La risposta del Comitato Acqua Bene Comune Genova al sindaco Marco Doria

clicca quì per leggere l’intervento del sindaco Marco Doria sul Manifesto del 22 marzo.

La risposta del Comitato genovese pubblicata dal Manifesto del 27 marzo

Al Sindaco di Genova – Marco Doria

Gentile sindaco, siamo il Comitato genovese acqua bene comune.
La sua risposta, sul Manifesto di venerdì scorso, all’intervento di Marco Bersani, fa riferimento ai dati di fatto della situazione in cui si trova ad agire come amministratore pubblico.
Non neghiamo affatto che il servizio idrico genovese presenti condizioni diverse e più complicate di altre.
Abbiamo detto e ripetuto che non pretendiamo l’impossibile. Ci aspettiamo però un impegno immediato di questa amministrazione su ciò che è immediatamente possibile. Soprattutto se si tratta di azioni, più che possibili, doverose.
I recenti pronunciamenti del Consiglio di Stato (25 gennaio) e del Tar della Toscana (21 marzo) hanno raso al suolo il muro pseudogiuridico eretto a difesa del profitto nell’acqua e contro la volontà popolare espressa nei referendum.
Consiglio di Stato e Tar della Toscana hanno stabilito inequivocabilmente due cose: dal 21 luglio 2011 le bollette dell’acqua sono illegittime; attraverso i referendum i cittadini hanno deciso che la gestione dell’acqua deve essere affidata a un soggetto che non abbia come scopo il profitto.
Tradotto nella situazione dell’ATO genovese, significa che a oggi sono state prelevate dalle tasche dei cittadini genovesi circa 60 milioni di euro illegalmente; e che Mediterranea delle Acque non può più fare profitti, né tanto meno distribuire dividendi.
Quindi ci aspettiamo che la sua amministrazione prenda atto di questi fatti e agisca di conseguenza, in tutte le sedi in cui può esercitare la sua influenza.
A ciò si deve aggiungere, per l’impatto che certe situazioni hanno sulle vite delle persone, l’attuazione dell’odg, votato all’unanimità dal consiglio comunale, che impegna la giunta e il sindaco a impedire i distacchi dell’acqua, distacchi effettuati a Genova in grandi quantità, nonostante siano una palese violazione dei diritti umani. E’ possibile un’ordinanza anti distacco ai sensi dell art.50 comma 5 del TUEL.
Resta la questione principale: la pubblicizzazione del servizio idrico genovese, che dovrebbe essere un pensiero assillante oggi, per un amministratore pubblico, davanti all’assalto della finanza speculativa ai beni comuni. Chiariamo che per noi il bene comune è il servizio idrico, e se mai l’azienda che lo fa funzionare, con le sue attrezzature e il suo personale, non certo una holding come Iren, una scatola che contiene solo partecipazioni azionarie allo scopo di concentrare in poche mani i poteri decisionali da cui dipendono equilibri di potere e distribuzione di prebende e privilegi.
Ebbene, se c’è molta verità in quello che lei afferma circa le difficoltà di pubblicizzare il servizio idrico genovese, per ragioni contrattuali verso Iren, e per l’insostenibilità della spesa che presumibilmente sarebbe a carico dei comuni, la soluzione può venire solo da un processo partecipativo che capovolga la logica “verticale” della holding multiservizi e che coinvolga la cittadinanza e i lavoratori. La soluzione dovrà tener conto della dubbia legittimità dell’affidamento a Iren (lettera AGCOM 22 luglio 2010), dell’altrettanto dubbia legittimità della vendita degli invasi del Brugneto e Val Noci all’allora AMGA, come dell’andamento degli investimenti di Iren nel SII genovese.
Come trovare i soldi? Con i metodi della vecchia politica non esiste soluzione.
Noi le proponiamo un’azione innovativa: che la giunta approvi una delibera di indirizzo politico verso la pubblicizzazione del SII genovese e con il medesimo atto istituisca un tavolo fatto da ente locale, lavoratori e comitati per l’audit sulla situazione finanziaria e sui rapporti tra Mediterranea delle Acque, Iren e F2i. Sarebbe la prima realizzazione di quegli strumenti di partecipazione su cui lei ha puntato tanto in campagna elettorale, ma che poi sono rimasti lettera morta.
La gestione pubblica del Servizio idrico è stata decisa direttamente dal popolo usando lo strumento del referendum. E’ giusto che questo metodo continui a essere applicato anche per la realizzazione concreta di quell’obiettivo.
Cordialmente
Comitato genovese acqua bene comune – Forum italiano dei movimenti per l’acqua

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