Il nuovo numero del “Granello di sabbia” : il deserto delle disuguaglianze.

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Indice:

Editoriale: La Politica “scopre” le Diseguaglianze e risponde con gli sgomberi. Riprendiamoci il futuro, aboliamo il debito illegittimo

di Vittorio Lovera

Verità e giustizia sul debito pubblico: Assemblea Nazionale del CADTM ITALIA Roma, 4 marzo

di Assemblea nazionale di Cadtm Italia (Comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi)

Debito e diseguaglianze: basi del capitalismo finanziarizzato

di Marco Bersani

Diseguaglianza, dalle maree ai naufragi

di Marco Bertorello

Giustizia ambientale e giustizia sociale: un paradigma per un progetto di un mondo diverso

di Guido Viale

SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE: 8 punti per l’8 marzo. NonUnaDiMeno

di Alessandra Filabozzi

La magnitudo delle banche

di Marco Bersani

La lotta alle disuguaglianze: elemento costitutivo e affermativo della democrazia

di Giuseppe De Marzo

Linee guida per l’azione di Attac nei territori

di Attac Italia

Università di Attac Italia del 13-14 maggio a Milano

di Attac Italia

Rubriche

Il fatto del mese

Benvenuti nell’era della post verità

di Marco Schiaffino

Democrazia partecipativa

Disuguaglianze e democrazia. Il suffragio universale non basta

di Pino Cosentino

Rubrica migranti

Diseguaglianze e migrazioni

di Roberto Guaglianone

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Sintesi degli interventi all’Assemblea CADTM 4 Marzo 2017 e interventi completi.

 

Interventi completi:

Vittorio Lovera: https://youtu.be/OgBFk5mGN6U 

Marco Bertorello: https://youtu.be/64FCn3ydCTc

Alex Zanotelli: https://youtu.be/0Pti8_J_Goc

Cristina Quintavalla: https://youtu.be/Zx8AebkOqjM

Marco Bersani: https://youtu.be/DSqrLkBaMNI

Prof.  Raffaele Coppola:  https://youtu.be/snH1KQbYdUc

Pubblico – privato o profitto si – profitto no?

PUBBLICO – PRIVATO O PROFITTO SI’ – PROFITTO NO?

di Pino Cosentino – Attac Genova

 

In questo mese di marzo potrebbe decidersi il destino del movimento italiano per l’acqua.

Quattro assemblee macroregionali e infine l’assemblea nazionale il 1° aprile dovrebbero ridefinire le strategie di un movimento che altrimenti rischia di sparire.

Il documento preparatorio, elaborato e diffuso dal coordinamento nazionale, evidenzia bene la necessità di una svolta, di cui abbozza alcune ipotesi.

Mi pare però che manchi ancora un sufficiente ripensamento critico dell’esperienza di questi ormai quasi sei anni dopo il referendum.

Voglio essere il più netto possibile. La prima constatazione da fare è che quelle che chiamiamo “privatizzazioni” ad una più attenta considerazione si rivelano metamorfosi dell’attuale “pubblico”, adeguamento del “pubblico” al contesto della finanziarizzazione globale. La “privatizzazione” nasce come moto endogeno del pubblico, nasce dal suo interno, è un’evoluzione del suo modo di essere. Non c’è nessun confronto pubblico-privato, non ci sono privati che premono e prevaricano il “pubblico”. E’ invece questo che preferisce gettare via quello che ormai è solo un travestimento e passare apertamente nel settore privato. Qual è dunque l’elemento veramente distintivo di questo processo? Non tanto i cambiamenti negli assetti proprietari, quanto l’orientamento esplicito al profitto.

Le due cose sono collegate, per orientare l’azienda al profitto occorre la forma giuridica della società per azioni, o anche della società a responsabilità limitata; ma la motivazione della metamorfosi, l’effetto che si vuole ottenere è quello: sottoporre le aziende che gestiscono servizi pubblici alla logica del profitto, massimizzando lo sfruttamento dei dipendenti, lo spennamento dei “clienti”, diminuendo gli investimenti e quindi la qualità del servizio, in nome del risultato economico, di quella cifra che nei prospetti contabili di bilancio sta nell’ultima riga del conto economico.

Il processo di privatizzazione è deciso, voluto, organizzato, diretto dall’inizio alla fine (e in molti casi anche dopo la fine) dalla rappresentanza politica, da quella struttura di governo che dovrebbe “rappresentare” l’interesse generale della società e che invece si è stabilizzata come corpo sociale a sé, come corporazione e settore della più vasta oligarchia dominante.

La diade significativa non è pubblico – privato, ma profitto – no profitto.

La contrapposizione vera è tra un’economia che serve a nutrire e mantenere le popolazioni, e un’economia che serve ad arricchire i pochi sfruttando i molti.

L’azienda (ossia l’insieme di dotazioni strumentali e di lavoratori) può anche essere privata.

Anzi inevitabilmente nuove forme di attività economica nasceranno come iniziative private. Tra i tratti distintivi di forme economiche alternative bisogna certamente includere: imprese collettive, come una cooperativa; orientate a retribuire congruamente il lavoro e a garantire la continuità aziendale, non ad accumulare profitti di cui qualcuno si appropri.

Non sostengo di abbandonare la distinzione/contrapposizione tra pubblico e privato, ma una sua diversa collocazione nelle nostre mappe mentali. Ponendo invece in posizione centrale l’alternativa con fine di lucro – senza fine di lucro

Questo non è un trattato e mi fermo qui.

 

 

Genova, 28 febbraio 2017                                                                                    

Comitato Acqua Bene Comune – Genova

Attac Genova

                    

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