Riflessioni ad una settimana dalla rottura dell’oleodotto. Petrolio nel rio Fegino, nel Polcevera e nel mare

di Giuseppe Oliva – Attac Genova –

Il mare di Genova è un po’ sfortunato, ma l’incidente che nella settimana scorsa ha portato nelle acque marine circa il 10% delle 5/600 tonnellate di greggio sversate dopo la rottura dell’oleodotto genovese per fortuna non è enorme come quello dovuto all’affondamento della petroliera Haven nel 1991 o al petrolio dell’Agip Abruzzo portato da Livorno sulle coste liguri sempre lo stesso anno.

Federico Valerio, che ha diretto il dipartimento di chimica ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, ha studiato l’ecosistema marino ligure investito haven 1 dalla tragedia della petroliera Haven nel 1991, e non ha dubbi: «Il paragone con la Haven non regge. Quello accaduto in Valpolcevera non è un disastro, ma un incidente grave sì. Non doveva succedere, i sistemi di prevenzione hanno fallito” e ha affermato che sulle spiagge del Ponente ligure accadrà quello che accadeva spesso negli anni Sessanta, quando le petroliere lavavano le vasche in mare e sulle spiagge arrivavano macchie di catrame, ma che sarà utile tenere sotto controllo gli organismi marini, perché una certa quantità di idrocarburi finirà nella catena alimentare, nei pesci e nelle cozze.

Purtroppo però, nonostante questo parere non del tutto negativo, i turisti sicuramente eviteranno le spiagge e i prodotti ittici liguri, apportando notevoli danni a un economia ormai quasi del tutto dipendente dal turismo, e non si intravedono possibilità di risarcimenti adeguati

Affrontando la problematica più in generale, per quanto riguarda il petrolio, si potrà obiettare che la vita ha bisogno di “energia”, e che la “macchina” della società umana, al pari della macchina della natura, necessita di energia per funzionare, anche se col recente progresso tecnologico, mirato a obiettivi di incremento della qualità della propria vita, l’uomo ha cominciato ad alterare l’equilibrio delle risorse e della qualità del pianeta.

Petrolio-nel-rio-feginoPer non sconvolgere l’equilibrio vitale del pianeta non si deve necessariamente rinunciare al confort tecnologico o allo sviluppo umano, che ha in così larga misura contribuito a migliorare i nostri standard di vita. Dobbiamo solo cercare di adottare opportune strategie di sviluppo della società umana compatibili con le risorse e con l’equilibrio vitale del pianeta. Una “ricetta” potrebbe essere quella di intraprendere la via delle fonti rinnovabili. Questa scelta non sottintende soltanto un bisogno “ambientale”, di salvaguardare il pianeta abbandonando quelle fonti ad alta pericolosità ambientale come i cosiddetti combustibili fossili (quali il petrolio ed il carbone, ma anche il gas metano ed altri derivati), ma anche l’unica vera scelta strategica energetica per assicurare lo sviluppo della società umana.

Per un futuro sostenibile, che cioè si preoccupi dell’ambiente ma anche dello sviluppo della società l’unica risposta concreta, pratica e programmatica sono, per il momento, le fonti rinnovabili che non saranno più solo energie pulite, “verdi”, ma rappresenteranno l’unica scelta energetica a lungo periodo praticabile in tempi brevi, quando le altre fonti non rinnovabili saranno esaurite.

È inutile quindi porre in essere politiche energetiche che, spostandosi da un combustibile fossile all’altro, cerchino di rimanere a galla quanto più possibile, bisognerebbe investire subito nella ricerca nel settore delle fonti rinnovabili, che rappresentano l’unica strada percorribile a lungo termine e che dovrebbero in breve tempo acquisire competitività ed efficienza. Solo così, infatti, le fonti rinnovabili diventeranno fonti a basso costo capaci di giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo, mentre oggi il loro costo è superiore a quello delle energie tradizionali e quindi risultano meno appetibili. Va anche considerato che in realtà il prezzo delle energie rinnovabili è più alto perché integra in sé quel costo sociale (vedi ad esempio la bonifica a seguito dell’inquinamento di un sito) che dovrebbe essere aggiunto al costo dei combustibili fossili e che invece non viene considerato. In tutti i casi, nei costi dell’energia ottenuta dai combustibili fossili, manca il computo dell’impatto ambientale della combustione, cioè il prezzo di questo tipo di energia è più basso del suo costo sociale. eolico L’importante è dunque iniziare seriamente ad investire in ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili perché se veramente le previsioni più recenti si rivelassero valide ci troveremmo di fronte a una sostanziale scarsità di petrolio e combustibili fossili in assenza di alternative «mature» per sostituirli. Se invece possedessimo alternative mature ed efficienti rispetto alle fonti non rinnovabili non ci sarebbe tanta preoccupazione sui dati allarmanti riguardo all’esaurimento dei combustibili fossili.

Il nostro paese ha in realtà già iniziato un suo percorso di transizione energetica: non solo le energie rinnovabili sono diffuse ormai nel 100% dei Comuni italiani, ma l’Italia conquista il primo posto nel mondo per il solare, sfatando così la convinzione che queste fonti avrebbero sempre e comunque avuto un ruolo marginale nel sistema energetico italiano. Il contributo ai consumi elettrici arriva al 38%, dato che fotografa il particolare andamento della rivoluzione energetica italiana, che cresce dal basso ma viene osteggiata dall’alto, con tagli retroattivi e improvvisi che frenano una crescita ormai forte di oltre 800 mila impianti sparsi in tutto il territorio (vedi i tagli agli incentivi).

Ritornando all’ ennesimo disastro ambientale in Liguria ci sentiamo comunque di auspicare un più celere andamento di tale transizione da ottenere non solo ripristinando gli incentivi, ma aumentandoli.

L’incidente del Polcevera dimostra inoltre la fragilità ambientale di Genova, dove i corsi d’acqua sono ormai al collasso: dopo le recenti e tragiche alluvioni del Ferreggiano (2011, 2014), costretto in un alveo sempre più ridotto da un consumo di suolo fuori controllo, ora è la volta del Polcevera, devastato dallo sversamento di 5/600 mc di idrocarburi fuoriusciti a causa della rottura di un oleodotto irresponsabilmente collocato a ridosso del fiume.

La Liguria, per la conformazione geomorfologica, è una regione a particolare rischio di eventi estremi dovuti al cambiamento climatico in atto, e questo agisce anche da moltiplicatore di tutti i problemi del territorio. Questa situazione ha fatto di Genova una città schiacciata sul mare e con un selvaggio sfruttamento del suolo: è necessario quindi prevedere con grande urgenza un piano serio e responsabile, condiviso con la popolazione, volto a salvaguardare la cittadinanza da incidenti come quello attuale e da alluvioni. Tale piano deve essere la priorità assoluta a livello politico e non è assolutamente rinviabile.

Roma, 7 maggio 2016 – Piazza Del Popolo – Insieme per fermare il TTIP

ROMA, 7 MAGGIO 2016 – PIAZZA DEL POPOLO INSIEME PER FERMARE IL TTIP

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Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

L’Unione Europea e gli Stati Uniti presentano questo accordo come una questione tecnica, invece si tratta di argomenti che toccano da vicino la quotidianità di tutti: l’alimentazione e la sicurezza alimentare, le prospettive di sviluppo economico e occupazionale, soprattutto delle piccole e medie imprese, il lavoro e i suoi diritti, la salute e i beni comuni, i servizi pubblici, i diritti fondamentali, l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge e lademocrazia.

Da ora al prossimo giugno, i negoziati entrano in una fase decisiva. Infatti, nonostante gli incontri negoziali siano ben lungi dall’aver trovato un accordo su molti dei punti in agenda, esiste una forte pressione per produrre una sintesi prima che le elezioni statunitensi entrino nel vivo con il rischio di regalare ai cittadini un esito molto pericoloso: un accordo quadro generico, che permetta ad USA e UE di sbandierare il risultato raggiunto, per poi procedere alla sua applicazione dettagliata attraverso tavoli “tecnici”, che opereranno con ancor più segretezza eopacità di quelle che da tempo denunciamo.

In questo modo inoltre il governo degli Stati Uniti, la Commissione Europea e le multinazionali che spingono il TTIP vorrebbero ottenere il risultato di depotenziare la protesta, che in questi tre anni si è estesa a macchia d’olio su entrambe le sponde dell’Atlantico, mettendo assieme comitati, associazioni di movimento, organizzazioni contadine e sindacali, consumatori, cittadine e cittadini, che hanno rivendicato trasparenza e sfidato la segretezza che ha circondato lo sviluppo del negoziato sul TTIP.

Una campagna che denuncia il delinearsi di un nuovo quadro giuridico pericoloso per i diritti e la democrazia, nel qualei profitti delle lobby finanziarie e delle grandi imprese multinazionali prevarrebbero sui diritti individuali e sociali, sulla tutela dei consumatori, sui beni comuni e sui servizi pubblici, negando nei fatti un modello di sviluppo e di economia attento ai lavoratori, alla qualità e all’ambiente.

Il TTIP minaccia i diritti dei lavoratori, la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare, mette sul mercato sanità, istruzione e servizi pubblici, pone a rischio la qualità del cibo e dell’agricoltura e l’attività di gran parte delle piccole e medie imprese.

Il TTIP è anche un attacco alla democrazia, permettendo alle imprese multinazionali di chiamare in giudizio tramite strumenti di arbitrato estranei alla magistratura ordinaria e ad esse riservati in esclusiva, qualsiasi governo che con le proprie normative pregiudichi i loro profitti, limitando e disincentivando di fatto l’esercizio del diritto a legiferare di parlamenti, governi e amministrazioni locali democraticamente eletti.

In questi tre anni anche in Italia è nata e si è diffusa lacampagna Stop TTIP, costruendo – territorio per territorio – informazione, sensibilizzazione e mobilitazione sociale.

Data la fase in cui sta entrando il negoziato TTIP, è arrivato il momento di costruire, tutte e tutti assieme,un grande appuntamento nazionale sabato 7 maggio 2016 a Roma.

Chiediamo a tutte le donne e gli uomini da sempre attivi in difesa dei diritti e dei beni comuni, ai sindaci, ai comitati, alle reti di movimento, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni contadine e consumeristiche, agli ambientalisti e al mondo degli agricoltori e delle piccole imprese e a tutti quanti hanno a cuore la democrazia, di costruire assieme a noi una grande manifestazione nazionale e promuovere iniziative di informazione dei cittadini e di approfondimento sulle conseguenze del TTIP con la partecipazione dei diversi soggetti coinvolti.

Per fermare il TTIP. Per tutelare i diritti e i beni comuni. Per costruire un altro modello sociale ed economico, per difendere la democrazia.

Tutte e tutti insieme è possibile.

CAMPAGNA STOP TTIP ITALIA

web: http://stop-ttip.italia.net _ facebook: https://www.facebook.com/StopTTIPItalia/ _ twitter: StopTTIP_Italia
email: stopttipitalia@gmail.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E’ necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le organizzazioni promotrici

AAM Terra Nuova,Abruzzo Social Forum, Adista, ADL Varese, Agices, Aiab, l’Altracittà – giornale di periferia, Altragricoltura, AltragricolturaBio, Altramente, Amici della Terra Versilia, ANS XXI, Arci, Arcs, Associazione Agri.Bio Emilia-Romagna, Associazione Botteghe Del Mondo, Associazione Culturale Punto Rosso, Associazione InFormazione InMovimento Legnano, Associazione Italia Nicaragua, Associazione La Fierucola APS, Associazione La Goccia, Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale (A.M.I.C.A.), Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia, Associazione Monastero del Bene Comune, Associazione Politico Culturale LA ROSSA – Lari, Associazione Rurale Italiana, Associazione “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”, Associazione Sonia per un mondo nuovo e giusto, Associazione Utoya- Luoghi di Espressione Politica, A Sud, Attac Grosseto, Attac Italia, Ca’ Mariuccia – Agricoltura Etica, Banca Etica, Cambiamo Messina dal basso, Centro di documentazione e di progetto “don Lorenzo Milani” di Pistoia, Centro Internazionale Crocevia, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, CETRI-Tires, CGIL Camera del Lavoro di Brescia, CGIL Flai Alessandria, CGIL Flc Emilia Romagna, CGIL Funzione Pubblica nazionale, Cipax, Cipsi, Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, Circolo Giordano Bruno – Milano, Circolo Legambiente “Gaia” di Foggia, Civiltà Contadina, Comisión Europea Derechos Humanos Y Pueblos Ancestrales, Comitato acqua pubblica Salerno, Comitato Beni Comuni Monza e Brianza, Comitato Bolognese del Forum Salviamo il Paesaggio, Comitato Lavoratori Cileni Esiliati, Comitato per la Pace Rachel Corrie (Valpolcevera Genova Bolzaneto), Comitato Roma 12 per i Beni Comuni, Commissione Audit Parma, Comune-Info, Comunità Cristiane di Base – Torino, Comunità delle Piagge – Firenze, Confederazione Cobas, Consorzio CAES, Consorzio della Quarantina, Cooperativa agricola Valli Unite, Cooperativa Fair, Coordinamento Nord Sud Del Mondo, Coordinamento SCI Italia, Cospe, Coordinamento Zero OGM, Costituzione Benicomuni, Difendiamo i Territori Monopoli, Distretto di Economia Solidale Alt(r)oTirreno – Pisa, Ecomapuche – Amicizia Con Il Popolo Mapuche,  Econo)mia:)Felicità – Associazione di Promozione Sociale, EPIC (Economia Per I Cittadini), eQual, Ennenne, Fabbrikando l’Avvenire, Fairwatch, Federazione nazionale Pro Natura, Fiom, Flai CGIL, Fondazione Capta onlus, Fondazione Cercare Ancora, Fondazione Culturale Responsabilità Etica,Forum cittadini del mondo R. Amarugi, Forum Italiano Dei Movimenti Per L’acqua, Forum per una nuova finanza pubblica e sociale, Fratelli dell’uomo, GAS BioRekk, GAS Filo di Paglia, Global Project, Ibfan Italia, Il Bolscevico, Il Fatto Alimentare, Incontro fra i Popoli Ong, Indipendenti per Cardano, Laboratorio Urbano Reset, LAV, Legambiente, Legambiente circolo Terre di Parchi, Libera, Libera Federazione Donne- Casa delle Donne di Lecce, Libera Tv Lazio, LIDU – Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, Link – Coordinamento Universitario, Mag 4 Piemonte, Mais, Mani Tese, Maurice GLBTQ, Medici Senza Camice, Medicina Democratica Onlus, M.I.R. Movimento Internazionale della Riconciliazione, Movimento Civico Noi ci Siamo – Francavilla Fontana, Movimento Consumatori, Mst-Italia, Movimento Decrescita Felice, Municipio Dei Beni Comuni – Pisa, NATs per… Onlus, NaturalMENTE Monopoli, No Austerity – Coordinamento delle lotte, No Scorie Trisaia, Osservatorio Italiano Sulla Salute Globale, Pax Christi Taranto, People Health Movement, Progetto Rebeldia – Pisa, Progressi, Re:Common, REES Marche, Reorient, Retepopolare – Istituto Generale del Buon Governo, Rete Della Conoscenza, Rete per l’Economia Solidale della Valdera, Rete Semi Rurali, Ri-Costituzione, #Salvaiciclisti Monopoli, Salviamo il paesaggio Monopoli, Sbilanciamoci, Scup, Sindacato Italiano Lavoratori, Sinistra contro l’euro, Slow Food, Sos Geotermia – Coordinamento Dei Comitati In Difesa Dell’Amiata, Sos Rosarno, Spazi Popolari – Agricoltura-Organica-Rigenerativa, Teleagenzia 1, Terra d’Egnazia, Terra Nuova, TerraViva, Transform! Italia,Un Ponte Per, Unione Degli Studenti, Unione Sindacale di Base, Unione Sindacale Italiana, Viviconsapevole, Yaku, WWF Monopoli, WWOOF Italia

I sostenitori

ALBA – Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente,Comitati trentini per l’altra Europa con Tsipras,Comitato Tsipras Etruria, Convergenza Socialista, Isabella Adinolfi (Eurodeputata Movimento 5 Stelle), Roberto Cotti (Senatore Movimento 5 Stelle / Sardegna),Federica Daga (Deputata Movimento 5 Stelle / Lazio 1), Dario Tamburrano (Eurodeputato Movimento 5 Stelle), Ecologisti Democratici (Circolo di Firenze), Lista Civica Indipendente Pianezz@ttiva, Lista L’Altra Europa con Tsipras, MeetUp Cosenza “Amici di Beppe Grillo”, Meetup Udine Sud – Cussignacco, Movimento 5 Stelle Cecina, Partito EcoAnimalista, Partito Marxista Leninista Italiano, Partito Pirata Italiano, Partito Umanista, perUnaltracittà – laboratorio politico Firenze, Rifondazione Comunista, Rifondazione Comunista Biella, SEL, Sinistra Anticapitalista, Sinistra Italiana, Speranza per Caserta, Verdi

I sindaci possono migliorare la salute dei cittadini. Come? Idee, Strumenti, Proposte …

2016 - Incontro Salute Pubblica

Acqua: il Re è nudo

 

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di Marco Bersani Attac Italia
Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare.
Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. Una legge dimenticata nei cassetti delle commissioni parlamentari fino alla sua decadenza e ripresentata, aggiornata, in questa legislatura dall’intergruppo parlamentare in accordo con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni dei movimenti e dei deputati di M5S e SI, dopo che il suo testo è stato letteralmente stravolto dagli emendamenti del Partito Democratico e del governo, al punto che gli stessi parlamentari che lo avevano proposto hanno ritirato da tempo le loro firme in calce alla legge.

Nel frattempo, procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario.

Un attacco concentrico, con il quale il governo Renzi prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011 (oltre 26 milioni di “demagoghi” secondo la narrazione renziana), sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Il rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l’ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Partito Democratico, Governo Renzi e Ministro Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.

Ma poiché la spoliazione delle comunità locali attraverso la mercificazione dell’acqua e dei beni comuni, necessita una drastica sottrazione di democrazia, ecco che lo stravolgimento della legge d’iniziativa popolare sull’acqua e lo schiaffo al vittorioso referendum del 2011 non rappresentano semplici effetti collaterali di quanto sta accadendo, bensì ne costituiscono il cuore e l’anima.

A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.

Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Nuove mani nella città. Genova e i suoi quartieri come responsabilità comune.

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Sabato 9 aprile: grande manifestazione in contemporanea in tutta Italia contro le Trivelle

Manifestazione trivelle

Incontro sull’agricoltura contadina e presentazione libro ” Mille contadini” il giorno15 aprile ore 18:00 allo Zenzero

Presentazione libro Mille contadini-2

Invito: Ciclo di incontri sulla gestione responsabile del territorio

 

Incontri

 

 

Venerdì 1 Aprile 2016

Municipio III – Bassa Val Bisagno Municipio IV – Media Val Bisagno

 

“IL governo della città”. Ovvero: “Genova come destino comune” (M. Morisi)

Sala Consiliare Municipio IV Media Val Bisagno, Piazza dell’Olmo 3, ore 18:00-20:00

 

Giovedì 7 Aprile 2016

“La città nelle mie mani”. Ovvero: “La partecipazione dei cittadini nella formazione e nella messa in opera delle politiche locali.” (M. Morisi)

Sala Consiliare Municipio IV Media Val Bisagno, Piazza dell’Olmo 3, ore 18:00-20:00

 

Venerdì 15 Aprile 2016

Il valore dei luoghi. Ovvero, “La città come Bene Comune” (C. Calvaresi, R. Alzate, M. Morisi)

Aula Magna Istituto Secondario Superiore Firpo-Buonarroti, Via Canevari 51, ore 18:00-20:00

 

Giovedì 21 Aprile 2016

“La città come responsabilità comune” (M. Morelli, M. Penco, L. Borzani)

Aula Magna Istituto Secondario Superiore Firpo-Buonarroti, Via Canevari 51, ore 18:00-20:00

 

 

I seminari sono condotti da docenti delle università di Firenze, Milano (PoliMI), Genova e Bilbao (SP): 

Ramon Alzate professore di Mediazione, Educazione e Conflitto alla Università dei Paesi Baschi di Bilbao. Claudio Calvaresi professore di Urban Conflicts Analysis al Politecnico di Milano.

Mara Morelli professoressa di Iberistica all’Università di Genova, è presidente della Associazione di Mediazione Comunitaria di Genova. 

Massimo Morisi garante della Partecipazione della Regione Toscana, è professore di Scienza Politica e Scienza della Amministrazione all’Università di Firenze. 

Monica Penco si occupa di procedure deliberative e partecipative presso il Dipartimento di Scienza Politica dell’Università degli Studi di Genova. 

Luca Borzani presidente Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale

 

Gli obiettivi dei seminari 

Capire il reale significato del partecipare. Formare cittadini consapevoli dei propri mezzi e attivi nella gestione del territorio, emanciparli dal ruolo di spettatori per renderli attori delle trasformazioni della città. Apprendere le buone pratiche di governo del territorio al di fuori di Genova e della Liguria. Conoscere modelli positivi di gestione partecipata del territorio e delle periferie nel resto del Mondo. Risolvere le controversie evitando lo scontro.

Dove 

La Val Bisagno. Perché, destati violentemente dall’alluvione, abbiamo reagito creando una rete territoriale di cittadini, associazioni e comitati, alla ricerca di nuovi strumenti di governo del territorio.

Per chi 

I seminari sono indirizzati a tutti, cittadini, politici, associazioni, professionisti e studenti; sono svolti in forma interattiva con il pubblico e stimolano il confronto e il dialogo. Viene consegnato un attestato di partecipazione con almeno 3/4 delle presenze.

 

Le associazioni e i comitati organizzatori: 

Associazione Amici di Pontecarrega, Attac  genova, Associazione di Mediazione Comunitaria – Genova, Associazione Comitato Acquasola, Comitato Contro la Cementificazione di Terralba, Comitato Gino Benazzi, Comitato Via Montello, FIAB Genova – Amici della Bicicletta, Forum dei beni comuni Genova, Ghettup Tv, Giovani Urbanisti, Gossypium, Gruppo per la riqualificazione dell’ex mercato di corso Sardegna, Ingegneria senza Frontiere –Genova, Legambiente – Circolo Nuova Ecologia, Comitato Protezione Bosco Pelato 

 

Per approfondimenti ed iscrizione ai seminari:

e-mail segreteria: memoriabisagno@gmail.com

referenti: Fabrizio Spiniello 3492377545, Laura Tubelli 3483545816

Siamo in guerra. Che Fare?

Venerdì 1 Aprile alle ore 17 presso il Circolo Autorità Portuale Via Ariberto ALBERTAZZI 3 r, 16149 Genova Ne discutiamo con:

 

I RELATORI DEL NOSTRO INCONTRO

FULVIO SCAGLIONE.   Classe 1957, è giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 è vice-direttore di Famiglia Cristiana, settimanale per il quale è oggi editorialista. Corrispondente da Mosca nel tardo periodo sovietico, ha seguito anche le vicende più recenti di Afghanistan e Iraq. Ha pubblicato “Bye Bye Baghdad” (Fratelli Frilli Editori, 2003), “La Russia è tornata” (Boroli Editore, 2005), “I cristiani e il Medio Oriente” (Edizioni San Paolo, 2008).

 MANLIO DINUCCI.  Geografo e politologo, scrive su Il Manifesto. E’ stato direttore esecutivo per l’Italia della International Physicians for the Prevention of Nuclear War, associazione vincitrice del Nobel per la pace nel 1985. Autore di numerosi libri, ha pubblicato di recente il saggio L’arte della guerra, Zambon editore, 2015.

GIULIETTO CHIESA.  Classe 1940. Giornalista dal 1979, quando entro’ a L’Unità come redattore ordinario. Dal 1 ottobre 1980 al 1 settembre 1990 corrispondente da Mosca per l’Unità.
Nel 1989-1990 e’ “fellow” del Wilson Center, Kennan Institute for Advanced Russian Studies, di Washington.
Nel 2010 fonda il laboratorio politico-culturale Alternativa.
All’inizio del 2014 è entrata in funzione pandoratv.it, web tv da lui fondata, che può vantare decine di migliaia di spettatori giornalieri.
Autore di numerosi saggi, tra cui l’ultimo E’ arrivata la bufera (Ed.Piemme, 2015).

Moderatore: Marco Bertorello – Attac Genova

evento Facebook     https://www.facebook.com/events/1700286093589206/

 

 

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Stop Madia! Fermare le privatizzazioni, difendere il referendum sull’acqua, fuori i beni comuni dal mercato

 

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da: http://www.italia.attac.org/joom-attac/index.php

di Marco Bersani

Lettura guidata ad un decreto/manifesto liberista

Contesto

Nel giugno 2011, oltre 26 milioni di cittadini hanno votato “SI” a due referendum sull’acqua, determinando, con la vittoria del primo quesito, l’abrogazione dell’obbligo di privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali e, con la vittoria del secondo quesito, l’abrogazione dei profitti dalla tariffa del servizio idrico integrato.

Si è trattato, in maniera evidente, di un pronunciamento di massa contro le privatizzazioni e per la gestione pubblica di tutti i servizi pubblici locali.

E, nel caso dell’acqua, come ha ben specificato la Corte Costituzionale, con sentenza n. 26 del 2011, si è perseguita chiaramente:“(..) la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua”.

Si inserisce dentro questo contesto il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto attuativo della Legge Delega n. 124/2015, che definisce invece con le seguenti parole l’attuale quadro normativo: “(..) risultato di una serie di interventi disorganici che hanno oscillato tra la promozione delle forme pubbliche di gestione e gli incentivi più o meno marcati all’affidamento a terzi mediante gara” (relazione illustrativa, pag.1), includendo nella generazione di confusione normativa i referendum abrogativi e la sentenza della Corte Costituzionale n. 199/2012 (che difendeva l’esito referendario).

Un testo per mettere ordine, parrebbe.

Ma in quale direzione, lo esplicita subito (sez. 1, paragrafo B) l’Analisi di Impatto della Regolamentazione, allegata al testo di legge.

Fra gli obiettivi a breve termine, viene indicata “la riduzione della gestione pubblica ai soli casi di stretta necessità”, mentre sono obiettivi di lungo periodo: “garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati e “attuare i principi di economicità ed efficienza nella gestione dei servizi pubblici locali, anche al fine di valorizzare il principio della concorrenza.

Si tratta, in tutta evidenza, di un decreto che si prefigge, cinque anni dopo la vittoria referendaria sull’acqua, la chiusura di quell’anomalia e la privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Finalità

Altrettanto illuminanti sono le finalità della legge, così come descritte all’art.4.

Mentre il comma 1 recita incredibilmente la volontà di “affermare la centralità del cittadino nell’organizzazione e produzione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale, anche favorendo forme di partecipazione attiva”, il comma 2, aprendosi con le parole “In particolare” (quindi volendo rendere concreto quanto asserito nel comma 1) dice testualmente: “(..) le disposizioni del presente decreto promuovono la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”

Una definizione che ricalca pedissequamente quella utilizzata in tutti i trattati di libero scambio, dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi del WTO al più recente TTIP.

Funzione dei Comuni

L’art. 5 del testo sottolinea il ruolo dei comuni e delle città metropolitane, dichiarando, al comma 1 “funzione fondamentale”degli stessi “l’individuazione delle attività di produzione di beni e servizi di interesse economico generale”.

Peccato che, immediatamente dopo, e per tutto il testo della legge, questa funzione sia immediatamente misconosciuta: comuni e città metropolitane, infatti, per individuare i servizi pubblici, devono effettuare preventivamente una verifica, anche con forme di consultazione di mercato, sul fatto che tali attività non siano già fornite o fornibili da imprese operanti con regole di mercato (comma 2 e 3); verifica da inoltrare all’Osservatorio del Ministero dell’Economia sui servizi pubblici locali (comma 5).

Chi gestirà i servizi?

Le modalità di gestione sono la polpa del provvedimento normativo, e infatti, per quanto riguarda acqua, rifiuti e trasporto pubblico locale, prevalgono su qualsivoglia normativa di settore(art. 3).

Qui il decreto (art. 2) opera una distinzione fra “servizi pubblici locali di interesse economico generale” e “servizi pubblici locali di interesse economico generale a rete”.

Entrambi sono servizi “erogati dietro corrispettivo economico su un mercato, che non sarebbero svolti senza un intervento pubblico”, i secondi sono “organizzati tramite reti strutturali”.

Il primo principio posto chiaramente sulle modalità di affidamento è che la gestione in economia o mediante azienda speciale è possibile solo per i servizi non a rete (comma 1, lettera d) art.7).

Si tratta di un preciso attacco alle proposte di ripubblicizzazione da parte del movimento per l’acqua, che da sempre propugna la gestione attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali, e di un attacco concreto alla realtà di ABC Napoli, azienda speciale che gestisce il servizio idrico della città partenopea.

Tutti i servizi pubblici locali a rete devono di conseguenza essere gestiti attraverso società per azioni.

Ma, perché sia chiaro quali siano le opzioni privilegiate dal decreto, ecco quali ulteriori vincoli vengono posti, laddove gli enti locali scelgano una società per azioni a totale capitale pubblico.

In questo caso, gli enti locali devono deliberare con provvedimento motivato, dando conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dell’impossibilità di procedere mediante suddivisione in lotti del servizio per favorire la concorrenza (comma 3, art.7).

Inoltre, il provvedimento deve contenere un piano economico- finanziario con la proiezione, per l’intero periodo della durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti; tale piano deve specificare inoltre l’assetto economico-patrimoniale della società, il capitale proprio investito e l’ammontare dell’indebitamento, da aggiornare ogni triennio.

Dulcis in fundo, il piano deve essere “asseverato da un istituto di credito” (comma 4, art.7).

Adempiute tutte queste incombenze, l’ente locale dovrà inviare lo schema di atto deliberativo all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per un parere che verrà espresso entro trenta giorni (comma 6, art.7).

Nulla di tutto questo è richiesto per le gestioni attraverso società per azioni a capitale privato o a capitale misto pubblico-privato.

Chi gestirà le reti e gli impianti?

Poiché nulla dev’essere tendenzialmente sottratto al mercato, ecco la possibilità, sempre “per favorire la tutela della concorrenza” di affidare la gestione delle reti, degli impianti e della altre dotazioni patrimoniali separatamente dalla gestione del servizi, nel qual caso l’affidamento dovrà essere fatto ad una società per azioni a totale capitale pubblico, a società a capitale misto pubblico-privato o a società a capitale privato (coma 4, art.9)

Anche in questo caso, la preferenza per le società miste o private si esprime con la possibilità per le stesse di realizzare direttamente e senza gara d’appalto tutti i lavori connessi alla gestione della rete e degli impianti (comma 2, art. 10)

A chi andranno i finanziamenti pubblici?

 Domanda retorica: gli eventuali finanziamenti statali saranno “prioritariamente assegnati ai gestori selezionati tramite procedura di gara ad evidenza pubblica (..) ovvero che abbiano deliberato operazioni di aggregazione societaria” (comma 2, art.33)

 Le tariffe remunerano i profitti

 Lo schiaffo al referendum non poteva essere reso più evidente: dopo anni con cui i profitti erano stati mascherati nella tariffa sotto la definizione di “oneri finanziari”, viene reintrodotta nella determinazione delle tariffe dei servizi pubblici locali, “l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito” (comma 1, lett. d) art. 25), nell’esatta dizione abrogata dal secondo quesito referendario del giungo 2011.

L’Authority e il consumatore

 L’ideologia liberista del decreto, trasparente in ogni paragrafo del testo, risulta oltremodo evidente laddove si affrontano le “garanzie” su erogazione e qualità del servizio. Qui scompaiono sia le comunità locali in quanto tali, sia il cittadino-utente: entrambi cedono il passo all’individuo consumatore da una parte -a cui va garantita (art. 24) la carta dei servizi- e l’Authority dall’altra, che, per l’occasione viene ridenominata (art.16): “Autorità per energia, reti e ambiente (ARERA)”.

Diritti garantiti dal mercato

Vale la pena riportare un ulteriore passaggio tratto dall’Analisi di Impatto della Regolamentazione allegata al testo di legge.

Ecco cosa si dice alla sezione 4: “(..) Il decreto attua la delega contenuta nell’articolo 19 della legge 7 agosto 2015, n. 124 e la previsione di limiti e condizioni per l’assunzione del servizio pubblico locale permette di valorizzare il ruolo dei privati, secondo la regola generale che alle esigenze dell’utenza risponde il mercato in libera concorrenza, fatta salva la necessità di garantire a tutti un servizio che non sarebbe svolto senza un intervento pubblico”.

Peccato che il comma c) dell’art. 19 della legge cosi recitasse:individuazione della disciplina generale in materia di regolazione e organizzazione dei servizi di interesse economico generale di ambito locale (..) tenendo conto dell’esito del referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011

Si tratta quindi di un’ulteriore violazione: il decreto attuativo di una legge delega deve infatti attuare, e non stravolgere, quanto previsto dalla legge delega.

Riflessioni politiche finali

Il decreto Madia prova a chiudere un cerchio: quello aperto dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011, sulla quale i diversi governi succedutisi non avevano potuto andare oltre all’ostacolarne l’esito, all’incentivarne la non applicazione, ad impedirne l’attuazione.

Questa volta l’attacco è esplicito: forte di quanto ottenuto con gli attacchi ai diritti del lavoro (Job Acts), alla scuola pubblica (“Buona Scuola”), alla difesa dell’ambiente e dei territori (“Sblocca Italia”), il governo Renzi si sente sufficientemente forte da tentare l’assalto finale, buttando a mare il referendum del 2011 e privatizzando tutti i servizi pubblici locali.

Il rilancio delle privatizzazioni dei servizi pubblici risponde a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie che non vedono l’ora di potersi sedere alla tavola imbandita di business regolati da tariffe, flussi di cassa elevati, prevedibili e stabili nel tempo, titoli tendenzialmente poco volatili e molto generosi in termini di dividendi: un banchetto perfetto, che Renzi e Madia hanno deciso di apparecchiare per loro.

Con l’alibi della crisi e la trappola artificialmente costruita del debito pubblico, si cerca di portare a termine la spoliazione delle comunità locali, mercificando i beni comuni e privatizzando i servizi pubblici. Per poter attuare tutto questo, è essenziale sottrarre democrazia. Per questo, lo schiaffo al referendum non è un semplice effetto collaterale del decreto Madia, me ne costituisce il cuore e l’anima.

L’ennesima drammatica partita è appena cominciata. A tutte le donne e gli uomini che da anni si battono per l’acqua, per i beni comuni e per un altro modello sociale il compito di giocarla fino in fondo.

Non dobbiamo permettere a Madia/Renzi ciò che abbiamo impedito a Ronchi/Berlusconi.

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