501esima ora in silenzio per la pace, mercoledì 4 gennaio 2012 sui gradini di Palazzo Ducale a Genova

da: www.orainsilenzioperlapace​.org

Tante persone hanno partecipato con noi il 28 dicembre alla cinquecentesima ora in silenzio per la pace e ci hanno incoraggiati a proseguire la nostra iniziativa.

Guarda       http://www.youtube.com/watch?v=vAGBd8RqfLU&feature=related

Il volantino che verrà distribuito:

Spendere miliardi per aerei da bombardamento sarebbe un delitto anche se avessimo denaro da buttare.

Il governo Monti non tassa i ricchi e non taglia le spese militari.

Nei prossimi anni le forze armate italiane saranno dotate di 131 aerei del costo di 15 miliardi di euro; si tratta del più costoso programma militare della storia.

Deciso nel 2002 e da più parti duramente contestato, non è stato rimesso in discussione da nessuno dei governi che da allora si sono succeduti.

“Stranamente” la firma per l’approvazione del primo “Memorandum of understanding” (2002), fu dell’allora ammiraglio Giampaolo Di Paola, oggi ministro della Difesa del Governo Monti.

C’è chi obietta che rinunciare all’acquisto comporterebbe per l’Italia il pagamento di pesanti penali. Tuttavia, l’inchiesta di Francesco Vignarca per Altraeconomia (www.altreconomia.it) dimostra che il nostro Paese, secondo un accordo stipulato il 7 febbraio 2007, non dovrebbe sborsare altri oneri oltre a quelli già stanziati (e pagati), per la fase di sviluppo e pre-industrializzazione, pari a 2.7 miliardi di euro.

“Non credo proprio che sarà così” pare abbia detto il neo ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, a chi gli chiedeva se i sacrifici imposti dal Governo avrebbero riguardato anche le spese militari. “La crisi non fa venire meno funzioni fondamentali come la Difesa”. E “i pacifisti potranno pure avere il diritto di esprimere la propria opinione ma “che sia corretta è da vedere”, ha concluso il ministro.

Così comincia l’inchiesta che sarà pubblicata sul numero di gennaio di Altreconomia in edicola e on line a partire dal 2 gennaio 2012.

Norvegia, Canada, Australia e Turchia hanno di recente messo in discussione la loro partecipazione al programma, in qualche caso arrivando a una vera e propria sospensione, mentre lo stesso Pentagono ha espresso forte preoccupazione per i problemi tecnici, i ritardi e costi crescenti a dismisura di un progetto che avrebbe dovuto essere già a pieno regime.

Per un approfondimento si veda http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3201

 

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