Da Occupy Maflow idee per riprendersi il credito….

Editoriale di  Rivolta il Debito  sulla seconda assemblea nazionale della campagna “Per una nuova finanza pubblica e sociale” tenuta sabato 16 alla RiMaflowoccupata e autogestita di Trezzano.

di Piero Maestri – RivoltailDebito Milano

Portare all’interno di una fabbrica occupata un seminario “per una nuova finanza pubblica” è stata in qualche modo una scommessa. Perché non era scontato che un’esperienza di autogestione di lavoratrici e lavoratori, appena avviata, potesse incontrarsi con un progetto di “cittadinanza attiva e consapevole”.
È vero che lavoratrici e lavoratori sono anche cittadine/i, ma spesso si pensa che debbano esserlo “a prescindere” dalla loro condizione sociale, dalla loro “appartenenza di classe”.
Questa volta invece era proprio una delle tante facce dell’attuale condizione di classe ad ospitare un incontro che aveva come obiettivo quello di “riprendersi il credito”: un obiettivo “generale”, come si sarebbe detto una volta, che può essere conquistato a partire dal protagonismo dei soggetti sociali che più pagano la crisi e la “lotta di classe dall’alto” (come la definisce Luciano Gallino).

La scommessa è stata vinta. Sabato scorso nei locali di “Occupy Maflow” si sono incontrare oltre 100 persone provenienti da una decina di città, per discutere di finanza, di debito, di audit cittadini per l’indagine su quel debito e su progetti di autogestione che dal basso pongono la questione del “risarcimento sociale” e del credito per imprese collettive e di utilità sociale. La campagna per lariappropriazione pubblica e sociale della Cassa Depositi e Prestiti offre un terreno importante di iniziativa verso quell’obiettivo, verso un credito pubblico e indirizzato a imprese di utilità sociale, oltre che agli investimenti degli enti locali in progetti di utilità collettiva.

leggi l’editoriale del forum finanza pubblica

Fin dall’introduzione fata da Rivolta il debito, è stato sottolineato questo progetto del quale protagonisti devono essere le/i cittadine/i attive/i e consapevoli e lavoratrici e lavoratori (precari e non, disoccupate/i…), per costruire dal basso un nuovo welfare, un nuovo mutualismo, progetti di autogestione e imporre una politica diversa a enti locali oggi chiusi nella morsa della “mancanza di soldi”. Mentre si discute spesso in maniera accademica della “fine dei partiti” e della necessità di una democrazia partecipativa, la proposta di un Forum per una nuova finanza pubblica e sociale – che verrà sviluppata nella seconda assemblea nazionale del 13 aprile – cerca di praticare proprio questi spazi di partecipazione e democrazia diretta. Con una proposta conflittuale, perché nessuno ci regalerà nulla.

E di esperienze conflittuali hanno parlato i tanti interventi di sabato (come potete leggere anche sul sito perunanuovafinanzapubblica): lotte di lavoratrici e lavoratori che non si arrendono alla chiusura delle loro aziende e pongono la questione di andare oltre “l’assistenza” di ammortizzatori sociali sempre a rischio; studenti dell’ex-Cuem occupata all’università statale di Milano, esperienza di autogestione di servizi degli/per gli studenti; comitati audit locali che vogliono vedere chiaro sui debiti degli enti locali e delle partecipate – e non si fermano di fronte ad amministrazioni presunte “amiche”, come nel caso dell’attivissimo ed efficace comitato di Parma (città a guida 5 stelle…).
Esperienze che devono essere sviluppate ancora di più, perché il Forum può esistere solo come insieme di tanti forum locali, di comitati, reti, spazi riappropriati che lavorino per lo stesso obiettivo: fermare le privatizzazioni, costruire un’alternativa dal basso.

L’incontro di sabato scorso è stato un seminario di approfondimento verso l’assemblea del 13 aprile ed è servito a porre le basi per l’incontro tra diversi bisogni, proposte, obiettivi. è stato un inizio, ma un ottimo inizio: perché a volte i luoghi della discussione aiutano la stessa discussione. E passare dal Teatro Valle occupato ad un’esperienza di autogestione operaia è stata una nuova boccata di aria fresca, come quella respirata il 2 febbraio.
Avanti così!

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