Intervento di Andrea Agostini presidente del Circolo Nuova Ecologia di Legambiente Genova nel corso della seduta della Commissione Territorio del Consiglio Comunale Genovese di Lunedi 11 novembre 2011.

 Di Andrea Agostini – Circolo Nuova Ecologia, Legambiente Genova

( per completezza di informazioni si comunica che questo intervento non riporta le nostre valutazioni sulla questione dell’uso del suolo, in particolare quello di produzione agricola che sono state presentate nella stessa sede da altre associazione con cui noi collaboriamo da anni e con le quale vi è una piena identità di vedute ) 

In altri contesti , in altre sedi, in altre osservazioni noi come associazione ci siamo espressi rispetto a questo Puc in maniera molto negativa: Noi riteniamo che sia congegnato su modelli urbanistici e ambientali molto antichi e che favorisca in maniera evidente la rendita fondiaria in tutta Genova. Le prestazioni ambientali che in qualche modo possono riferirsi al comune di Genova vanno assolutamente migliorate e non peggiorate, come in qualche modo si deduce dalla lettura che noi diamo del Puc, anche alla luce del progressivo crollo delle prestazioni ambientali negli ultimi dieci anni nel comune di Genova , sono dati che sono stati resi pubblici più volte dalla nostra associazione e sono stati forniti dalle Amministrazioni Comunali che si sono succedute.

Noi riteniamo che aree agricole, spazi verdi, luoghi per la socialità, vincoli alla circolazione come potrebbero essere le pedonalizzazioni, siano un elemento fondamentale di qualificazione , non la sola , della realtà urbana cittadina. Riteniamo che a differenza di quello che l’Amministrazione porta avanti sia necessaria una valorizzazione e una messa in rete delle decine di parchi storici che sono presenti nell’area cittadina , che nella migliore delle ipotesi sono abbandonati  e nei casi peggiori vengono gestiti uno a uno e non in riferimento alla situazione complessiva. Vedasi la recente intervista pubblicata sui giornali dei responsabili della Galleria d’Arte Moderna ( GAM ) di Nervi che mettevano in evidenza come non c’è nessuna organizzazione, tutela, mesa in rete di questi sistemi culturali e io aggiungo questi sistemi ambientali nella realtà cittadina.

Sempre in questo senso globale noi crediamo che debba essere valorizzata, molto di più questo per le pedonalizzazioni , ma anche per altre cose , la risorsa costituita dalle varie aree dei centri storici e centri piccole realtà, pievi,  che sono  parte strutturante del tessuto e dell’identità di questa città e che invece questo Puc e questa modalità di intervento proposto dall’Amministrazione in questo anno e negli anni precedenti dalla stessa maggioranza ha fortemente indebolito.

Un’altra delle questioni su cui noi riteniamo che debba essere fatta una riflessione è che oltre alle non previste rinaturalizzazioni e ai significativi tombinamenti asserviti a investimenti fondiari e immobiliari, in numerose aree a rischio idrogeologico, e non solo, non sono neanche previste significative indicazioni, interventi e sopratutto numeri, di riduzione del carico insediativo che ha e avrà delle notevoli ricadute sulla città , sul disastro idrogeologico che tutti i giorni ci troviamo ad affrontare senza gli strumenti anche amministrativi e giuridici di cui avremmo bisogno.

In più manca assolutamente in questo Puc una analisi delle interferenze tra i carichi insediativi , mancano i numeri che sono fondamentali per una programmazione di tutto il sistema dei servizi rifiuti, acqua,  depurazione, strade e quant’altro.

In particolare faccio riferimento alla questione degli acquiferi. Esistono decine di sorgenti e di punti di prelievo d’acqua presenti in tutta la realtà comunale genovese che non sono assolutamente tutelati  in sede di Puc, a cominciare dalle sorgenti, ma anche zone di prelievo d’acqua per gli acquedotti genovesi.

Manca anche un preciso quadro aggiornato della grandezza delle aree contaminate nel comune, faccio un esempio: la zona della Verrina , la zona delle ex Fonderie San Giorgio, altre zone in Valbisagno a vario titolo e altre ancora. Sapere quali sono i contaminanti presenti e come e in quale maniera si intende tutelare la popolazione residente e intervenire per risanare queste aree, sopratutto quando queste sono vicine a corsi d’acqua. L’ipotesi che è stata utilizzata in passato per la Raffineria Garrone e la Sanac di Bolzaneto, cioè la  tombatura sotto cemento è una tecnica di contenimento dell’inquinamento soprattutto di quello chimico, quello più pericoloso, che non ha dato in Italia da nessuna parte frutti significativi. E quindi bisogna che in qualche maniera si delinei una politica di recupero di queste aree tuttora largamente presenti nel nostro comune e si indichino i percorsi, anche nella definizione urbanistica del loro possibile uso e così pure di quelle aree a monte e a valle.

Poi non c’è una previsione della tutela della qualità dell’acqua e non sono previste delle prescrizioni perchè la dove la qualità dell’acqua non è elevata, parlo dei punti di prelievo che esistono in val Cerusa, nel Polcevera e nel Bisagno, siano tutelati e rinforzati. Ne deriva che una maggiore densità abitativa, una maggiore concessione di licenze edilizie, un mancato intervento di recupero e di salvaguardia di aree  inquinate a monte va a colpire quegli acquiferi che vanno a conferire l’acqua nell’acquedotto.

Ci sono aree dove vi sono acquiferi significativi che non sono tutelati dal piano di bacino. Faccio un esempio per tutti ( ce ne sono molti ) della zona del Lagaccio fino a Ponte Parodi dove è previsto un enorme insediamento turistico, logistico e commerciale. Evidentemente la non previsione da parte dell’Amministrazione della gestione degli acquiferi sottostanti è un evento che implica possibili e significative ricadute,  sia sopra quando parliamo della zona Gavoglio , sia in fondo quando parliamo di Ponte Parodi. Zone con queste tipologie sono presenti ovunque in città faccio l’esempio di Quinto, di San Martino, la mancanza tutela delle aree acquifere è una delle  cause dei problemi che in questo momento si stanno verificando in via Monte Zovetto dove quando piove l’acqua va a finire nelle case dei cittadini perchè li è stato autorizzata la costruzione di un parcheggio interrato sopra un acquifero.

Nella logica della collocazione, della ricollocazione, del possibile utilizzo delle aree  mancano i numeri sulla sostenibilità delle depurazioni,  della mobilità , del ciclo dei rifiuti. Qual’è il limite che l’amministrazione si pone rispetto  alle possibili autorizzazioni in riferimento non alla singola costruzione, ma  a una serie di costruzioni che sono state autorizzate. Qual’è il limite di persone che il sistema di depurazione dell’impianto di Punta Vagno puo’ reggere (se lo puo’ e gia’ ora non puo’ ) con gli insediamenti previsti a Ponte Carrega, quale è il limite di impermeabilizzazione che si puo’ ritenere accettabile in via Donato Somma a Nervi dove sono stati autorizzati via via bem 1500 posti auto in box in un km e mezzo? Quell’area sopra e sotto puo’ essere ulteriormente impermeabilizzata come sta attualmente avvenendo?

Nella stessa logica non v’è una implementazione dei dati sulla qualità dell’aria  che a Genova è abbastanza problematica  e sulle previste infrastrutture e sulle possibili mitigazioni. Ovviamente sarebbe persino scontato riferirsi a gronda o a opere di grande infrastrutturazione previste, ma noi per chiarire bene il concetto e la cultura urbanistica in cui ci troviamo a vivere mi riferisco anche alla zona di Quarto, che in corso Europa è uno dei punti  dove avvengono il maggior numero di sforamenti  da traffico.L’aumento degli insediamenti previsti oltretutto in due delle poche ampie aree verdi residuali non faranno altro che aumentare, non mitigare le problematiche che esistono già e sono molto gravi.

Non esiste un disegno complessivo per quanto riguarda le aree  per il sistema ciclo-pedonale, non vengono definite le strutture, gli investimenti, le aree  dove queste tipologie di mobilità sono previste. La nostra idea è che non ci sia nessun disegno integrato in questo settore coi necessari vincoli se non iniziative collegate ad investimenti spot  che si ottengono dall’Europa per fare un km qui un km la  senza alcun disegno complessivo da questo punto di vista e comunque  non ci sono le aree vincolate a queste modalità di movimento.

Mancano anche valutazioni e conseguenze sulla gestione delle aree e sui permessi a costruire riguardante il risparmio energetico nelle aree di trasformazione e anche il recupero di aree esistenti per diversi usi di tipo energetico, faccio riferimento ai numerosi ex mulini ad acqua presenti in ogni parte della città e a canalizzazioni tuttora attive che servivano le aree delle cartiere in val Cerusa e Leira, nessun vincolo , nessun investimento, acqua e strutture buttate via o lasciate a marcire.

Mancano indicazioni e prescrizioni sulle aree di biodiversità  volte alla loro salvaguardia. Faccio l’ultimo esempio che pero’ e’ emblematico di una politica urbanistica e della partecipazione nella gestione del suolo purtroppo comune in tutto il comune di Genova. Il Municipio della Bassa Valbisagno ha investito centomila euro  per una strada  progettata e costruibile in maniera sostenibile nella zona di Quezzi alta chiamata Pian dei Ratti. Nonostante l’impegno rilevante in termini di progettazione e di finanze messo in opera dal Municipio l’Amministrazione Comunale ha prontamente autorizzato una asfaltatura della strada con ovvia totale impermeabilizzazione dell’area a forte rischio idraulico ( Fereggiano ) e tanti saluti alle indicazioni provenienti stavolta da istituzioni che dovrebbero poter governare il loro territorio.

Manca una mappatura che permetta di vincolare le aree più critiche per la salute a Genova e i possibili interventi di mitigazione. Esistono dati ASL e un Registro Tumori da cui si potrebbe tranquillamente attingere (se si volesse fare e non è stato fatto ),  per accertare che in certe aree esiste già una tale concentrazione di problematiche per la salute che non possono per questo essere ulteriormente incrementate ( traffico, costruzioni, destinazioni commerciali, logistiche e altro ).

Infine manca una analisi puntuale delle aree verdi pubbliche e della loro accessibilità. Ricordo che le aree verdi che non sono giardinetti, ma aree rilevanti di almeno alcuni ettari dovrebbero  essere accessibili da una distanza massima di trecento metri da casa. Questo elemento che dovrebbe essere qualificante non è stato minimamente perseguito nella stesura di questo Puc e molte zone della città si trovano e si ritroveranno in condizione di assoluta mancanza di questo strumento seppur minimo di salvaguardia della qualità della vita , della salute e della socialità dei cittadini.

Queste nosrtre osservazioni riteniamo che debbano fare parte delle risposte alle prescrizioni della Regione Liguria e essere utilizzate per la stesura definitiva del Puc genovese.

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