Riflessioni sul piano finanziario degli interventi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani per l’anno 2014

LE RECENTI DECISIONI SUL CICLO DEI RIFIUTI SONO DAVVERO UN CAMBIO DI ROTTA, O SERVONO A SPIANARE LA STRADA A IREN?

Una rassegna degli ultimi giorni, che comprenda la seduta del Consiglio Comunale del 17 luglio scorso, la delibera approvata (Proposta di deliberazione n. 2014-DL-2011 del 02/07/2014. Piano finanziario degli interventi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani per l’anno 2014) con l’allegato TARI 2014. Piano finanziario e Relazione di accompagnamento redatto da AMIU; le dichiarazioni di sindaco assessore e altri esponenti della maggioranza; i documenti genovesi e dell’Unione Europea sull’Economia Circolare; polemiche come quella apparsa oggi (20 luglio) sul Secolo XIX (Renata Briano smentisce accordi Acam-Iren-AMIU, dice il titolo, ma il contenuto è assai meno categorico) induce ad alcune riflessioni.

Come (quasi) sempre la semplice enumerazione dei provvedimenti decisi permette più interpretazioni. Quella sostenuta da Giunta e Lista Doria, di una svolta epocale versa la realizzazione della strategia RZ risulta sempre meno convincente, quanto più si approfondisce l’analisi.

Non tanto perché la digestione anaerobica sia di per sé sbagliata, anzi produrre biogas e ridurre lo sfruttamento di combustibili fossili va valutato positivamente, purché non si tratti di una speculazione finalizzata ai contributi statali mediante produzione incentivata di energia elettrica[1]. Quanto perché la sensazione che resta, dopo aver esaminato con una certa cura la documentazione, è che la “svolta” sia dovuta al fatto che Iren soffre di un eccesso di capacità di incenerimento rispetto ai rifiuti disponibili (avendo ben tre inceneritori, a Piacenza, Parma e Torino).

Quindi nella prospettiva di una gestione dei rifiuti unica a livello regionale (soluzione ben vista anche dai sindacati maggiori) la Liguria sarebbe importante come fornitrice di CSS (Combustibile Solido Secondario), non come sede di un quarto inceneritore.

Alla luce di quanto precede, potrebbe spiegarsi la persistente rinuncia al porta a porta, compensata da impianti di separazione (dell’indifferenziata) secco-umido.

La scelta a favore dell’impiantistica è utile nella prospettiva di collocare AMIU nell’orbita di Iren in due modi: da un lato giustificherebbe la produzione di CSS, che non avrebbe senso con alte percentuali di differenziata pulita vendibile; dall’altro gli investimenti previsti per impianto anaerobico, impianto di compostaggio e due impianti di separazione secco-umido giustificherebbero l’ingresso di un partner capace di sostenere questo esborso. Sebbene questo argomento sia falso, o meglio sia reso vero da decisioni politiche che potrebbero essere contrastate se lo si volesse, si tratta di un argomento che fa abbastanza presa sull’opinione pubblica.

Nota a margine 1: “sostituire le discariche con sistemi di trattamento che consentano in primo luogo il recupero di materia, come il compost della frazione umida differenziata, e quindi quello di energia, tramite la produzione del combustibile solido secondario” (in http://www.economia-circolare.it, sito del Forum permanente sull’economia circolare espressione del Comune di Genova).

Ma la Comunicazione della Commissione del 2 luglio scorso (COM(2014) 398 final) precisa che il residuo non riciclabile sarà al massimo il 5% della raccolta, e andrà in discarica (nota 25 p. 10).

Nota a margine 2: la delibera prevede, come già gli anni scorsi, di non calcolare in tariffa la remunerazione del capitale investito, pari a € 3.068.000 (Tari 2014 p. 44). Peccato che questo gesto generoso non compensi neppure l’ecotassa per il mancato raggiungimento degli obiettivi di RD, che ammonta a € 3,7 milioni.

 

[1]             Questa è anche l’opinone del Movimento Legge Rifiuti Zero, e del movimento internazionale RZ (si veda per es. GAIA su digestione anaerobica).

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