Piani di salvataggio della Grecia : il 77% dei fondi è andato alla finanza

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Uno studio di Attac rivela che i “piani di salvataggio” messi in campo dalle istituzioni dell’UE e dai governi europei salvano le banche, non la popolazione.

A partire dal marzo 2010 l’UE e il Fondo Monetario Internazionale FMI hanno assegnato 23 tranches di finanziamento al preteso “salvataggio della Grecia” per un totale di 206,9 miliardi di euro. Non hanno però dato alcuna informazione precisa sull’utilizzo di queste enormi cifre, provenienti da fondi pubblici.

Per questo Attac Austria ha condotto uno studio nel merito; almeno il 77% del denaro del piano di salvataggio è andato a beneficio diretto o indiretto del settore della finanza.

In dettaglio:

  • 58,2      miliardi di Euro (28,13%) sono serviti a ricapitalizzare le banche greche      – invece di ristrutturare il settore, troppo grande e moribondo, in modo      duraturo e lasciare che i proprietari delle banche pagassero per le loro      perdite.

  • 101,331      miliardi di Euro (48,98%) sono andati ai creditori dello Stato greco. Tra      questi: 55,44 miliardi di euro sono andati a rimborsare i buoni del Tesoro      in scadenza – invece di lasciare che i creditori assumessero il rischio      per il quale in precedenza avevano percepito gli interessi. Altri 34,6      miliardi di euro sono serviti da incentivo per ottenere l’accordo dei      creditori sulla cosiddetta “tosatura” del marzo 2012.

  • 11,3      miliardi di euro sono stati destinati al riscatto del debito nel dicembre      2012, quando lo Stato greco ha riacquistato obbligazioni a valore prossimo      allo zero dai suoi creditori.

  • 43,7      miliardi di euro (22,46%) hanno alimentato il bilancio statale senza      alcuna imputazione precisa a bilancio,

  • 0,9      miliardi di euro (0,43%) hanno rappresentato il contributo della Grecia al      finanziamento del nuovo Fondo di Salvataggio, il MES

Fonti:

http://www.attac.at/uploads/media/backgroundmaterial_bailout_english.pdf

www.france.attac.org/articles/plans-de-sauvetage-de-la-grece-77-des-fonds-sont-alles-la-finance

L’obiettivo delle élites politiche non è quello di aiutare la popolazione greca, ma di salvare il settore finanziario – conclude Lisa Mittendrein di Attac Austria – Hanno utilizzato centinaia di miliardi di denaro pubblico per salvare le banche e altri soggetti finanziari, in particolare i loro proprietari, dalla crisi che essi stessi avevano provocato”

I vertici politici hanno ingannato la gente affermando di adottare “misure di salvataggio”.

I risultati dell’inchiesta di Attac Austria smentiscono le affermazioni delle istituzioni pubbliche e dei Capi di Stato europei secondo i quali a beneficiare dei “Piani di salvataggio” sarebbe stata la popolazione greca. Che invece è lei a pagare per salvare le banche e i creditori subendo una brutale corsa all’austerità e le catastrofiche conseguenze sociali ormai note.

Beneficiari dei “salvataggi” sono i miliardari e i Fondi speculativi.  

Tra i salvati, figura il clan multimiliardario Latsis, una delle più ricche famiglie greche, proprietaria della maggioranza di Eurobank Ergasias[1] salvata dallo Stato.

Ne hanno approfittato anche gli speculatori: in occasione del riscatto del debito nel dicembre 2012, il fondo speculativo Third Point  si è intascato 500 milioni di fondi pubblici europei[2]. “Quando Barroso, presidente della Commissione Europea ha qualificato il piano di salvataggio della Grecia come un atto di solidarietà, sorge la domanda : solidarietà con chi?[3] ” si chiede Dominique Plihon, esponente di Attac Francia e professore di economia finanziaria all’Università di Parigi 13.

34,6 miliardi supplementari per pagare gli interessi

43,6 miliardi di euro al massimo (22,46%) dei suddetti “pacchetti di salvataggio” sono destinati al bilancio dello Stato. Bisogna però anche rapportare questa cifra alle uscite dello Stato nello stesso periodo che non sono andate a beneficio della popolazione: più di 24,6 milioni di euro, infatti, sono andati ai creditori in pagamento degli interessi sui buoni del Tesoro pendenti (dal 2° trimestre 2010 al 4° trimestre 2012)[4]. Inoltre lo Stato greco ha destinato un altro pacchetto di 10,2 miliardi di euro al bilancio della difesa (anni 2011 e 2012)[5]. Secondo fonti bene informate, Berlino e Parigi avrebbero fatto pressioni sulla Grecia perché non riduca le spese militari e non danneggiare i fabbricanti d’armi francesi e tedeschi.[6]

Non è il primo piano di salvataggio delle banche

Lo studio dei nostri amici di Attac Austria dimostra che quello che viene spacciato come un salvataggio della Grecia è in realtà un salvataggio delle banche e dei grandi ricchi”  afferma Dominique Plihon. Le banche europee hanno già ricevuto 670 miliardi di euro come aiuto diretto da parte dello Stato (senza garanzie) dal 2008.[7].  E tuttavia l’instabilità regna ancora nel settore finanziario in Grecia come nel resto d’Europa. Come dimostra ancora una volta il recente versamento di due tranches supplementari destinate alla ricapitalizzazione delle banche per 23,2 miliardi di euro dal dicembre 2012. 

I vertici politici sono incapaci di introdurre le regole necessarie …

I tagli dello Stato greco hanno colpito così fortemente le banche locali che lo Stato stesso ha dovuto indebitarsi nuovamente per aiutarle con un pianto di salvataggio di un miliardo di euro. “Nel corso degli ultimi cinque anni dal crac finanziario, i politici europei non sono riusciti a regolamentare i mercati finanziari e adottare normative per i fallimenti delle banche. I contribuenti sono così costretti a venire in aiuto in caso di perdite, mentre i proprietari delle banche se la cavano in perfetta impunità. I governi devono smetterla di offrire opportunità di ricatto del genere al settore della finanza” sostiene Dominique Plihon.

…. e corrono in soccorso del settore bancario corrotto della Grecia

Quel che è peggio è che i miliardi del piano di salvataggio finiscono nelle banche greche, anche di quelle che ricorrono a metodi dubbi per adempiere ai requisiti ufficiali di eligibilità.

Un Rapporto della Reuters del 2012 ha rivelato le pratiche scandalose delle banche che utilizzavano uno schema di Ponzi basato su società offshore per tirare la volata a prestiti non garantiti dall’una all’altra. Si sono comportate in tal modo per dare ancora l’impressione di essere in grado di attrarre capitali privati e rispondere così ai criteri di ricapitalizzazione dello Stato[8]Le élites politiche greche ed europee che pretendono sangue e lacrime dal popolo greco, chiudono invece gli occhi sugli accordi segreti tra gli oligarchi finanziari che sono, di fatto, i principali beneficiari del denaro di salvataggio accordato alla Grecia” conferma l’economista Marica Frangakis, membro dell’Istituto Nicos Poulantzas di Atene e membro fondatore di Attac Grecia.

L’opaca manipolazione dei fondi pubblici

I risultati della ricerca condotta da Attac Grecia rivelano che, a partire dal 2008, l’obiettivo principale della politica di gestione della crisi da parte dei nostri governi è quello di salvare le ricchezze dei più ricchi. Per le elites politiche enormi tassi di disoccupazione, la povertà e la miseria sono accettabili pur di salvare un settore finanziario peraltro incurabile. Anche il governo austriaco ha condiviso per anni questa linea disumana” aggiunge Dominique Plihon.  Ed è inquietante constatare che i responsabili della Troika e del FESF – Fondo europeo di stabilità finanziaria – non rendono conto quasi a nessuno della loro gestione dei fondi pubblici. “È uno scandalo che la Commissione Europea pubblichi centinaia di pagine di Relazioni e non  riesca a precisare dove precisamente sia finito il denaro” – spiega Dominique Plihon – Noi chiediamo ai responsabili di imporre una trasparenza reale e indicare chi sono i veri beneficiari dei pagamenti”.

Un cambiamento radicale di politica si fa attendere

Un orientamento radicalmente diverso della politica europea di gestione della crisi si fa attendere. “I nostri governi corrono in aiuto delle banche europee e dei ricchi a colpi di miliardi e miliardi di fondi pubblici facendo credere ai loro elettori che il denaro è versato alla popolazione greca. Bisogna farli smettere “ chiedono Dominique Plihon e Marica Frangakis. Le banche “« too big to fail » devono essere ridimensionate e rimesse al servizio del pubblico interesse e non dei profitti privati. I creditori e i ricchi devono pagare la loro parte di costi della crisi e il settore finanziario deve essere rigorosamente regolamentato. “ Dopo i disastri di tre anni di austerità imposta, la Grecia ha bisogno non di arricchire l’oligarchia finanziaria, ma di misure concrete di aiuto a beneficio dell’intera popolazione e d’interventi di finanziamento per ricostruire l’economia greca” conclude Dominique Plihon.

Altri particolari inquietanti

L’inchiesta di Attac ha portato alla luce diverse questioni che mettono in discussione il cosiddetto “piano di salvataggio della Grecia”:

  • A più riprese l’UE e il FMI hanno      smentito le loro dichiarazioni e hanno sospeso per settimane se non mesi i      versamenti promessi. Per esercitare pressioni sulla democrazia greca: per      impedire la celebrazione di un referendum sulla politica di austerità e      nel maggio-giugno 2012 per favorire elettoralmente i partiti amici della      Troika nelle elezioni legislative.

Con la sospensione dei fondi promessi, la Troika costringeva il governo greco a emettere obbligazioni a breve termine per evitare l’imminente fallimento. Questi “Buoni del Tesoro” ,  a scadenza di settimane o qualche mese, avevano tassi di interesse più elevati il che aumenta di fatto  il debito pubblico greco.  Una prova in più che la principale preoccupazione della Troika non è la riduzione del debito che diventa invece un pretesto per arrivare alla distruzione dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori.

  • Una tranche di 1 miliardo di euro versata nel giugno 2012 è      servita essenzialmente a finanziare l contributo della Grecia al sostituto      del FESF, il MES. IFESF ha così finanziato il proprio successore – certo      non direttamente ma aumentando il debito del governo greco.

  • Klaus Regling, direttore generale      del FESF e del MES, nel corso della sua carriera ha fatto parecchi andirivieni      tra la politica e il mondo della finanza. Prima di entrare al FESF ha      lavorato di volta in volta per il governo tedesco, per il fondo      speculativo Moore Capital Strategy Group, per la Commissione europea come direttore      generale degli Affari economici e finanziari, e poi ancora per il Fondo      speculativo Winton Futures Fund Ltd. Regling rappresenta un esempio      simbolico dello stesso intreccio tra mercati finanziari e politica, che      spiega in parte perché la politica di gestione della crisi dell’UE mira      soprattutto a salvare il settore della finanza.

  • Dai conti annuali di FSEF risulta      che la sua massa salariale ammonta nel 2011 a 3,1 milioni di      euro[9].

Secondo i media, quell’anno al FESF lavoravano 12 persone[10] con una spesa media per persona di 258.000 euro. Il direttore generale Klaus Regling avrebbe invece guadagnato 324.000 euro l’anno più un bonus annuo supplementare[11]. Quelli che guadagnano queste cifre controllano la riduzione del salario minimo lordo mensile dei greci a 580 euro (510 per i  giovani)[12].


[1] Tagesschau (2012) : Milliardenhilfen für den Milliardär, 4 juin 2012, http://www.tagesschau.de/wirtschaft/latsis100.html

[2] Der Spiegel (2012) : Schuldenrückkauf: Hedgefonds verdient halbe Milliarde mit Griechenland, 19 décembre 2012 / http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/hedgefonds-verdient-halbe-m…

[3] Commission européenne (2010) : Statement of President Barroso following his meeting with Mr Georgios Papandreou, Prime Minister of Greece, 6 décembre 2010 / http://europa.eu/rapid/press-release_SPEECH-10-730_en.htm

[4] Eurostat (2013) : Comptes non-financiers trimestriels des administrations publiques, 16 avril 2013 / http://epp.eurostat.ec.europa.eu

[5] Eurostat (2013) : Dépenses des administrations publiques par fonction (CFAP), 16 avril 2013 / http://epp.eurostat.ec.europa.eu

[6] Transnational Institute (2013) : Guns, Debt and Corruption. Military Spending and the EU crisis, 14 avril 2013 / http://www.tni.org/briefing/guns-debtcorruption, p. 11

[7] Der Standard (2013) : Bankenrettungen kosteten EU-Staaten 670 Milliarden, 22 avril 2013 / http://derstandard.at/1363708829426/Bankenrettungen-kosteten-EU-670-Mill…

[8] Reuters (2012) : Special Report: Clandestine Loans were used to fortify Greek bank, 16 juillet 2012 / http://www.reuters.com/article/2012/07/16/us-greecebanks-idUSBRE86F0CL20120716

[9] FESF (2011) : Financial Statements, Management report and Auditor’s report, 31 décembre 2011 / http://www.efsf.europa.eu/about/corporategovernance/annual-accounts/inde…pag.37

[10] CNBC (2011) : EFSF: CNBC explains, 20 octobre 2011, http://www.cnbc.com/id/44685464

[11] Die Welt (2012) : Fürstliche Gehälter: ESM-Chef verdient mehr als Bundeskanzlerin, 7 juillet 2012 http://www.welt.de/wirtschaft/article108056431/ESM-Chefverdient-mehr-als-die-Bundeskanzlerin.html

[12] OCDE (2013) : Salaires minimum à prix courant en monnaie nationale, 16 avril 2013 / http://stats.oecd.org/

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