Genova 21 febbraio 2012: euro sì o euro no? Più Europa o nessuna Europa?

Commento di Pino Cosentino – Attac Genova –

Il dibattito sull’euro di martedì 21, tra Marino Badiale-Fabrizio Tringali (autori del saggio “Liberiamoci dall’euro. Per un’altra Europa”) da una parte, Franco Praussello (Prof. docente di economia internazionale. Facoltà di Scienze Politiche Università di Genova)  dall’altra, è stato interessante e molto partecipato. Ciò nonostante le mie perplessità (presenti anche nei numerosi interventi del pubblico), già forti, ne sono uscite aumentate.

Come discussione accademica niente da dire. I relatori erano preparati, le  analisi ben fondate.

Dall’analisi convergente dei tre relatori sono però emerse due indicazioni opposte: secondo Tringali-Badiale l’unica salvezza per l’Italia è uscire dall’euro, mentre per Praussello l’uscita dall’euro sarebbe una calamità, l’unica salvezza è una riforma dell’UE in senso federalista.

Che dalle stesse premesse si possano fondatamente inferire conclusioni opposte ci avverte che tali conclusioni, in quanto riferite al futuro, non hanno lo stesso grado di verità delle analisi che si basano su dati e fatti accertabili. Si tratta di ipotesi di lavoro, e come tali occorrerebbe stabilire come servirsene per costruire il soggetto che dovrà realizzarle, o realizzarne gli scopi, piuttosto che presentarle come una verità certa.

La sensazione strana è che ho avuto l’impressione di un dibattito tra futurologi, che travestivano le loro profezie da programmi politici.

Svilupperò quindi due considerazioni.

Prima considerazione: quali i costi/vantaggi delle diverse opzioni?

Badiale e Tringali non hanno preso in considerazione la possibilità di un’evoluzione in senso federale dell’Unione Europea, che la doti di un governo unitario e democratico e di una politica economica e fiscale efficace (idea sostenuta invece, nel dibattito, da Praussello e dal Movimento Federalista Europeo – MFE).

Essi (Badiale e Tringali) hanno confrontato a) la situazione attuale (manovre Monti), e immediatamente futura (“patto fiscale” che entrerà in vigore dai primi di marzo), rimanendo ferme le altre condizioni (struttura istituzionale dell’UE, funzioni della BCE ecc.), con b) ciò che avverrebbe uscendo dall’euro.

Ci assicurano che l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe preferibile (cioè avrebbe ricadute economiche e politiche) migliori, specialmente dal punto di vista delle classi popolari, rispetto ad una permanenza nell’euro.

Visto che non si parla qui esclusivamente di fatti estetici o morali, ma di economia, un confronto serio dovrebbe basarsi su dati. Nel dibattito si è parlato, per esempio, dei maggiori costi dovuti all’importazione dall’estero, con la moneta svalutata che sostituirebbe l’euro, di materie prime che l’Italia non produce (oltre che di altre merci). Questa e altre obiezioni sono state respinte con un’alzata di spalle.

E’ possibile un calcolo, anche approssimativo, delle grandezze in gioco?

In realtà no. In realtà nessuno, nemmeno la Banca d’Italia o la BCE, può formulare previsioni certe su cosa accadrebbe se l’Italia uscisse dall’euro. E allora perché spacciare per sicurezze quelle che sono solo ipotesi, o opinioni? Legittime, certamente. Ma pur sempre opinioni, preferenze soggettive. Quindi altre opinioni possono essere altrettanto legittime.

Ma oltre alle condizioni economiche ci sono quelle politiche. Siamo certi che l’Italia diventerebbe migliore, da un punto di vista politico e sociale, con l’uscita dall’euro e dall’UE? Siamo certi che un’Italia succube, com’è ora, degli interessi delle grandi multinazionali, dei poteri finanziari, dei piccoli poteri e imbrogli locali, delle mafie, guidata da questo sistema politico marcio, imbelle e putrefatto, con una popolazione narcotizzata dal consumismo, che soffre e si dispera ma crede in Monti, nella tv e nel festival di Sanremo, tanto è assuefatta a delegare ad altri e a sperare nel messia che tragga tutti in salvo senza bisogno di impegnarsi personalmente…siamo certi che questa Italia navigherebbe orgogliosamente sola nel mare aperto della globalizzazione, sfidando i “mercati”  finanziari, le mafie e i poteri che dominano il mondo, per salvare le condizioni di vita della popolazione, i diritti civili e del lavoro, i beni comuni, l’ambiente…?

Può darsi. Ma possiamo esserne certi? In base a quali argomenti? Su quali fondamenti?

Nella situazione morale e politica attuale (prima ancora che economica), nulla fa pensare a un simile miracolo.

E chi dovrebbe proporre, decidere, organizzare e gestire un simile passaggio epocale, non in un nebuloso futuro,  ma qui e ora (il fiscal compact entra in vigore tra pochi giorni!)? Il governo Monti? La coalizione PDL-PD-Terzo Polo? Un centrosinistra che vincesse le elezioni del 2013?

E’ evidente che si propone un percorso, che oggi appare molto lungo e difficile. E che lo si propone a un soggetto che al momento non esiste (non esiste come tale). Quindi un soggetto da costruire.

Siamo sicuri che enunciare obiettivi opinabili, come fossero verità certe, su cui costruire aggregazioni, includendo chi è d’accordo ed escludendo tutti gli altri…siamo sicuri che questo sia il metodo giusto per costruire un soggetto basato sulla partecipazione e sul metodo del consenso, capace di guidare sé stesso e il mondo alla gestione condivisa  dei beni comuni, all’affermazione del valore del lavoro e dei diritti, alla cura dell’ambiente e della salute umana, alla pacifica convivenza tra tutti gli esseri umani e tra questi e la natura?

Dovremmo essere capaci di vincere, prima di tutto in noi stessi, la tentazione di riprodurre modalità tradizionali di agire politico.

Seconda considerazione. E’ possibile e desiderabile un’Unione Europea riformata in senso federalista?

Anche Praussello ritiene insostenibile la situazione attuale, e deleterio il patto fiscale, ma indica come soluzione alternativa un’Unione europea dotata di istituzioni democratiche. Una vera Unione federale, con un parlamento, un governo, una costituzione, una vera banca centrale ecc. ecc.

Quella del MFE rischia a mio avviso di essere una visione largamente sorpassata.

Dovunque nel mondo la democrazia rappresentativa (e la forma “Stato”) è in crisi.

E’ una crisi politica che marcia di pari passo con quella economica. Sì, perché l’intera economia occidentale, economia privata, sottolineo, è fallita. Fallita in senso letterale, contabile e giuridico.

Un articolo del Sole 24 Ore del 2 dicembre scorso quantifica il dissesto solo per quanto riguarda gli USA: “Qual è dunque il conto reale della disinvoltura dei banchieri americani sulla bolla dei mutui subprime e derivati? Si tratta di ben 7.700 miliardi di dollari…”. Luciano Gallino (in Finanzcapitalismo) riporta una stima del FMI, secondo cui gli stati avrebbero speso complessivamente tra i 12 e i 15.000 miliardi di dollari per salvare i loro sistemi finanziari. Quanto l’intero PIL USA. Altro che le nostre manovrine lacrime e sangue da qualche decina di miliardi!

Non solo sono andati in fumo migliaia di miliardi. E’ andata in fumo tutta quella paccottiglia ideologica “neoliberista” che ha spacciato per decenni il dominio degli oligopoli transnazionali come “dominio del mercato e della concorrenza”!

Una gestione criminale dell’economia (chi ricorda il saggio di J. K. Galbraith intitolato L’economia della truffa?) che si è retta su due gambe: i poteri economici e il potere politico. “Stato” e “mercato” perfettamente d’accordo, con i “rappresentanti del popolo” di destra e di sinistra (anche di estrema sinistra, talvolta) nella stessa greppia dove mangiano tutti alla faccia del popolo bue.

L’attuale sistema globale, o sistema mondo, non è solo ingiusto. Non sta proprio in piedi, divorato com’è dall’avidità dei pochi. Se il 1989 è stato il tracollo del socialismo reale, la crisi cominciata nel 2007 è stato ed è il crollo del capitalismo reale, cioè non dell’idea di capitalismo, ma di questa concreta, storica formazione economico-sociale e della sua organizzazione politica.

Perciò oggi riproporre semplicemente quelle forme istituzionali lo trovo ingenuo e fuori tempo.

Da quando Altiero Spinelli scrisse a Ventotene il Manifesto per un’Europa libera ed unita tra 1941 e 42, molte cose sono cambiate. Una sola cosa per tutte: allora la catastrofe ambientale non era così incombente come oggi. Con questa democrazia, necessariamente legata agli interessi economici particolari, l’ambiente non ha nessuna possibilità di salvarsi. E noi con esso.

Oggi sono mature e necessarie forme di stato, di democrazia, di convivenza civile e di economia più avanzate, basate sulla partecipazione della cittadinanza attiva. Cioè basate sulla condivisione del potere politico tra istituzioni elettive e cittadini (attivi). Questo richiede appropriate modalità di relazione e di aggregazione tra le persone, nuovi metodi per organizzare una costante partecipazione  ai processi decisionali, senza liderismi né personalismi, ma usando costantemente il metodo del consenso.

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Nota di Marino Badiale e Fabrizio Tringali

Ci dispiace di aver dato a Pino Cosentino l’impressione di rispondere alle obiezioni con una alzata di spalle. Non era nostra intenzione.

Nella discussione sono state sollevate molte questioni, il tempo era poco e semplicemente non potevamo rispondere a tutto. Approfittiamo di quest’occasione per chiarire quello che volevamo dire.

In primo luogo, siamo d’accordo con Pino nel dire che in sostanza non sappiamo molto su  ciò che succederà in seguito ad una eventuale uscita dell’Italia dall’euro.

Questa considerazione non dovrebbe però essere rivolta a noi, che non abbiamo mai detto di saperlo con precisione, ma contro coloro che fanno affermazioni molto decise sul fatto che l’uscita dall’euro  sarebbe un disastro, che l’eventuale nuova lira varrebbe “x” rispetto al nuovo marco, che non potremmo più importare materie prime (o saremmo costretti a pagarle il doppio o il triplo di adesso), etc…

Nessuno può sapere con precisione tutto ciò. Nessuno di noi conosce nemmeno quale sarà, fra una settimana, il rapporto di cambio fra euro e dollaro (sennò ci metteremmo tutti a speculare e diventeremmo ricchissimi), figuriamoci sapere il rapporto di cambio fra un’eventuale nuova lira e un eventuale nuovo marco, entro a condizioni economiche e politiche assolutamente imprevedibili.

Possiamo però guardare a ciò che è successo in passato in casi simili.

L’uscita dell’Italia dallo SME all’inizio degli anni Novanta ha portato sì ad una svalutazione, ma non così drammatica come quella che ci viene prospettata. Perché dovrebbe succedere qualcosa di drammaticamente diverso nel caso dell’uscita dell’Italia dall’euro?

La seconda considerazione importante da fare è che questi ragionamenti dovrebbero sempre essere accompagnati da una riflessione su ciò che, quasi sicuramente, ci comporterà la permanenza nell’euro.

Basta guardare alla Grecia per capirlo. Sarebbe stato così male per la Grecia uscire dall’euro un paio di anni fa, denunciare il proprio debito e affrontare le conseguenze? I greci starebbero peggio di adesso? Una svalutazione della moneta nazionale è davvero peggiore di una riduzione drastica del salario, o della pensione? O dei licenziamenti di massa, sia nel settore pubblico che in quello privato?

E per restare all’Italia, l’attacco brutale ai diritti e ai redditi dei lavoratori che questo governo sta compiendo è davvero meglio di una svalutazione della lira in seguito all’uscita dall’euro?

Il problema di fondo, che è quello sul quale vorremmo venisse puntata l’attenzione, è che le misure che vengono richieste ai vari paesi PIGS non sono in grado di superare la crisi, perché essa ha radici nella natura stessa della moneta unica. Perciò la permanenza in essa significa la prospettiva di una serie di shock a ripetizione, che porteranno alla riduzione dei paesi PIGS a una specie di nuovo terzo mondo: quello che sta avvenendo per la Grecia e che si prospetta per il Portogallo.

Non esiste nessuna via di uscita dalla crisi finché restiamo nell’Euro, a meno che i Paesi con economie più forti non accettino di pagare per i più deboli.

La proposta di una Unione Europea federale non può prescindere da questo, dunque ci pare di aver affrontato e discusso anche l’opzione proposta da Franco Praussello.

Nei nostri interventi abbiamo indicato sinteticamente le ragioni per cui riteniamo tanto impossibile quanto indesiderabile che la Germania (e i Paesi più forti) accettino di trasferire fondi ai Paesi meno  competitivi.

Il corrispettivo infatti sarebbe inevitabilmente la perdita della sovranità, l’azzeramento di quel poco di democrazia garantito dalle Istituzioni rappresentative nazionali, il definitivo commissariamento dello Stato da parte dei tecnocrati dalla UE, il rafforzamento dei gruppi xenofobi e reazionari. Tutto ciò darebbe un’ulteriore spinta alla realizzazione delle misure iper-liberiste che la BCE sta cercando  di imporre, prime fra tutte la cancellazione dell’articolo 18 e la fine delle tutele dei Contratti Nazionali di Lavoro.

Per coloro che volessero approfondire queste argomentazioni segnaliamo i seguenti articoli:

http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/7442-lue-cambia-in-peggio.html

http://goofynomics.blogspot.com/2011/11/luscita-delleuro-redux-la-realpolitik.html

La proposta di uscita dall’euro invece fornisce, a nostro parere, la prospettiva di un possibile superamento della crisi attraverso la riconquista di un governo democratico dell’economia.

Marino Badiale e Fabrizio Tringali

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Nota di Franco Praussello

Caro Cosentino, ti ringrazio per le considerazioni che hai fatto circa il dibattito relativo all’euro.

Condivido in particolare i giudizi che dai circa le difficoltà e i pericoli dell’opzione estrema di uscita non solo dalla zona euro, ma dalla stessa unione europea, un insieme di istituzioni create in oltre sessant’anni di storia, che hanno trasformato radicalmente  la politica e l’economia degli stati europei. Certo, il tasso di democrazia delle istituzioni comunitarie non si approssima a quanto vorremmo, ma è comunque infinitamente più elevato di quello, di fatto inesistente, del vecchio sistema degli stati europei sedicenti sovrani, che in passato ha prodotto secoli di guerre e di miserie.

Devo mettere a confronto gli orrori della guerra, del fascismo e del nazismo  dei primi quarant’anni del secolo scorso con la pace e gli avanzamenti economici che il processo di integrazione ha, almeno sinora, garantito? Non credo sia necessario, perché su questo punto credo che fra noi l’accordo sia completo.

Torno invece ai pericoli  e alle difficoltà dell’opzione estrema con poche riflessioni. Come tu stesso sottolinei, l’isolamento totale dell’Italia creerebbe dei rischi seri per la nostra democrazia. Aggiungo che questi rischi sarebbero aggravati dagli effetti economici della secessione. Nessuno è in grado di quantificarli con qualche precisione, ovviamente, ma il segno di quanto accadrebbe è chiaro: corse agli sportelli, blocco del sistema creditizio,  fughe di capitali, deprezzamento della moneta e inflazione a due cifre, introduzione di  controlli sui movimenti di capitali e forse anche di dazi,  perdita dei finanziamenti comunitari, possibile riduzione degli sbocchi sul mercato interno europeo (i paesi della UE rimetterebbero probabilmente i dazi sulle nostre esportazioni). Mi chiedo: chi sopporterebbe questi costi, i capitalisti e gli industriali o i ceti subalterni? E poi, come anche tu ti interroghi, chi darebbe gambe a questo progetto politico? Forse la Lega, che ha alle spalle una lunga battaglia contro l’euro e l’UE?

Passo ora alla parte delle tue osservazioni in cui affermi  che la visione del MFE rischia di essere sorpassata e che l’Europa di oggi non è quella del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Su quest’ultimo punto sono ovviamente d’accordo, ma dubito che il nodo di fondo individuato da Spinelli sia ormai superato.

Chi deve decidere oggi in Europa perché i frutti del processo di integrazione siano salvaguardati e si possa superare la crisi della zona euro: i vecchi stati nazionali, che difendendo gli ultimi brandelli di sovranità e hanno aggravato anziché risolvere le difficoltà, oppure gli elettori europei, che già dispongono di un Parlamento, dove almeno la lotta per la democrazia europea ha gambe per avanzare?

Ecco un ultimo argomento su cui riflettere: la battaglia per la democrazia europea è possibile perché di fronte a noi non abbiamo un deserto, ma delle istituzioni che già esistono. Basta questo? No, certamente. Ma sotto il cielo dell’Europa ci sono più opportunità di quanto molti non pensino. Ne elenco alcune, non campate per aria: la disponibilità di parte dalla classe politica tedesca a varare gli eurobond e a estendere gli aiuti ai paesi deboli (al di là di quanto la Germania già oggi non faccia con i finanziamenti ai fondi europei), il lavoro del Gruppo Spinelli nel Parlamento europeo, la possibilità che il prossimo presidente in Francia sia Hollande e non Sarkozy, il progetto di molti paesi dell’UE di introdurre la Tobin tax, l’applicazione già avvenuta di alcune forme di carbon tax da parte dell’UE (sui voli aerei in Europa). In breve: la battaglia per la democrazia e per forme di governo europeo è oggi possibile e può essere vinta.

Con viva cordialità.

Franco Praussello

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nota di Segio Casanova

Alcuni effetti dell’uscita dall’euro e qualche nota sui nostri compiti.

Nella nota inviata dagli amici e compagni Marino e Fabrizio si legge: “Possiamo però guardare a ciò che è successo in passato in casi simili. L’uscita dell’Italia dallo SME all’inizio degli anni Novanta ha portato sì ad una svalutazione, ma non così drammatica come quella che ci viene prospettata. Perché dovrebbe succedere qualcosa di drammaticamente diverso nel caso dell’uscita dell’Italia dall’euro?”

Neppure io ho alcuna certezza in merito alla questione dell’uscita o meno dall’euro, nonostante sia convinto (anche per ragioni che non richiamo in queste note, ma che sono facilmente reperibili in rete, negli interventi di Bellofiore e Giacché) che si tratti di una scelta sbagliata, allo stato attuale delle cose.Mi permetto, qui, di eccepire che il paragone mi pare poco utile, dato che la situazione è assolutamente diversa.   Nei 20 anni trascorsi dalla svalutazione successiva alla fuoriuscita dallo SME il mondo e l’Italia sono completamente cambiati: • in primo luogo, non si deve trascurare il fatto che nello SME non esisteva una moneta comune e, quindi, non si è verificato alcun cambio di moneta. Tutti i debiti e crediti internazionali e  depositi bancari esistenti erano, e sono rimasti, in lire. Conseguentemente: a) si è potuta predeterminare l’entità della svalutazione, fissata dal governo Amato nel 25%; b) non si è potuta verificare la fuga di capitali in euro che si verificherebbe immediatamente prima del passaggio alla lira, evento che, di per sé, accentuerebbe la svalutazione di quest’ultima. c) tutti i debiti esteri erano e sono rimasti in lire, mentre ora sono in euro e dovrebbero essere convertiti in lire e, nella fase di definizione, sui mercati valutari, del cambio euro-lira, l’interesse dei creditori internazionali sarebbe quello di ottenere il massimo possibile di svalutazione della lira, al cui crescere crescerebbero anche i loro crediti. • La fuga di capitali in euro ela determinazione del cambioeuro-lira detti provocherebberodanni particolarmente gravi ai possessori di redditi fissi (lavoratori e pensionati) italiani a causa della finanziarizzazione dell’economia mondiale, incomparabilmente maggiore oggi rispetto a 20 anni fa. Inoltre, è noto che, all’interno dell’enorme finanziarizzazione, la quota di transazioni che è cresciuta in modomostruoso è quella della puraspeculazione. Anche questo peserebbe negativamente. • L’economia italiana è completamente diversa da 20 anni fa. La teologia economica neoliberista l’ha trasformata proprio in questo periodo, non prima. Vediamone tre aspetti: 1. l’industria aveva ancora un peso rilevante ed era in buona parte controllata dallo Stato. Dunque le industrie non avevano ancora assunto la veste di Spa, primo passo della privatizzazione, propedeutico alla loro quotazione di borsa. Non erano, quindi, soggette alla speculazione internazionale che, invece, oggi può farne ciò che vuole [ricordo che a convincere Berlusconi ad abbandonare il governo è stato un attacco ai titoli Finivest che ne ha abbattuto, in un giorno, il valore del 12%. Evento certo non casuale, visto che poi è rientrato. Semplicemente, doveva andarsene visto che aveva dimostrato di non poter fare ciò che sta facendo Monti, uomo di fiducia dei mercati finanziari]. A seguito delle privatizzazione selvaggia (associata al fenomeno della delocalizzazione), iniziata col governo Amato nel 1992, si è verificata una tragica deindustrializzazione. Conseguenze della “scomparsa dell’Italia industriale”, come l’ha definita Gallino in un suo libro del 2003 (!), è inevitabilmente cresciuta la dipendenza dai manufatti prodotti all’estero il cui prezzo in lire aumenterebbe con la svalutazione. Inoltre, gran parte delle industrie esistenti è a capitale esteroe la scelta di mantenere o meno gli investimenti in Italia non sarebbe certo agevolata dalla svalutazione. 2. Il sistema bancario era controllato da grandi banche pubbliche. Nel 1994 è stato “riformato” e privatizzato. Non è possibile, anche se un governo lo volesse, praticare una politica del credito autonoma e rivolta al sostegno della produzione. 3. Le variazioni tariffarie erano decise dal governo o da enti pubblici. Oggi sono “liberalizzate”. Non è possibile, quindi, anche volendolo, praticare interventi di contenimento, ad esempio, del prezzo della benzina, come è stato fatto nel corso della crisi energetica del 1973. Ciò metterebbe il prezzo dei derivati del petrolio, che incide direttamente sul prezzo finale di tutte le merci prodotte, alla mercé dei “mercati”.

Mi pare, dunque, che sia impossibile portare l’esempio fatto da Marino e Fabrizio a dimostrazione dei possibili effetti modesti della svalutazione della lira, nel caso di fuoriuscita dall’euro, in analogia con quanto accaduto in un contesto completamente diverso.

Più in generale, mi pare che questo dibattito, come quello sul “diritto” alla dichiarazione di insolvenza (default per gli anglofili), prescinda dalla questione fondamentale. La crisi attuale è o no conseguenza del modo capitalistico di produzione nella sua veste attuale? Se sì, come io credo, andrebbero spese più energie alla ricerca di possibili vie d’uscita da un sistema economico che sempre più si dimostra incapace di mantenere le promesse di garantire progresso, efficienza ed equità che continuano a venirgli accreditate dai media di regime (in Italia poi il regime è addirittura bipartisan!). Dunque, credo che il primo passo, dovrebbe essere quello di lavorare  alacremente alla nascita e diffusione di una cultura di massa alternativa al pensiero unico. Compito difficilissimo a causa della situazione economica, sociale, ecologica, culturale e istituzionale determinata da almeno 20 anni di monocultura neoliberista sostenuta e praticata massicciamente dai due aggregati principali di potere esistenti in Italia: quello rappresentato nell’ultimo periodo da Berlusconi e quello, fintamente alternativo ad esso, che, attualmente, si fa rappresentare dal PD. Proprio quella situazione di “capitalismo assoluto” di cui parla Marino in un’analisi della “civiltà occidentale” che ha messo a punto insieme al compianto Bontempelli è il contesto da considerare per scegliere come spendere le proprie energie. In questo sforzo non mi pare rivestano un ruolo centrale né la proposta di dichiararsi insolventi, né quella di uscire dall’euro. In questo contesto economico-politico-sociale-culturale, non dipendono da noi queste scelte, entrambe, comunque la si metta, penalizzanti per i bisogni e gli interessi dei giovani, delle donne, dei lavoratori e dei pensionati. Come penalizzante è lo status quo. Fare chiarezza su questo, sul fatto che, allo stato attuale, non ci sono vie d’uscita buone se non procedendo (e l’eterno problema è il come!) verso un cambiamento del sistema che causa sfruttamento, fame, morte, distruzione del pianeta. Il confronto di idee è sempre utile ed arricchente, ma, precisato ciò, non riesco a comprendere ( è una considerazione che prescinde da questa specifica discussione) quale interesse possano avere i condannati a morte (noi e quelli che riteniamo siano i nostri referenti sociali) riguardo alla sceltadell’albero al qualeessere impiccati! Proviamo, a partire dalla lotta alle menzogne quotidiane che imboniscono le masse, a rendere comprensibili i meccanismi dell’esercizio del potere, facendo uscire il dibattito pubblico dalle chiacchere e mettendo a fuoco i reali interessi in campo. Cerchiamo di affrancare dalla necessità di credere nelle favole che porta tante persone ad affidarsi costantemente a “uomininuovi e senza macchia” senza ragionare sul contesto complessivo e sulla distribuzione del potere reale.

Sergio Casanova, AttacGenova

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nota di Paolo Gastaldo

DALLA CONSTATAZIONE DELLA POSSIBILE FINE DELL’ EURO ..A SINISTRI PRESAGI DI GUERRA..MONDIALE  E DI CROLLO DELLE NOSTRE ECONOMIE VERSO UN DEFAULT EUROPEO, SIA ECONOMICO CHE DEMOCRATICO

01*L’ EURO SARA’ TENUTO IN PIEDI QUANTO BASTA E QUANTO SERVE ALL’IMPERO.

In riferimento all’ interessante ed utile dibattito in p.zza S.croce che ha visto i 3 relatori convergere sulla diagnosi della crisi e sua origine, ma non sulle soluzioni in quanto Tringali della Fiom e Badiale maexsista decrescente, divergevano rispetto a  Praussello…piu’ allineato alle scelte governative ,personalmente   se pur concordando con la teoria di Badiale, ossia il ritorno allo stato nazionale e sovranità monetaria … ma su basi fortemente … eco decrescenti pacifiste e indipendenti ,ritengo sia molto difficile ed utopistico che questo avvenga .e propendo invece sul fatto che l’ euro serva…transitoriamente …solo . come sub strumento di controllo e coercizione dell’ Europa ai diktat neoloberisti e guerrafondai ,nel quadro largo della strategia imperiale in atto ,quindi sarà tenuto in piedi quanto basta e quanto serve all’ impero ,con  false… e bugiarde ..promesse di democratizzazione della Ue che …..non ci saranno mai!! ….per ovvie ragioni ..Il problema per l’ Impero e ‘ far si’ che la situzione non precipiti a tal punto da indurre veloci e diffuse rivolte sociali antisistema incontrollabili e che esse si saldino tra loro …..! tra le varie componenti europee

La gente non deve sapere!!!! ,la gente non deve essere consapevole di quel che gli stà piovendo addosso ..del disastro verso cui stiamo andando !!!  e  forse è meglio cosi’ …. che la gente sia ignara e distratta ma la situazione è molto grave,resta che i nodi pero’ verranno al pettine !..Del resto se le stesse sinistre sono divise in Italia, figuriamoci le divisioni in Europa !Non ci si parla tra europei!!!! non c’è collegamento tra le forze sindacali europee e nè un’ azione comune di sostegno alla Grecia, quindi non esiste una politica europea popolare /anticrisi .Né un movimento antiguerra oggi trasnazionale.

02*L’ ESPLOSIONE IMMINENTE DELLA QUESTIONE GLOBALE AMBIENTALE ENERGETICA

Anche  ieri ad una conferenza a Genova a palazzo Ducale lo stesso Mario Tozzi, noto geologo televisivo , lo ha accennato ,la questione è il tipo di modello di sviluppo energivoro petroliero monopolista ,spalmato sulla crescita demografica esponenziale, quindi l’ incremento di domanda ad esempio delle economie emergenti di Cina ed India.in totale oltre 2,miliardi e 400milioni di abitanti ( +global warming e mutamenti climatici iper immisione di co2 in atmosfera )   Cosa che renderà incandescente la questione petroliera il suo costo e sua spartizione…nel mare largo di un mondo di ben 7 miliardi di esseri umani sovrappopolato e impossibile a reggere  s’un simile carico o //impronta ecologica globale ///se….. in un sistema governato solo da multinazionali ingorde..ingiuste folli e attive solo… nel criterio predatorio viluppista ! . alleate poi col peggio della finanza neoliberista!!! Bancarotta e devastante !Da  cui ritengo e deduco che il disastro và sicuramente verso un olocausto globale, ben più grave delle 2 guerre mondiali, del secolo scorso e messe assieme!

Il che nel criterio anche assunto dai cinesi, se pur ancora formalmente comunisti ma rei di aver incamerato lo sviluppismo capitalista, unito a quello già iper sprecone del mondo occidentale,.determina oltre alla cattiva volontà ed intenzioni dell ‘ impero americano,.. .un mix oggettivo e sistemico matematico che .. fà diventare esplosiva la questione energetica mondiale,….. verso l’ esaurimento delle risorse sia alimentari ed agricole che energetico/ minerarie ,… se basate solo su combustibili fossili (visto che le rinnovabili sono dall’ impero osteggiate con ogni mezzo ! ) ,

03*IL RISCHIO DELLA GUERRA TOTALE

E  allora è soprattutto nella crescita esponenziale del peso economico della Cina stessa, un tempo “utile bracciante….a basso costo per l’ Impero”,… oggi nuova potenza,anche militare  in grado di sbilanciare l’ equilibrio futuro del DOMINIO, che si scontra  nella volontà di potenza degli USA e delle corporazioni finanziarie ad esse collegate ,del conservare ad ogni costo invece il dominio atlantico totale sul mondo  conosciuto nel XXI° sec !!!!.   che si determina inequivocabilemnte —->il cammino verso la terza guerra mondiale che và…lentamente inesorabilmente e  step by step……  verso un piano millimetrico imperiale, che dalle Twins Towers del 2001 ,la fine della storia di Fucuiama l’ Irak e fino  alle rivoluzioni arancioni nel  Maghreb .in cui  s’è giustificato l’ attacco alla Libia = petrolio ! poi a seguire lo smantellamento della Siria criminosa ed assassina di poveri civili indifesi e a cascata di Hezbollah ( filo iraniani e sciiti ) in Libano poi,… fino a cercare un casus belli con l’ Iran= petrolio nello stretto di Ormuz o che sarà detto “incidente dello stretto di ..” ..su cui Cina e Russia han posto il veto e il che la dice lunga dello scenario in atto ,forse di una nuova /guerra fredda//ma spalmata in uno contesto  tossico.. /liquidosoffocante..e senza la politica …!Che puo’ portarci in pochi anni ad un conflitto termonucleare totale ! l’acquisto degli F35 qui e di converso le iper spese militari imposte alla Grecia, la dicono lunga sulla strada terrificante …. che ci stanno imponendo!

Che frange di informazione sul web non possono certo colmare!!!!

04*LA MACELLERIA SOCIALE DI MONTI E LA FORNERO

E la questione economica e sociale interna non va certo meglio  … la politica è assente, i sindacati anche … e quel che passa e’ consentire la la totale sussidiarietà ai diktat europei neoliberisti che  Monti e la Fornero stanno ben eseguendo. Qui descrttti e venduti come salvifici ! … Infatti le statistiche dei e sui consensi ,… citano ad esempio un supporto del 60% in Italia, alle politiche di Monti e della Fornero che sicuramente riusciranno a dare corso alle spese militari e ad alterare e in peggioil mercato del lavoro destrutturando l’ ar. 18 e innescando il futuro sacco decompositivo della svendita dei servizi pubblici locali a botte di : esternalizzazioni , svendite, spacchettamenti e orgia di acquisti a cascata di beni ambientali .caserme, litorali, parchi e municipalizzate in cui il settore rifiuti solidi =termovalorizzatori sarà elemento fondante !!! Unito alla gestione privatizzata dell’acqua in deroga al dettato referendario.

05*L’ UOMO CHE NON IMPARA MAI ABBASTANZA DAI ..SUOI ERRORI
CONLUDENDO …STORIA DOCET ..E’ ACCLARATO CHE L’ UMANITA’ PROCEDE COI …..PASSI DEL GAMEBRO …E ANCOR ..OGGI SOLO DI FRONTE AL DISASTRO,… ESSA SI RENDERA’ CONTO DELLA NECESSITA’ D’ UN DIVERSO ORDINE SOCIALE PIU’ GIUSTO E EVOLUTO,  A FRONTE COME SEMPRE E’ SUCCESSO  DI TRAGEDIE ED OLOCAUSTI TERRIBILI ….CHE NEL RIPETERSI E DETERMINARSI,…. IMPORRANNO ALLE GENTI DI RIFLETTERE E DI SVEGLIARSI…… DAL “MAGMA SOPORIFERO E LETALE IN CUI I MASS MEDIA CRIMINALI —-BUGIARDI E DISTORCENTI —-LI HAN GETTATI E DA TEMPO” ………SOLO CHE IL RISVEGLIO DELLE COSCENZE UMANE…SE AVVERRA’ ,… POTRBBE DETERMINARSI MAGARI SOLO DOPO CHE 4/5 MILIARDI PERSONE SOCCOMBESSERO NELLA NUOVA GUERRA E QUEL CHE RIMARRA’, SICURAMENTE NECESSITERA’ DI SECOLI PER RAGGIUNGERE UN ADEGUATO LIVELLO DI TECNOLOGIA E CIVILTA ‘FIN QUI RAGGIONUE ….SE PUR IN MODI DISEGUALI …..E IN VIA.. DI SICURA DISMISSIONE E FALLIMENTO TOTALE ………
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