Un’amministrazione comunale trasparente e partecipativa non privatizza i servizi pubblici, ma li gestisce con cittadinanza attiva e lavoratori

Il 24 gennaio la giunta comunale ha approvato due delibere che segnano un’accelerazione del percorso verso la privatizzazione di due aziende che erogano due servizi di fondamentale importanza per i cittadini: AMIU (rifiuti) e AMT (bus, ascensori, funivie, metropolitana). Le due delibere infatti prevedono di procedere tramite advisor esterni alla valutazione delle società partecipate, col fine ultimo della vendita di quote azionarie ai privati.

I motivi della privatizzazione, secondo loro, sarebbero due:  il privato porta più efficienza, e, soprattutto, capitali da investire nel servizio.

Siamo stupiti.

A noi risulta che tutta la finanza privata è fallita tra il 2007 e il 2008, innescando la più grave crisi economica mai vista, che continua ad aggravarsi. E’ di domenica scorsa la notizia che l’Olanda ha nazionalizzato Sns Reaal, un gruppo bancario e assicurativo, con una spesa (pubblica) di 3,7 miliardi di euro. Ma ormai è uno stillicidio continuo. E’ evidente che si tratta di un fallimento sistemico dovuto a cause strutturali. Non è un problema di mele marce, il problema è che il profitto non può essere il motore unico di un’economia rispettosa dell’ambiente e orientata al soddisfacimento dei bisogni e dei diritti.

I mercati finanziari, le banche, le grandi imprese sono stati salvati con i soldi pubblici.  L’immenso debito pubblico così generato dal settore privato sta distruggendo le economie avanzate e riducendoci tutti in miseria.

Gli italiani hanno sonoramente bocciato, con i referendum del 12 e 13 giugno 2011, la privatizzazione del servizio idrico. Ma anche la privatizzazione degli altri servizi pubblici locali,  rifiuti (la nostra AMIU) e trasporti pubblici (la nostra AMT).

Gli italiani hanno capito per esperienza diretta (dalla telefonia alle banche, dalle ferrovie all’energia) che  le privatizzazioni causano il peggioramento della qualità del servizio, l’aumento delle tariffe, peggioramento delle condizioni dei lavoratori a causa delle esternalizzazioni e di una esasperata ricerca del profitto.  I Genovesi i privati in AMT li hanno già visti all’opera: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Assoggettare la gestione dei rifiuti e il trasporto pubblico, come già avviene per l’acqua, alle esigenze di investitori privati il cui unico scopo è ottenere un profitto, si risolverà in un grave danno economico e ambientale.

La popolazione si troverà a pagare di più per servizi più scadenti.

La mancata adozione di una seria azione volta alla riduzione e al riciclo dei rifiuti, come l’indebolimento del trasporto pubblico (anche a livello provinciale, ATP) porteranno seri danni all’ambiente e alla salute umana.

Continuerà la perdita di competenze (di professionalità, di conoscenza)  da parte della macchina comunale. I funzionari pubblici saranno di fatto controllati e diretti dai manager delle società private. La stessa amministrazione comunale finirà per diventare superflua, quasi tutte le principali funzioni pubbliche sono già affidate a società per azioni.

I sottoscritti comitati e associazioni ritengono che sia necessaria una decisa inversione di rotta.

I servizi pubblici debbono essere estranei alle logiche del profitto, non debbono produrre dividendi, ma servire la popolazione e tutelare l’ambiente.

Per questo occorre prioritariamente il coinvolgimento della popolazione nelle scelte che riguardano tutti.

Non possono essere 12 persone (sindaco + 11 assessori), e neppure 40 (i consiglieri comunali) a decidere che la gestione di servizi essenziali come l’acqua, i rifiuti, il trasporto pubblico debbono essere in mano a  privati.

Attualmente mancano tutti i presupposti per una partecipazione dei cittadini ai processi decisionali del Comune, a cominciare dall’informazione. Nulla è cambiato da quando, nel 2011, l’Autorità di Sorveglianza sui Servizi Pubblici del Comune di Genova evidenziava che i siti di AMT e AMIU (a differenza di Mediterranea delle Acque) mancavano delle informazioni che debbono contenere a norma dell’art. 8 della legge del 15 luglio 2011 n.111, come i bilanci e altre informazioni circa la gestione.

Spiace constatare che la nuova amministrazione, che ha fatto una campagna elettorale imperniata sulla partecipazione, dimostri ora una totale indifferenza verso questo tema.

Chiediamo al Comune di Genova di rendere pubblici, sui siti, tutti i dati relativi alla gestione delle partecipate. Per quanto riguarda invece i conti del Comune, chiediamo di rendere disponibili non solo i documenti di bilancio ufficiali, ma anche una relazione in cui i dati siano aggregati in maniera tale da essere facilmente leggibili da parte di un cittadino di media cultura.

Chiediamo di sospendere ogni decisione circa ulteriori privatizzazioni, e di non procedere senza aver attuato forme di consultazione democratica dell’intera cittadinanza. Chiediamo invece di avviare la pubblicizzazione del servizio idrico genovese, come già deciso dalla maggioranza assoluta degli elettori.

Hannno firmato finora (in ordina alfabetico):

Attac Genova

 Comitato genovese acqua bene comune          

Comitato genovese gestione corretta rifiuti

Coordinamento Comitati no gronda             

No Debito

No Terzo Valico                                   

Smonta il debito  

Comitato per Scarpino

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