Avaaz. Comunicato su ACTA e richiesta raccolta firme

Riceviamo e pubblichiamo

Un nuovo trattato globale darebbe carta bianca alle multinazionali per   controllare tutto quello che facciamo su internet. La scorsa settimana 3   milioni di noi hanno fermato le leggi censorie americane. Se agiremo ora   potremo far sì che il Parlamento europeo affossi questo nuovo pericolo  per tutti noi:

La settimana scorsa 3 milioni di noi sono riusciti a respingere l’attacco americano a internet! Ma ora c’è una minaccia persino più grave, e il nostro movimento globale per la libertà di internet è l’arma migliore per annientarla.

ACTA, un trattato mondiale, darebbe il potere alle multinazionali di censurare internet. Dopo che è stato negoziato in segreto da un manipolo di paesi ricchi e poteri forti, ora potrebbe mettere in piedi un organismo nell’ombra per combattere le contraffazioni e che permetterebbe a interessi organizzati di controllare tutto quello che facciamo su internet, imponendo sanzioni che prevedono addirittura il carcere contro chi metterebbe in pericolo i loro affari.

L’Europa sta decidendo ora se ratificare o meno ACTA: se non lo farà questo attacco globale alla libertà di internet cadrà. In passato si sono già opposti a ACTA, ma ora alcuni parlamentari vacillano: diamo loro l’ultima spinta per rigettare il trattato. Firma la petizione: faremo una consegna spettacolare a Bruxelles non appena avremo raggiunto le 500.000 firme:

http://www.avaaz.org/it/stop_acta/?vl

E’ una vergogna: i governi dei quattro quinti della popolazione mondiale sono stati esclusi dai negoziati dell’Accordo commerciale anti-contraffazione (ACTA) e burocrati non eletti hanno lavorato spalla a spalla con i lobbisti delle multinazionali per scrivere le nuove regole e un regime sanzionatorio pericoloso. ACTA sarebbe inizialmente esecutivo negli Stati Uniti, in Europa e in altri 9 paesi, poi in tutto il resto del mondo. Ma se riusciremo a far dire no all’Europa, il trattato perderebbe il momento buono e potrebbe essere chiuso in un cassetto per sempre.

Grazie a queste regole liberticide persone in ogni dove potrebbero essere sanzionate per semplici gesti come condividere l’articolo di un giornale o scaricare un video di una festa dove c’era musica protetta dal copyright. Venduto come un trattato commerciale per difendere il diritto d’autore, ACTA potrebbe vietare anche la vendita di farmaci salvavita e mettere in pericolo l’accesso degli agricoltori ai semi di cui hanno bisogno. E, incredibile ma vero, la commissione ACTA avrebbe carta bianca per cambiare le sue stesse regole e sanzioni senza alcun scrutinio democratico.

Potenti interessi organizzati stanno facendo di tutto per far passare il trattato, ma il Parlamento europeo si è messo in mezzo. Inviamo un grido enorme ai parlamentari per contrastare le lobby e difendere la libertà di internet. Firma ora e inoltra questo appello a tutti:

http://www.avaaz.org/it/stop_acta/?vl

La scorsa settimana abbiamo visto in concreto la forza del nostro potere collettivo: quando milioni di noi hanno unito le forze per fermare gli Stati Uniti dall’adottare la legge sulla censura a internet, che avrebbe trafitto il cuore della rete. Abbiamo anche dimostrato al mondo quanto possono essere potenti le nostre voci. Uniamole ancora una volta per contrastare questo nuovo pericolo.

Con speranza e determinazione,

Dalia, Alice, Pascal, Emma, Ricken, Maria Paz e il resto del team di Avaaz

Più informazioni:

Pirateria, l’Unione europea firma ACTA: “Bavaglio al web e alla ricerca medica”
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/26/news/pirateria_acta-28803676/

La Polonia marcia per il web libero: in 10.000 contro ACTA
http://www.giornalettismo.com/archives/193127/la-polonia-che-marcia-per-il-web-libero/

ACTA, inizia un’altra battaglia per la Rete
http://daily.wired.it/news/internet/2012/01/26/acta-censura-internet-copyright-sopa-16742.html

Accordi segreti minacciano la libertà di espressione (e non solo)
http://www.valigiablu.it/doc/607/accordi-segreti-con-le-multinazionali-minacciano-la-libert-di-espressione-e-non-solo.htm

Perù. I popoli indigeni dell’Amazzonia chiamano alla mobilitazione contro il petrolio e per il diritto all’acqua.

di Pepe Mejía

I popoli indigeni dell’Amazzonia sono vittime di abusi e di inquinanti per la presenza delle compagnie petrolifere. L’Organizzazione Regionale dei Popoli Indigeni d’Oriente (ORPI) ha chiesto una unità di mobilitazione, nella città peruviana di Iquitos, il 1 ° febbraio.

In una dichiarazione, l’ ORPI denuncia la situazione dei “nostri fratelli della costa e delle Ande che subiscono gli effetti negativi delle miniere”. Dopo 40 anni di attività minerarie, le compagnie petrolifere “hanno danneggiato la nostra pesca, i nostri torrenti, i nostri laghi, la nostra terra e acqua che ci dà la vita. I bacini di Corrientes, Tigre, Pastaza e Maranon Chambira soffrono attualmente gli impatti delle compagnie petrolifere. Il risultato di queste operazioni è deplorevole e siamo pieni di indignazione. “

Le popolazioni indigene del Rio delle Amazzoni avvertono: “Mettiamo in guardia il popolo di Iquitos che Nanay bacino d’acqua che alimenta la città, è seriamente messo in pericolo dal prossimo avvio delle attività petrolifere. Noi, i popoli indigeni che abbiamo sperimentato questo flagello, abbiamo annunciato che saremo insieme a loro anche difendere i loro diritti. L’acqua non è una merce, l’acqua è un diritto “.

Rispetto al governo di Humala che recentemente davanti ai rappresentanti delle grandi imprese transnazionali minatrici ha messo in vendita il Perù nei saloni del Gran Casinò di Madrid, gli indigeni delle Amazzoni sono in ampio conflitto.

“Come la maggior parte dei peruviani che sta combattendo per un governo alternativo, siamo profondamente delusi e offesi dalle azioni del governo di O. Humala. Il governo, invece di mantenere le sue promesse per difendere l’acqua e la vita del popolo peruviano, reprime e minaccia con il pugno di ferro chi esercita il diritto di difendere l’acqua come un diritto umano e il diritto di decidere sui nostri territori “.

Prima della mobilitazione chiamata “permanente”, l’ORPI esprime la sua solidarietà e il supporto per la lotta della gente contro il progetto Conga Cajamarca, in difesa dell’acqua, la vita e il diritto dei popoli indigeni. La mobilitazione ORPIA considera il 1 febbraio preambolo della grandi manifestazioni che convergono tra il 9 e 10 febbraio con il tema dell’acqua “El agua no se vende. El agua se defiende. Conga no va, ni aquí, ni allá. No más actividad petrolera en Iquitos”.

trad Giuseppe Oliva -Attac Genova -

da http://vamosacambiarelmundo.org/2012/01/perupueblos-indigenas-amazonicos-llaman-a-la-movilizacion-contra-las-petroleras/

Porto Alegre 29 gennaio 2012. Dichiarazione dell’Assemblea dei Movimenti Sociali.

 

domenica 29 di gennaio di 2012

Il Forum Sociale Tematico, FST, finisce oggi a Porto Alegre e ha ipotizzato l’inizio di una gran mobilitazione globale che deve sboccare nel Vertice dei Paesi, e celebrarsi in forma parallela alla riunione ufficiale di Fiume +20. Ieri sera, l’Assemblea dei Movimenti Sociali ha emesso il suo comunicato nel FST. Riproduciamo integra questa forte dichiarazione di intenzioni.   

 

Noi, gente di tutti i continenti, riuniti nell’Assemblea di movimenti sociali durante il Forum Sociale con tema “Crisi capitalista, Giustizia sociale ed ambientale”, lottiamo contro le cause di una crisi sistemica che si esprime in una crisi economica, finanziaria, politica, alimentare ed ambientale, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’umanità.

La decolonizzazione dei paesi oppressi ed il confronto all’imperialismo è la principale sfida dei movimenti sociali di tutto il mondo.

In questo spazio raccogliamo dalle nostre diversità, per costruire insieme programmi e azioni congiunte contro il capitalismo, il razzismo ed ogni tipo di discriminazione e sfruttamento. Per questo motivo, riaffermiamo i nostri assi comuni di lotta, adottati nella nostra Assemblea a Dakar, nel 2011.

  • Lotta contro le multinazionali
  • Lotta per la giustizia climatica e per la sovranità alimentare
  • Lotta per l’eliminazione della violenza sulla donna
  • Lotta per la pace, contro la guerra, il colonialismo, le occupazioni e la militarizzazione dei nostri territori

I paesi di tutto il mondo soffrono oggi gli effetti dell’aggravamento di una profonda crisi del capitalismo, nella quale i suoi agenti: banche, multinazionali, conglomerati mediatici, istituzioni internazionali e governi al servizio, cercano di potenziare i loro benefici a costo di una politica interventista e neocolonialista.

Guerre, occupazioni militari, trattati neoliberali di libero commercio e “dosi di austerità” espresse in pacchetti economici che privatizzano beni, ribassano salari, riducono diritti, moltiplicano la disoccupazione e sfruttano le risorse naturali. Queste politiche colpiscono con intensità i paesi più ricchi del Nord, aumentano le migrazioni, gli spostamenti forzati, gli sgombri, l’indebitamento, e le disuguaglianze sociali.

La logica esclusoria di questo modello serve solamente per arricchire una piccola elite, tanto nei paesi del Nord come in quelli del Sud, a danno della gran maggioranza della popolazione.

La difesa della sovranità e l’autodeterminazione dei popoli, la giustizia economica, ambientale e di genere, sono la chiave per il confronto ed il superamento della crisi, fortificando il protagonismo di un Stato libero dalle corporazioni ed al servizio dei popoli.

Il riscaldamento globale è il risultato del sistema capitalista di produzione, distribuzione e consumo. Le multinazionali, le istituzioni finanziarie, i governi ed organismi internazionali al loro servizio, non vogliono ridurre le emissioni di gas a effetto serra.

Ora cercano di imporci la “economia verde” come soluzione per la crisi ambientale e alimentare, che fa ulteriormente aggravare il problema, con la conseguente commercializzazione, privatizzazione e finanziarizzazione della vita. Respingiamo tutte le false soluzioni per quelle crisi, come OGM ,gli agro-combustibili transgenici, la geo-ingegneria ed i mercati di carbonio che sono nuovi travestimenti del sistema.

La realizzazione di Río+20, nel mese di giugno in Rio de Janeiro, dopo 20 anni dell’Eco ’92, rinforza la centralità della lotta per la giustizia ambientale in opposizione al modello di sviluppo capitalista.

Il tentativo di “inverdimento” del capitalismo, accompagnato dall’imposizione di nuovi strumenti della “economia verde”, è un’allerta affinché i movimenti sociali rinforzino la resistenza ed assumano il protagonismo nella costruzione di vere alternative alla crisi.

Denunciamo la violenza contro la donna esercitata regolarmente come attrezzo di controllo della sua vita ed il suo corpo e inoltre, l’aumento dello sfruttamento del suo lavoro per attenuare gli impatti della crisi e mantenere il margine di guadagno costante delle imprese.

Lottiamo contro il traffico di donne e di bambini, le relazioni forzate ed il pregiudizio razziale. Difendiamo la diversità sessuale, il diritto all’autodeterminazione del sesso e lottiamo contro l’omofobia e la violenza sessista.

Le potenze imperialiste utilizzano basi militari straniere per fomentare conflitti, controllare e saccheggiare le risorse naturali e promuovere dittature in vari paesi. Denunciamo il falso discorso in difesa dei diritti umani che molte volte giustifica le occupazioni militari.

Manifestiamo contro la permanente violazione dei diritti umani e democratici in Honduras, specialmente nel Basso Aguán, l’assassinio di sindacalisti e oppositori sociali in Colombia ed il criminale blocco a Cuba che compie 50 anni.

Lottiamo per il rilascio dei 5 cubani incarcerati negli Stati Uniti, l’occupazione illegale delle Isole Malvinas dell’Inghilterra, le torture e le occupazioni militari promosse dagli Stati Uniti e la NATO in Libia ed Afghanistan.

Denunciamo il processo di neo-colonizzazione e militarizzazione che vive il continente africano e la presenza dell’Africom. La nostra lotta è anche per l’eliminazione di tutte le armi nucleari e contro la NATO.

Esprimiamo la nostra solidarietà con le lotte dei popoli del mondo contro la neo-logica di predatori delle industrie estrattive e le società minerarie, in particolare la lotta del popolo di Famatina in Argentina, e denunciamo la criminalizzazione dei movimenti sociali.

Il capitalismo distrugge la vita delle persone. Per questo motivo, ogni giorno nascono molteplici lotte per la giustizia sociale per eliminare gli effetti lasciati per il colonialismo ed affinché tutti e tutte abbiamo una qualità di vita degna Ciascuna di queste lotte comporta una battaglia di idee e di azioni essenziali per la democratizzazione dei mezzi di comunicazione, ora controllata da grandi gruppi, e contro il controllo privato della proprietà intellettuale. Allo stesso tempo esigiamo lo sviluppo di una comunicazione indipendente che accompagni strategicamente i nostri processi.

Impegnati con le nostre lotte storiche, difendiamo il lavoro dignitoso e la riforma agraria come unica strada per spingere l’economia familiare, contadina ed indigena, un passo centrale per raggiungere la sovranità alimentare e la giustizia ambientale.

Riaffermiamo il nostro impegno con la lotta per la riforma urbana come strumento fondamentale nella costruzione di città giuste e con spazi partecipativi e democratici. Difendiamo la costruzione di un’altra integrazione, basata nella logica della solidarietà, ed il rafforzamento di processi come l’UNASUR e l’ALBA.

La lotta per il rafforzamento dell’educazione, scienza e tecnologie pubbliche al servizio dei popoli, come la difesa dei sapere tradizionali, diventano urgenti una volta che persiste la sua mercificazione e privatizzazione. Manifestiamo la nostra solidarietà ed appoggio agli studenti cileni, colombiani portoricani e di tutto il mondo che continuano a marciare nella difesa di questi beni comuni.

Affermiamo che i popoli non devono continuare a pagare per questa crisi e che non c’è via d’uscita dentro il sistema capitalista.

Si trovano nell’agenda grandi sfide che esigono l’articolazione delle nostre lotte e mobilitazioni di massa.

Ispirati dalla storia delle nostre lotte e nella forza rinnovatrice di movimenti come la Primavera Araba, Ocuppy Wall Street, gli Indignati e la lotta degli Studenti Cileni, l’Assemblea dei Movimenti Sociali convoca le forze e gli attori popolari di tutti i paesi a sviluppare azioni di mobilitazione coordinate a livello mondiale.

Dobbiamo contribuire all’emancipazione ed autodeterminazione dei nostri popoli, rinforzando la lotta contro il capitalismo.

Chiediamo a tutti di rafforzare l’incontro internazionale dei diritti umani in solidarietà con l’Honduras e costruire la Libera Palestina Social Forum, rafforzando il movimento globale per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro lo Stato di Israele e la sua politica di apartheid contro il popolo palestinese.

Riprendiamo le strade a partire dal giorno 5 di giugno in una gran giornata di mobilitazione globale contro il capitalismo. Invitiamo a spingere il Vertice dei Paesi per la giustizia sociale ed ambientale, contro la mercificazione della vita ed in difesa dei beni comuni, di fronte alla Rio+20.

Se questo è quello che combattiamo il futuro è nostro!

Porto Alegre, 28 gennaio 2012 Assemblea dei Movimenti Sociali

Fonte: http://otramerica.com/radar/declaracion-de-la-asamblea-de-los-movimientos-sociales/1414

trad Giuseppe Oliva – Attac Genova -

No Tav: manifestazione Torino 28 gennaio 2012

foto di Massimo Cappellato.  (da facebook)

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Organizzata e pacifica la protesta dei No Tav(treno alta velocità) ieri a Torino. Alcune carriole contenenti le “macerie” degli scontri della scorsa estate in Val Susa, con detriti del cantiere e candelotti di lacrimogeni tra le centinaia raccolti dall’estate a oggi, hanno aperto il corteo del movimento che ha percorso il centro della città di Torino. Dietro le carriole uno striscione con la scritta “No Tav una garanzia per il futuro”. Alla manifestazione hanno partecipato migliaia di persone, circa 10.000 sfilando sotto il nevischio e scandendo slogan.

Chi sperava in una scarsa partecipazione è rimasto deluso mentre i No Tav hanno avuto la certezza della determinazione e della risposta della città e non solo. Si organizza intanto una grande manifestazione nazionale contro il tav e a difesa dei beni comuni da Susa a Bussoleno il prossimo 25 febbraio.

Respira profondamente, mentre firmi per il tuo polmone.

 da: http://amazoniahorizonte.wordpress.com/2012/01/05/respira-hondo-mientras-firmas-por-tu-pulmon/

Da Nord a Sud, da Est a Ovest,i governi ritiengono che i mercati contino più dei popoli, della natura e l’aria che respiriamo; qui sosteniamo la difesa del polmone del pianeta, i nostri polmoni, l’Amazzonia.

La Xingu Vivo in marzo ha aperto la strada per la dignità 2012 chiedendo un referendum sulla costruzione della diga di Belo Monte, il governo del Brasile ha respinto quasi un milione e mezzo di firme presentate dal Gota Progetto d’Agua , sostenendo di aver già fatto molti investimenti e nessun ripensamento è possibile, e contestualmente rifiuta di consultare gli indigeni colpiti, come richiesto dalla Costituzione. Belo Monte è uno dei 60 più grandi progetti di costruzione di dighe in Amazzonia.

Così ora ci rivolgiamo alle Nazioni Unite. Con meno di 3000 firme per fornire poi 10.000 di firme contro la costruzione della megapresa Monte Belo,  non possiamo giocare con qualsiasi cosa, è con il Rio delle Amazzoni, che dipende dalla salute del pianeta, la nostra salute e la stabilità dell’ecosistema Terra.

Su questo sito è possibile trovare maggiori informazioni nella ‘Belo Monte, le porte dell’inferno’

Clicca su attuabili per ulteriori informazioni e per firmare. Molti di noi respirano attraverso l’Amazonia. Non perdete questa occasione per farci sentire.

Firma anche la richiesta del grande leader Capo Raoni persone Kayapo è , quella di Avaaz o collabora con sopravvivenza .

La mobilitazione è già globale.

Breve dissertazione sul “futuro” al tempo della “crisi”.

 

 Di  Giorgio Agamben. 

Per capire cosa significa la parola futuro bisogna prima capire un’altra parola che non siamo più abituati ad usare o piuttosto siamo abituati ad usare soltanto nella sfera religiosa: la parola fede. 

Senza fede o fiducia non è possibile il futuro. C’è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa . Ma che cos’è la FEDE? 

David Flusser , un grande studioso di scienza delle religioni, esiste anche una disciplina con questo strano nome? Stava appunto un giorno lavorando sulla parola  “pistis” . Questo è il termine greco che Gesù e gli apostoli usavano per fede.

Quel giorno stava passeggiando, per caso si trovava in una piazza di Atene, ad un certo punto alzando gli occhi vide scritto a caratteri cubitali davanti a se “ trapeza tes pisteos” . Stupefatto per la coincidenza , la parola pistis , guardò meglio e dopo pochi secondi si rese conto di trovarsi semplicemente davanti ad una banca. Trapeza tes pisteos significa in greco “banca di credito”. 

Fu una specie di illuminazione! Ecco finalmente cosa significava  la parola “pistis” che stava cercando da mesi di capire. 

Pistis, fede, è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la parola di Dio gode presso di noi dal momento che le crediamo. Per questo Paolo può dire , in una famosissima definizione , che la fede è “sostanza di cose sperate” . 

La fede è ciò che da realtà a ciò  che non esiste ancora ma in cui crediamo ,e abbiamo fiducia, perché vi abbiamo messo in gioco il nostro credito, la nostra parola . Qualcosa come un futuro esiste soltanto nella misura in cui la nostra fede riesce a dargli sostanza, cioè realtà alle nostre speranze. 

Ma la nostra si sa è una epoca di scarsa fede , anzi, come diceva Nicola Chiaromonte, un’ epoca di malafede , cioè una fede mantenuta a forza e senza convinzione, quindi un’ epoca senza futuro e senza speranze o di futuri vuoti e di false speranze. 

In quest’ epoca troppo vecchia per credere veramente in qualcosa e troppo furba per essere veramente disperata come dovrebbe che ne è del nostro credito ?  Che ne è del nostro futuro?

A ben guardare mi pare che c’è ancora una sfera che gira tutta intorno al perno del credito; una sfera in cui è andata a finire tutta la nostra pistis, tutta la nostra fede. 

Questa sfera è il denaro e la banca , la trapeza tes pisteos ,  è il suo tempio. 

Voi sapete  che il denaro non è che un credito; su molte banconote , sul dollaro , sulla sterlina, curiosamente non sull’ euro e questo ci avrebbe dovuto insospettire.

Sulla sterlina e sul dollaro c’è scritto ancora  che la banca centrale promette di garantire  quel credito . La banca , c’è scritto, pagherà al portare la sterlina, il dollaro anche se ora la conversione in oro non c’è più. 

Sapete anche che la così detta crisi che stiamo attraversando, ma spero che siate abbastanza intelligenti per sospettare che ciò che si chiama crisi non è qualcosa di provvisorio ma il modo normale in cui funziona il capitalismo del nostro tempo;  “la crisi” dunque è cominciata con una serie sconsiderata di operazioni sul credito. Su crediti che venivano scontati e rivenduti decine di volte prima di poter essere realizzati. 

Questo significa , in altre parole, che il capitalismo finanziario, e le banche che ne sono l’ organo principale, funzionano giocando sul credito, cioè sulla fede degli uomini. 

Ciò significa anche che l’ ipotesi  di  Walter Benjamin , bellissima ipotesi per me, secondo la quale il capitalismo è in verità una religione; la più implacabile e feroce religione che sia mai esistita perché non conosce redenzione né giorno di festa, questa ipotesi va presa alla lettera. 

La banca ha preso il posto della chiesa e dei suoi preti e, governando il credito, manipola e gestisce la fede; la scarsa , incerta fiducia  che il nostro tempo ha ancora in se stesso e la fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalle speranze degli esseri umani , stabilendo il credito di cui ciascuno può godere e il prezzo che deve pagare per esso. 

Oggi valutando e stabilendo perfino il credito degli stati che hanno ceduto, non si sa perché, la loro sovranità. 

In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo ma ance il futuro degli uomini, un futuro che “la crisi” fa sempre più corto e a scadenza. 

Se oggi al politica non sembra più possibile ciò è appunto perché il potere finanziario ha ,di fatto, sequestrato tutta la fede e tutto il futuro. Tutto il tempo e tutte le attese. 

Finche dura questa situazione , finche la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni io vi consiglio di riprendere il vostro credito e il vostro futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudo sacerdoti, banchieri, da una parte, e funzionari delle varie agenzie di rating 

Forse la prima cosa da fare è dismettere di guardare, intanto, soltanto al futuro, come essi vi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. 

Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto, soprattutto cercando di capire come e perché è potuto avvenire potrete, forse, riuscire a liberarvene. 

Non la futurologia ma l’ archeologia è la sola via di accesso al presente

Gronda: oltre alle recenti istanze per le alluvioni e l’amianto anche la Sovraintendenza ai beni architettonici ne chiede il blocco.

di Antonio Bruno*

La Sovrintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici dice no al sacrificio di due pezzi di storia della città (Palazzo Pareto Pozzoni, Bolzaneto e il parco di villa Duchessa), che verrebbero distrutti dalla Gronda Autostradale di Ponente.
Pare che questo  blocchi seriamente l’iter di questa controversa opera.
Non posso che rallegrarmene.
Mi chiedo, pero’, come mai altri enti non intervengano sugli effetti di questa opera che ogni giorno che passa si palesano sempre piu’negativi. Mi riferisco al dissesto idrogeologico e ai rischi per la salute legato all’amianto.
Chiedo alle forze politiche di sinistra di accantonare il progetto della Gronda Autostradale di Ponente anche alla luce dei luttuosi eventi del 4 novembre 2011.
Dalla documentazione prodotta da Spa Autostrade è infatti evidente l’impatto negativo sul delicatissimo sistema  idrogeologico del ponente.
In particolare si prevede un restringimento causato dalle pile in alveo del torrente Varenna foce, del Polcevera (di circa 20 metri per la lunghezza di 8500 metri), nel Leiro e Cerusa (con pila in area sondabile) causa, i tombamenti dei torrenti Varenna (specie di diga all’altezza della cava Piandicarlo, dopo una paleofrana, Leira (54 mt) e del rio Ronco, affluente del Varenna (154 mt).

Inoltre, il ricorso al Tar del comitato No Gronda denucnia che i genovesi che rischiano di respirare polveri di amianto saranno oltre 250mila, a causa della composizione delle montagne attraversate, ricche del pericoloso minerale.

Insomma gli aspetti paesaggistici, seppur importantissimi, si aggiungono ad altri “inconvenienti” ancora piu’ gravi..

Scandalizza che gli Enti locali, i municipi, le Asl, le Arpal etc. siano cosi’ insensibili e cosi’ passivi verso un’opera che anche dal punto di vista trasportistico non giustifica i miliardi di spesa previsti. Infatti, solo il 20 – 25 % del traffico nel nodo autostradle genovese e’ di attraversamento e potrebbe essere interessato a utilizzare la nuova autostrada.
Non ci siamo proprio sul rapporto costi – benefici.
Chiedo anche ai candidati sindaci di tenere conto di questi argomenti e di prevedere un cambio deciso di politica.

*Antonio Bruno, capogruppo PRC – Sinistra Europea. Comune Genova.

Seminario: “Registro delle nascite, incidenza delle malformazioni neonatali a Gaza e associazione con fattori ambientali”

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USPID-Unione scienziati per il Disarmo

Sezione di Genova

 

Avviso di Seminario

Lunedì 6 Febbraio 2012, alle ore 16.00 in aula Scortecci (301)

Dip.Te.Ris., Corso Europa 26 (3° piano), Genova

  prof.ssa Paola Manduca

titolare di contratto di ricerca presso il DIPTERIS

Università di Genova

terrà il seminario dal titolo:

 

Registro delle nascite, incidenza delle malformazioni neonatali a Gaza e associazione con fattori ambientali

 

Questo studio è stato svolto nel maggiore ospedale della striscia di Gaza, Al Shifa allo scopo

-di verificare la adeguatezza un protocollo per la registazione delle nascite che include le informazioni dei registri internazionali ed anche raccolga informazioni sulla familiarità dei danni congeniti, sulla influenza di eventi ambientali e sulla localizzazione di eventuali cluster di coppie con bambini malformati sul territorio.

-di analizzare se la esposizione ad eventi di guerra ha una correlazione con  difetti alla nascita.

-di formare personale e definire le modalità per continuare su base stabile un registro delle nascite eventualmente da estendere a tutti gli Ospedali della striscia di Gaza.

Si esporranno dunque i risultati ottenuti riguardo a ciascuno di questi scopi della ricerca.

 

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Liberalizzazioni: WWF “sui rifiuti da imballaggio via libera all’anarchia”

GOVERNO DI TECNICI? FORSE, MA NON IN MATERIA D’AMBIENTE”

La presunta liberalizzazione della gestione dei rifiuti da imballaggio contenuta nell’art. 26 del decreto liberalizzazioni è a tutti gli effetti un via libera all’anarchia e un toccasana per le ecomafie. L’articolo consente infatti di gestire questi rifiuti senza alcun coordinamento, senza alcuna possibilità di poter verificare il raggiungimento degli obiettivi comunitari di riciclaggio e di recupero, e senza alcuna sanzione per i responsabili del mancato raggiungimento.

“Dopo il condono sulle bonifiche dei siti contaminati e le decisioni prese sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi, con la presunta liberalizzazione della gestione dei rifiuti da imballaggio il governo Monti segna un altro punto contro la tutela dell’ambiente – ha detto Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Stando così le cose, possiamo affermare già da ora che il decreto liberalizzazioni non salverà l’Italia sotto il profilo ambientale, anzi la porterà a condizioni ancora più critiche”.

Sul fronte degli imballaggi, il testo del decreto – che prevedeva originariamente la tanto attesa introduzione della cauzione sugli imballaggi poi cancellata – modifica l’attuale sistema che prevede la costituzione di un consorzio (il CONAI) composto da tutti gli operatori del settore che svolge, assieme ai consorzi di filiera, una funzione di coordinamento e di stimolo per incentivare le attività di riciclaggio e recupero dei rifiuti da imballaggio. Questo sistema ha finora consentito non solo di raggiungere, ma anche di superare gli obiettivi comunitari in materia di riciclaggio e di recupero dei rifiuti.

Il WWF sottolinea che la partecipazione paritaria di tutti gli operatori consente di non creare disparità di condizioni all’interno del mercato. La riforma, invece, consente la creazione di diversi operatori, che vengono riconosciuti attraverso il silenzio-assenso da un ente (l’Osservatorio nazionale dei rifiuti) che lo stesso Ministero dell’ambiente afferma di aver cancellato. Inoltre, si addossano al CONAI costi per servizi di cui beneficiano anche gli imprenditori a questo concorrenti, violando in tal modo le norme sulla concorrenza. Infine, questi nuovi operatori non hanno alcun controllo sulla definizione del piano di prevenzione e sull’effettivo raggiungimento degli obiettivi comunitari.

Il quadro viene completato con la previsione che, se gli obiettivi comunitari non saranno raggiunti, a pagare saranno tutti gli operatori di quel settore e non solo quelli inadempienti. Insomma un pastrocchio degno del peggior azzeccagarbugli.

“Abbiamo il dovere di ricordare al Governo che questa disciplina riguarda primariamente la tutela dell’ambiente e non l’interesse dei furbi – conclude Stefano Leoni, presidente del WWF Italia – Se il Governo intende intervenire su questa materia, sconsigliamo interventi con colpi di mano e lo invitiamo ad aprire un confronto trasparente. Al Parlamento, nel frattempo, chiediamo di abrogare questo articolo e il comma 5, dell’art. 40, del decreto “salvaitalia”, che introduce un condono sulle bonifiche dei siti contaminati.”

Roma, 25 gennaio 2012 – Ufficio Stampa WWF Italia 06 84497213, 265, 02 83133233, 349 0514472

Comunicato di ATTAC/CADTM Marocco del 20 gennaio 2012

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Il Comitato Attac di Genova esprime  la più grande solidarietà al compagno Agadil,  agli altri incarcerati, ed alle loro famiglie.

 
trad. di Rosolen

32 anni di carcere per Agadil e i suoi compagni            

Il 12 gennaio 2012 la Corte d’Appello di Safi ha emesso una sentenza iniqua contro diversi militanti del movimento di contestazione di Safi (i prigionieri del 1° agosto).  Tra loro il nostro compagno Abdeljalil Agadil membro di ATTAC/ CADTM Marocco e del Movimento 20 Febbraio (M20).

Le condanne sono le seguenti: 

1.  4 anni di carcere a Hicham Tani, A. Agadil, Ali Taâban e El Mehdi Ghiwam 

2.  2 anni di carcere a Amine Abou Al Iddam, Omar Martab, Yassin Al Mahili, Abdelkarim Koundi, Abdelkader Al fidadi, Adil Zaid e Amine El Touzani

3.   1 anno di carcere a Mohamed Assarssar e Boujemaâ

4.   4 mesi di carcere a  Miloud Al Habti e Aziz Benchrifa. 

Queste condanne confermano la natura repressiva dello Stato marocchino La “giustizia dei ricchi” ha colpito dopo un processo farsa.

I giovani sono stati condannati perché rivendicavano il diritto al lavoro, alla libertà, alla dignità per il loro popolo. E perciò hanno partecipato al Movimento M20. 

Safi, già ferita dalla perdita di due altri giovani (Kamal Amari e Mohamed Boudourwa) per la sanguinosa repressione poliziesca del 2011, subisce ora i colpi di un apparato repressivo locale.

L’obiettivo degli arresti e delle condanne è quello di impedire che M20 metta radici anche a Safi. Ma il movimento “20 Febbraio” ha dimostrato negli scorsi 11 mesi che non ha nessuna intenzione di fermarsi fintanto che il dispotismo e la corruzione infieriscono nel nostro paese.

In seguito a questa ingiusta sentenza, la Segreteria nazionale di ATTAC/CADTM Marocco dichiara:

1.    la responsabilità di questa farsa e dell’iniqua sentenza ricade sullo Stato e sulle sue istituzioni,

2.    Il processo a Agadil e ai suoi compagni è politico e non di delinquenza comune

3.    Chiediamo l’immediata scarcerazione dei prigionieri politici per i fatti avvenuti il 1° agosto a Safi

4.    Da condannare sono i responsabili dei crimini politici ed economici compiuti nel nostro paese, non coloro che si battono contro il dispotismo e il nepotismo

5.    Facciamo appello ai militanti del nostro paese e all’estero affinché proseguano le iniziative di solidarietà con gli attivisti e tutti gli altri prigionieri politici in Marocco

6.    Quest’ultimo processo ci conferma nella convinzione che un reale cambiamento in Marocco può avvenire solo con l’affossamento del regime assoluto e con la costruzione di una democrazia reale.  

La pressione popolare e la solidarietà nazionale e internazionale ci permetteranno di liberare i nostri compagni come avvenne nel 2005 per i lavoratori dell’IMINI che erano stati condannati a 10 anni di carcere e che sono stati liberati grazie alla solidarietà internazionale. 

Segreteria Nazionale di ATTAC/CADTM Marocco 

Rabat, 20 gennaio 2012

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