Novembre 2013: il seme della rivolta. La lotta dei tranvieri di Genova in difesa del trasporto pubblico

AMT via Garibaldi

lavoratori delle aziende partecipate assediano il Municipio di Genova chiuso per l’occasione

di P.B – lavoratore AMT Genova – 

Nelle giornate dal 19 al 23 novembre 2013, a Genova, sono stati vissuti dei momenti di spontanea lotta in difesa del trasporto pubblico, da parte dei tramvieri genovesi. Un gruppo di uomini e donne  che ha riscoperto ed assaporato il senso di appartenenza, l’unità di intenti e la fermezza nel raggiungerli ad ogni costo, consapevoli dei rischi e dei sacrifici che stava patendo.

Per avere una visione completa occorre ritornare indietro al 7 maggio di quest’anno. Attraverso un sofferto e combattuto referendum, i lavoratori di AMT, con  la sottoscrizione di un accordo, decidevano di rinunciare ad una parte importante del loro salario e di accettare i contratti di solidarietà per poter salvare la propria azienda e portarla, per la fine del 2013, in una condizione di solidità economica tale da evitare l’azzeramento del capitale sociale e la messa in liquidazione, permettendo cosi alle istituzioni di attuare il piano industriale e di riequilibrio economico.

Nei mesi a venire le organizzazioni sindacali ed il comune di Genova, azionista unico dell’azienda di trasporto locale, si sono più volte incontrati. L’esito finale è stata l’incapacità del comune di rispettare la parte delle iniziative sottoscritte in quell’accordo. I lavoratori da allora hanno presidiato permanentemente piazza De Ferrari, la piazza più importante e significativa della città, con gazebo, distribuendo volantini per informare i genovesi di  quanto accaduto, raccogliendo oltre 30mila firme a sostegno del trasporto pubblico. L’epilogo della vicenda è stata l’assemblea del 18 sera, dove i lavoratori decidevano di iniziare la lotta in difesa del trasporto pubblico, sfociata poi nelle cinque giornate consecutive di lotta e di protesta.

In quei giorni difficili la città è stata messa a dura prova. I cittadini hanno capito e supportato i loro tranvieri fino in fondo. Quello che stavano portando avanti non era solamente la difesa del posto di lavoro. Stavano difendendo un principio democratico. Il trasporto per essere di tutti deve essere pubblico. L’investitore privato non può svolgere, per definizione, un servizio per la collettività, perché nella sua “mission” il profitto è la priorità assoluta. In suo nome si possono “sacrificare” servizi e personale.

Sono stati giorni intensi dove é stato seminato il seme della rivolta. Quella rivolta contro chi decide di appropriarsi o di sfruttare ciò che è pubblico, cioè di tutti, e quindi di farne “cosa propria”, di trarne profitto senza nessun beneficio per la cittadinanza. Nei prossimi mesi a Genova arriveranno decine di bus nuovi che probabilmente sarebbero rimasti in qualche piazzale ad aspettare l’arrivo del socio privato (busitalia ?) che se li sarebbe trovati in regalo. Il seme è stato generato e posto nel terreno che è la coscienza dei cittadini. Ora non ci resta che aspettare. I tempi sono maturi.

nota di Attac Genova:

“gli scioperanti dovranno pagare pesanti multe, 1000-1500 euro ciascuno; per dimostrare concretamente la nostra solidarietà si può inviare un bonifico intestato a:

SOLIDARIETA’ PER I TRANVIERI GENOVESI COD. IBAN: IT93R0617501400000007120580BICCRGEITGG040

One Response to Novembre 2013: il seme della rivolta. La lotta dei tranvieri di Genova in difesa del trasporto pubblico

  1. paolo catalano scrive:

    Bravo P.B. hai scritto bene. Purtroppo al giorno d’oggi per risolvere qualcosa ci vogliono i FATTI ,le parole non bastano più! Forse, come dici tu, abbiamo acceso una fiammella……..
    Paolo

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