Elezioni in Grecia

ELEZIONI IN GRECIA

di Pino Cosentino

Syriza trionfa con il 35% dei voti, su una partecipazione al voto del 55%, dopo aver vinto 10 settimane fa un referendum con il 62%, e una partecipazione al voto del 65%. In due mesi e mezzo si è passati da un risultato a favore del governo del 40% degli elettori a l 18%, o contando anche l’alleato centrista di Syriza, al 20%. 

Ci sono commentatori che definiscono “fisiologica” questa astensione oltre il 45%, in un paese scosso da potenti movimenti sociali, e posto davanti a scelte fondamentali per il suo futuro.

Metà della popolazione, come quei commentatori, non crede più nella democrazia, nella partecipazione, nell’azione collettiva.

Quattro anni di “austerità compassionevole” gestita da un governo ritenuto di “sinistra radicale” compiranno l’opera, spalancando la strada all’affermazione dei nazisti.

L’Unione Popolare, la sinistra di Syriza, che prende la metà dei voti del vecchio partito Comunista (KKE), sconta la sua partecipazione a un progetto che evidentemente conteneva in germe gli sviluppi che oggi vediamo.

Ora Tsipras trionfa, come a suo tempo Pétain, salvatore di quel che restava di una Francia dimezzata, con i tedeschi a Parigi e in tutta la parte settentrionale/atlantica del paese.

Tuttavia una parte consistente restava “libera”, sotto il governo del fascista Laval zelantissimo nel rastrellare ebrei da consegnare ai lager, ma conservando ancora il controllo dell’impero d’oltremare e della potente flotta da guerra. Abbastanza per creare consenso al governo collaborazionista, da parte di una popolazione spaventata da un possibile dominio diretto tedesco.

La logica, anche della sinistra a sinistra di Syriza è sempre la stessa: tutta l’attenzione e la pressione sono rivolte al voto, ad avere i leader in Parlamento. Il popolo mentre resta abbandonato nelle sue tremende difficoltà, vede i propri leader accapigliarsi per entrare a far parte della rappresentanza politico-istituzionale, che garantisce un avvenire sereno per sé stessi.

Ora Tsipras farà le “riforme” volute dai “mercati”, ma in sogno continuerà a lottare per…che cosa? Contro l’austerità, dice lui. Il cane pastore che banchetta con i lupi dividendo con loro gustosa carne di pecora, invece, non sa parlare, né sente la necessità di farlo. E’ quello il bello degli animali, ciò che ci affascina in loro: non possono mentire. In questo senso, il  politico professionista rappresenta il vertice dell’evoluzione umana, la varietà che più si è spinta lontano dai nostri fratelli bestiali.

Oggi questo è ciò che gli avvenimenti scatenano nelle menti non immemori del passato e attente osservatrici del presente. Ma la storia non si ripete. Speriamo che da questa esperienza nasca una nuova consapevolezza delle responsabilità collettive. E’ sbagliato oggi demonizzare Tsipras, come era sbagliato ieri esaltarlo. Bisogna prendere atto che è impossibile riformare questo sistema politico, facendone uno strumento di democrazia autentica e di cambiamento sociale, dal di dentro, dalla rappresentanza com’è ora. La rappresentanza e tante altre cose dello Stato moderno vanno salvate e potenziate, ma recuperandole all’interno di un processo rivoluzionario a salda direzione popolare.

 

 

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