Non ci sono buoni o cattivi. Roma – Porta Pia – 20 ottobre 2013

Roma porta piadi Alessandra Perrotta

La mattina seguente alla notte dell’occupazione si tiene a Porta Pia una partecipatissima assemblea nella quale viene fatto un bilancio delle due giornate precedenti e si traccia una prospettiva per il futuro.

La scalinata del monumento al bersagliere costituisce il palco. Sotto lo striscione “STOP sfratti, sgomberi, pignoramenti” hanno fatto sentire le loro voci donne e uomini che appartengono ai movimenti per il diritto all’abitare, No TAV, migranti e rifugiati (“cancellate le nostre impronte digitali e riconoscete i nostri diritti”), studenti (“Il sapere non è un museo da difendere, ma una lotta da diffondere”) e molti altri attivisti di lotte che si svolgono anche in piccoli centri periferici, dove la crisi non risparmia i più deboli.

Intorno al palco, tende, striscioni ovunque, banchetti con cibo e bevande. Un mondo meticcio, un mondo che lotta e resiste improvvisando musica, soprattutto percussioni, e balli.

In centinaia occupano Porta Pia e partecipano all’assemblea, creando un’atmosfera che si può riassumente con “Vogliamo tutto: reddito garantito e soprattutto un tetto”.

Non ci sono “governi amici ”,“partiti amici, “organizzazioni sindacali amiche” che pretendono di gestire la crisi e invece applicano e giustificano politiche feroci di austerity.

E’ difficile rendere con le parole quello che avviene sotto i nostri occhi, si può tentare di fornire una sintesi (non certo esaustiva) degli interventi nel loro insieme, tentando di coglierne gli aspetti fondamentali.

Nelle giornate del 18 e 19 è stata data una grande prova di capacità di opporsi alla politiche di austerity lanciando il messaggio che nel riprendersi i diritti non esiste spazio di mediazione. Via Merulana stracolma di manifestanti il 19 ha creato qualche incrinatura persino nella stampa di regime (ma anche sedicente “alternativa”) che voleva che questa fosse la giornata degli scontri, quella dei cattivi. Probabilmente alcuni giornalisti sono stati costretti a rimodulare un po’ i loro articoli preconfezionati.

Anche le amministrazioni non hanno potuto ignorare i fatti: sono previsti incontri con amministratori locali e ministeri per affrontare il problema degli sfratti per morosità. Questo è già un risultato, ma la miccia ormai è accesa.

E’ importate ora individuare insieme un percorso di lotta, perché la volontà di andare avanti è più forte della paura che intendono instillate. La mobilitazione ha dimostrato che l’unione delle lotte è possibile e che diversi movimenti che si uniscono non danno origine ad una semplice sommatoria dei conflitti,ma forse a qualcosa di nuovo che comincia a prendere forma attraverso la globalizzazione e l’autorganizzazione delle lotte. In questo senso, quella del 19 non è stata una semplice giornata di mobilitazione.

Il 19 ottobre è stata anche la “prima giornata internazionale per il diritto alla casa”, ed è per questo che sono scesi in piazza anche in Spagna e Portogallo.

I movimenti che hanno partecipato (NoTav, No Muos, …) hanno dimostrato di avere superato la logica del “non nel mio giardino”, e al suo posto sta prendendo forma un movimento che ha carattere nazionale, attraverso il collegamento di tutte le lotte, attraverso una nuova forza politica che si sviluppa dal basso. La sfida è questa.

E’ ancora da comprendere quel sarà il percorso, ma questo “movimento dei movimenti” ha già portato alcuni risultati.

E’ necessario però comprendere che i nemici sono le politiche di austerità e chi le attua. Il sistema di deleghe e rappresentanze istituzionali non può funzionare. Non si deve aprire nessuna trattativa perché non ci può essere trattativa con chi attua politiche di tagli e austerità in nome della troika, colpendo le classi sociali più deboli e più sfruttate.

Il percorso di lotta non si può fare uccidere da qualche briciola che cade dal tavolo. Indipendenza dalle politiche di Palazzo, cortei, riappropriazioni, assedi e occupazioni sono lo strumento per riconquistare diritti e dignità.

Non c’è un’istituzione che può controllare i conflitti sociali: questi sono incontrollabili. Non ci sono buoni o cattivi, ma solo la rabbia per le condizioni di vita che stanno imponendo. Non si tratta di terrorismo, ma di una forma di lotta.

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