La Rete europea di Attac in solidarietà con lo sciopero generale del Sud Europa del 14-11

Un forte segnale di resistenza contro una disastrosa politica economica europea

Il 14 novembre 2012, uno storico sciopero generale congiunto avrà luogo nel sud Europa – tra cui Portogallo, Spagna, Grecia, Italia, Malta e Cipro. Nello stesso tempo, la Confederazione europea dei sindacati (CES) ha lanciato una giornata europea di azione, in solidarietà con queste proteste.

In tutta Europa, i cittadini e gli aderenti ai sindacati si prendono la strada per protestare contro le politiche di austerità distruttive imposte dal loro governo, sotto la pressione della troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale).

La rete europea di Attac esprime la sua solidarietà con gli scioperanti, e parteciperà attivamente alle mobilitazioni previste in tutta Europa. Insieme ai movimenti sociali europei riuniti in occasione della ricorrenza del Forum Sociale Europeo di Firenze, noi difenderemo la democrazia fuori e ad alta voce contro l’austerità.

Le proteste del 14 novembre sono un segnale forte. Ciò dimostra che le lotte contro l’austerità stanno convergendo verso un vero e proprio movimento sociale europeo .

Crisi e debito sono usati come pretesto per tagliare i salari, le pensioni e servizi pubblici. Ma questo dividerà ulteriormente l’Europa e approfondirà la crisi economica, sociale e democratica. Invece le soluzioni reali alla crisi esistono!

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di una vera e propria inversione a U nelle politiche europee, affrontando le vere cause della crisi, e portando avanti alternative reali per una Europa ecologica, sociale e democratica (i 7 principi della rete europea di Attac):

  • Rimuovere le finanze pubbliche dai mercati finanziari: permettere prestiti da una banca centrale democraticamente controllata direttamente ai governi.
  • Fuga dalla trappola del debito: porre fine alle politiche di austerità e configurare controlli che portino alla cancellazione del debito. Banche e attori finanziari privati devono assumersi la loro parte di perdite.
  • Dare basi sostenibili alle finanze dello Stato: aumento coordinato della tassazione della ricchezza e dei profitti aziendali per promuovere la cooperazione fiscale con l’obiettivo di eliminare il dumping fiscale. Porre fine all’evasione fiscale e attuare un “embargo finanziario” dei paradisi fiscali.
  • Disarmare i mercati finanziari e mettere il settore bancario sotto il controllo pubblico: vietare dannosi meccanismi speculativi (es. trading ad alta frequenza, “naked short selling“, la speculazione sui derivati, accordi “over-the-counter“), e imporre una tassa su tutte le transazioni finanziarie in un frequenza di almeno lo 0,1%; regolamentare strettamente le banche (per esempio separare il dettaglio dalle banche di investimento, smantellare le banche “troppo grandi per fallire”).
  • Consentire un finanziamento pubblico e democratico dell’economia: costruire un settore bancario pubblico e cooperativo sotto il controllo democratico, per garantire il finanziamento dei bisogni sociali e l’economia, garantire i diritti sociali e finanziare una transizione ecologica. Le politiche commerciali devono essere riviste per aderire a tali obiettivi, in cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
  • Un’Europa per il popolo, non per i profitti: promuovere un insieme coordinato di politiche economiche e sociali progressiste, e ripristinare ed ampliare dei servizi pubblici democraticamente controllati, ridurre gli squilibri, promuovere la transizione ecologica delle economie, favorire l’occupazione di qualità, promuovere la parità di genere e ampliare fondamentali diritti economici e sociali (sanità, istruzione, alloggio, la mobilità, il cibo, l’accesso all’acqua e l’energia, informazione, cultura, assistenza sociale, ecc) e garantire che essi siano forniti tramite una rete di servizi di proprietà pubblica.
  • La democrazia reale ora: impegnarsi in un processo costituente volto a democratizzare il processo decisionale a tutti i livelli, sostenere e promuovere un dibattito pubblico, trasparente e responsabile delle visioni per l’Europa e sulle alternative politiche dell’UE.

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