Sindrome Mosè

SINDROME MOSE’

di Pino Cosentino -Attac Genova-

risposta a Badiale-Tringali[1]

Cari amici semprallerta, la pressione dei fatti spinge tutti noi ad approfondire le analisi e a cercare vie d’uscita da una situazione sempre più opprimente. C’èPino Cosentino bisogno di unità, ma questa può essere solida, in presenza di differenze anche rilevanti, solo nell’ambito di una convinta convergenza sull’impostazione complessiva.

I tre punti in cui voi avete organizzato l’esposizione della vostra tesi (1. Il sistema euro/UE è irriformabile; 2. Non c’è nessuna solidarietà fra i popoli europei; 3. L’inevitabile uscita dall’euro e dalla UE) mi trovano sostanzialmente d’accordo, così come il recente intervento di Marco Bertorello sul Manifesto[2].

Tuttavia non credo che sia stato ancora afferrato il bandolo della matassa. Occorre un nuovo paradigma per impostare un progetto che sia ben radicato nella realtà presente, ma nello stesso tempo conduca il popolo verso una nuova terra promessa[3]: una prospettiva che sappia unire così bene realtà e aspirazioni, potenzialità concrete e desideri, valori ideali e condizioni oggettive, da risultare con-vincente e quindi attrattiva per la grande maggioranza dei movimenti e per tutto il popolo. Chiameremo questa piattaforma strategia, o progetto.

Il motivo per cui all’uscita dall’euro e dalle UE non è stato assegnato il valore che gli date voi sta qui. In questo senso condivido pienamente l’espressione adoperata da Marco Bersani, “arma di distrazione di massa”, in riferimento alla questione euro sì/euro no. Si tratta di respingere un’impostazione economicistica tutta interna alla logica del sistema, che non poggia sull’euro, ma su rapporti sociali (cioè politici) mediati dai meccanismi del capitale.

In questo senso è invece da apprezzare il vostro ragionamento sull’UE come allontanamento dei processi decisionali dal popolo e sul consolidamento del potere delle oligarchie che questo provoca.

Per arrivare a fondare la strategia oggi necessaria, bisogna 1) inquadrare le questioni geopolitiche nel contesto del capitalismo globale; 2) vedere oltre le alternative che il sistema stesso propone. Per intenderci, in riferimento alla questione greca la discussione oggi verte sul modo come Tsipras ha impostato la trattativa, l’assenza di un piano B, la leggerezza con cui è stata giocata la carta del referendum… ecc. A queste alternative occorre saper rispondere, e le risposte di Badiale-Tringali, nonché di Marco Bertorello, mi paiono giuste e appropriate. Ma al contempo occorre sparigliare le carte, per uscire non solo dall’euro e dalla UE, impresa relativamente “facile”, almeno concettualmente; ma per uscire dal capitalismo e dall’eterno avvicendarsi al potere delle élite. E’ un obiettivo che ingloba gli altri, come la teoria delle categorie ingloba quella degli insiemi (e qui mi sforzo di toccare il cuor di pietra del matematico Badiale), non negandola, ma anzi inverandola con una generalizzazione più ampia ed efficace.

Per non smarrire la strada nella vastità indeterminata della razionalità astratta, bisogna acutizzare lo sguardo, individuare i fattori realmente esistenti CHE ORA, NEL PRESENTE, SONO TUTTAVIA SEMI DI FUTURO, DEL MONDO NUOVO CHE STA CERCANDO LA STRADA PER NASCERE.

Per fare questo occorre liberarsi dalla “sindrome Mosé”, il condottiero scelto da Dio per condurre il popolo ebraico, volente o nolente, nella terra promessa. Nella narrazione biblica in un certo senso Mosé si contrappone al popolo. Egli è guidato da una ispirazione che lui stesso acquisisce di volta in volta e che gli giunge dall’alto. In fondo è solo un tramite, attraverso cui Dio guida il popolo eletto verso un destino inimmaginabile da mente umana, verso un qualcosa insieme spirituale (la fede nell’unico Dio) e materiale (la Terra Promessa), che costituiva una rottura radicale con la realtà allora presente, ma che poi si dimostrò pienamente realistico.

Noi tendiamo a seguire lo stesso schema. A pensare noi stessi come altrettanti Mosé, a presentare il nostro pensiero come la soluzione, giusta e dotata di una propria efficacia intrinseca. Efficacia che le viene dal proprio valore di verità (l’equivalente, per noi miscredenti, della volontà divina nella storia di Mosé).

Ma in campo sociale e politico non esiste un’oggettività pura, ossia indipendente dalla soggettività degli attori. E neppure si può immaginare che le soggettività presenti siano meccaniche e prevedibili proiezioni delle strutture sottostanti, secondo l’ingenuo, deterministico schema struttura-sovrastruttura di origine engelsiana.

Perciò la strategia, se non vuole essere semplicemente il modo per portare al potere una nuova élite, come è avvenuto con il movimento “comunista” novecentesco, deve consistere, più che in punti programmatici, nei modi con cui possa nascere e affermarsi una nuova soggettività, che per la prima volta non sia una minoranza privilegiata che debba mantenersi al potere usando la forza coercitiva dello Stato, manipolando le coscienze, distribuendo prebende, creando clientele; ma sia invece il fattore creativo di una nuova modalità comunitaria di vivere per l’intera specie umana, chiamata a raggiungere la terra promessa, insieme spirituale e materiale, di una maturità individuale e collettiva inedita nella storia umana.

Questo concetto (e la sua realizzazione istituzionale) non deve essere scoperto. E’ noto da diversi anni, si chiama DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA (DP, da non confondere con il suo contrario, PD), ma si scontra con la sindrome Mosé, tuttora prevalente anche negli ambienti che a parole si proclamano alfieri e promotori di essa. Segno che invece il suo effettivo contenuto o non è conosciuto, o è soffocato dalla forza prevalente, a livello psicologico, della sindrome Mosé, cavallo di Troia (trojan) veicolo dell’egemonia culturale dell’avversario anche nelle menti “alternative”.

La trasformazione del popolo da oggetto passivo, manipolato e mobilitabile contro sé stesso, in soggetto consapevole è l’unica vera alternativa antisistema. Qualunque altro punto programmatico è riassorbibile, neutralizzabile o addirittura passibile di essere trasformato in un fattore di ringiovanimento e di rafforzamento del sistema stesso.

Il sistema lo sa e l’irruzione del popolo è ciò che più teme. Le rappresentanze si comprano, la realtà rappresentata no. Per l’oligarchia attualmente al potere il popolo è l’unico vero, irrimediabile pericolo. Questo spiega la ferocia rabbiosa della reazione delle élite europee al referendum greco, ferocia che ha stupito il mondo per la sua sproprorzione e apparente irrazionalità.

Dall’altra parte solo la sindrome Mosé[4] può spiegare il comportamento di Tsipras e dei suoi tre compari. Quattro persone si sono assunte la responsabilità, utilizzando i poteri messi a disposizione da questo sistema politico funzionale al capitalismo, di rovesciare il verdetto di un popolo che aveva trovato il coraggio, sebbene stremato da 5 anni di austerità, e terrorizzato da una martellante propaganda terroristica, di opporsi alla trojka, con un atto di fiducia in sé stesso e nelle proprie potenzialità che sono già qualcosa di più di un inizio di consapevolezza e di organizzazione.

Qui vedo realizzato, nella sua apparente “irragionevolezza”, il seme del futuro. La “ragionevolezza” invocata dalle persone “pratiche” è la logica sistemica dell’esistente. Solo la forza del popolo, quando sia organizzato, partecipe e perciò libero, può aprire nuove vie, stabilire una nuova ragionevolezza, aprendo i nostro occhi di gattini ciechi, tanto assuefatti al buio da chiamarlo luce.

A ciascuno il compito, nella propria realtà, di trasformare i principi strategici in percorsi operativi.

Attac Italia ha lanciato il percorso “Riprendiamoci il Comune”. Da altri soggetti verranno altre proposte. Proviamo a far prevalere la critica sulla polemica, la collaborazione sulla competizione, in nome di quei valori che ci uniscono e costituiscono la motivazione profonda del nostro agire.

Un abbraccio e un arrivederci

Pino

[1]      leggibile qui: http://www.badiale-tringali.it/2015/07/lettera-aperta-agli-amici-sonnambuli.html

[2]     Marco Bertorello, Un piano B per cambiare, Il Manifesto, 25 luglio 2015.

[3]     Non per un preconcetto ideologico, ma perché sarebbe facile dimostrare che questo “sistema” non può né rimediare al deficit e debito ecologico, né ridurre le disuguaglianze sociali, ed è perciò destinato a una inevitabile implosione. L’unica incertezza riguarda il prezzo che l’umanità dovrà pagare.

[4]     C’è però una differenza. Mosè trova il popolo che adora il vitello d’oro, lo riprovera e distrugge l’idolo. Lascio al lettore indovinare la differenza rispetto a Tsipras & C.

Grecia: una sconfitta che ci riguarda.

di  Marco Bersani (Attac Italia)

UNA SCONFITTA CHE CI RIGUARDA

Una netta sconfitta, senza se e senza ma. Chiunque abbia sostenuto con passione, empatia, solidarietà e intensità la durissima lotta del popolo greco e del governo di Siryza di fronte all’oligarchia che detta legge nell’Unione Europea credo debba con altrettanto coraggio, amarezza e rabbia prenderne atto. E’ anche l’unico modo per ripartire con nuove consapevolezze.Marco Bersani

Il “Memorandum” –di questo si tratta- è una nuova pesantissima gabbia alla sovranità del popolo greco nonché la prosecuzione del massacro sociale di un popolo stremato, ma mai domo, di cui si è voluta colpire la dignità, dimensione non monetizzabile, sconosciuta e pertanto temuta dai tecnocrati europei.

Occorre guardare in faccia alla realtà: il cosiddetto accordo prevede un avanzo di bilancio del 3,5% crescente in un paese che ha visto il suo Pil crollare del 25% in cinque anni (l’equivalente del crollo del Pil della Germania durante la seconda guerra mondiale); il ritiro delle leggi per l’occupazione approvate e la totale liberalizzazione del mercato del lavoro, con la possibilità dei licenziamenti collettivi; la costituzionalizzazione del fiscal compact e del pareggio di bilancio, l’aumento dell’IVA e il taglio delle pensioni, l’incredibile messa a garanzia di 50 miliardi di beni pubblici da privatizzare ( i cui primi 25 miliardi andranno direttamente alle banche e i secondi verranno divisi tra riduzione del debito pubblico e investimenti).

Il tutto con il rientro a pieno titolo della Troika che detterà l’agenda legislativa del governo greco e

l’esclusione netta di ogni ipotesi di taglio nominale del debito, unica possibilità di allentare il nodo scorsoio che strozza – e continuerà a strozzare- il popolo greco.

L’accordo è incommensurabilmente peggiore di quello proposto dal Presidente della Commissione Europea Juncker e giustamente respinto dal popolo greco nel referendum.

“Not with tanks, but with banks” (Non con i carri armati, ma con le banche), così dicono giustamente in Grecia per indicare quello che è stato un vero colpo di stato e che disvela, forse per la prima volta in maniera così netta, la natura dell’attuale Unione Europea.

Un’Unione Europea che non solo è ademocratica, ma considera come nemico assoluto la democrazia: la parola data al popolo greco da parte del governo di Siryza è stata considerata un’intollerabile provocazione a cui rispondere con la vendetta più feroce possibile.

Un’Unione Europea che ha fatto degli interessi dei grandi capitali finanziari e del loro bisogno di espandersi sull’economia, la società, la natura, mercificando l’intera vita delle persone, il vero timone della propria politica, costruita trattato dopo trattato e alimentata con la trappola/shock del debito pubblico per soggiogare le popolazioni attraverso l’austerità.

Un’Unione Europea che si prepara a cristallizzare queste politiche rendendole “oggettive” e “indiscutibili” attraverso il TTIP, il trattato finalizzato a realizzare l’area di libero commercio più grande del pianeta al completo servizio delle multinazionali europee e statunitensi.

Anche su questo occorre un nuovo coraggio: un’Unione Europea che alimenta una guerra militare dentro i propri confini, che non riesce a dare una risposta di civiltà a 75 migranti appesi da più di un mese ad una scogliera a Ventimiglia, che risponde con la dittatura finanziaria ad un popolo che rivendica dignità è un’Unione Europea irriformabile.

Non si tratta banalmente di rispolverare il tema euro/no euro (a mio avviso un’arma di distrazione di massa), né di dimenticare l’orizzonte europeo come dimensione politica, sociale e culturale: si tratta di dire a chiare lettere che, proprio per conquistare quella dimensione, questa Unione Europea va combattuta alle radici, aprendo una battaglia diretta per il ripudio del trattato di Maastricht e successivi, per l’abolizione del debito e per un nuovo processo costituente europeo, partendo non più dall’”Europa dei popoli” ma dai “popoli dell’Europa”. Una battaglia che non può avere scorciatoie sovraniste e/o nazionaliste, ma che deve investire l’intera dimensione continentale, prefiggendosi da subito l’obiettivo di definanziarizzare la società, rivendicando, contro chi parla di pareggio di bilancio finanziario, la priorità del pareggio di bilancio sociale e ambientale, contro chi parla di deficit della bilancia commerciale, la priorità della chiusura del deficit di diritti in cui vive la maggioranza delle popolazioni. E pretendendo da subito democrazia.

A partire dal popolo greco, cui credo vada ridata subito la parola sul proprio futuro.

Marco Bersani (Attac Italia)

 

Nato e TTIP: alleanza militare ed alleanza economica. Due facce della stessa medaglia?

NATO E TTIP

MARTEDI’ 14 LUGLIO ORE 18 SAL. SAN LEONARDO 25R  INCONTRO SU NATO E TTIP discutiamo del nesso tra geopolitica, potenza militare, guerra ed economia. TTIP passa al Parlamento europeo: cosa cambia? Con Giuseppe Padovano, Pandora Tv, Coord. Naz. NO NATO Promosso da Alternativa e Attac Genova

Intervento di Marco Bersani a conclusione dell’Università genovese di Attac “Riprendiamoci il comune”

4° e ultimo giorno del seminario dell’Università (genovese) di Attac: – verso il forum territoriale “riprendiamoci il Comune”-

Intervento di Marco Bersani a conclusione del 4°  e ultimo giorno di  confronto e di elaborazione collettiva che ha raccolto nelle varie giornate i contributi delle realtà territoriali genovesi con l’obiettivo della costruzione di una piattaforma per la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dello stesso

 

 

 

4° e ultimo seminario dell’Università (genovese) di Attac: verso il forum territoriale “riprendiamoci il Comune”

Volantino Università Attac Ge

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4° e ultimo seminario dell’Università (genovese) di Attac

verso il forum territoriale “riprendiamoci il Comune”

Una giornata di confronto e di elaborazione collettiva che raccolga i contributi delle realtà territoriali genovesi e concluda con proposte condivise il ciclo degli incontri. L’obiettivo è costruire un luogo inclusivo e aperto a tutti i soggetti interessati a mettere a sistema il Comune e a costruire una piattaforma per la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dello stesso. Con Marco Bersani Sabato 4 luglio – dalle 10:00 alle 17:00

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  Dal discorso del Sindaco in Consiglio Comunale sul programma della sua Giunta, 5 giugno 2012:

LA RISORSA DELLA PARTECIPAZIONE – Una risorsa è anche la partecipazione dei cittadini, fondamentale per provare a ridurre il distacco tra cittadini e istituzioni e per raccogliere dai cittadini idee, proposte e osservazioni anche critiche di cui sono portatori. Come stimolare la partecipazione? Valorizzando il ruolo dei Municipi innanzitutto, con un comportamento soggettivo che incoraggi i cittadini con un coinvolgimento costante, parlando il linguaggio della verità e della chiarezza, evitando ogni forma di demagogia, non dipingendo la situazione più rosea di quella che è. L’obiettivo è utilizzare il concetto di bene comune non solo per l’acqua, ma anche per l’ambiente, gli spazi pubblici, le fabbriche e anche lo stesso Comune. Anzi il Comune deve essere sentito in città come il primo bene comune, come qualcosa che è di tutti, perché la democrazia partecipata si fonda sul ruolo delle assemblee elettive come è questo Consiglio comunale”.

Come commenteresti queste parole del Sindaco sulla partecipazione?

Di questo e altro parleremo nel 4° e ultimo seminario dell’Università (genovese) di Attac SABATO 4 LUGLIO dalle 10 alle 17 presso il Circolo ARCI Zenzero, via Giovanni Torti 35. Ci aiuterà MARCO BERSANI, coordinatore nazionale di Attac Italia

.   Link del documento ” Riprendiamoci il comune” di Attac Italia

Il Granello di Sabbia di maggio

Il Granello di Sabbia di maggio.
Si torna a parlare di debito e di finanza pubblica.
(Scaricabile in pdf (clicca qui o sulla miniatura) – Molti articoli sono già disponibili singolarmente)

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Qui il sommario:..
EDITORIALE: Vantiamo solo crediti!
di Vittorio Lovera

Cassa Depositi e Prestiti: Patrimonio Comune
di Marco Bersani

Debito: il tappo e il cavatappi
di Marco Bertorello

BCE: tra interventismo e stabilità
di Matteo Bortolon

Dal Sud al Nord: il debito che non pagheremo
di Chiara Filoni

La Grecia non vince da sola
di Argiris Panagopoulos (Syriza)

CDP: strumento per rafforzare welfare e democrazia?
di Livio Martini (Vicesindaco di Corchiano)

La nuova finanza cinese
di Vincenzo Comito

Eric Toussaint e i lavori sull’audit greco
di Raphael Pepe

Intervista a Magdalena Leòn Trujillo
di Elvira Corona

Globalizzazione e violazione dei dirittti sociali e del lavoro
di Antonello Miccoli

Expo 2015: un po’ di cronistoria
di Roberto Rosso

RUBRICHE

il fatto del mese
NOEXPO: oltre il 1°maggio, oltre Expo 2015
di Marco Schiaffino

filosofia
La remissione del debito e l’antiautoritarismo
cristiano
di Paolo Andreoni

auditoria del debito
Lettera ai movimenti sociali
di Antonio De Lellis

democrazia partecipativa
Il senso del ‘comune’ nasce dal sociale
di Marina Savoia

… “Costruiamo la pace” … mercoledì 13 maggio presso il circolo Zenzero

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Comunicato del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua: Il Senato approva il DDL Madia, un nuovo attacco ai referendum

privatizzazioneOggi il Senato ha approvato il disegno di legge delega Madia sulla pubblica amministrazione.
Nei mesi scorsi più volte abbiamo denunciato come dietro questo provvedimento si celi un nuovo attacco all’esito referendario consegnando di fatto una delega in bianco al Governo con precise indicazioni volte al rilancio della privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.

Infatti, le norme inserite negli articoli 13 e 14 puntano a limitare drasticamente la possibilità di gestione pubblica, incentivano i processi di aggregazione tra aziende intorno ai quattro colossi multiutilities attuali – A2A, Iren, Hera e Acea – già collocati in Borsa, oltre a favorire la perdita del controllo pubblico dei soggetti gestori. Il processo tramite il quale s’intende raggiungere la discesa della partecipazione pubblica in Hera dal 51 % al 38 % ne è la concreta e drammatica conferma. Processo contro cui è in atto una forte mobilitazione dei comitati per l’acqua dell’Emilia Romagna.

Appare evidente, dunque, come tutto ciò sia in esplicita contraddizione con la volontà popolare espressa nei referendum. Un vulnus democratico che l’attuale Governo sta approfondendo sempre di più.

Come movimento per l’acqua dichiariamo da subito che nel passaggio alla Camera rilanceremo la mobilitazione affinchè il testo venga modificato e ci teniamo a sottolineare che un’altra strada è praticabile, come dimostra l’esperienza di Napoli in cui il servizio idrico è stato ripubblicizzato e quella di Reggio Emilia dove è in dirittura di arrivo un percorso anch’esso volto ad una gestione pubblica.

Richiediamo, inoltre, con forza l’approvazione della legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico” che rimane indiscussa in Parlamento dal 2007 e depositata nuovamente a marzo 2013 dall’intergruppo parlamentare.

Roma, 30 Aprile 2015.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Punti di vista: AMIU. Verso l’epilogo di una ordinaria storia di malaffare

Punti di vista 

di Pino Cosentino – Attac Genova –

AMIU

Verso l’epilogo di una ordinaria storia di malaffare

Si può dimostrare molto facilmente che AMIU non ha bisogno di nessun partner privato per compiere gli investimenti necessari a risolvere il problema di Scarpino, come viene ora drammaticamente posto da esponenti della Giunta Doria.

Quanto occorre? 200 milioni? Se si vuole, non ci sono problemi.Pino Cosentino

Vediamo qualche precedente.

Nel 2006 nacque l’attuale legame tra Genova e Torino, che misero insieme AMGA e AEM per costituire Iride, l’attuale Iren.

C’era però un ostacolo al progettato matrimonio. AMGA valeva meno di AEM, ma Genova voleva un rapporto paritario con Torino. Nella finaziaria costituita per detenere le azioni dei due Comuni in Iride, Genova voleva avere lo stesso peso del capoluogo piemontese.

Così FSU – Finanziaria Svilppo Utility nacque con due azionisti, ognuno dei quali, come voleva Genova, deteneva il 50% delle azioni. Genova conferì a FSU tutte le sue azioni di AMGA, Torino conferì una quantità di azioni di AEM per un valore corrispondente.

Le restanti azioni AEM vengono comprate da FSU che paga al comune di Torino € 213.956.762. Da dove vengono quei 213 milioni versati da FSU al Comune di Torino? Da Banca Intesa e Banca Opi oggi Intesa Sanpaolo, che hanno prestato 230 milioni a FSU. Prestito da restituire in 15 anni, come un qualsiasi mutuo. Quanto costa un mutuo così? Tra il 2007 e il 2011 FSU diede 42 milioni, circa 8,5 milioni all’anno. Dal 2011 il debito fu ristrutturato e la rata annuale scese ancora, a circa 6,2 milioni. Perché queste operazioni si possono fare per privatizzare, e non si possono fare per mantenere in mani pubbliche un servizio di importanza strategica?

L’operazione si pagherebbe da sé, con i proventi della vendita delle frazioni differenziate e del metano ottenibile dal biogas prodotto con la digestione aerobica della frazione pulita dell’umido.

Si potrebbero citare altri precedenti, come, per restare in argomento, la vendita del 40% della azioni di Mediterranea delle Acqua a F2i, un fondo di investimenti che ha usato una società veicolo, F2i Reti Idriche Italiane – FRII, appositamente costituita per compiere questa operazione. Il costo del 40% di MdA è di circa 180 milioni, che FRII ottiene da BIIS [gruppo Intesa Sanpaolo: rieccolo!].

Ci sarebbe poi un’altra soluzione, forse ancora più semplice. Mauro Solari l’ha illustrata all’ultima audizione in argomento davanti alla Commissione del Consiglio Comunale: gli impianti restano per un certo numero di anni affidati alla gestione della società che li fornisce. Una soluzione praticata spesso in casi analoghi.

La conclusione non può essere che una: siamo davanti all’ennesima storia di malaffare. C’è la volontà politica di sottrarre al patrimonio pubblico un servizio strategico, che in condizioni di monopolio può produrre guadagni sicuri, trampolino per più ardite speculazioni finanziarie.

Decenni di gestione al limite dell’illegalità hanno portato alla crisi Scarpino. Come hanno distrutto AMT, come distruggono ogni cosa che gestiscono in quanto amministratori pubblici (pensiamo ai giardini e ai parchi pubblici) in modo da poterne fare prede per i loro interessi privati.

Gli attori di questa sporca storia sono sempre gli stessi, lo schieramento trasversale a guida PD che da decenni controlla questa regione, e che si può denominare, riprendendo il titolo di un libro, “il partito del cemento”.

Riusciremo a impedire un epilogo così vergognoso? A chi si lamenta per le divisioni tra i possibili oppositori, rispondiamo che non ci può essere unità tra chi spinge in direzioni opposte. Chi ha condiviso per anni e anni, anche stando negli organi di governo locali, la responsabilità di scelte scellerate dovrebbe semplicemente farsi da parte, e smetterla di ammorbare un’aria che dovrebbe essere limpida e salutare, l’aria nuova che deve prendere a spirare su questo paese per ridare speranza a un popolo ancora relativamente prospero, ma disorientato dai troppi doppiogiochisti e sostanzialmente disperato.

      27 aprile 2015

Il granello di sabbia n° 18: “Fermate il mondo, voglio scendere”

il_granello_di_sabbia_aprile_2015

Ecco qui, scaricabile, il nuovo numero del Granello di Sabbia, “Enti Locali: Cronaca di una morte annunciata”

Per scaricare il file PDF cliccare qui oppure sull’immagine.

Sommario:

Editoriale:

Fermate il mondo. Voglio scendere! di Vittorio Lovera Attac Italia

Il senso della Grecia per l’Europa di Alfonso Gianni

Grecia: perchè non bisogna pagare il debito di Chiara Filoni

Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia di Roberto Musacchio

Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte di Monica Di Sisto

Da “Je suis Charlie” a shock economy di Raphael Pepel

Il fallimento della finanza di Andrea Baranes 

Il nuovo ruolo politico della BCE di Roberto Errico

TTIP una battaglia che si può vincere di Marco Bersani

Appello 18A La strisciante privatizzazione della sanità di Antonio De Lellis

RUBRICHE

Auditoria del debito Il Popolo Vive di Antonio De Lellis

Democrazia partecipativa Geopolitica della partecipazione di Pino Cosentino

Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità di Pino Cosentino

il fatto del mese Guardare l’Europa per capire l’Italia di Marco Schiaffino

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