La manovra nascosta

di Sergio Casanova – Attac Genova –

L’INFLAZIONE TAGLIA  I SALARI PER FINANZIARE IL DEBITO

Monti vara una manovra che, oltre ad essere palesemente classista e recessiva, alimenterà l’inflazione. Nessuno pare farci caso, eppure  conosciamo bene la fobia dei neoliberisti per l’aumento dei prezzi.
Potere ipnotico dell’inedita coppia di premier Napolitano – Monti o silenzio complice del circo padronal-politico-sindacal-mediatico?

I FATTI.
L’aumento già operante dell’imposta di fabbricazione sui derivati del petrolio usati per il trasporto, cui si è aggiunto l’aumento dell’addizionale regionale sulla benzina, sta già manifestandosi nei suoi effetti “alla pompa”. Rapidamente, a seguito dell’aumento del costo del trasporto di tutte le merci, si  tradurrà in un’ulteriore fiammata inflazionistica che attizzerà l’aumento dei prezzi al consumo ( che negli ultimi 12 mesi si avvicina sempre più a quota 4%).
L’aumento di 2 punti dell’IVA si tradurrà, quanto meno, in un aumento del 2% del prezzo di beni e servizi. Un 2% da calcolarsi non sui prezzi attuali, ma su quelli che saranno maturati alla fine dell’effetto a cascata dell’aumento della tassazione dei carburanti.
L’IVA aumentata si calcolerà sul prezzo della benzina comprensivo dei recenti aumenti di accisa e addizionale e, quindi, si innescherà un nuovo effetto moltiplicativo sui prezzi di beni e servizi.
Sarà aumentata del 2% anche l’aliquota ridotta (10%) dell’IVA. Conseguentemente saranno colpiti beni alimentari di larghissimo consumo, oltre all’energia elettrica e al metano per uso domestico.
L’aumento delle imposte sui consumi, com’è noto, si traduce in una crescita della regressività del sistema fiscale, dato che colpisce proporzionalmente di più chi ha di meno…ma si sa che lorsignori operano sempre in vista dell’equità, per creare coesione!

CHI PAGHERA’?
Solo i/le lavoratori/trici dipendenti e i/le pensionati/e oltre i 1.100 € netti al mese (l’anno prossimo, quelli oltre gli 800 €) non possono adeguare il loro reddito all’aumento dei prezzi. Strategica è stata la scelta dei sindacati confederali prima di ridurre la capacità di recupero della scala mobile e, poi, di abolirla….naturalmente nell’interesse di lavoratrici e lavoratori! Infatti, successivamente i salari italiani sono precipitati al 26° posto, tra i 30 paesi dell’OCSE. I rinnovi contrattuali sono sempre più vergognosi e lontanissimi dal recupero dell’inflazione pregressa (questione non piccola, visto che il ritardo medio nei rinnovi contrattuali e di circa 2 anni).
Tutte le imprese (grandi o piccole) che producono o scambiano beni o servizi possono adeguare i loro prezzi all’aumento generale dell’inflazione.
Gli investimenti finanziari prevedono, in genere, quanto meno, l’indicizzazione del rendimento ai prezzi.
I proprietari di immobili hanno diritto all’adeguamento del canone d’affitto all’inflazione.

L’aumento dei prezzi provocato scientemente dalla manovra Monti-Napolitano, dunque, sarà pagato interamente da salari e pensioni.

INFLAZIONE E DEBITO PUBBLICO.
Un solo esempio chiarificatore: se il tasso sui titoli pubblici è, nominalmente, del 6% e l’inflazione è del 4%, il tasso reale pagato dallo Stato italiano è del 2%.
Ecco perché è utile, per il Bilancio dello Stato, che l’inflazione aumenti (entro certi limiti). Ogni punto in meno di inflazione si tradurrebbe in un punto in più di interessi reali da pagare.

Quindi, l’inflazione è come una pompa idrovora che risucchia una quota dei salari per finanziare gli interessi del debito pubblico!

Se si trattasse di scaricare gli effetti dell’inflazione su tutti, probabilmente si incontrerebbe qualche problema, ma abbiamo visto che lo pagheranno solo lavoratori e pensionati.
Chi volete che protesti o, anche solo, sollevi il problema? I sindacati confederali che l’hanno creato? Il PD, ultima incarnazione della “sinistra” liberista? Di Pietro, che ignora tutto del Lavoro? Le TV o i giornali del regime bipartisan, intenti a contare i peli nel naso di Monti e i nei di Napolitano?

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