Il granello di sabbia n° 17: Enti locali, cronaca di una morte annunciata

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Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia,
“Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

editoriale:
Alla Grecia il Sol dell’Avvenire, all’Italia uno Scudo Crociato diffuso
di Vittorio Lovera | Attac Italia

Enti locali nel mirino della finanza
di Marco Bersani

“Città metropolitana” dal sindaco al podestà
di Mariangela Rosolen

Acqua, beni comuni: secondo scalpo di Renzi
di Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Gli enti locali e il degrado urbanistico
di Paolo Berdini

CDP all’assalto dei Comuni
di Marco Bersani

Tor Sapienza: sperimentazioni ed Enti Locali
di Riccardo Troisi

“RIPRENDIAMOCI IL COMUNE”
Campagna di Attac Italia

Una diversa politica fiscale per i Comuni
di Fabio Alberti

Intervista a Roberto Balzani
di Redazione Attac Italia

Una luce nella notte dell’economia
di Comune-info

Comunità territoriali per una società sostenibile e democratica
di Livio Martini

Valsamoggia: fusione a freddo
Lista di Cittadini Civicamente Samoggia

Un comune diverso e dal basso
di Alberto Zoratti

Territori di conversione ecologica
Laura Greco

Esperienze di audit del debito in Europa
di Chiara Filoni

Riflessioni sull’auditoria del debito
di Antonio De Lellis

RUBRICHE
il fatto del mese
Renzi: le armi di distrazioni di massa
di Marco Schiaffino

democrazia partecipativa
Esercizi di democrazia (di prossimità)
di Pino Cosentino e Marina Savoia

Incontro aperto sulla partecipazione attiva dei giovani dei paesi mediterranei.

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Martedi 17 febbraio, dalle ore 17.00 presso la Sala del Camino di Palazzo Ducale, si terrà un incontro aperto alla cittadinanza in cui si discuterà di strumenti e metodologie per la partecipazione attiva dei giovani nei casi di Genova e dei paesi affacciati sul mar Mediterraneo. Parteciperanno dall’Italia l’Associazione Joint, l’Associazione Amici di Pontecarrega, l’Associazione di Mediazione Comunitaria e l’Assessore alle questioni sociali, alle associazioni e alla gestione del patrimonio del Municipio Centro-Est. Inoltre vi saranno i rappresentanti di 14 organizzazioni che lavorano sul tema della partecipazione attiva provenienti da Africa del Nord, Medio Oriente ed Europa che si trovano a Genova per lo svolgimento del seminario internazionale Euromed Get Closer su questo tema ospitato da Joint e finanziato dalla Commissione Europea tramite il Programma Erasmus+.

Al seminario, che si svolge a Genova dal 14 al 20 febbraio, partecipano 14 rappresentanti di associazioni che lavorano nel settore della partecipazione attiva giovanile provenienti dai paesi delle sponde nord e sud del Mediterraneo e dal Medio Oriente.

Nel corso del seminario ogni organizzazione condividerà metodologie e strumenti per la partecipazione attiva nel contesto di provenienza allo scopo di scambiare buone pratiche e creare un portale in cui sia possibile replicare l’esperienza del seminario.

Nella giornata del 17 febbraio i partecipanti avranno l’occasione di conoscere e condividere le loro esperienze con diverse realtà attive nel settore della partecipazione attiva.

L’incontro del 17 febbraio è quindi l’occasione per condividere con la cittadinanza i diversi percorsi di partecipazione attiva proposti dalle associazioni presenti con lo scopo di presentare e discutere metodi e strumenti per la partecipazione attiva, favorendo lo scambio di buone pratiche e approcci innovativi.

L’Associazione di promozione sociale Joint di Milano opera da più di 10 anni nel settore della mobilità e della partecipazione giovanile, organizzando e promuovendo, tra gli altri, scambi internazionali, corsi di formazione in Europa e Servizio Volontario Europeo finanziati dal Programma Erasmus+ della Commissione Europea.

L’Associazione Amici di Pontecarrega è attiva dal 2012 e nasce dalla volontà di un gruppo di abitanti della zona di Ponte Carrega, in Val Bisagno, di salvaguardare lo storico Ponte Carrega dalla proposta di abbattimento a seguito della costruzione di un centro commerciale. Per contrastare questa proposta, ha deciso di attivarsi per rivendicare la possibilità di informarsi, informare e promuovere la partecipazione dei cittadini nel territorio che abitano.

L’Associazione di Mediazione Comunitaria nasce nel 2013 dall’incontro di alcune esperienze di sensibilizzazione e uso dello strumento della mediazione comunitaria in America Latina, che sono state proposte al territorio genovese negli ultimi anni. E’ tra i promotori del X Congresso Mondiale di Mediazione, svoltosi a Genova a settembre 2014.

Il Municipio Centro-Est è stato promotore del progetto Partecip@, con l’obiettivo di promuovere la cura dei beni comuni e del territorio attraverso le idee, le scelte e il coinvolgimento dei cittadini alla vita pubblica.

 

Associazione di promozione sociale Joint Milano, Via Giovanola 25\C, 20142 Italia,

C.f. 97 36 54 50 150, P.I. 06 091 280 963

erasmusplus@associazionejoint.org Tel. +39 02 45 47 23 64      Fax. 02/4507095

www.associazionejoint.org, www.serviziovolontarioeuropeo.it, www.scambiinternazionali.it

Si segnalano i seminari: lavorare nel sociale, in quale spazio comune?

Nel periodo 24 marzo – 28 Maggio a Palazzo Ducale.

I seminari sono stati organizzati dal Circolo Oltreilgiardino  in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociosanitarie del Comune di Genova e con Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura.

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Fermare il TISA (Trade in Services Agreement)

FERMARE IL TISA
di Marco Bersani (Attac Italia)

Mentre si è appena concluso a Bruxelles l’ottavo round del negoziato fra Usa e Unione Europea sul TTIP, emergono periodicamente nuovi documenti sull’altro segretissimo negoziato in corso, il Trade In Service Agreement (TISA).

Si tratta di un negoziato cui prendono parte i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Usa; Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, più altri 18 Stati, che complessivamente producono il 70 % del prodotto interno lordo globale.

E, naturalmente, l’obiettivo di questo negoziato è la totale liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici, riprendendo gran parte del vecchio Accordo generale sul commercio dei servizi (Agcs), discusso per oltre 10 anni all’interno dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Omc) e fallito sotto la pressione delle mobilitazioni sociali del movimento altermondialista.

Dopo la prima denuncia del negoziato, fatta da Wikileaks lo scorso giugno, attraverso la pubblicazione di un primo documento, incentrato sulla liberalizzazione dei servizi e prodotti finanziari, dei servizi bancari e dei prodotti assicurativi, un secondo documento è trapelato a metà dicembre attraverso la rete Associated Whistle-Blowing Press, relativo all’intenzione da parte degli Usa di inserire nel negoziato gli interessi della Coalition of Service Industries, lobby statunitense di cui fanno parte IBM, HP e Google, nel promuovere l’accesso e la distribuzione dell’informazione, delle applicazioni e dei servizi scelti dai consumatori, senza alcuna restrizione al trasferimento dei dati tra i paesi, con immaginabili conseguenze per la protezione dei consumatori e per le leggi sulla privacy.

E’ invece di questi giorni un terzo documento, anch’esso diffuso dalla Associated Whistle-Blowing Press, che rivela il deciso attacco alla sanità pubblica portato avanti all’interno del Tisa. Si tratta di una proposta, discussa lo scorso 6 ottobre a Bruxelles, che prevede l’apertura totale delle frontiere al mercato della sanità, valutato in 6 trilioni di dollari, per facilitare la mobilità dei pazienti tra paesi diversi, attraverso la distribuzione di voucher individuali alle persone, che potranno decidere in quali paesi utilizzarli. L’obiettivo è la privatizzazione totale dei sistemi sanitari con grande vantaggio dei cittadini più ricchi, delle cliniche private e delle compagnie assicurative, il tutto pagato con i soldi dei contribuenti.

Anche il capitolo sulla sanità, come gli altri precedenti, porta la clausola “confidential”, ribadendo la segretezza del negoziato, che prevede l’impegno dei governi a non rivelarne i contenuti non solo in corso d’opera, bensì fino a cinque anni dopo l’approvazione.

Tisa e Ttip costituiscono il più compiuto attacco portato avanti in questi anni ai diritti del lavoro, ai beni comuni e ai servizi pubblici, ai diritti sociali e ambientali, oltre a determinare il definitivo passaggio dallo stato di diritto allo stato di mercato, con la fine della democrazia e della sovranità popolare.

Ma fermarli si può: in questi giorni a Bruxelles le diverse campagne nazionali Stop Ttip hanno consolidato la rete d’iniziativa comune; e, mentre la petizione europea promossa dai movimenti viaggia a pieno ritmo verso i 2 milioni di firme, è posizionata ai blocchi di partenza la costruzione di una forte mobilitazione sociale, in tutti i paesi europei e negli Usa, per il prossimo 18 aprile, giornata transnazionale di protesta contro Ttip, Ceta (accordo di libero scambio Ue-Canada) e Tisa.
Nessuno che abbia a cuore il diritto al futuro può chiamarsene fuori.

Dichiarazione della rete degli Attac Europei dopo le elezioni greche.

Grecia

In Grecia ha vinto la speranza – manteniamola viva e diffondiamola in tutta Europa

Nelle elezioni greche del 25 Gennaio la speranza ha vinto sulla paura e sulla rassegnazione, dando ai cittadini greci la possibilità di essere governati da un governo di sinistra per la prima volta. Questa vittoria sta facendo rinascere la speranza non solo tra il popolo greco, ma tra i cittadini europei, che hanno espresso la loro solidarietà nella lotta contro le politiche di austerità della Troika.

Questa solidarietà si è manifestata durante la campagna elettorale, non solo attraverso la presenza fisica alle iniziative che si sono tenute in Grecia, ma anche attraverso manifestazioni in tutta Europa. In un certo senso, noi tutti abbiamo partecipato a questa vittoria storica. Il risultato ci incoraggia: con queste elezioni i cittadini hanno rivendicato democraticamente il loro diritto di decidere.

I primi atti e dichiarazioni di questa nuova maggioranza confermano la sua volontà di lottare contro le politiche di austerità in Grecia e in Europa, per sollevare i cittadini dal peso del debito pubblico, utilizzato per imporre politiche neoliberiste che negano i diritti e la giustizia sociale.

La lotta sarà dura e richiederà un continuo supporto. La rete degli attac europei si propone di offrire sostegno a questa lotta, che è anche la nostra lotta per cambiare le politiche europee.

Non sarà facile, e alcune scelte politiche talvolta potranno essere oggetto di critica. La rete degli attac europei guarderà con occhio critico alle scelte del governo Syriza.

Daremo il nostro sostegno a questo difficile esercizio del potere politico, nella misura in cui le politiche attuate contribuiranno a fermare le politiche di austerità, rafforzeranno le istituzioni democratiche, toglieranno dalle grinfie dei mercati i diritti dei cittadini, attueranno la transizione ecologica, e ripristineranno la giustizia sociale in tutta Europa.

Più in particolare, consapevoli che il problema del debito pubblico in Europa ci riguarda tutti e che è di vitale importanza per la Grecia, che è di fronte a un livello insostenibile del debito, ci batteremo a favore di una Conferenza europea sul debito pubblico, analoga alla Conferenza di Londra del 1953 che ha trattato del debito della Germania prima e dopo la guerra.  La vogliamo utilizzare per proporre una ridefinizione dei ruoli e del potere delle istituzioni UE. Il nostro obiettivo è un’ Europa solidale che faccia gli interessi della maggioranza dei cittadini, invece di imporre la volontà di pochi su tutti.

L’inammissibile ed irresponsabile colpo della BCE contro la Grecia

 

da Attac France

La Banca centrale europea (BCE) ha annunciato mercoledi 4 febbraio che metterà fine alle normali operazioni di rifinanziamento delle banche greche. Per ritirare liquidità presso la BCE, le banche non potranno più dare come garanzia i titoli di Stato greco. Le banche greche si vedono così ritirare la loro principale fonte di finanziamento.

Attac condanna fermamente questa decisione della BCE.

Questa decisione é inaccettabile in quanto la BCE ha oltrepassato il proprio mandato. Essa ha sospeso il finanziamento delle banche greche con la semplice “presunzione” (secondo il suo comunicato) che nessun accordo potesse essere trovato con il nuovo governo greco per quanto riguarda la ristrutturazione del debito. Come la BCE, istituzione che non ha nessuna legittimità democratica, può prendere una decisione politica di questa importanza mentre i negoziati stanno appena iniziando?

Questa decisione é illegittima, in quanto la BCE, si oppone all’applicazione del programma politico scelto dagli elettori greci. Una volta di più, la BCE si assume difensore dei credenzieri della Grecia per imporre il proseguimento di un programma di agiustamento che ha rovinato il popolo greco e si é tradotto con un aumento del debito greco.

La decisione della BCE é irresponsabile perché potrebbe generare un panico bancario, le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche per la Grecia e la zona euro in se!

Attac rivendica il ritiro di questo provvedimento da parte della BCE, e chiede che le proposte del nuovo governo greco siano sentite ed applicate. Solo una ristrutturazione veloce del debito greco é accettabile. Il potere esorbitante della Troika e dei suoi credenzieri deve fermarsi subito!

Fonte: https://france.attac.org/actus-et-medias/salle-de-presse/article/le-coup-de-force-inadmissible-et

TTIP. In chiusura a Bruxelles l’ottavo round negoziale.

 

TTIP. In chiusura a Bruxelles l’ottavo round negoziale. Oltre cento organizzazioni denunciano il meccanismo della Cooperazione regolatoria.
La Campagna Stop TTIP Italia, in occasione delle mobilitazioni dei produttori di latte:

“Il Trattato è una minaccia ai diritti di cittadinanza e alle nostre filiere agroalimentari, per questo va bloccato”


 
Oltre cento organizzazioni della società civile
hanno firmato e diffuso un documento in conclusione dell’ottavo round negoziale del TTIP, che si è svolto a Bruxelles nei giorni scorsi, per denunciare come il meccanismo della Cooperazione regolatoria sia in verità un vero e proprio Cavallo di Troia degli interessi economici a svantaggio dei diritti dei cittadini, del lavoro e dell’ambiente. Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea il capitolo sulla Cooperazione regolatoria mostra come investimenti e commercio avranno la precedenza sull’interesse pubblico, dando un enorme potere a strutture tecniche capaci di bloccare o indebolire regolamentazioni e standard senza che gli organi democraticamente eletti, come i Parlamenti, abbiano il potere di intervenire.
“Il meccanismo proposto è un pericolosissimo precedente” sottolinea Marco Bersani, di Attac e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “che rischia di indebolire ulteriormente i poteri pubblici davanti alle pretese delle lobbies economiche”.
“Assieme al negoziato TISA sulla liberalizzazione dei servizi” aggiunge Bersani, “il TTIP è l’altra grande minaccia ai diritti di cittadinanza”.
“Il TTIP rischia di essere un ulteriore grimaldello che può disarticolare le filiere produttive dell’agricoltura familiare, piccola e media” sottolinea Monica Di Sisto, di Fairwatch e tra i promotori della Campagna Stop TTIP Italia, “liberalizzando un mercato come quello agroalimentare dove le aziende più legate al territorio e alla qualità chiudono una dopo l’altra, sembrano non avere vie d’uscita”.
“Le mobilitazioni dei produttori di latte di questi giorni” chiarisce Di Sisto, “è una premessa di quello che accadrà con lo smantellamento delle tariffe e soprattutto delle barriere non tariffarie a causa del TTIP. Un’invasione di prodotti a basso prezzo che entreranno nel nostro Paese a tutto vantaggio delle imprese che trasformano prodotto importato a basso costo e che lo esportano, ma che daranno un colpo mortale ai nostri piccoli produttori e alla filiera italiana. La retorica della difesa delle indicazioni geografiche” conclude Di Sisto, “nasconde in verità una pesante ristrutturazione della nostra produzione a vantaggio di pochi. Di quale Made In Italy parla il Ministro Martina se analisi e stime di impatto del Parlamento europeo parlano di un aumento del 118% delle importazioni di agroalimentare americano nel caso che il TTIP fosse approvato? E quali rassicurazioni può dare sul Trattato transatlantico se negli ultimi anni né l’Europa né i nostri Governi sono stati in grado di tutelare le nostre produzioni dalla fine programmata delle quote latte?”.

 

web: http://stop-ttip-italia.net

facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia

 

 

EXPO: Lettera aperta

Alle Autorità

e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”

Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,

i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.

EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.

Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.

Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta.

Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone ?

Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.

Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Expo non parla di tutto ciò.

Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare.

Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla.

Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing, ( la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi e migranti.

E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo.

In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.

In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo.

Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano.

Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.

Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione . Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.

Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011.

Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.

Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano: la politica per la vita.

Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.

Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.

“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Milano 21 gennaio 2015.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi mail:

Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org

Franco Calamida f.calamida@alice.it

Dichiarazione della rete europea Attac per le elezioni greche 2015: Elettori greci sono la speranza dell’Europa.

http://www.attac-hellas.org/  

Dichiarazione della rete europea Attac per le elezioni greche 2015

Elettori greci sono la speranza dell’Europa.

Le elezioni greche del 25 gennaio aprono la possibilità di porre fine alla politica di austerità disumana nell’UE. Questa politica di austerità dei governi europei minaccia la vita di milioni di persone, distrugge l’economia ed è antidemocratica.

Un governo greco che dice ‘no’ alla dittatura della Troika agirà nell’interesse di tutti i cittadini europei e con il supporto dei movimenti sociali chiede una rinegoziazione del debito greco e lo sviluppo di alternative ai tagli nella spesa sociale e culturale.

L’isteria suscitata dai media tradizionali contro la possibile scelta democratica del popolo greco è in totale opposizione alle richieste della stragrande maggioranza della popolazione dell’Unione europea. Una decisione da parte degli elettori greci a favore di una maggioranza politica che richiede una Conferenza europea del debito, salari minimi dignitosi, servizi sanitari e la fornitura di cibo per tutti, contribuirà al restauro dei fondamentali diritti umani di tutti i cittadini europei.

Il corso della campagna politica e mediatica contro i diritti democratici del popolo greco serve solo i motivi di profitto degli investitori finanziari, banche, élite economiche internazionali e dei loro sostenitori politici in tutta Europa.

Insieme con i cittadini greci ei movimenti sociali in Europa ci opponiamo all’austerità, lottiamo per implementare soluzioni che liberano le nostre società dal dominio dei mercati finanziari e lavoriamo per le politiche economiche, monetarie, sociali e ambientali progressiste. Questi principi sono stati formulati nel 2012 nei nostri ‘Sette Principi per liberare le nostre società dal dominio dei mercati finanziari’ e sono: la rimozione delle finanze pubbliche dai mercati finanziari, la rimozione delle politiche di austerità per liberare noi dalla trappola del debito, l’attuazione delle misure per disarmare i mercati finanziari e mettere il settore bancario sotto il controllo democratico; Inoltre, i principi comprendono politiche volte a dare stato a una base finanziaria sostenibile, aumentando la tassazione sulla ricchezza e sui profitti aziendali, ponendo fine all’evasione fiscale, nonché mediante l’attuazione di un embargo finanziario sui paradisi fiscali.

La rete europea di Attac condanna l’incitamento contro il cambiamento democratico in Grecia e chiede al popolo greco di rimanere fermo nella convinzione che un cambiamento democratico è possibile; ciò non solo nel proprio interesse, ma nell’interesse della maggioranza degli europei. E ‘tempo di recuperare la democrazia!

Banche im…popolari

 BANCHE IMPOPOLARI

di:  Marco Bersani (Attac Italia) 

Molto si è già detto e scritto sul decreto legge approvato dal governo Renzi che impone alle Banche Popolari con asset superiori a 8 miliardi la trasformazioneMarco Bersani nell’arco di 18 mesi in Società per azioni.

Dall’utilizzo della decretazione senza le caratteristiche di urgenza e necessità (essendo l’unica urgenza in campo quella personale del premier di presentarsi in Europa con un nuovo coniglio estratto dal cappello) alla subalternità della politica agli interessi dei grandi capitali finanziari, che infatti festeggiano in Borsa il nuovo succulento boccone messo a cuocere in pentola per loro.

In un paese che negli ultimi 25 anni è riuscito a produrre la performance, unica al mondo, di passare da un controllo pubblico sul sistema bancario pari al 74,5% (1992) allo zero odierno, la trasformazione della natura delle Banche Popolari (per ora solo le più grosse ed appetibili) dimostra la perseveranza senza soluzione di continuità con cui si cerca di smantellare ogni funzione pubblica e sociale del sistema finanziario.

«Ci sono troppi banchieri e facciamo poco credito alle imprese e alle famiglie” ha dichiarato impavido Renzi. Peccato che, dati alla mano, il provvedimento vada a colpire proprio l’unico settore che, al contrario, proprio durante la crisi ha aumentato il credito alle famiglie e alle piccole imprese.

Capiamo la difficoltà di chi vive di fantasmagorie nel prendere atto della realtà, ma basta consultare i dati della Cgia di Mestre per rendersene conto.

Nell’arco di tempo che va dall’inizio della fase di credit crunch (2011) sino alla fine del 2013, le Popolari hanno aumentato i prestiti alla clientela del 15,4 per cento; diversamente, quelle sotto forma di Spa e gli istituti di credito cooperativo hanno diminuito l’ammontare dei prestiti rispettivamente del 4,9 e del 2,2 per cento. Lo stesso trend negativo è stato registrato anche dalle banche estere presenti nel nostro Paese: sempre tra il 2011 e il 2013, i prestiti sono diminuiti del 3,1 per cento.

Inoltre, tra le 10 realtà che entro 18 mesi dovranno adeguarsi alle nuove regole introdotte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ci sono anche due Popolari venete: Veneto Banca e la Popolare di Vicenza. In questi ultimi anni (2010-2013) anche loro hanno incrementato il volume dei prestiti. Se per la prima l’aumento è stato del 2,5 per cento, per la seconda la crescita è stata addirittura del 9 per cento.

Come si vede, il decreto governativo va esattamente in direzione contraria rispetto alle intenzioni dichiarate, peraltro aggiungendo elementi di dubbia costituzionalità, come la possibilità per la Banca d’Italia di vietare il recesso dei soci che non condividano la trasformazione societaria (!).

Senza alcuna esaltazione a prescindere delle banche popolari, diverse delle quali divenute nel tempo altro dalla loro mission originaria, risulta evidente come la loro trasformazione in Spa, avrà il risultato di eliminare presidi finanziari collegati al territorio e ai settori economicamente più fragili dello stesso, come le famiglie e le piccole e medie imprese.

Infine, quanto all’idea che “una testa, un voto” sia un principio meno democratico del “ogni dollaro un voto”, oltre ad essere in contrasto con l’art. 45 della Costituzione che riconosce e favorisce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità, evidenzia ancora una volta la fase di transizione epocale nella quale siamo da tempo immersi: dallo stato di diritto allo stato di mercato.

 

 

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