Il Movimento “verso rifiuti zero” trova l’unità con la proposta di legge di iniziativa popolare

di Pino Cosentino – Attac Genova –

Lo scorso 19 gennaio a Roma è nata “Campagna Legge Rifiuti Zero”, un nome apparentemente riduttivo. Sembra indicare la volontà di porre un limite temporale alla neonata aggregazione, invece è  proprio il contrario.  La scommessa è di creare un movimento nazionale che replichi quanto già realizzato dal Forum dei movimenti per l’acqua: uno strano animale, che unisce la completa indipendenza dei gruppi locali con l’unità dell’organismo complessivo.

L’unità in questo caso è un processo dinamico che si è sviluppato attorno alla proposta di legge di iniziativa popolare “lip”. Il testo della legge è frutto di una discussione intensissima, avviata a giugno dell’anno  scorso e protrattasi, all’interno di un comitato  promotore in continuo allargamento, con decine e decine di emendamenti, modifiche, correzioni, aggiunte, pervenuti da moltissimi gruppi locali così come da organizzazioni nazionali. Il 19 gennaio sono stati definitivamente approvati i contenuti della legge, ma non ancora il testo vero e proprio, che dovrà essere verificato ed emendato, prima della presentazione in Cassazione e l’avvio della campagna raccolta firme.

La “lip”, che si ispira alla strategia rifiuti zero, intende  modificare la legge 152/2006 “Codice dell’Ambiente” attualmente in vigore. All’articolo 1 enuncia obiettivi e finalità: “Far rientrare il ciclo produzione-consumo  all’interno dei limiti e delle risorse del pianeta”. Un “vasto programma” che poi viene articolato seguendo  la gerarchia di azioni fissata dall’Unione Europea:

riduzione, riuso, riciclo/recupero (che comprende  il compostaggio dell’organico), e solo alla fine  smaltimento del residuo irrecuperabile. Per dirla in breve, entro il 2020, in accordo con le previsioni dell’Unione Europea, dovremmo dire addio sia a ogni forma di incenerimento dei rifiuti, sia alle discariche.

Infatti a quella data l’articolo 1 prescrive un recupero  di materia del 95%. Dovrebbe restare solo un residuo non più riciclabile né recuperabile in nessun modo,  dell’entità di un 5% della massa raccolta, da stoccare  in discariche dopo essere stato inertizzato. Poiché nel frattempo i rifiuti dovrebbero essersi ridotti del 20%, si tratta in realtà del 4% della massa attuale dei rifiuti, che resterebbe da smaltire nel 2020. Un altro articolo (il 4) prescrive una moratoria immediata su tutti i nuovi inceneritori. Contemporaneamente i centri di ricerca per la riprogettazione del residuo, uno degli aspetti più caratteristici della strategia rifiuti zero, dovrebbero produrre soluzioni innovative da proporre alle industrie che producono prodotti non riciclabili, secondo il principio: “ciò che non è  riciclabile non deve essere prodotto”.

Dall’articolo 2 fino all’ultimo seguono  prescrizioni  concrete sulle azioni necessarie per realizzare gli obiettivi enunciati. A dimostrare che “verso rifiuti zero” non è un’utopia, ma un obiettivo concreto e conveniente, economicamente e ecologicamente.

Scarica quì il testo del disegno di legge (pdf)

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