L’Islanda non dovrà ripagare i debiti delle banche con soldi pubblici.

Il Tribunale Internazionale dell’Efta (Associazione Europea del Libero Commercio) ha stabilito il 28 gennaio 2013 che il governo dell’Islanda non ha violato la legislazione europea quando ha determinato di non regolare gli investitori stranieri (scelta tra l’altro avvallata da un referendum espressamente convocato attraverso il quale, la maggioranza dei cittadini del paese, ha scelto di non investire denaro pubblico per ripianare i debiti delle  banche private fallite)

Un importante passaggio decisivo della sentenza è che il governo islandese non ha compiuto un atto discriminante, stabilendo, al contrario, di risarcire gli azionisti del Paese.

Lo Stato non deve pagare con il denaro dei cittadini  gli sbagli e gli azzardi eseguiti dalle banche.

(clicca qui per scaricare il testo della sentenza)

Un’importante vittoria per l’Islanda, risanata da un crac delle sue banche di circa 80 miliardi di euro, circa 7 volte il suo pil.

Il governo si è detto molto soddisfatto per la decisione del tribunale internazionale che ha dato ragione all’Islanda, tuttavia si è generosamente impegnato a restituire il denaro dovuto agli investitori stranieri, ma gradualmente e senza raccogliere denari dai fondi pubblici.

In disaccordo alla sentenza, invece, la Commissione Europea, secondo la quale i rimborsi dei depositi bancari devono sempre essere garantiti.

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