Nestlé alla sbarra. Spiò Attac impegnato in un libro denuncia

La Nestlé ha incaricato la Securitas, società di sicurezza privata, di spiare gli attivisti di Attac impegnati a preparare un libro denuncia dei malefatti della potentissima multinazionale svizzera. Almeno due agenti sarebbero riusciti a infiltrarsi nel gruppo di studio per controllarlo da vicino e finalmente sarà costretta a tornare a risponderne in tribunale. È appena iniziato il processo civile a Losanna contro l’azienda che per molto tempo è riuscita inspiegabilmente a restare indenne. Tre anni fa, infatti, si arrivò a una prima sentenza che stabiliva come non sussistessero i presupposti per procedere in ambito penale e da allora più niente grazie a una sospensione del procedimento.

Procedimento che allora si aprì dopo che la Televisione della Svizzera Romanda rivelò – il 12 giugno 2008 – che un gruppo di attivisti del Canton Vaud, che stavano lavorando a un libro su Nestlé, era stato infiltrato e spiato da un addetto di Securitas su mandato della multinazionale svizzera.

Si trattava di una donna che, dietro il falso nome di Sara Meylan, si inserì nel 2003 nel gruppo di attivisti partecipando attivamente alle riunioni che si tenevano anche a casa dei membri del gruppo, e ottenne accesso a informazioni interne, tra cui le ricerche degli autori del futuro libro, le loro fonti, i contatti in Svizzera e all’estero.

Nel settembre 2008, gli attivisti denunciarono ai magistrati anche un’altra spia di Securitas, smontando la tesi difensiva che affermava come l’attività di spionaggio fosse terminata nel giugno 2004. Il procedimento però fu sospeso il 29 luglio 2009 a causa di un problema nelle indagini, senza dunque far luce su tre anni di attività di spionaggio sotto copertura, dal 2005 al 2008.

Finalmente, il 25 gennaio la multinazionale Nestlé e la Securitas si sono, però, dovute presentare nuovamente in tribunale per difendersi dall’accusa di aver spiato illegalmente il movimento in difesa dei diritti umani, violando la privacy dei suoi membri. Attac chiede la modica cifra di 27mila franchi di risarcimento (circa 22 mila euro) e che la notizia venga diffusa su tutti i mass media internazionali.

1 febbraio 2012 Stella Spinelli Fonte: www.eilmensile.it

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