Pentiti e non

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di Sergio Casanova (Attac Genova)

Nel giro di pochi giorni, Blanchard (capo economista del FMI) e Junker (capogruppo dell’Eurozona) hanno fatto clamorosamente (…non per i media nostrani!) autocritica sull’essenza stessa delle politiche economiche imposte ai cittadini europei, la famigerata “austerità”.

Si tratta di due tra i più importanti rappresentanti di quel potere economico-finanziario, mondiale ed europeo, che, dopo aver causato la crisi imponendo (ben assecondato dai governi dei vari paesi) massicce politiche neo-liberiste, l’ha poi aggravata, accentuandole ulteriormente.

[Rimando in proposito ai seguenti articoli, rispettivamente di Baranes e Fumagalli:

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Austerita-Blanchard-fa-l-autocritica-16308

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130111/manip2pg/01/manip2pz/334302/]

(1)

Blanchard è stato protagonista, secondo un articolo dell’ Washington Post della settimana scorsa, di “Uno stupefacente mea culpa”. “Cos’è successo? In buona sostanza uno studio appena pubblicato dal FMI riconosce che i piani di austerità proposti, o meglio imposti, a mezza Europa negli ultimi anni sono un danno per l’economia e l’occupazione. Peggio ancora, non funzionano nemmeno per rimettere a posto i conti pubblici, ovvero per diminuire il famigerato rapporto tra debito pubblico e PIL, vero e proprio faro che guida le scelte politiche di tutti i Paesi occidentali.” (Baranes)

Blanchard ha riconosciuto che le politiche di “austerità” erano basate su un’analisi, elaborata dal FMI, che si è rivelata sbagliata. Infatti, ha rivelato, “l’ultimo studio del FMI segnala che tagliando la spesa pubblica il PIL diminuisce più rapidamente di quanto non diminuisca il Debito. Il rapporto [del Debito in percentuale al PIL] continua a peggiorare. I piani di austerità non solo sono devastanti dal punto di vista sociale, ma sono nocivi anche da quello macroeconomico.” (Baranes)

Una bazzecola! Il FMI ha semplicemente ribaltato il risultato della sua precedente analisi.

Intanto, però, le cd. politiche di austerità (= abbattimento di welfare e salari) sono state applicate a manetta! E, da noi, Napolitano, Monti, Bersani, Berlusconi (…e mi pare anche Grillo!), col coro unanime dei media della manipolazione di massa, sostenevano (e ancora sostengono!) che non esistevano alternative credibili. Vedi un po’ chi parla di credibilità!

(2)

< La situazione della disoccupazione ”e’ drammatica, avevamo detto che l’euro avrebbe riequilibrato la società e invece la disoccupazione aumenta”: lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker al Parlamento Ue….Secondo Juncker, bisogna ritrovare la dimensione sociale dell’unione economica e monetaria, ”con misure come il salario minimo in tutti i Paesi della zona euro, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx. I tempi che viviamo sono difficili, non dobbiamo dare all’opinione pubblica l’impressione che il peggio sia alle nostre spalle perché ci sono ancora cose da fare molto difficili”…

Nella Ue “non c’é accordo sulla strada da imboccare nei prossimi anni, gli Usa e gli altri ci interpellano a proposito e noi abbiamo solo risposte di cortissimo respiro”> (ANSA, 10 gennaio).
Un altro accorato mea culpa! Peccato che, anche in questo caso, provenga da chi ha sostenuto, fino a ieri, proprio quelle politiche di cui descrive il fallimento.
In compenso, da noi, nessuno fa autocritica: né Monti, per quelle politiche ora denunciate da Blanchard e Junker, da lui applicate come un dr. Mengele dell’economia liberista; né Napolitano per averlo generato come capo del peggior governo del dopoguerra; né Bersani, per essere stato la maggior stampella di quelle politiche; né Berlusconi…che ignora il significato stesso della parola autocritica.
La proposta di un “salario minimo in tutti i paesi della zona euro”, giungerebbe a proposito per l’Italia (uno dei pochi paesi che non l’hanno ancora adottato) e si collocherebbe in controtendenza rispetto alle politiche che, anche col sostegno sindacale, hanno prodotto la massima incertezza in termini di diritti e reddito per i lavoratori.
Chissà se anche questa volta il governo che nascerà dalle prossime elezioni sentirà il richiamo irresistibile dell’Europa?
Chissà se il nuovo orientamento del FMI produrrà l’abbandono delle politiche di austerità?
Chissà se qualcuno la smetterà di proclamare che le scelte a favore del capitale (sempre definite “nell’interesse generale”) sono obbligate e senza alternative?
C’è da dubitarne fortemente, visto che, da noi, nessuno si dichiara pentito di aver devastato il quadro economico-sociale.

12/01/2013

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One Response to Pentiti e non

  1. aldocannav says:

    Il salario minimo esisteva in Inghilterra già nei primi decenni dello scorso secolo.Il nostro stato però per poterlo elargire,data l’attuale crisi economica,dovrebbe aumentare le sue imposte.Considero ingenuo pensare che il ministro Monti non abbia capito l’importanza del salario minimo e di dover tassare anche le classi agiate e togliere certi privilegi non dovuti,che appesantiscono la tassazione degli italiani e che fanno andare fuori concorrenza i prodotti delle nostre aziende.Certamente un governo di centro destra non scontenterà mai con le dovute imposte le classi agiate,poichè colpirebbe il suo bacino di voti che lo sostiene e realizzerebbe il proprio suicidio.

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