Cassa Depositi e Prestiti: quanta fretta, ma dove corri?

Di Marco Bersani -Attac Italia – 

Strano Paese il nostro : si possono attendere mesi per avere un Governo, ma basta una semplice dichiarazione di poche righe per rinnovare i vertici di Cassa Depositi e Prestiti, l’azienda strategica italiana che, con un’attività di oltre 300 miliardi di euro, interviene su tutta l’economia del Paese utilizzando il risparmio postale (233 miliardi) di cittadini e lavoratori.

Tutto questo nel totale silenzio –con la lodevole eccezione del M5S- dei principali partiti e la benché minima discussione parlamentare.

Difficile immaginare che il rinnovo delle cariche di Cdp possa essere considerato mero fatto tecnico: per la quantità di risorse che muove, per la provenienza delle stesse, per il contesto di profonda crisi che il nostro Paese attraversa.

Eppure la singolar tenzone Bersani-Renzi e i deliri di onnipotenza di un Cavaliere con molte macchie e altrettanta paura (dei processi) invadono la deprimente quotidianità di un dibattito politico che dimostra l’abisso della crisi della democrazia rappresentativa, la separatezza dalla società, l’inesistenza di una benché minima idea sulla rotta da intraprendere.

Ma quando si tratta di Cassa Depositi e Prestiti, il teatro si trasforma in un coro, la fretta diviene sovrana, il consenso unanime : “si proceda, al bando ogni discussione”.

Davvero niente da dire sugli investimenti fatti attraverso F2i e volti a riempire il Paese di grandi opere e a mettere sul mercato i servizi a rete e i beni comuni?

Nulla da eccepire sugli investimenti fatti attraverso il Fondo Strategico Italiano e indirizzati a finanziare dalla monopolista del plasma Kedrion alla multi utility dell’acqua Hera, fino al colosso della grande distribuzione Finiper?

Nessun dibattito sul ruolo delle fondazioni bancarie, recentemente omaggiate di oltre 2 miliardi dopo avergli garantito anni di dividendi oltre il 10%?

Nessuna riflessione sul progressivo soffocamento degli enti locali, a cui Cdp propone la svendita degli immobili comunali e la privatizzazione dei servizi pubblici locali?

E’ un fatto tecnico se Cdp, invece di porsi al servizio delle necessità del Paese, si costruisce l’unico ruolo di leva per i mercati finanziari?

Viene da pensare che tutta questa fretta sia dettata esattamente da un unico obiettivo : evitare nella maniera più assoluta che su Cassa Depositi e Prestiti si accendano i riflettori e si apra una discussione pubblica nel Paese.

Perché a un popolo che ha votato due referendum per l’acqua, sottraendo un business garantito alle lobby finanziarie, potrebbero venire strane idee, come quella di rivendicare la riappropriazione della ricchezza sociale e la sua destinazione volta a garantire i diritti individuali e collettivi, la gestione partecipativa dei beni comuni e la riconversione ecologica e sociale dell’economia.

Da questo punto di vista, occorre tranquillizzare lor signori : per quanta fretta mettano al loro operato, per quanta opacità cerchino di mantenere (il contrario di pubblico è segreto) nei loro processi decisionali, con la nascita sabato scorso del Forum per una nuova finanza pubblica e sociale,

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