Doria e Pisapia, la primavera se li è portati via?

Marco Bersani (Attac Italia)

 

Dopo la città di Napoli, anche Palermo e Torino hanno deciso di intraprendere la strada della fuoriuscita dalle SpA per la gestione del servizio idrico, attraverso la trasformazione delle rispettive società in aziende speciali.

Sono così tre le grandi città del nostro Paese che, con passo e intenzionalità diversi, hanno scelto di andare verso la strada indicata dal voto referendario del giugno 2011, nel quale la maggioranza assoluta del popolo italiano ha affermato l’acqua come bene comune e ha deciso la gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato. 

Accanto a loro diversi territori stanno procedendo nella medesima direzione : da Imperia a Vicenza, da Pescara a Pistoia, da Brescia a Varese e in molti altri territori, l’uscita dal circuito delle SpA ha smesso di essere un tabù per le amministrazioni locali, che aprono contraddizioni, avviano tavoli o approvano delibere in direzione di quanto proposto dai comitati territoriali e dal movimento per l’acqua. 

Anche nelle grandi multi utility collocate in Borsa si stanno aprendo brecce fondamentali.  A cominciare da Iren, da cui si sono sfilate le province di Reggio Emilia e di Piacenza, con un possibile aggancio della provincia di Parma che, se condotto a termine, comporterebbe il sostanziale fallimento di una delle più grandi multi utility del Paese. 

Proseguendo con Hera, la quale, presa dall’ansia di espansione dall’Emilia Romagna verso il nordest, sconta proprio in questi giorni la diretta presa di posizione di Forli-Cesena, Rimini e Ravenna per la ripubblicizzzione di Romagna Acque e il successivo scorporo da Hera; così come la recente scelta di Modena di aprire un tavolo per lo studio della possibilità di scorporo del servizio idrico . 

Infine, su Acea è ai nastri di partenza la campagna per la ripubblicizzazione totale del servizio idrico di Roma (gestito da Acea Ato 2), promossa dal Coordinamento romano acqua pubblica, già all’indomani della vittoria ottenuta, dopo una forte mobilitazione cittadina, contro il tentativo della giunta Alemanno di un ulteriore vendita delle quote comunali della società. 

Come si evince da questa veloce mappatura, e a dispetto dei continui attacchi governativi all’esito referendario,  la ripubblicizzazione dell’acqua è in marcia, grazie alla persistenza del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e delle ragioni profonde che hanno determinato la straordinaria vittoria referendaria. 

In questo contesto, diventa assordante il silenzio, l’inerzia se non addirittura l’ostilità, sinora espresse da due enti locali, Genova e Milano, i cui sindaci Doria e Pisapia furono eletti due settimane prima della vittoria referendaria, sulla base della medesima spinta dal basso al cambiamento.

A Milano, il servizio idrico è gestito da MM SpA, una società a totale capitale pubblico, e la sua trasformazione in azienda speciale, non solo non comporterebbe alcun costo né iter complesso, ma sarebbe ben accolta tanto dai cittadini quanto dai lavoratori dell’azienda, da sempre interni al movimento per l’acqua.

A Genova, il servizio idrico è gestito da Iren SpA; una multi utility indebitata fino al collo, da cui le città di Piacenza, Reggio Emilia e Parma si stanno progressivamente sfilando con un processo virtuoso, al termine del quale la città di Genova rischia di rimanere con il cerino in mano e i debiti nel bilancio comunale. 

Cosa aspettano Doria e Pisapia ad entrare in sintonia con i comitati per l’acqua e il voto della maggioranza assoluta dei propri cittadini in favore della ripubblicizzazione? 

Entrambi stanno entrando nella seconda primavera del loro mandato, ma perché la loro legislatura non si dimostri un lungo e inesorabile autunno, bisogna che si rendano conto come non basti essere personalmente onesti per governare un sistema complesso come una grande città : bisogna scegliere da che parte stare, se con i diktat dei grandi capitali finanziari o con le battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia.

 

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