Riflessioni ad una settimana dalla rottura dell’oleodotto. Petrolio nel rio Fegino, nel Polcevera e nel mare

di Giuseppe Oliva – Attac Genova –

Il mare di Genova è un po’ “sfortunato”, ma l’incidente che nella settimana scorsa ha portato nelle acque marine circa il 10% delle 5/600 tonnellate di greggio sversate dopo la rottura dell’oleodotto genovese per fortuna non è enorme come quello dovuto all’affondamento della petroliera Haven nel 1991 o al petrolio dell’Agip Abruzzo portato da Livorno sulle coste liguri sempre lo stesso anno.

Federico Valerio, che ha diretto il dipartimento di chimica ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, ha studiato l’ecosistema marino ligure investito haven 1 dalla tragedia della petroliera Haven nel 1991, e non ha dubbi: «Il paragone con la Haven non regge. Quello accaduto in Valpolcevera non è un disastro, ma un incidente grave sì. Non doveva succedere, i sistemi di prevenzione hanno fallito” e ha affermato che sulle spiagge del Ponente ligure accadrà quello che accadeva spesso negli anni Sessanta, quando le petroliere lavavano le vasche in mare e sulle spiagge arrivavano macchie di catrame, ma che sarà utile tenere sotto controllo gli organismi marini, perché una certa quantità di idrocarburi finirà nella catena alimentare, nei pesci e nelle cozze.

Purtroppo però, nonostante questo parere non del tutto negativo, i turisti sicuramente eviteranno le spiagge e i prodotti ittici liguri, apportando notevoli danni a un economia ormai quasi del tutto dipendente dal turismo, e non si intravedono possibilità di risarcimenti adeguati

Affrontando la problematica più in generale, per quanto riguarda il petrolio, si potrà obiettare che la vita ha bisogno di “energia”, e che la “macchina” della società umana, al pari della macchina della natura, necessita di energia per funzionare, anche se col recente progresso tecnologico, mirato a obiettivi di incremento della qualità della propria vita, l’uomo ha cominciato ad alterare l’equilibrio delle risorse e della qualità del pianeta.

Petrolio-nel-rio-feginoPer non sconvolgere l’equilibrio vitale del pianeta non si deve necessariamente rinunciare al confort tecnologico o allo sviluppo umano, che ha in così larga misura contribuito a migliorare i nostri standard di vita. Dobbiamo solo cercare di adottare opportune strategie di sviluppo della società umana compatibili con le risorse e con l’equilibrio vitale del pianeta. Una “ricetta” potrebbe essere quella di intraprendere la via delle fonti rinnovabili. Questa scelta non sottintende soltanto un bisogno “ambientale”, di salvaguardare il pianeta abbandonando quelle fonti ad alta pericolosità ambientale come i cosiddetti combustibili fossili (quali il petrolio ed il carbone, ma anche il gas metano ed altri derivati), ma anche l’unica vera scelta strategica energetica per assicurare lo sviluppo della società umana.

Per un futuro sostenibile, che cioè si preoccupi dell’ambiente ma anche dello sviluppo della società l’unica risposta concreta, pratica e programmatica sono, per il momento, le fonti rinnovabili che non saranno più solo energie pulite, “verdi”, ma rappresenteranno l’unica scelta energetica a lungo periodo praticabile in tempi brevi, quando le altre fonti non rinnovabili saranno esaurite.

È inutile quindi porre in essere politiche energetiche che, spostandosi da un combustibile fossile all’altro, cerchino di rimanere a galla quanto più possibile, bisognerebbe investire subito nella ricerca nel settore delle fonti rinnovabili, che rappresentano l’unica strada percorribile a lungo termine e che dovrebbero in breve tempo acquisire competitività ed efficienza. Solo così, infatti, le fonti rinnovabili diventeranno fonti a basso costo capaci di giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo, mentre oggi il loro costo è superiore a quello delle energie tradizionali e quindi risultano meno appetibili. Va anche considerato che in realtà il prezzo delle energie rinnovabili è più alto perché integra in sé quel costo sociale (vedi ad esempio la bonifica a seguito dell’inquinamento di un sito) che dovrebbe essere aggiunto al costo dei combustibili fossili e che invece non viene considerato. In tutti i casi, nei costi dell’energia ottenuta dai combustibili fossili, manca il computo dell’impatto ambientale della combustione, cioè il prezzo di questo tipo di energia è più basso del suo costo sociale. eolico L’importante è dunque iniziare seriamente ad investire in ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili perché se veramente le previsioni più recenti si rivelassero valide ci troveremmo di fronte a una sostanziale scarsità di petrolio e combustibili fossili in assenza di alternative «mature» per sostituirli. Se invece possedessimo alternative mature ed efficienti rispetto alle fonti non rinnovabili non ci sarebbe tanta preoccupazione sui dati allarmanti riguardo all’esaurimento dei combustibili fossili.

Il nostro paese ha in realtà già iniziato un suo percorso di transizione energetica: non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma l’Italia conquista il primo posto nel mondo per il solare, sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano. Il contributo ai consumi elettrici arriva al 38%, dato che fotografa il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall’alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio (vedi i tagli agli incentivi).

Ritornando all’ ennesimo disastro ambientale in Liguria ci sentiamo comunque di auspicare un più celere andamento di tale transizione da ottenere non solo ripristinando gli incentivi, ma aumentandoli.

L’incidente del Polcevera dimostra inoltre la fragilità ambientale di Genova, dove i corsi d’acqua sono ormai al collasso: dopo le recenti e tragiche alluvioni del Ferreggiano (2011, 2014), costretto in un alveo sempre più ridotto da un consumo di suolo fuori controllo, ora è la volta del Polcevera, devastato dallo sversamento di 5/600 mc di idrocarburi fuoriusciti a causa della rottura di un oleodotto irresponsabilmente collocato a ridosso del fiume.

La Liguria, per la conformazione geomorfologica, è una regione a particolare rischio di eventi estremi dovuti al cambiamento climatico in atto, e questo agisce anche da moltiplicatore di tutti i problemi del territorio. Questa situazione ha fatto di Genova una città schiacciata sul mare e con un selvaggio sfruttamento del suolo: è necessario quindi prevedere con grande urgenza un piano serio e responsabile, condiviso con la popolazione, volto a salvaguardare la cittadinanza da incidenti come quello attuale e da alluvioni. Tale piano deve essere la priorità assoluta a livello politico e non è assolutamente rinviabile.

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