si trattava di una grave iniquità. E, invece, la tassazione al 12,5 o 20% delle rendite finanziarie e quella al 19 o 21% delle rendite immobiliari non rappresentano affatto un’agevolazione fiscale! Insomma, salari e pensioni sono tassati, al minimo, al 23% e sottoposti alla progressività dell’IRPEF, mentre questi redditi, peraltro quasi sempre parassitari, ne sono esentati. Molto iniquo! 

L’INIQUO MONTI

Ma, per fortuna, arriva Monti e “scongiura” (così si esprimono tutti i giornalisti di regime) i tagli lineari del perfido Tremonti. Certo, li sostituisce con l’aumento dell’IVA del 2 % (sia per l’aliquota “normale” che per quella “ridotta”, dall’ottobre 2012)….ma, si sa, nessuno è perfetto!

Facciamo una comparazione tra i due metodi di tosatura dei salari.

Un/a lavoratore/trice con un reddito annuo lordo di 15.000 € (pari a circa 13.000 netti), e senza carichi di famiglia, ha diritto ad una detrazione per reddito da lavoro dipendente di 1.338 €. Il taglio (pari al 20%) dal 2013 sarebbe stato di 268 €.

Ora non avrà più quella decurtazione, ma, dato che il suo salario netto annuo è di 13.000 €, e quindi lo spenderà per intero, solo per l’aumento IVA del 2%, pagherà 260 € in più.

Ma Monti (per non infastidire i possessori di redditi sopra i 55.000 €) non si è sentito di aumentare l’aliquota del 43% dell’IRPEF e ha dovuto aumentare, dello 0,33%, l’addizionale regionale IRPEF (già dal 2012, sui redditi del 2011)che colpirà in maniera uguale poveri e ricchissimi.

Al nostro lavoratore questo costerà 49,5 € di imposta in più. Quindi, mentre Tremonti gli prendeva 268 € a partire dal 2013, Monti gliene prende 309,5 e in anticipo, rispetto al collega.

Sarà perbenino, ma è molto iniquo pure lui! E non è tutto.

Ci sono anche gli interventi fiscali non facilmente quantificabili, ma a risultato certamente iniquo:

•          l’aumento di benzina, gasolio ecc. incide sui salari direttamente “alla pompa”, ma, ancora di più per gli effetti a cascata sui prezzi delle merci trasportate.

•          Persino sui tabagisti è intervenuto in modo “classista”! Ha deciso di aumentare solo la tassa sul tabacco trinciato, quello usato per farsi le sigarette. Negli ultimi anni la costante riduzione dei salari reali ha indotto molti viziosi (come me) a rifugiarsi in questo angolo di nicotina a basso prezzo. Ma ai tecnici nulla sfugge! E poi sono così antiestetiche le sigarette faidate!

Insomma, non c’è partita, altra classe… grande Mario!

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